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Full text of "I promessi sposi: Storia milanese del secolo XVII"

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?^ 



m^- 



1 



indente co.//e/i^j-a& 



I PROMESSI SPOSI 

STORIA IHILANESE 

DEL SECOLO XVII 

SCOPERTA E RIFATTA 

DA 

ALESSANDRO MANZONI 

TOMO QUIUTO. 




FIRENZE ** 

PIIZSSO GAETAEIO DUCCl 



I PROMESSI SPOSI 



CAPITOU» XXV. 



lì dì Mgaente, nel paesello di Lnci> 
e in tatto il territorio di Lecco, non ai 

Klata che dì lei, dell'innominato, del- 
rcivescoTo e di un altro tate , clie, 
quantunque asui vago d'andar per l« 
bocche degli oonxiiii , ne sTrebbe , in 
qnella conginntara , fatto volentieri di 
meno : TOgliaia dire il lìffior don R.o- 
drìgo. 

SoB gii che prima d'allora non ai di- 
cesae de' fatti snoì ; ma tnn discwn 
staccati , aegreti : bìiognava che due ti 
coBosceuero ben bene fra loro , per a- 
prirai m di un tal tema . E ancora , non 
TÌ mettevano tutto il aentimenlo di che 
sarebbero Itati capaci; perchè glìnomL- 
ni, parlando in generate , quando l' in- 
dpgnaaione non si potsa afogare aenia 
grave pericolo, non aolo dimottran me- 

.Cooyk- 



4 

HO o tengono affatto in sé quella che 
sentono, ma ne KDtono meno in effet- 
to. Ma ora , eh) bì sarebbe tenuto d'io- 
chit'dere e di ragionare d' un Tatto coti 
Btrepiloso, in eui n'era Tedota la mano 
del cielp , e dorè faceran buona figura 
due tali personaggi? l'ano, in cai un 
emoTe della giustizia tanto animoso an- 
dava Quito a tanta antoritA , l'altro, 
con cui pareva chela prepotenza in per. 
sonA si Tosse umiliata , che la hrnTerià 
fosse Tenuta , per così dire , a render 
l'armi e a dimettersi . A tai paragoni, 
il signor donRodrigo di veniva no po' pic- 
ciolo. Allora si. capiva da tutti eoe con 
fi>sEe tormentar l'innocenia per poterla 
disonorare, perseguitarla eoo uria insì- 
Bttnia così impudente, con sì atroce 
violeiiia, con sì abominevoli insidie. Si 
faceva, a quella occasione , una rivista 
di tante allre prodeixe di quel signore^ 
e EU di tutto, la dicevano come la sen- 
Vivano, imhsldaniiti ognano dal trovar- 
si d'accordo con tutti . Era un susurro, 
nn fremito generale; alla larga però , 
per ragione di tutti quei bravi cn'egfi 
aveva d'intorno. 



Una baam parte di qneiU ■nimar- 
Tenione piùilica toccava ancora ai raoi 
amici e cortigiani . Si diceva quel che 
Rtava bene del aignor podestà , aempra 
■orda e cieca e moto sui fatti di quel 
tiranno; ma qnesto pure ai diceTs dalla 
Voga ; perchè il podnatS aveva i birri. 
Col dottor A»ecca- garbagli , cbe non 
STOTa se non cbiaccbìere e cabale^e con 
nitri cortlgianelli pari «noi, non si usa- 
Ta tanto rigoardo: eran moitratl s dito, 
e gnardatidi traTeno; talcbà,]>er qual- 
che tempo , itimaron beoC'À non la- 
iciarsi vedere in pisMa . 

Don Bodrigo , iniminato da quella 
notizia così impeDiata,coiì diverta dal- 
l'avvito. cbe attendeva dì «lì in di , di 
momento in momento, ttette rìotanato 
nel «no palauotto, telo co'sdoì bravi,» 
maaticar Telano , doe giorni ; il terso, 
partì per Milano. Se non fosie alato al- 
tro cbeqoelmormoraccbiare della geo- 
te, fonie, poicbélecoie erano andate 
tant'oltre, egli larebbe rima alo appo- 
sta per aff^rontarlo, per cercare ansi 
occasione di dare un esempio a tutti 
«opra qnalcbednno dei più arditi i ma 
clii lo CAcotò, fu la voce sicura, cbe il 



cardinal* venivu anche da quelle parti. 
Il conte iiO| il quale di tutta quelli 
storia iioD «apeva se non quanto gliene 
era slato detto da \ttilio, B?rebbe cer- 
tnmente preteso che, in una congiuntu- 
ra simile^ dun Rodrigo bcesBe pri:sso 
it cardinale la prima comparsa , ne ot- 
tenesse in pubiico le pi& distinte ai>- 
GOglienie: ora, ognun vede come »e fos- 
se ili TÌH, Lo avrelilie preteso , e se 
ne sarebbe fatto render conto per mi- - 
Duto; perchè era una occasione im- ■ 
portante di mostrare in ehe stima fos- 
se tenuto il casato da una potestà pri- 
maria . Per cavarsi d'una sì odiosa 
Btretla,donRodrigo,leTaloi>i un mattino 
prima di'l sole, si mise in ana carrotia, 
col Gi'lso econaltri bravi aldi fuori, di- 
nanzi e didietra^p, lasciato ordine che 
il rpsto delia Ikiniglia venisse poi inse- 
guito, si partì come un Fuggitivo, come 
( ci sia uor pò 'lecito di sollevare i no- 
iln personaggi con qualche illustre pa- 
ragone), come Catilinnda Roma, sbuf- 
fando e giurandogli tornar ben presto, 
in ultra comparsa, a far le sue fendette. 
Intanto, il cavdìoale veni vtf visitan- 
do, aua per giorno^ le parrocohie poste 



nel UvritDrio cU Lecco. Il ^iOtto ca'** 
gli doveva ■iTÌT>re a qaella di Locia , 
giii Olla gran parte degli abitaoti l'eraii 
portati aulla atrada , a fargli incontro . 
All'entrata, della terra, proprio accai>- 
to alla casetta delle mutre oae donne, 
era un arco tri<»ifale, costrutto di stili 
per ritto e di pa li per traverio, rìveati- 
lo di paglia e di rojuco, e fregiato eoa .', ' 
fraicbe rerdi di brusco e d'agriroglio, '. 
distÌDte di bacche rosseggi a nti; la fac- ''' 
cista della chieMera addobbata di tap- 
penerìei al davansale d'ogni fìneatra 
};endeTano coltri eleniaala diatese, fa« 
ice di barabioi diapoab; a drappelloni ; 
Inttoquel poco Qeoesjarìo^ clie fosae at- 
to a far, bene o male, figura di super' 
Suo. In. ani vespro ( di'eca l'pra in cui 
Federigo fe«e*a di arrivare alle ciuese 
da Tiaitarsi ) , quei clie erano rimosti a 
cnsa,veccbi, donne e fanciulli il piii , 
c'avviafono anch'essi ad ipcontraHOi 
pnrte io fila, partéin truppa, preceduti 
da don Abbondio , uggiolo in meno a 
tanta festa, e pel fracasso cbe lo imba- 
lordiva, e pel broticere della ceiite in^ 
nanti e indietro , che , com'esli diceva 
ili se «lesso , gli qMnajpava la viHa , '■■ 



e p«l triltolo Kgretoche le donno trett 
lero potuto clcnlara , e dotesae toccar- 
gli di render coDto del matrimonio. 

Ed ecco apparire il cardinak , o per 
-dir meglio , la torba in mesto a cui e- 
gli li trovava nella sua lettiga , col ano 
seguito attorno; perchè di tatto questo 
non sì vedeva altro, cbe un aegno in a» 
visual di sopra ditnttele teste, un peno 
della croce portata dal cappelJBDo mon- 
tato sopra nna runla . La gente che an- 
dava con don Abbondio s'affrettò scom- 
pigli a ta mente a raegrunger quell'altra ; 
egli, dopo aver detto, tre e qoattro 
volle, n adagio; in fila; che cosa ^le ? > 
« volse indi spetti tu; e borbottando tnt- 
tavia, n è una babilonia , è una babìlo- 
a nia , ■ andò a porsi in chiesa, intanto 
ch'ell'era sgombra; e stette quivi ad a- 
■pettare. 

Il cardinale veniva innanti , dando 
benediiioui colla mano, e ricevendone 
dalie boci'be della gente, che quei del 
Mgùito avevan che fare assai a tenere 
no po'indietro. Come paesani di Lucia, 
■Trebberò volato qaci terrieri fare al- 
l'arciv^scoTO dimestr»iioni straordina- 
rie ; ma U con non era 6cile; perchè. 



gli ptr antico ato , per tutta dov' egli 
arrìTaiMt tatti facevano il pili che po- 
tevano . Gii sdI b«l principio del tao 
pontificato, nel primo iolenne ingresso 
in daomo, l'affollamento, l'impeto delta 
gente ddilosto a lui era (lato tale , da 
br temere della ma TÌta;ed ntcunl gen- 
tilnomini , clie gli eran pi& accosto, a- 
vevan cacciate leipade, per atterrire e 
rìtpingere la folla. Tanto v'era in quei 
coatniuid'incompMtoe Ji tiolento.che, 
anche ne) far diiaostraiioui di lieneTO- 
leuia ad ni) vescovo in chiesa, e nel re- 
golarle,ai dovesse andar presso all' am- 
mauaft . E qaella difieBanon sftrebbe 
' forse bastata , se due preti , che staran 
bene di corpo e d'animo, i|on lo aves- 
sero levalo in solle braccia , e^rtato 
di peso, dalla porta del tempio, w>o ap" 
pie dell'aitar maggiore. D'allora in poi, 
in tante visite episcopali eh' agli ebbe a 
fare, quel primo mitrare nella chiesa 
si pnA sema ecberio contarlo fra la sua 
pastorali fatiche, e qualche altra volta, 
fn i pericoli passati da lui. 

Entrò anche io questa eooiupotèi an- 
dèatralture e di qaÌTÌ> prato alquanto, 
fee«,sfloondo la sua cousoetudine, qnat- 



tro parole agli asUnti, del loo aibor* 
per loro , del deiiderio della loro tal- 
TetEa,e del come doveoeroduponi al- 
Je ftiniiooi del dómaiii. Ri tirato poi nel» 
|a casa del pBroco,tra molte coae cli'eb- 
be a coiifenre con lui, lo interrogòdel* 
le qaalità e della condotta di Benio, 
Don AblMtidjo disse che era ììd giovane 
un po' USTO, nn po'tfitardo, un po' col- 
lerico . IVIa, a più speciali e precine do- 
rnaade , dovette rispondere eh' era an 
goLintuoroo , e.chÈaDch'cgli non sape- 
va iolevdere come, in Milano, B*esse 
potuto fare lotte quelle diavolerie che 
e'erau dette attorno, 

« Quanto alla giovane , ■ riprete il 
catdin;)le, ■ par egli ap^be a voi ch'el- 
« la ^ossa ora venire sicura meotc a 
«' porsi in casa saa 7 * 

« Perora, > rispoie.don A.bbonclia, 
« può venire e stare , dico per ora , 
( GomeTOole; ma, ■ soggiunte poi con 
un sospiro , t bisognerebbe clie vostra 
« sigDOria illustrissima fosse aempre 
a qui , o almeno vicifio- » 

" llSj^oreèsenipre vicino, „ dis- 
se il cardinale: " del resto , penserò 
'' io a nutterla in sicaro> »E diede lo- 



sto ordine cbe il domani per tempo fi 
tpedìtK ta iettiga, con nn accompogaa- 
mento , a preoder le due donne. - 

DoD Àbboodio obcì tutto contento 
cbe il cardinale gli avesM parlato dei 
eoe gioTaoi , Genia domandargli conto 
del suo rinotodi maritarli. — Dunque 
non ea niente , — diceva tra lè: — K- 
gnese hi taciuto : miracolo! S' banno k 
Tedere ancora ; ma le daremo uà' altra 
istruzione , le daremo. — E non iape- 
va egli , il pover' nomo , cbe Federigo 
non era entrato in quell'argomento, ap- 
punto percbè intendeT» di parlargliene 
a luneo , in tempo più libero ; e, prì- 
raa di darglielo e) >e gli era dovuto, 
-voleva sentire anche le eue ragioni. 

Ma i pensieri del buon prelato pel 
collocamento di Lucia erano divenuti 
inutili ; dopo cb'egli l'aveva lasciata , 
cran nate delle cose, cbe veniamo a 
raccontare. 

Le due donne , in quei pochi giorni 
ch'ebbero a passare nella casaccia o- 
spitale del santo, avevano ripigliata, 
per quanto si potevu , oguuna il suo 
antico e consueto tenore di vita . Lu- 
cia aveva subilo cbiesto da lavorare ; 



e , coiD« KTfta fatto nel monastero , a- 
^nccbisTi , BgQcchiaTB, ritirala in gna 
stshietta, lontano dagli occhi della 
gente. Agnese andan nn po'inoTÌ , no 

So'^ttoppSTa ancb'eisa in compagnia 
ella figlia . 1 loro colloqui erano tanto 
pia tristi quanto più affettaosi .- en- 
trambe erano preparate ad aoa separa- 
zione ; giaccbè la pecora non poteva 
tomare a star cosi vicino alla tana del 
]upo:eqnando,qnele sarebbe il termina 
di qnesta aeparasione ? !■' avvenire era "- 
scuro, inestricabile ; per ona di loro 
massima mente. Agnese por pure vi an- 
daTa ^cenilo dentro le sue congetture 
liete : che Benso 6nalmente, se non eli 
era accaduto nalla di sinistro , dovreb- 
be presto fcre aver nuove di sé ; e , se 
aveva trovato da lavorare e da stabilir- 
si , se ( e come dubitarne ? } stava in 
proposito di mantener la fede a Lucia ; 
perchè non si potrebbe andare a star 
con lui? E di tali sperante andava sf et- 
to intrattenendo la Eglia , per la quale 
non saprei dire se fosse maggior dolore 
l'udire, o pena il rispondere. Il ino 
gran segreto lo aveva sempre tenuto in 
sé ; e , inquietata bensì dal dispiacere 



t3 

èi far» nna ■tqppitiltem ad mu li buo- 
na madre , ma trattenuta , come in*tD- 
cibilmente , ilulla Te^ogna e dai rat] 
ttmorì che abbiam detto dì sopra , an- 
dftTB d' oggi in dornnni , tenta parlare. 
1 noi disegni erano ben diversi da quel- 
li della madre , o per dir meglio nun 
ne aveva ; s' era abbendoosta del tutto 
alla ProTTidenia. Cercava ella dunque 
di lasciar cadere o di stornare quel di- 
scorso ; o diceva , in termini generali , 
di non aver più sperania , né detiderio 
di cosa di questo mondo, fuorché di 
poter presto riunirai con sua madre; il 
più delle volte , le lagrime venivano 
opportuna mente D sostituirsi alleparole. 

" Sai tu perclié ti par cosi 7 „ dice- 
va Agnese : " percbè hai tanto patito , 
" e non ti par vero che la possa voltar- 
" si in bene. Ma lascia fure al Signore; 
" e se .... Lascia che venga un raggio, 
" solamente un raggio; e allora mi la- 
" prai dire se non pensi piA a niente. „ 
Lucia baciava ta madre, e piangeva. 

Del resto tra loro e i loro ospiti era 
nata subito una grande amicisia: e do- 
ve naicerebbe ella , se non iVa bene6- 
cati , B bencfottori , quando gli uni • 



i4 

gli altri lon ^irODm unta? AneM ma»^ 
liiaamentefhcflTa di gran uiiacdiìere 
colla padrona. Il sarto pai darà loro tm 
po'di aTagaveoto con delle storie e con 
dei discorsi morali : e , al deùndre so- 
pra tutto , KTCTa sempre «joglche bella 
cosa da raccontare, di Boofo d'Antom 
o dei Padri del deserto. 

A poche miglia di quel paesello, vil- 
leggiava nn a coppia d'alto sfiare ,- don 
Ferrante e donna Pressede : il casato » 
al solito, nella penna dell' aDonìmo. 
Ere donna Praisedenna vecchia gentil- 
donna molto inclinata a far del bene : 
mestiere certamenle il più degno che 
l' nomo possa esercitare; ma che par 
troppo può anche guastare , come lot- 
ti gli altri. Per fare il bene , Ibisogn» 
conosberlo i e , al pari dì ogni altra co- 
sa , non pocsiamo conoscerlo che in 
TDeito alle nostre pacioni , per via dei 
nostri gindìi) , colle nostre idee ; la 
quali bene spesso staoDocome possono. 
Colle idee donna Prassede si governava 
copie dicono doversi far cogli amici: ne 
P»eTa pocbe ; nja a quelle poche era 
afiesionnla asui. Fra le podie, ve n'era 
par disgrast* molta storte; • non erano 



qaelle ci)' éil^ «masK il meno. La a«- 
cadeva quindi , o di proponi per bena 
ciò die oon Io foiae, o di prandere per 
meizi , GOK cbe potnsero piottoito &r 
liasctro dalla parte oppotta , o di cre- 
der leciti di quelli cbe non la fonerò 
paoto , per uiia certa rappotiiioDe in 
nube, cbe cbi là pia del lao dovere pos- 
ta andare io là del sao diritto i le ac- 
cadeva di non vedere nel fetto ciù cbe 
v' era di reale , o di vedervi ciò cbe 
non v' era ; e molte altre cote simili , 
cbe poisoDO accidere e cbs accadono 
. a tatti , aeoza eccettoorne i migliori ; 
ma a donoa PraUede , troppo fpesto e , 
non di rado , tnttè in nna volta. 

All'adire il gran catodi Lacia, a 
tutto ciò cbe a quella occaiione ti dice- 
va della giovane, venne in curioaiti di 
vederla; e mandÀ una carroiia con un 
vecchia bracciere , B prender la madre 
e la figlia. Quella li ristringeva nell* 
spalle e pregava il sarto, il quale aveva 
fatta loro l' imbaiciata, cbe trOvaSM via 
di acnsarla. Fìncbè »' era trattato di 
gente minuta che cercava di venire a 
far conoscenxa colla giovane del ^'^~ 
caia, il sarto leaveTa irenduto volentieri 



t6 

nn tal sèrvìgfo ( ma in qaeito caio , la 
renitenEa gli pareva mna specie di ribel- 
lione. Fe'Unti viti , Unte esclamazio- 
ni , disse tante cote : e che non si tua- 
Ta così , e che 1' era una casa grande , 
e che ai signori non si dice di no, e ciie 
poteva esser la loro fortuna , e che la 
signora donna Prassede , oltre il resto , 
era anche una santa ; tante cose ìnsóra- 
ma , che Lucia si dovette arrendere : 
tanto pia che Agnese confermata tutte 
quelle ragioni eoo altretUnli ■ tìcuro. 

Giunte dinanii alla signora, ella fe'lo- 
xo molte accogliente e molte congratu- 
lazioni ; interrogò consigliò: il tutto 
con «na certa •uperioritd qoasi innata, 
ma corretta da tante esprissìoni ornili , 
temperata da tanta premura , condita 
di lauta spiritualitA , che , Agaeae qua- 
li sabilo. Lucia poco dopo, comincia- 
rono a sentirsi solIcTate dal rispetto op- 
primente che da iprjma aveva loro in- 
cusso quella signoresca presenza i ami 
TÌ trovarono una certa attrattiva. E 
brevemente , donna Prassede , adendo 
che il cardinale s' era incaricato di tro- 
vare a Lucia un ricovero , punta da,d&: 



17 
sid«Ho di BecondaTs e dì pmenire ■ 
nn tratto quella buona intentions , ti 
esibì di prender la giotans In Mia, do- 
ve Don le Mrebbe tmgiogto altro aerTi- 
gìo cbe d' attenderà a lavori d'ago, 9 di 
ferri, o di futo. E «oggianse cbe pense- 
rebbe eiM a darne parte a mooNgnore. 
Oltre il bene otvìo ed immediato cbe 
TÌ era in un' opara tale , donna Praaie- 
de re ne vedeva , e «e ne propoDeva un 
altro , forse più oonsideralùle , secondo 
lei ; di addiriiiare nn cervello , di met- 
tere sulla baooa strada chi ne aveva 
molto bisogno. Perche , fin da quando 
aveva inteso la prima volta parlar di 
Lucia, s'era subito permasa cbe, in 
nna giovane la quale aveva potato pro- 
mettersi a nn furfRotcHie , a nn facine- 
roBO , a uno scampaforca in somma, na 
po' di magagna , qmlcbe pecca nascosta 
vi doveva essere. Dimmi con obi tratti, 
e ti dirò chi sei. La visita di Lucia ave- 
va confermata quella persuasione. Hoa 
cbe , in fondo , come si dice , ella non 
paresse a donna Prassede una buona 
giovane ; ma v' era cento cose da dire. 
Quella testolina bassa , col mento in- 
chiodato sullft fbntatnlla della gola, 
Tea, V. » 



quel non riipoodcrtf, o rUpondere « 
»pii»ipp, conte per (OTM, pote»aoo in- 
dicar Tcrecoodia ; ma dinoUvano sica^ 

■..-ramente moli* caparbieti : non ci ro- 
la*a molto a indarTaarc clic quella te- 
stolina aveva le mie idee. Equell'ar- 
rtware a ogai tratto , e qnel maadare 
indietro i sospiri ... Due occliioni poi , 
che » doDna Prauede aoa piacevano 
niente. Teneva eua per fermo , come 
ae lo aapeiae dì buon luogo , che tntte 
le sciagure di Lucia «rano una panitìo- 
ne del cielo, per la sua awicicia con 
quel furfante, e nn avviso per larnela 
•taccarc affatto ; e posto ciò , si propo- 

' nevn di cooperare ad nnooeì buon fine. 
Giacché , come ella diceva spesso agli 
altri e a sé steMs , tntto il suo ttudìo 
era di secondare i vederi del cielo ; ma 
cadeva sovente inan terribile equivoco, 
di pigiar per cielo il suo cervello. Per&, 
della seconda intuiiione che abbiam 
detto si guardò bene di fare il minimo 
oenno. Era una delle sue tnassiipe qae-< 
sta , che , per condurre felicemente m 
termine un buon disegno.la prima cou, 
neUa maggior parte dei cali , è dì noD 
lasdario <corger«. 



■9 

La madre e U GgUa ti guardaroDo in 
TÌ*i>. Poeta La doLorosa aeceMÌti di di' 
viderii , la proferta parve ad entram- 
be accettevolis»inia , «quando litro noM 
fotse alato , p«r la TÌcinania di qnella 
tìIIb col loro paeiello ; per cai> all«' 
peggio d«' peggi , sì ravvicinerebbero e 
potreM>er trapani inrieme, alla prowi- 
na Tiltesgiatora. Vialo , l'aoa negli 
occhi dell'altra, l'aaicntimento , ai 
Volterò entrambe a donna Praseede eoa 
qnd rifigratÌBre che accetta. Elta rin- 
noTÒ le corteaie e t« prometM , e diise 
cbe farebbe lor tolto avera nna letter* 
da presentare a moDiignore. Partite U 
donne, la lettera m la fiice fare da doO' 
Ferrante , di coi , eisendo egli lettera- 
to , come diremo pi& in particolare , li 
serviva per segretario , nelle occaiioni 
d' importanza. Tritlandoai à' ddb di 
questa torta, don Ferrante fece gli e- 
stremi sforci d' ingegno ; e , consegnaa- 
do 1b minuta da copiare alla contorte , 
le raccomandò caldamente l'ortografia; 
che era una delle molte cote clis aveva 
atndiate, e delle poche, tulle quali 
aveaae egli il comando in casa. |DonnK 
Praiaede copiò diligenttuimaucnte , e 



spedì )b lettera alU cftta del urto. 
Queato fn due o tre giorni ioninti che 
il cardÌDale niBndaBse la lettiga , p^r 
ricondurre le donne a casa loro. . 

Arrivate , efa' egli non era ancora an- 
dato in cliieaa , smoDtarono alla c^sa 
parrocchiale. Vi era ordine d'introdar- 
le immediatatueate ; il cappellano , clie 
tu il primo a Tfìderle , lo eseguì , trat- 
tenendote soltanto quanto era necei- 
wrio per far loFo , in fretta , in fret- 
te , an po' dì Moola sul cerimonia- 
le da aaani con monsignore , e sui 
titoli da dargli; cosa che aoleTa fare , 
ogni volta che lo potesse nascostamente 
(la lui. Era, pel poTer'nomo, un cruo. 
ciò contiono il vedere il poc» ordine 
che regnava intorno al cardinale ,. in 
qael particolare: a tatto , a diceva co^ 
gli altri della famiglia, < per la troppa 
« bonlà di qncl banedett' nonio ; per 
e quella gran famigliarità. * £ rac- 
contava di aver perbno udito egli pi& 
d'una volta cui propri orecchi', risfon- 
dergli : messer si , e messer no. 

Stsva io quei punto il cardinale a 
dÌRCorrere co» duo Abbondio, sopra 
faccende della parroccbia : dimodoché 



qnetti non ebbe campo dì dare anch'e* 
gli, come arrebbe dcsideratg , le me 
istnuioni alle donne. Solo , nel paisar 
loro accanto , mentre ascÌTa , ed elle 
TenivaDO innaasi, potè far d'occhio, 
per dar loro ad intenderecome era con- 
tento di loro , e che continiuHero , da 
brave , a tacere. 

Dopo le prime accogliente da ana 
parte, e i primi iocEini dall'altra, 
Agnese ca*ò di aeno la lettera , e la 
porae al cardÌDaJe, dicendo : n è della 
« (ignora donna Praisede , la quale dì- 
• CE che conosce molto TOitra signoria- 

< illustriasima , monsignore; come na- 

< turalmanle , tra loro signori grandi , 
■ si banno da conoscec tatti. Qaando 
« avrà letto, vadri. 

" Baca, „ disse Federigo, Ietto cba 
pbbe,e ncsTuto il sugo del senso dai 
fiori dì don Ferrante. Codoecera quella 
casa, quanto bastasse per esser certo , 
che Lucia -vi era invitata abaonaìnten- 
tione, e che vi sarebbe sicura dalle in- 
sidie e dalla violema del sno petaecu- 
tore. Che concetto avesse della testa di 
donna Prassede, non ne abbiamo noti- 
li» positWa. Fróbabilmente , non era 



qoelU la persona cli'egli avrebbe ncel- 
titad on tal uopo: ma , come abbiam 
detto O Tatto intendere altrove, noh era 
suo costarne di disfar la cose fatte da 
cni apparteneva , per rifarle meglio- 

" Pigliate in pace ancbe questa se- 
" paraEJone d'incerleiM in cai ti tro- 
vate , „ soggianse egli poi; " confidale 
" che sia per finir presto , e che Dio 
" TOglìa guidare le còse a quel termine, 
'' a cui pare cb'Egli le avesse addirli - 
" late; ma lenf te. per sicuro clie, qael- 
'' lo eh' Egli Torra che sìa, sarà il mc- 
" glio per Toi.„Diedea Lucìa in parti- 
colare qualche altro ricordoamorcTolc; 
qualche altro conforto ad entrambej le 
Henedisiie, e le lasciò andare. All'uscir 
nella via, elle 6Ì troTarono addosso uno 
Bciame d'amici e d'amiche, lutto il co- 
mune . si può dire , che le aspettava, 
e le condusse a casa , come in trioD> 
fo. Era fra tutte quelle donne una ga- 
ra di congratularsi , di couipiunge-- 
re , di domandare ; e tutte sciama- 
vano di dispiacere, udendo che Lucia 
se ne andrebbe 11 domaoi. Gii uo- 
Diìni gareggiavano nell' offrire servigi ; 
ognuno voleva star quella notte a guar- 



\ 

x3 

dia dalla ukIU. Sul qoal futto, il no- 
(tro anonimo stimò bene di formare un 
proTerbio ; volete arer molti in ainto ? 
6te di non STeme bimi^nn. 

Tante accogliente confoodeTaoc e 
imbalordivano Lucia ; ma , in 50stan- 
la, le fecero bene, distraeDdoia un poco 
dai penaierì e dalle rimembranie che, 
pnr troppa, anche in meizo al fraitno- 
no, le N tDscitaTano, in stiquell'osclo, 
in quelle staniette, alla rista d'ogni 
(^etlo. 

Al tocco della campana , che anrinn- 
liara vicino il cominciar delle funiioni, 
tatti si moasero Vcreo la chiesa , e lii , 
perle ritornate, un'altra pasieggiala 
trionfale. 

Terminate le fontioni-, don Abbon- 
dio, che era corso a vedere se Perprtna 
aveva ben dìspnsto ogoi cosa pel deii- 
nare , fu avvertito che il cardinnie vo- 
leva parlar con Ini. Andò tMto alla ca- 
mera dell'alto aspite , il quale, lascia- 
tolo venir presso , " signor cnrato , " 
cominciò; e quelle parole Turon porte 
io modo, da dover capire , cb' erano 
il principio d'un discorso lungo e se- 
rio: « signor curato ; perchè non avete 



>4 

u voi oiilU in malriiDODio eodesta Lb- 
n cin col sao protneBso tpow> ? •• 

— Hanno TOtato il sacco stamaltioa 
coloro , — pensò don Abbondio ; e ri- 
spose barbugliando : ■ monsignore il- 
« lustrissinio atra bene intaso parlare. 
« degli scompigli che son nnlì in qneU 
K r aflare: è stalo tanto noa confusione. 

■ tBle,dn non potere, né ancbe al glor- 
ie no d'oggi, Tederei dentro cbimo; co- 
li nieanclieyostra signoria illustrissima, 
• può argomentare da qaealo, cbe la 
« gioiane è qui , dopo tarti accidenti, 

■ come per miracolo; e il gioTane , do- 
<• pò al tri accidenti, non si sa dove sia. ■ 

« Domundo, «ripigliò il cardinale, « 
« se è Tero cbe, prima dì tntti codesti 

■ casi, abbiate rifiutato di celebrare il 
H n>alrÌ)DODÌa, quando ne erayale ri- 
n chiesto, nel giorno conTenntoj e il 

■ perchè. » 

•t Veramente ... si! vwtra signoria 
« ili astri sBinia sapesse ... che iutimn- 
« lionì ... che precetti terribili ho s*a- 
« ti di non parlare ...»£ restò , sen- 
za conchiudere , in un «erto atto , da 
far riepet tesa mente intendere cbe sa- 
reUteindiseritioD* rolersapemedì pia- 



25 

a Ma ! ■ àÌM* il canlinale , con vo- 
ce e con Tolto gravi oltre il costome;* 
if è il Tostro TCKova che, per lua Ao~ 

■ vere , e per voetra giurtifi catione , 

■ vuole intender da «oi il perclià non 

■ abbiate btto ciò che , nella «ia ra- 

■ golare,era *oitr»^«bbligo di fere.» 
• M<«isigiiore , " disse doo Abbcm- 

R dio , faceodoBÌ piccin piccino, ■ non 

« ho gii voluto dire Ma mi i 

« lenibrato che , esiendo cose latrai- 

■ eia te , cose vecchie e senia rime- 

■ dio , fosse inutile dirimcscolare .. .. 
B Però , però, dico, so che vossigno- 
u ria illustrissima non vuol tradire nn 
• suo povero paroco. Percliè, vede be- 
«e ne , monsignore i vossignoria iilu- 
a slrissima non poò essere da per tnt- 
« lo ; e io resto ^oi esposto ... Pare , 
« quando ella comanda così , dirò , di- 

■ rò latto. ■ 

■ Dite : io non vorrei altro, che tro- 
ti varvt senza colpa, n 

Allora don Abbondili ai fece a rac- 
contare la dolorosa storia; ma soppres- 
se il nome principale, e vi sostìtu'i : va 
gran signorci dando così alla prudema/ 
lutto quel poco che si poteva , in una 
tale slretU. 



36 

« E non iTCte aruto iltro m«Iito?* 

cliiese il cardinale, udito bene il tatto. 

« Ma fone non tni sodo ipiegato ab- 

■ bastania, • rispose don Abbondio : k 

> sotto pena della vita, m'hanno ìntì- 
« iDiito di noB Tare qnel matrimonio.» 

■ £ TI par coii««ta una raginne ba- 
li «tante, per omettere nn éorers pre- 

> Io tio sempre cercato di brio , il 

■ mio dovere , ancbe con mio grave 
■1 incomodo , ma <]uaado ai tratta del- 
. la vita .... » 

^ E quando vi siete preaenlato alla 
» Chie<a , ■ disse , con accento ancor 
» più grave , Federigo . * per ricevere 
3» codesto ministero , V M ella fatto 
* canto della vita ? V'faa ella detto che 

■ i doveri snneis! al ministero fossera ' 
» Tranchi da ogni ostacolo , ttnmnni da' 

M ogni pericolo ? O ti ba detto che do- 
u ve cominciasse il pericolo , ivi ce.t- 

> lerebbe ildavere?OnoD viba espres- 
H semente detto il contrario 7 Non \i 

■ ha avvertito cbe , vi mandava come 
« DO agnello fra i lopì ? Non Mpevate 
« Toi'che c'era ao'dei violenti, a cai po- 
ti Irebbe (piacere cid che a voi ureb- 



K 1» eomandato ? Qoegli da mi teaia- 

■ ma la dottrina e l'etempio, ad imi> 
« taaione dì Cui , ci laiciam noroinara 

• e CI naminianio pstori , veoendo in 
m terra ad esercitHrnel'uScio, pose Egli 
« per condicione , d'aver salva laTita? 
" E per salvarla, per serbarla, dico, 
i: qualche giorno di più in sulla ter- 
" ra, a (p«se della carili e del dovere, 

• fecera egli mestieri 1' ani ione tanta, 

■ l'imposizidae delle mani, la gruiia 
« del sacerdoiLo > Baita il mondo a dar 
« questa TÌrtù, ad insegnar questa dot- 
« trina. Che dico ? oh rcrgogna ! il 

■ mondo stesso la rifiuta ; il luondo fa 

■ aneli' esso le sue leg|-i , che preacri- 
» Tono il bene , che prescrivono il ma- 

■ le j ha il suo vangelo anch' esso , on 
« vangelo di superbia e d'odio; e non 
«• Tuolcbesi dica cbe l'amore della 
» vita sia noa ragione per trasgredirne 
•■ i comandamenti. Non lo vuole; ed é 
« obedito. E noi! noi figli ed anaantit- 
« tori della promessa ! Che sarebbe la 

■ Chiesa ,.se codesto vostro linguaggio 

■ fÌMse qneilla di tatti i vostri coafra- 
« telli7Dave sarebb'ells, se fosse com- 
« parsa nel mondo con codesta dot- 

■ trin» ? „ 



DoD Abbondio teoeta il capo basso: 
il suo spirito sta*d tra quegli argomen- 
ti , come no pulcino negli artigli del 
falco , che lo tengona sollevato in una 
regione sconosciuta, in on'ana che 
nOD ha ihhì respirata. Vedendo che 

3u«lche cosa bisognara rispondere , 
iese , con una tal sommissione imper- 
SuiiBa:<( monsignore, aTró il torto. Qoa»- 

■ do la vita non s'ha da contarp, non 
« so che dire. Ma quando a' ha che fa- 
« re con certa ginte, con gmte che ba 

■ laforta,eche non vuol sentir ra- 
M gione , anche a voler fare il bravo , 
H non saprei che cosa ci si poteste gua- 
« dagnare.E' uDsigoore quello,cou cui 

' '(( non si può né vincerla né pattarla. > 
« E non sa|iete vai che il soffrire per 
u la giustizia è il nostro vincere? E se 
t; non sapete questa , che cosa predì- 
( cate 7 di che siete maestro ? quale è 
ce la buona nuova cbe annuniiate aì 
H poveri? Chi pretende da voi che vin- 
•• ciate la forsa colla forca ? Certo, n«D 
» vi Mila domandato , on giorno, sé ab- 

■ biute saputo fare stare i potenti^ che 
« u questo non vi fu dato né missione, 

■ uè modo. Ma ben vi Mri domandato 



39 

■ «e avrete posti in opera i mepxi che 
* erano in toi , di far ciò che ri era 

■ prescritto, anche qaando eslioo a»es- 
B «ero la temerità dMnibirTelo. » 

— Anche qneitì snnti aon oartoai, 

pensaM intanto don Abbondio: — in 
■oaUnia, a «promeme il sogo, gli stan- 
no pia a cnore gli amori di due gioYa- 
ni, che la vita d'un porero sacerdote.- 
E, qoanto a Ini, si sarebbe Tolentìeri 
contentato che il discorso Bniste li ma 
TedeTB il cardinale, ad ogni pRusa', re- 
stare in atto di chi aspetti ana risposto • 
una confessione, o in' apologia , quaicha 
coM in Bomma. 

»Tomo a dire,mon»ignore, » rispose 
egb dunque, . che aTr* io il torto .. 
■ '■ ^SS'o- ino non se lo paò dwo.o 

« E purdiè dunque, potrei *rvi, vi 
tt siete roi Ìmpegn«to in nn ministero 
. che T .«.pone di stare in gnerni colle 
«passioni del secolo? Ma comft, ti dirà 
pialtosto, come non pensnte che se'in 
a codesto ministero, comunque tì ci 
« SMie posto, il coraggio tì è necessa- 
« no, per adempiere alle vostre obbli- 
"TÙT.'' "^^ *^"^eni che ve lo dari in- 
»&ll.i.ilmente, quando glielo doman- 



«diate? Créste voi cli« tatti que'mì- 

« Iìodì di martiri arasaero naturai losots 

• curagcÌQ?cl>BtoDemerouatunlrReDta 

■ a vilela TÌta? tanti giovanetti che oo- 

■ [iiinciaranaaguBtarla,taoti Tecchi av- 
« vecii a rammaricarsi eh' ella fosse 

■ gii presto alla fine , tanto donaells y 

• tante madri? Tutti hanno avuto co- 

• raggio; perchà Ìl coraggio era necea- 
a Mlio, ed eui oonfidarano. Gonoioen— 

■ do la vortra deboletu e ì vortri do» 
« veri, avete voi peniato a prepararvi 

■ ai passi diffìcili a cui potevate tro- 
m varvi^ cui vi liete trovata iit effetto? 
« Ah, se per taati anni d'u&cio paito- 
a rale, nvete ( e come nun avreite?) a- 
« mato il vostro gregge, se avete posta 

• io esso il vostro auore,le vostro cure, 
V le vostre delisie, il coraggio non do- 
< vevB mancarvi al bisogno: 1' anoore é 
« intrepido. Or bene, se voi gli amava» 
•L te, quelli che son commessi atU vo~ 
« itra cara spirituale, quelli cbe voi 
« thiamate G gì iuo li; quando vedeste due 
« di loro minacciati, insieme con voi , 
« ah certo ! come la debolesss della 
« carne vi lia fatto tremar per voi, co- 

■ sì la carità vt avrà latto treoiar pec 



3i 

« loro. VI »ret« amlHato di qnil primo 
• tinore, perdié era xm effettodeila to. 
a stnnii*eri>;aTret«hii|jloratolBfbriB, 
« per yÌDfxrìo, (ler diicaociarlo, ptr- 

■ elle era Dna teDUkione: ma il timore 

■ Ban<o e nobile per altraì, pei Tostri 
« 6glinoli, quello lo arrete aMoltato, 
« qnello non Ti avrà dato pace, qnella 

■ viairri ÌDcitato,costrelto,a penaare, a 
« frre dò cfce *i polexe^per istomare il 
«pericolo cb« lor ■o*raatB«s...CbecOM 

■ TÌ;hB ititpirato il timore, l'amore7Che 
« coM avate fhtto per loro? Che coaa a- 
« -vate pensab^ n 

"E tacgos in atto d'aapettatione. 

CAPITOLO IXVI. 



A nna siffatta domanda, don Ab- 
bondio, che pnr s'era ingegnalo di ri- 
sponder qaaiclie cosa a delle meno pre- 
cise, restò senta batter parola. £ per 
verità, encbe noi,con qnesto mBnoicrìt- 
to dinanti, con una penna In msDo, non 
•rendo da contrastare, cbe con le frasi, 
né altro da temere, cbe la crtticbe dei 
nostri lettori; anche noi, dico, sentiamo 



3» 
Dna carta i-lpugnaBia a proKgaire) tl^ 
VÌBIBD uD non M che di itrano in qanlo 
metter fuori, eoo così poca fatica^ tan- 
ti bei precetti di ibrteun e di carità^ 
aollecitodÌTie operosa per gli altri, di Mr- 
gri&cÌQ illimitato di tè. Ma,peiuaiido 
che quelle cose erano dette da ano, cba 
: poi le faceva, tiriamo innami ardila^ 

« Voi Don ritpcMidetc? m ripigUÒ il 
cardÌDalQ. ■ Ab, ae aveste fatto, dall^ 

■ pBrtevostra,cÌòche la cariti, ciò cha 
. • il. dovere richiedeva; comunque poi 

■I le cose fossero andate, aTreste ora 

■ che rispondere. Vedete danqne toì 
K stesso che abbiate fatto. ÀTeteobedi- 

■ ta l'iqiqnità, non curando ciò che il 

■ dover prescriveva. L'avete obedita 

■ puntnaltneote: si era mostrata a voi , 
> per significarvi il suo desiderio; ina 
« voleva rimanere occalta a chi avreb- 
• be potuto ripararsi da essa, e,metter- 

■ si in goardiai non voleva che si deste 

■ all'arme, voleva il segreto, per mato- 
« rare a suo agio i sduì disegni d'insidie 
« o di fona; vi comandò ta trasgreasicM 
« ne e il sileniio: voi avete trasgredito, 

. « e tacevate. Domando oia a voi se non 



33 
« aTBtoiàtto di <pift; voi mi direte te A 
« Vero cbe abbiate mendÌMti deiprele- 
•t «ti al Toitro rifiotoiper non rÌTelame 

■ il motivo. » E atette alqDanto, para 
attendendo Bita risposta. 

— Anclie queita gli hanno rapporta- 
ta le cicalone — penuTa don Abbondio; 
ma in TOce non tacerà ugno di aver 
nulla da dire; per lo che il cardinale 
continuò, < fé à vero adunque, cbe ab- 
« biate detto a qae) poveretti ciò che 

■ non era, per tenerli nell'ignorania , 
K Dell'oscurità, in cai l' Iniquità li vole- 
« va... Dunque lo deblw credere; duo- 
li (pienonmireitacbedl arrossirne con 
« vói, e di sperare cbe voi oe piangeret» 
« con me. Vedete a che vi ba condotto 

■ ( Dio^anno! e par om voi l'adduce- 
B vate cofUe una giusti G cai ione) quella 
m sollecitndine per la vita del tempo. 
«Vi ba condotto. ..ribattete lìbcTameo- 

■ le qnette parol«,se vi paiono ingiuslet 

■ prendetele in umìliauone salutare , 

« «e non lo sono... vi ha condotto ad ' 
« ìn^nnare i debali, a mentire ai vo- 

■ atri figlinoli. » 

— Ecce come vanno le cose, — dics- 
VB ancora in sé doti &bbotiilio : — r 



Si 
quel Mtanaiio, — e pc&WTH all'iniKMDp 
nato, — la bracoia al collo; e tt me, per 
.uiv meiM bugia, detta a solo Sno di 
«aUar 1« pelle, tanto roniore ia capo. 
Ma tona superiori.-banno sempre ragio. 
ne.E' il ni io pian età, eh e tutti mi abbia- 
no a dare addossa ; anche ì santi. — B 
ad alta voce, disse: n bofalletoj capisco 

■ che ho fallato; ma che cosa aveva da 
« fare in un frangente di quella aorte?» 
, « E BQcur lo chiedete? È qod ve l'ho 
« io detto? E doveva io dirvelo ? Amn- 
.1 re, figliuolo; amare e predare. iLIIorK 
. B avreste sentito che l' ìniauità può aver 

■ bensì delle minacce da fare, dei colpi 
« da dare, ma non dei comandamenti ; 

■ avreste nnito, secando la legge di Dio, 

■ ciò che l'uomo voleva separare; avr e- 
,■ ste prestato a quegl' innocenti infeli- 
a ci il ministero che avevan ragione di 
H ripeterà da voi: delle conseguenie sa- 

■ rebbe stato mallevadore Iddio, perchè 
u si sarebbe segaìto il suo ordine; se- 
ti gnendone un altro, ne siete entrato 

■ voi malleTadore: e di qualiconseguen- 
« se! Ma forse che tutti i ripari umani 
« vi mancavano , forse cbe non era a^* 
3 perta alenila via <di scampo, ^luuido 



ss 

« avMte volato goardanl appuiB interi 

■ no, pensarci, cercare? Adeuo, tdì po- 

* lete sapere cbe quei voatrì poveretti^ 
« qaaodo foMero itati maritati, avreb- 

■ bero eaii pentatoal loro tcampo, era- 

■ DO diapoati a fuggire dalla faccia del 

■ potente, ti avevano già disegnato il 

■ loogo di rifiigio. Ma aoche aenu qne- 

• Ho, non vi soTveoite donqoe cbe 8ve> 
«e vate pure od superiore? Il qnale, co- 

■ me mai avrebbe duetta aatoriti di 
B rìpreodervi dell'aver mancato al «o* 

■ itro aficio, se non tenesie obliligo dì 

■ aiutarvi ad adempierlo? Percbd qon 

■ avete voi pensato nd informare ìi vo* 

* stro veicoTO dell' impedimeolo chs 

■ una in&me vìoleoia pooeva all'eierw 

• ciùo del vostro ministero? » 

— I pareri di Perpetaal — pemara 
itiuosemente don Abbondio, a cai, in 
DMEto a qaet discorsi, ciò che stava fìh 
*ivamente dioaosi era l'immagine di 

3ne'br«vi, e il pensiero) cbe don Ro- 
rigo era vivo e sano, e, an giorno o 1' 
altro, tornerebbe glorioso e trionfante, 
e arrabbiato. £ sebl>ene qaelìa dignità 
presente, quell'aspetto e quel lingaag« 
gio, lo Sao^MfO atar ooufoao, e gì' inou'^ 



. .r.,>.>yk- 



36 
, tetsero ni» tsnw, en però him tema 
che DOD lo soggiogava affatto, né impa- 
rità al pensiero di rìcalcìtrarei perébà 
v' era in quel pensiero, che alla fin Sne 
il cardinale non adoperava , né achìop^ 
.{IO , né «pada^ né lìì-aTi. 

■ Come non avete pensata, m pro«e- 
gnivB qnestt, acbe,se a qaegi' in Docenti 

■ insidiati non totte «tato aperto altro 
« riftigìo, io par c'era, per accoglierli, 

■ per metterli in aalro, quando toì mo 

< ali aveste addiriuati, addirittati dei 

■ derelitti ad un «èscovOjComecoMana^ 
« come parte preziosa, non dico del ino 
t carico, ma delle sae ricchesse ? E* 
* quanto a voi, io, sarei dÌTennto sol- 
K lecito per voi; io, avrei dovuto non 

■ dormire, 60 che non fossi sicuro cb« 
« non vi sarebbe torto un capello. Cho 

■ io non avessi come, dove, porre in si- 
« curo Ie( vostra vita? Ma qnell'uomo 

■ che fu tanto ardito, credete voi cha 

■ non avrebbe nulla rimesso dell'ardi- 

< re, quando avesse saputo che le sue 
a trame erano note fuor di qui, note a 
a me, ch'io vegliava, ed era risolato di 
« usare a vostra dife» tutti i mesal 
« petti in mia nwiiu? Non sapevate cJm^ 



. iel nomo l>Tomette. troppo n4nn 
t più cbe non ih per attenert , mi- 
« ««c« anche, nmi di rado,pÌÙ cbe Bqa 

■ aalleoli poi di «omm attere? Kon u- 
. pe*»te elle l'iniqnUà non ,i fonda 
" soltanto sulle sue forse , nw ben' in. 

■ che sulla credulità e luUo (pavento 
» altrui? » 

— Proprio le ragioni di Perpetoa,^ 
pwMÒ anche qui don Abbondio, lenca 
riflettere che quel riaoMtro aiDsolarA 
della .na terra e diFederigo Borromeo, 
a giudicar lo stesio di ciò che egli ». 
»reU»6 potuta e doruto &re,»oleTa dir 
molto contro di lui. 

• Ha Toi, • profcgol e conchitue Ìl 
cardinale, ■ noo avete Tcduto, né toIu. 
« to Tederà, che il Tortro pericolo tenv 

• poralet qoal maraTÌglIache tì aia pw 
« roto tale, da metter per eiao ia non 
t cale ogni altra coia? » 

. Gli è perchè le ho Tedute io quelle 

■ &cce, » scappò a riapondere don Ab. 
l»ndiOi « le ho aentite io quelle parole. 
« Voatra aignorìa illuitriBrima parla 
> bene, ma biiogcerebbe eaaer nei pao- 

■ DI d'un parerò prete, ed eiscm tro- 

* »to. al ponto. ^ -' 



38 

Appetii ebbe phiferlte qneite pirole; 
si mone la lingua; n accorce d'esterai 
lasciato troppo tiocere A»l diipetto , 
a diise aeco iteiaDi ~ ora viea ht 
gragnaola . — Ma IcTStido dabbiosa- 
meiite lo ssnardOffu tallo maravigliato, 
in vedere 1 aspetlo di quell'uomo, cbe 
noB gli riaBciva mai d'iDdovinarenè di 
compreDdere, in vederlo paaiare , da 
qnelta gravità entorevole e cattigatri- 
ce, aduna gravità compuntile pensosa. 

< Por. troppo t » dille Federigo , 

■ tale è la misera e terribile nostra 
« condÌEÌone. Dobbiamo «igert rigo. 
« rowmente tifigli altrf gnello cbe Dio 
« la se noi (aremmo pronti m dare : 
« dobbiamo giudicare, correggere, rì- 

■ prendere; e Dio aa qnel clìe noi ft* 
« remmo, nel cato Btoto, quello cbo 
■■ abbiamo fatto in cari lìmigUaQti ! 

■ Ma gOBÌ, <^io averi! da pigliar k 
« mia deboleua per mitora oel do- 
< vere altrui, per norma del mio ìn- 
« ■egnamenlo. Pare, è certo obe, con 

■ le dottrine, io debbo dare altrui 1' 
• eMmpio, non rendermi simile al fa- 

■ riieo, che impone altroi ìmportabi- 
« li peli , ì quali egH nop vuol pur 



39 
a tooemfe osi dito. Or bene, figliuolo 
w B Enitello; p<Hchè gli errori dì qaei 

• che presiedono sono speiso pi& n<v> 

■ ti alimi che nm a loro ; m voi 

■ sapete elle io abbis , per poulla- 

* AÌinitd, per riipetto qualunque, tra- 
( scurato qualche mìo obbligo, lUto- 
« melo fraocamcDte, fatecni ravvedere; 
« affinchè, doTo ba maiK»to l' esem- 

■ pio, soTveaga almeno la coofeuione. 

■ ìli mostrate mi liberamente le mie de- 

■ Iwleue; e allora le parole acx|ui- 
« steraQoa pia valore nella mia boo 

■ ca j percbè sentirete.più vivamente, 

■ che non soa mie, che lono di Chi 
e può dare a voi e a me la forza 

■ necessaria , per &r ciò che pre- 
t scrivono. » 

— Ob che sant' nomo! ma che tri-''- 
bolatore ! — pensava don Abbondro: ;. 
"■anche sopra di'E^ : parche frughi, 
rimescoli, critichi, inquisisca; anche so- 
pra di sé. — Dls»e poi , ad alta voce: 
( oh monsignore! mi burla? Chi non 

■ conosce il petto forte, lo celo imper- 

■ territo dì vossignoria illastrissiraa! a 
E in cuor suo soggiunse:— anche trop- 
po.— 

.Cooyk- 



€ Io DoD TÌdonandaTaoDalodeicIis 
;■ mi fa tremare, ■ diate Federigo; 
« perchè Dio oonotce i mìei manca- 

■ menti , e quel eh' io tUuo ds goqo- 
« Beo , IwaU a confondermi . Ha avrei 
< voluto, Torrei, cbe ci ooDfoDd estimo 
« inaieme dinansi b Lai, per confidare 
« ìnsieme.Vorrei, peramordi Toi,cbe 
« lentiste come la vostra condotta aia 

■ stata , come il vostro lingaaggio aia 
« oppoito alla legge che pur predìca-> 
« te, e secondo la ^uale Mrete gìodi- 

• Tatto si rovescia addoiso a me, ■ 
dìsie don Abboodia t k ma queste per- 
> sone cbe aon venute a rapportare, 

■ nonlebanno pudettod'eBMrmisi ìn- 

• trodotte io casa a tradimento , per 
« sorprendermi , e per fare un matrì- 
m tnouio contro le regole. > 

■ Lo hanno detto', tigliuolo: ma que^ 

■ sto mi accuora , questo mi atterra, 

■ che voi desid^iate ancora di acusar- 
« vi ; cbe pensiate di Mutarvi , accn- 

■ Blindo i cbe diate accusa altrui di ciò 

■ cbe dovrebb'esser parte della vostra 
« confessione . Chi gli ha musai , non 

* dico nella neccBsità , ma nella tenta- 



4' 

'■ xione di far ciò che hanno (atto ? A- 
« Trebberò eglino cercat» qoella tì> 
« irregolare, le la legittima non focM 

> loro Itala chiaaa7j peoiato ad imU 

■ diare il pastore , ae tbitera alati bo> 
a colti nelle sue braccia , aiatati, con- 
« aigliati da Ini ? ; a torprenderio , m 
« egli non li fatae rimpiattato ? E a 

• qaectì toì date carico? E ri idegnie- 
R te perchè, dnpo tante aveotare , cha 
« dÌGO?nelnieuodellasven(Dra,afabia- 

> no detta ona parola di tfa§^,al loro, 

■ al vostro pastore? Che il richiamo 

■ dell' oppresso, la querela dell' afDit- 
« to aieno odiosi al mondo, esso è tale, 

■ ma noi ! Ma cbe prò sarebbe alato 

■ per Toi, se avessero taciuto ? Vi tor- 

■ navB egli conto che la loro canta an- 

• daate intera al giudiiìa di Dio? Non 

• è per *o) nna nooTa ragione di amar 

■ qneste persone, ( e gii tante ra^oni 
« ne avete) che w' aUiiano porta oc- 

■ catione dì udire la tocc tincera del 

■ Toatro paBtore,cbe yì abbiandatoQD 

■ messo di conoscer meglio e di scoo- 

■ tarcln parte il graodebito cbe ave« 

■ te con loro? Ah ! se »i aTCSseio prò- 
K vKato, ofleso,-tormeotata ; vi direi. 

Toh. V- 4 



4» 

B ( fl dovrei io dirrelo?) dì amitrlì, per 

« ciò appunto. Arastelit fO-dbè hiiDno 
« pitito, perchè paliicMio, perché loo 
•■ ToAri, parche ioa deboli, perchè a« 

■ TCte bisogno d'un perdano, ad oUe> 
m nerti il qaale , peaiate di che forxa 

■ pogMi estere U loro preghiera. > 
Don Abba«dio tacerà , ma non pi& 

di quel aileotio impertnasihile e di- 
apettoso: taoeTa come chi ha più coa« 
da petuare, che non da dire. Le parole 
eh' egli odifa, èrano oonaegoence in^- 
•pettate, applicazioni auore, ma d' una 
dóttriua «litica pure nella ana mente^^ 
non oontraitata . Il male altrui , dalla 
«onai dorai ione del quale lo avcra aeta- 
pre diatrstto ia paura del proprio , gli 
ìacera ora ana impreHÌons nuova. E^ 
ae DOD aeoliTa tatto il riouirao che Ea 
predica volaTa produrre [cbè quella 
ateiBB paura era sempre lì a far (' uS- 
cio (l'aTToeato difeniore); por ne ■«na- 
tiva ; (entiva ne diipiacere di ai , nna 
pietà degli altri, na niitto di leoerea- 
xa e di conroaione . .'£ra , le ci ai fa 
lecito questo paragone , come il luci- 
gnolo umido e ammaocato d'aoa can- 
dela, che preientato alla fiamma d' una 



<3 

pan lonria,^ jviacipto (hnicif •chi»' 
Mf Koppielte , non ne ruol Mpere; ma ' 
•Ila fine ■' «crceoiie e , bene o male ar- 
ile . Si sarebbe altamente accnMia , a- 
Trebbe pianto, te eoa foaieituto il pan- 
turo di don Rodrigo ; ma tnltavia , ai 
mOftraYa aUMstanucoinitioMO, perche 
ilcardÌDalfl doretae accorrerli chele 
ne parole ooa enno itate aenu ef- 
fetto. 

a Ora, a proaegijegii, * l'noo Ìng.< 
■• giaaco dalla sua casa, l'altra in pro- 
li cinto di abbandonarla, entranibi con 
«e troppa cagione di alarne lutano , 
K aenaa probabilità di riuDÌrai mal qui, 
« qnando pare Die abbia diiegnato dì 
t rionirli; ora , pur troppo, non faan- 
a DO biiugno di voi ; par troppo , vei 
« non avete oecaaioDe di far taro del 
n bene; oè la corta nostra aetiveggen- 

■ sa può congettnrame alcuna net- 
« l'.BYTcaire. Ma chi sa se Dio miseri- 

■ eordioso non ve ne prepara? Ab non 
I le lasciate sfaggiret cercatele, state 

■ in agguato , pregatelo che le laccia 



ec Non mancherò , moesignore , non 
t nuncbejò , datvero , > riaposp ^o* 



44 

AbbuBdioj con una tOca dia moBtran 
di veoir dal cuore. 

. « Ah d, figlinolo, BÌ I » ■clnm& Fe- 
derigo; e con tua dignitii piena d'aSet' 
to coschiuae : ■ sa il cielo come avrei 
« desideralo di tener con toì tutt'altri 

■ dÌM!orei>Enlraiiibi abbiamo già mol- 
« to Tiisoto I a> il cielo se m'è Etato 
« darò di do* ex contristar conTanipa- 
a gat codesta mostra caoitie; quanto 
M avrei amato meglio di raccoDSolarmi 

■ con eiso Toi , delle nostre core co> 
< auni, dei nottri guai, parlando della 
.« beata speranza, alla quale già siuia 

■ giunti SI presso . Faccia Dio cbe le 
o parole le quali ho pur dovuto usar 
.■; con f «insertane a voi e a me. Hon vo- 

■ gliate eh' Egli mi chiegga conto , in 

■ quel giorno, dell'averfi mail tenuto in 
.■ un oficio, al quale siete così infeltce- 
.« mente Ttnuto meno . Riscattiamo il 

■ tempo: la ueaza rotte è Tìcina ; lo 
« sposo non può tardare ; teniamo ac— 
u cese le noBtre lampade- Presentiamo 

■ e Dio 1 nostri cuori , miseri , Tott ; 
« perchè Gli piaccia riempirli di qaeU 
R [a carici , che ammenda il passato. 
Il che assicura l'avvenire, cbe teme e 



« confida , piange a «'altegn , con •*• 
n piensa; eoe direnta, in ogoi caio , Is 
( Ttrtù di coi abbiamo bìaogoo. » 

Così detto', si moue ; e don AbboiH 
dio gli tenne dietro. 

Qui 1' anonimo ci avTiu che non tv. 
qaento il solo abboccamento di quei 
«Ine p«T80Daggt, né Lucia il solo arso- 
mento de' loro abboccamenti; ms ìam 
egli a'é riatrettoa questo, per non an- 
dar troppo divagando dal soggetto 
principale del racconto, E cbe, per lo 
tiesso motivo.Don farA menzione di aU 
tre cose notabili , dette e fatte da Fe- 
derigo in tutto il corso della visita, né 
delle Bue largheite, né deidisidj com- 
posti I dei vecchi rancori tra persone* 
famiglie, terre intere, spenti o ( il cha 
era pur troppo più frequente} sopiti, 
ce dì qualche bravacci o tiranoelli', 
maosueiatti, o per tutta la vita , o per 
qaalcbe tem[io ; cose tutte delle quali 
v' aveTa sempre pi& o meno , io ogni 
]aogo della diocesi , dove qnell' uomo 
eccellente facesse qualche soggiorno. 

Segue poi a dire , come , il mattino 
seguente , venne donna Prassede,»*- 
f:ondo il concertato, a prender Lwcia)» 



46' 
a compii mentore il cnrdiiiale; cbe gKe^ 
la lodò, e raccomaodò caldamente. Lu- 
cia si staccò dalla madre , potete peo- 
aar con cfae lagrime , e osci dalla niK 
casetta, disse per la aeconda volta ad» 
dioalsaopaese, conqattlseniodldop' 
pia amaritudine , cfae si prova lascian- 
do un luogo che fa uuicameote caro, a 
che non può esserlo pi& . Ma il com- 
miato dalla madre non era l'ultimo; 
perchè douna Frassede aveva annon- 
«iatoche si soggiornerebbe ancor qual^- 
che giorno in quella sua villa, la quale 
non era molto lontana di qnÌTÌ;eÀgae- 
ae promise alla figlia di andar colà , a 
darcearicevereun più doloroso addìo- 
li cardinale era anch' egli salle mos- 
se, per portarsi ad un'altra parrocchia^ 
, quando capitò, e chiese di parlargli, il 
curato di quella In cui era i| castello 
dell' innominato. Intromesso, presentò 
«n grappo e una lettera di quel signo- 
re, la qaale pregava Federigo di fare 
accettare alla madre di Lucia un ceo- 
to scadi d'oro che erano net gruppo, 
fer servir di dote alla giovane, o per 
quell'oso cfae ad entrambe sarebbe pa- 
xuto migliore ; lo pregava insieme di 



àXi loro clie, >e mai, qnanda eba tatui 

Bvescero crednto eh egli potane ren- 
der loro qualche aenrigio , la poTera 
giovane lapera pir troppo iIot' egli 
abitasse; e per lui , quella sarebbe una 
ideile venture pi& desiderate. 11 cardi- 
nale fe'toato chiamare Agneie , le e- 
ipose la commissione , che questa in» 
tese con tnaraTlglia e soddiilàcione pa- 
ri; e le presentò il rotolo, eh' ella, md- 
za molte cerimonie, sì lasciò porre in 
maao , a Dio gliene renda merito , s 
(c.qoel signore,» diss'ella : ■ e rossi- 
I gnoria iJinstrisatmB lo ringrazi tanto 
• tanto. E non dica niente a nessuno, 

■ perchè questo é no certo paese . . . 
< Mi scusi , veda ; so bene che un par 

■ suo non va a chiacchierare dì quBsta 
t cose; ma .... mi capisce. » 

Andò a casa , cheta cheta j si chiuse 
in camera , svolse il groppo , e , quan- 
tunque preparala, vide con ammira- 
sJane, tutti in un mucchio e suoi, tan- 
ti di quei ruepi , de' quali non aveTU - 
forse- mai veSuto più d' un per volta, 
e anche di rado;li noverò, penò alqaao-i 
tu d'ora a rimetterli insieme , e a far- 
li aUr dì CO»tB tutti e cento , qha ad 



48 
Ogni tntto bccTSBO pancia • ■gnìss»' 
vano dalle me dita - ìneiperta ; rieoin- 
poBto finalmente ud rotoletto alla me- 
glio, lo potè in no cencio , ne fece qk 
involto, on batufToleXto > e legatolo be~ 
ne, attorno attorno, con nna cordicela 
la. In and6 a ficcare in an 'angolo dal 
sao pagliericcio. Pel rimanente di qnel 
giorno , non fé* altro cbe mulinare, &r 
dicegni nell'avvenire, e lospirare in- 
tanto il domani. Postasi a letto , stette 
buon tempo desta , col pensiero in 
compagnia di qaei cento clie aveT> 
sotto : addormentata, li vide in aogoo* 
All'alba, si levò, e si mise tosto in cam- 
mino alla Tolta della villa, dove si tro- 
Tava Lncia. 

- Questa, dalla sua parte, qnantonqae 
non le sì fosse scemata in nulla quella 
gran renitenza a parlare del voto , pd- , 
re era risolata di farsi forca, e di aprir- 
■ene colla madre, in qoel colloquio, che 
per Inngo tempo doveva ctiianiarsi 
r ultimo. 

Appena poterono esser sole , Agn«- 
•e, con una faccia tntta animata , e in- 
iieme lo nn tuono sommesso di vocCj 
come se tì foMestato presente qnalejie' 



defl'l 



daiio,a cui ella bob roleiie t»n\ inten- 
dere f cominciò : a t' bo da dire nna 
; » e Kgaitò raccMitaDdo 
.' inaspettata ventura. 

* Iddio lo benedica quel signore , » 
diwe Lacia : " coti avrete da atar be- 
" De «oi, e potrete anche lar del bena 
" a qnalchediin altro. „ 

" Come! „ ri«pose Agnese; " non 
" Tedi ({u ante cose poa^am fare, eoa 
" tanti danari? Senti; io non fao altri 
■ che te, che voi due, posso dire; per- 
" cbè Reoxo, da che ti cominciò a par-» 
" lare, 1' ho Eempre risgoardato com* 
" UD mio figlinolo . Il tatto sta , chs 
" non gli sia accaduta qualche disgra^ 
" sia, a vedere che non dà segno di ri' 
" ta: n» eh ! ha mo da andar tati» 
" male? Speriamo di no, speriamo. Per 
*' me, avrei avuto caro di lasciar l'oa* 
" aa.oel mio paeiei ma ora che ta non 
" ci pooi stare,in grazia di quel hìrbo.* 
" ne, e anche solameote a pensare di 
" averlo vicino, colui , m' è direntat» 
" amaro il mio paese : e con voi altri 
" io sto da per tutto. Ero disposta, £a 
'< d' allora , a venir con voi altri , an- 
X elle io capo del mondo: e V>^ Km« 



5o , 
» pm stata Ìd frropotitO( tTO,MDM d>i> 
" nari, come si hfCtjótd adeuo/Qoei 
'" qvattro , che qnal powentto avetA 
" inetiì da porte , con tanto stento e 
*' con tanto rJEparmio, è venata la 
" giustizia, ebafotto netto; ma in com- 
** petnoi il Signore ha mandato la fbr- 
" tuna a noi. Dunque , qnando arri 
" trovato il bandolo di hr lapere se A 
" vivo, e dow'i, e che iotentioAi ha> ti 
" vengo a pigliare io a MDano ; io ti 
" vengo a pigliare. Altre volte ci arrel 
" pensatoBn, ma ledisgrat'refannodi* 
" ventai: dirinvolti e ÉpertijfinO a Mon- 
" sa vi sotto andata , e so che cosa i 
" viaggiare. Prendo con ma an nomo 
" di proposito , no parente , come sa- 
*^ rehbe a dire, Aletsio dì Maggìanioo: 
" che, a volerdir proprio in paeie, on 
" nomo di ptoposito non </ è roica; 
" vengo ittEieme con lai : gii la apesa 
" la [acciaino noi, et., capisci? . . .» 

Ma scorgendo che, invece di bdÌ- 
lUDrEi, LncV t' ondava accorando , e 
non mostrata «he una teneresta Bensa 
consolazione , latciò il discorso a m ex- 
io , disse .* ■ ni* ohe cosa bai ? Bon U 
4 pare ? ■ 

...... .C„.>yk- 



St 

« Forerà numora ! icUm^ Luci* 
gettandole on bnocio «ttomo al collo, 
« diiouidDle ■al «eoo la faccia pian- 
gente. 

■ Che e'iì » dimasdi di qdoto aiH 
■loumeote la maulre. 

■ Arrei dorato dirvelo prima, • 
diase Locia, aluado e ricoqipouodo il 
Tolto , < ma aoa bo mai arato cawe: 
> compatitemi. » 

« Ma di' sa, dunque, n 

« Io DOD posso più euer moglie <U 
« quel poveretto ) > 

« Come? come? » 

Locìa, col capo basso, col petto an^^ 
lante, lagriataBdo tenta piangere , co» 
me cbi racnonU cosa che,,qBaiid' ao- 
che foMe arantura, non è mutabile, ri- 
rdà il roto ; e ìnaiome , giagneudo le 
mani, cbiesa^i oooro perilooansa alla 
madre , d'arar taciuto Sno allora ; la 
pregò di noD parlar dì un tal fatto con 
anima rirente, e di -darle aiuto, di fa- 
cilitarle la Tuij ad adempiere ciò che 
^ arerà pronaewo. 

Agnet9 ero rimatta stupefatta e co- 
■ternata. Volerà «degnarsi del silenslo 
l»(Uto con lei ; ma i gruri pensieri del 



caso soffocavano qael cmccìo persona- 
le ; roUva rìmproYerare il fatto; loa le 
parerà che sarebbe un pigliarsela col 
cielo : tanto pi& cfae Lucia tomaTaa 
dipingere, piàTÌTameote che mai, qael- 
< la Dotte, le deiolaiione così nera, e la 
Balate cosi insperata , tra le qaali U 
promessa era stata fatta, cojì espressa, 
così solenne. E intanto, all'ascoltatrìce 
yeniva anche in mente onesto e qneN 
l'esempio, che aveva oditi raccuntar 
più volte, ch'ella stessa aveva raccon- 
tati alla figlia, di castighi strani è ter» 
ribili, venuti per la violazione di qual- 
che voto. Stata così alcnn poco attoni- 
la, disse : ■ e adesso, che cosa farai? 

« Adesso, » rispose Lncia, «tocca al 
c( Signore di pensarci; al Signore e al- 

■ la Madonna, Mi sono posta nelle lo> 
" ro mani: non mi hanno abbandona- 
« ta finora : non mi abbandoneranno 
« adesso che ... .La grazia che do- 

■ mando per me al Signore, la sola 

■ grazia, dopo 1' anima , è che mi fuc- 



eia tornar 


con 


vo 


: e me 


la cono 


ede- 


rà, Si,m 


la 




cederà 


Quel* 


ior- 




qn 


ells 




Ah 




quegli 


■uo- 



53 
a nini ... ! chi mi avrebbe detto che 
< mi menavano da quello , clie mi d»- 

• vera menare a trovarmi con voi, il 

a ^omo dopo ?» • ' 

n Ma non parlarne anbito a tna ma- 

• dre ! u dÌMB Agneae con un certo 
coiruccio smoruto di amorevoleua e ^" 
di pietà. ■"'' 

m Compatitemi; non aveva cuore .... 
t e s cbe lerriva di affliggervi qaaiche 

• tempo prima? * 

■ E Renio 7 I diue Agnete , icrol- 

■ landò il capo. > 
f Ab! ■ Hclamò Lucia , tratalendo 

■ sabitanieDte,ionon cibo piò da pen- 

• aare a quel poveretto, G^ Iddio non 
(c areVa destinato .... Vedete come 

■ pare che ci abbia voluti proprio te- 

■ Der separati. £ chi sa ... ? ma no, 
( no.- il Signore loavrà preservato dai 

■ pericoli, e Io fari esser fortunato ai». 
« che meglio, Bensa di me. M . 

< Ma intanto, » ripigliò Agnese, ce (e 

■ non fosse che tu ti sei legata per sem- 

■ yn, a tutto 1 1 retto , quando a Benso 

• non sia accaduta di^raaia , con quel 

• danari io aveva trovato rimedio. > 

ti Ma qnei danari ,- ■ replicò Lucia , 
Ta>. V. S 



34 
K ci Mrtbbcro Tenati f w io ao& am^aì 
a pMSBta quella notte? ... E' il Signore 
B che ha T<4ato che tutto andaMe «oiù: 

* aia fatta la ma Toleotà. > E la parola 
inwì nel [nanto, 

A qaeli' alimento ìnaipetlato, A- 
gnese xiitette peniosa . Dopo qualche 
momento, Lacia , comprimoDiJo i aiiii- 
gnlti, ripigliò : « ora che la ooaa d fàt- 
m ta, bisogna adattarciai di buon cuore; 
R e voi, povera iDaniina , toì mi pò- 

* teteùntare, priou^ pregando il Si- 

■ gnora per la voitra povera figlia, 

* e poi ^ . . . bisogna bene che qaet po- 
ct «eretto lo Mppia . Pensateci voi , fa- 
« temi anche quarta cariti; cha voi ci 

■ potete peniare . Quando voi lapreta 
a dov'egli aia , itegli Krivere, trovate 

■ nn uomo ... appunto vostro cogino A- 

■ lesilo, ch'é un uomo prudente e ca- 

■ ritatevole, e ci ha sempre volato be- 
« ne , e non ciarlerà attorno : fategli 

■ scrivere da lai la cosa com'è , dove 
« ni sona trovata , come ho patito , e 
«che Dio ha voluto cosi , e che metta 
« il cuore in pac^a, e ch'io non posao 
u uuii mai esser di nessano.Eiirgli ca- 
a pii U con eoa buona graxia> spigar- 



55 
< di che ho prtmcno , due Iio proprio 
d'Atto Toto- . . ■ Qoaodo tapri che ho 
R promeno alla Hadootu .. , èienipra 
« auto dabbene .-E voi, la prima voi- 

■ ta che avrete lae naove,fateBii (crive* 
a re, fetenti sapere che i lano,- e poi.. . 
• non mi ftte piA nper niente. > 

AgneM,totta intenerita ^lucori la fi- 
olÌB chtt ogni con ai Darebbe come elle 
deaiderara. 

« Vorrei dirri od* altra con, n ripi- 
gliò qDMta: » qnel poveretto, ae non a- 
« vene aTUta la diigraiia di penurea 
aiiie,BOD gli sarebbe accadotoqnel che 
•e gli è accikdato . £ attorno pel mondo: 
tt sii brano rotto il tno aTTÌamento, gli 
a biBQO p<»tato via la taà roba , qnei 

■ risimrmj che ajvn fatti , poveretto , 

■ npete perché .... E noi aMnamo tan- 
« ti danari! Oh mamma ', giacché il Si- 
« gnore ci lu mandato tanto bene , e 
n and poveretto, è proprio vero die lo 

■ Tifgnardavate coma yortro ... si e» 
« me anfiglinok>)ob! file meti per onof 
m che, ticnro > Iddio non ci raancberA . 

■ Cercale di aver l'ocoaaione d'nn no- 
tt ao fidato , e mandatc^ieli ; che aa- il 

■ «iela oome De ha biaogne ! n 



ss 

■ Ebbene ? che cosa rcredì. 7 > rìlpo^ 
■e Agnew : r lo &rò mo darrero. To- 
« vero ^iovftnel Ferobd pensi tu obe 

• ia Tossi così contenta di qnei danari ? 

■ Ma . . . .1 io era proprio TContB qoì 
« tutta contenta, io^sta, io glieli loan- 
« derà i povero grovanelMa ancb'cglL... 

• so qtael cbe dicoi certo che i danari 
a fanno piacere a cbi ne ha bisogno; ma 

■ questi non saran qoelli che lo bccia- 

■ Bo incassare, u 

Lncia rendette graaiealla madre, di 
quella pronU e liberate coDdiscendeDan, 
con Dna gratitudine , con tin affetto, da 
Ktr mudìcare a chi l' ayessa osservata , 
che ti suo cQore facera ancon a piato 
oon B^naojfbrsepiùflbeella stessanoli 
9redeBse. - 

« E eensa di te , che Arò io po*«m 
ccdeiitie?! dista Agnese, piangendo «1- 
la sua volta. 

, ■ E iocensa di voi, miapoveramam- 
*• ipa? e, in casa di Tor^tieri 7 e laggiù 
« io quel Htlmia Ma il Signore 

■ satà con tutte e daej e poi ci iàrS tor-> 
a OSTO ÌMÌcme . Fra otto o no*e mesi ,. 
f ci rivedremo qei; e di <{«> allora , a 
« anche prima, spero, Egli airi afgis- 



m state le cose, per consolard . Leicn» 
« tao &re a Lai. La domauderi ietnpre 
« aemprealla Madonna queatagraifia. Sa 
« avewi qualche altra coiadacffarìrle, 
n lo ftnti,- DM è tanta miaericordioia , 
n che me la otterrà in dono, ■ 

Con qneate ed altre •imili, e pi& vol- 
te ripetat» parole di lamento e di con^ 
(òrto, di reptftlo, e di ranegnaiìone, di 
domanda, e di atiicarationedel tegreto, 
e con molte lB{;rìine,dopo langhi e rin- 
DoTati abbracciamenti , le donne li te- 
pararODo, promettendoli a vicenda di 
riTederù all' antunna Tegnente , il p'iA 
tardi; come te l'attenere stesae in loro, 
e come pure ai fii aempre in aimigliantl 
casi. 

Intanto comincia a pBBHrtnoltotem- 
no,seoz« cbeAgneae poteue ritaper nul- 
la di Remo. Lettere né imbasciate da 
parte di lui , non ne venÌTa : dì tatti 
quelli del paese, o del contomo, ch'ella 
ne potè domandare, netaano nt sapeva 
ponto più di lei. ' 

lU era essa la sola ohe facesse invano 
nna tale ricerca : il cardinal Federigo, 
che non arerà detto per cerimonia alle 
porere. donne» di Voler pigliare infor» 



$8 
nuìottIdAlpftVer'tiamo, arerà iobtU. 
MriUo lotto, per arenv ■ Tonwto poi: 
dalla TlaiU a Milano, a*era riceTnUrì-- 
■poiU, in cui gli Bi dicflTa , non potersi 
trovar ricapito dell'indicato soggetto^ 
che Tflraincnte eglj avera fatto qnalche 
soggionionel talpaete, doTenonaTeTs 
dato Dalla da dire, ma, aoa mattina, na 
era Koniparfo all' improiriio ; the aa 
aao pareDte,ilqaale lo arerà albergato 
qoiri, non lapera che egli foaie dirmn- 
to, e non poterà m non ripetere certe 
rocì io aria e contraddittorie che coi'- 
rerano, esaerai il giovane arioUto pel 
Levante , eiser pattato in Germania , 
perito nel guadare nn Snoie; che con ù 
.mancherebM di stare alle vedette , sa 
mai venisse fuora qualche notiiia pia 
(ondata , per fame tosto parta a saa si- 
gnorìa illastrissima e revereDdissima. 

Pia tardi, qnelUcd altra Voci si Ut- 
fusero anche Del territorio di Lecco, a 
Tennero per contegnenca agli orecchi 
d'Agnese. La povera donna beerà il 
poutbile, per appurare qnale Ciiae In 
rera , per arrivare alla fonte di questa 
e di quella, ma non riuiciva mai a tro- 
var di f i& di quel 4icono, che, por^ al 



59 
giórBO d'ofgl, balta da per tè ad atte. 
star UDteco»e.TBl«olta,Bppei» glÌMi'e- 
ra Itala contata una fTOiiTa nnallros' 
le diceva che man era rero niente; ma 
per dargliene in compeiuo an'altra, e- 
ga«lBienIe itrana o ninutra. Tntte ciar- 
le egoalineiite; ecco il fatto. 

Il governatore di Mitano e capitano 
geoerale in Italia, don Conialo Feroan- 
dea de CordoTa, aveva fatto an gran ri- . 
sentimento col >ignor reiidenle di Ve- 
nezia in Milano, perché od brigante, va 
ladrone poblico , an promotore di uc- 
cbeggìo «di aniiuacianiento, il fàmlg»- 
ratoLorenioTraoiaglinajCbe, ndlena- 
ni ateue della ginstitia, aveva eccitato 
■ommoiM, per iscanipaite a^ forca, Tom* 
■ccollo e ricettato nei territorio berga- 
maaco* Il retidente averarlcposto che- 
noD aapevB niente; scriverebbe a Vene- 
sia , per poter dare a ina ecoelienia 
quella spiegaiione che foaie del caco. 

A Veneaia si aveva per maiaìma di 
aecondare e di eoltivare riocliaaaione 
degli operai di «età mìianeai a traipian- 
tarai nel territorio bergamatco , •' 
quindi dl&r che vi trovaascm molti' 
TBDtaggi e, aopra tatto, quello aen» 



60 
di cai ogni, altro Jnolk, la nearem; 
Siccome pwò , fra doe eroMÌ litigantii 
qualche coia, per poco 3ib tia,lHK>^B 
BCinpra che il teno goda ; così Bortolo 
fu BTriMto in confidenia , non li u à* 
chi , che Heoio non istava bene in qnel 
paese, e che farebbe iRviamente a meU 
terai inqnalche altra fabbrìca,niutando 
anche nome, per qualche tempo. Bor- 
.toloioteieil làtioo, nani8tettea<tobiet-' 
t«re , spiega la coia al cugino, lo tolse 
eoa aà ÌB un celeuetto, lo coódaise ad 
un altro DOOTO filatoio, diicosto da 
quello forse quindici miglia, e lo pre- 
sentò, sotto nom« di Antonio Bivolta , 
al padrone, ch'era por nullo dello stato 
di Milano , e suo antico coDosceute . 
Qaaali , quantunque i tempi fossero 
«carsi, non si fece pregare a riceve- 
re un operaio che gli era raccoman- 
dato, come onesto e ahìie, dn un galan- 
tuomo intelligente .Alla prova poi , non 
ebbe che e lodarsi dell'acquisto ; salva 
che, in sul prÌDGÌptn,gli era sembrato 
chttit giovane ifoi^e estere nnpo'stor- 
dito di natura, perchè, quando si chia- 
mava: Antonio!', le pia Tolte noBri- 



6f 
~ Pde« d«fo, ri «riìaò i» VmttU, in 
ktil« pscatQ, ■! capitano di Barpmo, 
che piglÌMse » ieue iirfònusioae » m 
sella BOB gìiiri(dtuoW,'4 legiutamaite 
nel tal paew, li trotatie il tale toggcU 
to. Il capìtaoQ , fatte le «ne diligeiue, 
al moda che ave* a C4pilo che à vol^- 
Tado, Inumile Ib risposta Degativa, la 
qoale fa'trjttineiM al retìdente in Mila- 
no, che la tra>niettea«t a dui Goosalo 
Femandea de CordQva. 

non mancavano poi oiirÌMÌ , che ▼«• 
Imww laper da .Bortolo , percfal qqel 

Strane non o' era pia, e dorè fotu an> 
lo.AIU prima incoiesta qnegliriipon- 
dera : ** ma! è acontparM . ■> Per nuiD> 
dare in pace i pi& intiiteoti., aania, dar 
iato Boapetto ai quel che ^'^em da*i»- 
To, aveva trovato di ■ regalar loro) a olù 
l'nna.', a chi l'altra delle notiaie da noi 
riferita di sopra: peri» ccqtecosc incer- 
te» che aveva andi'agli intese lacconta- 
i¥)>eDaa averne no ragenaAlio positivo. 
•Ma iqnanda la domanda gli venne fatta 
per comnÙMÌoiie àel cardinale , spnia 
nominarlo, e. con un certo apparato. 
d' iraportania e dimi*t^o,U«cÌBDd<t in- 
tendere ch'egli era in nome di nn gran 



jMraansggio ; tanto piA Bortolo a'ii^^ 
loi} , e gìndicA DecfltMrio di attfMni 
al luo metodo dì ntponderot anu, traU 
tandoii d'an gran penonauio, diede 
in qn> T<^tM tntte le notitte OM aveva 
(Umpate ad cma ad nn* , in quelle dì> 
vene occorrenie. 

non ÈÌ creda peri che don Gontalo , 
un Bienore di quella sorta , I' «ve«« 
proprio diTnro col povero fibtore di 
montagna; che in fbrmattf forte della jrw 
riverenta mata e delle male parche det- 
te da colai e) ino re moro incatenalo 
per la gola , vttletle fare nna tot ven- 
detta ; o eoe to credeaw an soggetta 
tanto pericoloio, da penegnitaiTo a»- 
cfae fnggente, da non lasciarlo ^vws 
andie h>ntano , come il senato romano 
eoa Annibale. Don Goosalo «reva IK^ 
pe e troppo graodt cose in testa , per 
pigliarsi Iirig& dei fiitU di Renio; e se 
parre cbe se ne pigliasse , ciò venne dft 
un concorso singolare dì circostsnse , 
per cni il poveraccio, sensa volerlo , m 
senxB saperlo, né allora né mai , li tr»< 
Vii, con an aotf jliMÌmo e ÌDTÌsibile filo, 
appiccato • quelle troppe e troppo gran- 
il cose. 



CAPITOLO xxvir. 

^''ii piji d'ana volU e' è occono di 
&r mcnsioos della goem che alloin 
bolliva', por la (occeMiune agli atati 
del doca ViiKento Goouga', mcodcIo 
di quel oomejOiB c'^,occor«o sempre ìd 
momenti di graa fretta: liccbé noa ab' 
biaino mai potato darne più cfae oa 
venno alla •laggita. Ora però, all'in- 
teilìgenxa del noatro racconto ai ricbi»- 
de proprio d' avente qualche notìiia 

S'ji particolare . Sono cote che chi m 
■toria le ha da lapere; ma liccorae, 
per no giusto Kotimento di noi mede- 
simif dobbiamo sapporre che qoest' o- 
pera non poeta esser letta , se nim da 
Ignoranti; così non sarà male che ne di- 
oiaioo qnì quanto basti per inCarinarne 
chi ne avesse bisogno. 

AbbUm detto che , alla morte di 

El duca, il primo chiamato, in linea 
uccessions, Carlo Goataga, capo di 
un ramo.cadetio trapiaotato in Fran- 
cia, dove poeiedeTa i ducati di Nevers 
e di Rlietel, era entrato el possesso di 
ILmtoiaieorHaggiujigiiima, delUou- 



ferrato:.eU la frotta apponto ce )'a««- 

Ta fatto lafcìar nella penQs.II miniitero 
epagnaolo , clie voleva ai ogni patto 
( abbiam dttto anche qveito) ewladere 
da qaei iloe feadì it naovo prìncipe, e 
per escluderlo avera bitognod'aaa ra- 
gione (perche le guerre (alte lenu 
una ragione aarebbero iiigin«te) , s'era 
dicbiarata (Ost«DÌtore dì quella cbe 
pretendevano avere , au Mantova db 
altro Gonaaga, Ferrante , prinnpa di 
GuBitalIa; sul Monferrato Carlo Èma- 
nnele I , duca di Savoia, e Margherita 
Gontaga , dncheiia vedova di Lor«ia. 
Don GoDialo' , che era della caia del 
gran capitana , e ne portava il nome, e 
«le aveva già fatto la Buerra in Fian- 
dra , ToglioM oltreniodó dì coadaroe 
una in ìlaha , era ferie qaegtì che fa- 
ceva pi& fuoco , perché questa •■ ìn- 
traprendei.'e ; e intanto, interpretando 
le inteniioni e firecorreiKÌa ^i ordini 
'del ministèro suadettu, aveva conobia- 
so col duca di Savoia, un trattata d'i»- 
-vaiione e di partigione del Monferrato; 
e ne aveva poi ottenuta facìlmeote Is 
nti5caijone dal conte duca , persoa* 
dendo^li juolto agevole l' acquisto di 



65 

Cnsale, cbe era il ponto pi& dìCato deU 
la parte pattuita al re di Spagna. Priv 
teitara però, iir nome di questo, di ni>n 
Tolere occupar paese, te uon a titolo 
di deposito, fino alla seatensa dell' im' 
peratore; il quaie, tra per gli nGcj al. 
trai, tra per suoi proprj motÌTi , ave^ 
Ta intanto negiita l'invcititara al nuo- 
ro duca, e intimatogli die rilaaciusse a 
lui iu seijuestro gli stati controf ersi : 
egli poi , iDteee le parti , Il rìmettetelj- 
be a cbi di ragione . Al che il rieiers 
non ■' era Vdiuto piegare. 

Aveva egli pare amici d'importali, 
za: il cardinale di Ilicliclieu, i signori 
venezIaDi , e il papa. Ma il primo, im- 
pegnato allora Dell'assedio della Roé- 
cetla , e in una gaeira coli' Inghilter- 
ra, attraversato dal partito della regina 
madre, Mariade'Medici, contraria, per 
certe sue ragioni , alla casa di Naver* , 
iiOD poteva dare cbe spiTaoie. I vene- 
tiani non Tolevaoo muotersi , né man^ 
co dichiararsi, 'se prima un esercito 
tVsucese non fosse calcito in Italia j 
e, aiutando sotto, mano il duca come 
potevano, colla ciirte di Madiidacul 
g' >T(irnatore di Mijauo stavano auLljB 
Tom. V. 6 



66 
prDieite, nlle propoite, ralle Morte. 
zionl, placide o mimccÌMe , Mcondo i 
montanti . CJrI>aaia Vlil mcconuinda- 
VB il Bfoven agli ennici, ìotercedeva in 
Ruo faiùre presso gli BTTersarii, faceva 
progetti d'accordo; di metter gent« in 
«ampo non ne roleva adir novella. 

Gob) i doe aHeati alle offeie potero- 
no , tanto pia Bicoramente , cominciai* 
r impresa concertata. Carlo Emnnaete 
era entrate, dalla sna pKrte, nel Mon- 
ferrato; don Gonialo «reva posto, dì 
^ran voglia, l'astedio n Casale; ma non 
TI trovava tutta quella soddisfaxione 
che ae n'era promessa: ebe non crede- 
ste obe nella guerra lia tatto rose. La 
corte non lo serviva , a gran peixa , di 
tatti i Tneszi ch'egU chì^ede.TB; i'atleato . 
lo serviv» troppo; voglio dire che, do- 
po aver presa la su» porzione , ne an- 
dava prendendo di quella assegnnta «I 
redi Spugna . Di che don Gonzalo ar- 
rovellava quunto si possa dire ; ma te- 
mendo , se taceva appena un po' di ro- 
iBore , che quel duca , così attivo nei 
maneggi e inabile ne' trattati , come 
prode nell'armi , si volgesse alla FVan- 
•ia, doTtrm cfaittder l'occhio, rodei-s 



«9 

Badar» insle» in lungo, tdlvolU all^- ^ 
dletro,Qpel coDlegno Hido, arvcrtìtaf -" 
riioluto degli uaediati,* p«r«terliù 
|raca gesta,«^l dira di qualcbaitorìco, 
jiai molti i^ropuùti cb« fkcera . Su di 
r.h* D(M bacinolo la nriìÀ » mu luogO) 
diipotti anche , ^foda I& com foM« 
realmente cori, a tr»iriirla di» kelliui- 
m» co«B , te fa ca^iiMia , cbo iu qacll* 
jiD|treB« iteiio resUti morii , amoiii- ' 
ca^i, atorpiati qiulcbeiiapiiiit dimODo, 
e, ceterit paribut , sDobe aolUototui 
po' naca d^iODeggiaLi i tegoli di Caiale. 
la qaetti {ranocuti, gli •opravfume t^ 
nneva della «edÌuon<! di Mibno, per Lo 
cbe egli oi accori^ in persom. 

Qai, nel ragguaglio che ^i ai diede, 
fa ùt\» ancbe laenaioue della luga ri- 
Lolle e clamoroM di Benso , Ani full! 
veri a aupposli clie «Teirutu dato cagio- 
Dfl alla presa di lui ; e ^li ii leppe ua- 
che dire cbe questo tele a' ery rifug- 
gito >ul territorio di Bergamo. Questa 
uircoataoia fermò 1' atteuiioae di don 
GoDsalo. £ra egli infonnBto da tott'aU 
tra parte, come a Veneiia a' era preau 
^«od' anitno , per la tominoisa di Mi- 



'iano; wmiB, da principio, tì «' era cre- 
thito ch'egli ne sarebbe coctretto di 
levar le tende d'attorno a Casate; e co- 
me yi si leneTB ttitlavia ch'eglttie ster- 
ne a cupo basso e in gran pensiero: tan- 
to più che , subito dopo quell'avieni. 
mento era giunta la notiiia , aoipimla 
da que' signori e ternata da lui, della 
resa della Boccetla. £ sentendo dispia- 
tere assai, e come uomo e come politi' 
co , che que' signori aTessero un lai 
cnncetto dei fatti suoi, spiava ogni op- 
portunità dì lameli ricredere, e di per- 
linnderli, per ria d' induzione, che non 
BTea rimesso in nulla dell'antica baldan* 
ta; giacché il dire esplìcita mente, non 
ho paura, & come non dir niente. Cn 
buon nieito è dì' fare Ìl disgustato , di 
querelarsi, di reclamare; e perciò , e*- 
nendo *enuto il residente di Veneiìa a 
largii UD complinieuto , e ad eaplurare 
insieme nella sua faccia e nel suo con- 
legno, come ^li stesse di dentro, (no- 
tule taltn;che questa è politica di quelU 
vrcchia fina) don CoreìiIo, dopo d'aver 
parlato del tumulto, legger noe n te e da 
uomo che ha già messo riparo a tatto; 
f»C4 quella passata che sapete ìdUhtm & 



B«Ba(^ toma Mpstt andit qv*! cIm'IM 
venne in tegaito.Dopo ii cbe, ano l'oc- 
rupòaltroa' un affare cosi minuto e, 
(|BdDto a luì, terofinat»; a qi|,HDda poi^ 
bnoD tempwdopojgli per*eÀie U rtapo- 
ita^kl campo sopra Casale, dov'era tot* 
iiato , e dove aveva tutl' altra pur la 
mente^lsò ndimanòla testa, com* nn 
baco da seta che cerelii la foglia; badi 
UB istante , I er farsi toroar vivo nella 
luerooria qnel fatto,di cei non li rima- 
nera pia cbeup' umbra; si riaoTveuoa 
della cosa , ebbe no' idea fugace e in 
nebbia de) penonaggio,' paaaò ad altro, 
e non ci pensò più. 

Uà Renio , il quale , da qnel poco 
ebe gli s'era fatto vedere in nube, deh- 
vevB preanpporre tutt' alUo che una 
così benigna non CDranEa<, stette un 
pesao sena' altro pensiero o. per dir 
meglio, leni 'altro studio, obe di lÌTer 
nascosto . Pensate se ai struggeva di 
mandar sae onove alte donne , e di aa 
veme io ricambio; ma v'era due gran- 
di dìrEoolti. L' uDa,cbe sarebbe stato 
mestieri anche a lui dì confidarsi ad un 
segretario, perchè il poveretto non sa* 
peva aGriTere , né an*^ l^ggei^e > nel 



7» 
Benao ottMO cMla parola; a is, iotano- 
«ato di vìi , GwneforH Vi rioordente, 
dal dottor ABEeccu-garbogli, Brera ri- 
sposto di al, Don fumica un tanto, una 
suarata , come si dice ; roa era il vero 
che lo stampato lo lapera leggere, eoa 
un po' dì tempo : lo scritto è un'altra 
cosa . Gli conTCDiTB dunque mettere 
un lerio a parte dei suoi interessi, d'un 
BCgreto cosi geloso: e od uomo che sb- 
peise tener k penna ia mai», e di cui 
uno sì potesse fidare, a quei tempi non 
si trof ara cosi facilmente ,- massime in 
un paese,doTe nonsìavesse nessum an- 
tica conoGcenia. L'altra diCScolU era dt 
^vere anclie an corriere; un uomo che 
andasse appunto da quelle |>arU , che 
'volesse incaricarsi delta lettera, e dar- 
si davvero il pensiero di ricapitarla; 
tutte cose aoclie queste , difficili a ri" 
i^ontrarsi in un uomo solo. 

Finalmente , a forca di ctrcare e di . 
tastare, trowò chi scrìvesse per lui. Ma, 
non sapendo se le donne fossero anco- 
ra a Munsa, o dove, stimò Bene di far 
chiudere la lettera diretta ad Agnese 
in una sopraccarta coli' indirisso al pa-> 
dre Cristoforo , e eoa due righe anche 



per Ini. Lo Kriniia praKa&cbe i'm- 
soDto di far rie^itara il plica j looon- 
i^nA >d ano cbs dovera pauare dod 
lontano da Pescarenico ; qnetti Io la* 
sciò, eoo molte raccomandaiioni, Intuì 
albergo della via ^1 punto il pi&Ticino; 
trattandoti che il plico era indirisiato 
ad ao conrento , vi pervenne ; ma che 
ne aTTeniste di poi non s'è mai laputo, 
. B.enso,tion vedendo comparir rìipoita, 
fece stendere nn'altra lettera, a un dì- 
preaio come la prima, e acchiuderla in 
od' altra ad un lao conoscente di Lec> 
co, o parente che foise. Si cercò un al- 
tro portatore, ai IroTÒ; questa volta l^ 
lettera arriva a cai era indiritta. Agne- 
w troltd a Maggianico , se la fe'legge- 
re e apiegare da qoell' Xlessiu ano cib- 
gino : concertò con luì una rispoata^ 
che egli mise in iscritto, si trovò meato 
d'inviarla ad Antonio Eivolta nel Ino* 
go del suo domicilio : tutto qgesto pe- 
rò noo così speditamente come noi lo 
raccontiamo. Aenzo ebbe la risposta, e 
col tempo mandò la replica.Io sominA, 
sì avviò fra le due parti nn carteggio,' 
né rapido né regolare, ma pare, a mI- 
u e ad intervalli^ oontinaato. 



Ma , per arerà qd' idM dti^aél CH* 
te^io I bUogoa Mp«ro aa po'cmufl'MH 
dMwro allora tali cc»e,aDii eooaeiada- 
im; perchè , in quetto particolare, cr«- 
do ci sia poco o nulle di malato. 

Il fbrcM che non h icrÌTere , e cb« 
ai tjrova al punto di avere a scnTara , 
li rivolgead uno ohe conosca qnell'arte, 
IM^tiandola , per annoto può , fra qneU 
li della sua condisione, percliè degli al- , 

''> tri si perita a si 6da poco ; lo iolarraa, 
eoo piA o uiRuo ordine e perspitmiti , 
degli antecedenti; e gli eipone nello 
Btetio modo i concetti da doacrivenì. 
Il letterato, parte intende , parte fr^n- 
t^nde , dà qualche consìglio , propone 
qualche cangiamento , dice : lasciale 
fare a me ; piglia la penna , tira come 
paò, dalla lingua pHrlata alla icrìtla il 
concetto che ha riceiuto , lo corregge 
'a suo loodo, lo oiiglion, carica la m»- 

, . no , oppare amorta , omette anche , ae- 
condochè gli pare tornar meglio alla co- 
sa : perchè , non c'è liniedio, chi ne aa 
pìùdeglialtri non vuol essere «tromento 
materiale nelle loro mani ; e aoando 
entra negli affari altrui, tuo! anche fiir* 
jjti andare a suo modo. Con tatto ciò > 



73 
a) lctt««k> tnildetti) non vien lempre 
fittto di dire lutto qneUo cbo TorrebU^; 
talfolta gli accade di dire tutt' altro: 
accade anche a noi , che «criviamo per 
la stampa. Quando la lettera coi) god- 
cbìiua perviene alle mniii del conì- 
tpondente, cbe egualmente non ha pra- 
tica dell'abbici, egli la porta ad un 
altro dotto di qael calibro, il quaU 
gliela legge e gliela dicbian. Nascono 
delle qnlationi Boi modo d' intendere ; 
perchè r intereHato, fondandoli mila 
cognisione dei &tti antecedenti , pre- 
tende che certe parole vogliano dire 
una cosa ; il lettore , stando alla pnti- 
GB eh' egli ha delia compoBiiione , pre- 
tende che ne vogliano dire un'altra. Fl« 
nairoente biaogna che chi non «a ai 
metta nelle mani dì chi aa , e dia a lui 
l' incarico della rispotta : le quale , fat- 
ta al modo della propotta , n p«i sog- 
getta ad una ioterpretaùone •imilc Che 
n , per giuote , il loggett» della corri- 
ipoodeiiEii è un po' geloso , ae «i ai ha 
a trattare di affari segreti, i quali non si 
vorrebbe lasciare intendere ad un teno, 
caio che la lettera andasse in sinistro ; 
te, per questo riguardo, vi Ù metta 



7* 
nncbe rìnteimos« poùUn di noa Air 
1^ cme Bff&tto chiara,- nllora , par poto 
che la corrrtpoodeDia d^ri, U parti fi- 
Dùcono ad iuteodtirti fra loro come aU 
tréTottedaetcolastic! cbe da qaatU''i>ra 
dispataaiero aolb «ptelecbia r por non 
prender aimilitudine da cose «ive ; cht 
■i- oi avene pò! a toccar^ ^alcbe »cap- 
pel lotto. 

Ora, il.caw dei noitiì due corrispon- 
denti era appunto qaello cbe abbiam 
ditto., La primu lettera tcrittA in nonaa 
(lì Benso couteoeva molte maleriia. Da 
prima, oltre an racconto della &tga, 
più conciso d'aiMÌ , ma ancbe pia mat- 
composto di quello «ha abbiam dato' 
noi, un ragguuglia dalle eircostanae at- 
tnalì di loi j dal quale , tanto Agmeae 
quanto il suo turcimanno furono ben 
lontani di ricavare an concetto tocìdo 
e iolero ; avvito Kgreto , cuo^jiament? 
di nome , eiaers sicuro, ma dovere atac 
nascosto ; cose per tè nou troppo fomi- 
gliari ai loro iutelietli , e nella leUera, 
dette ancbe un po' in cifra. V era poi 
delle diniande affannose , appassionate, 
sui culi di Lucia , oon dai cenni scuri • 
dolenti , intorno alle nei «bu l'em» 



Mimte fina a Renso. V'mJAp Gnslmfn- 
tB Kperanse incerte , * latitane , diwgnr 
lanciati oell' avveidre , « Intanto prcH 
meaie a preghiere di mantener la lede 
data , ifi non perdere la paùenia ni il 
coraggio , di aspettar tempo. 

lassato DO po' di metto, Agneae tr»- 
TÒ nn métto fidala di (ar perrenìre a)- 
lemani di Itenio una rìspnala, coi cìn* 
qnantB acadi , asiegnatigli da [^ncia. 
Al veder tapt'oro, egli non lapGTa cVie 
si penure ; e, coli' animo agitato da 
ona tnaraviglia 9 da DBa anapenHono' 
ohe non datnti Ittt^ a campucenia , 
eorse in cerca del legretarìo , pfir farsi 
ìnterpreiar la lettera , e arar la chiare 
d' va eoli ttraHO miataro. 

Netta lettera , il aegretarlo d'Agnete, 
dopo 'omlcbe lanento ndta poca per- 
spicuità della proposta, Wb iva a descri- 
Tere in un modo per lo ttieno altret- 
tanto taiDcntevole , la trflitienda stona 
di qaella persona ( tóù diceva ]; e Qui 
rendeva ragione dei cinananta senfi ; 
poi scendeva a parlare dal voto, ma per 
vis di perifrnaì , aggiungendo , coti pa- 
role pA dirette e (pieganti: il conaiglto 
di mettere il cuore in paco , e di noo 
'puntarti pììi. 



BeDKO", poco' mancò che non «e la. 

pigliasse col lettore interprete : trema- 
va , inorridiva , s' infuriava, di quel che, 
a*eva inteso , e di quel che non aveva 
potuto intendere. Tre e quattro volte 
si fece rileggere il doluioso scritto, ora 
intendendo ineglio, ora divenendogli 
baio ciò cbe gli era parato chiaro da 
prima. £ in quella febbre dì pasMoni , 
volle oLe il segretario desse subito ma- 
no alla penna , e rispondesse. Dopo le 
espreisioni più forti cbe si posMno ini- 
maginure di pieti e dì terrore, pei casi 
di Lncia ; « icriiete, u proseguiva det- 
tando , « cbe il cuore in pace io non lo 
« voglio mettere, e non lo metterò 
« mai; e cbe non sono pareri da dare 
«. a DB figliuolo par mio ; e che i da- 
f nari io nonli toccherò; che li ripoa- 
« so, e li tengo in deposito , per la 
* dote della giovane ; che già la giuva- 
« ne ba da esser mia ; e cbe io non ao 
« di promessa ; e che bo ben seiapre 
« inteso dire che la Madonna e' entra , 
« per aiutare i tribolati , e per ottener 
<c delle graEÌe,nia per far dispetto e 
« per mancar di parola , non 1' ho in- 
« teso luai ; e che codesto dod può sta- 



■77 
« re ; a die » oon qneiH danari , ab. 

■ bianiO'a far eaaa qui; eche, «e ades- 
( 90 «ODO no po' imliro^lMto , 1' è aaa 

■ borraMa «be patseri préato. » E co- 
se limili. Agneae ricevè pai qaella teU 
(ere , e fecd riacriTere; e il carteggia 
continui , al modo che abbiam dettu. 

Lacia, quando la madre ebbe potato. 
Don to per qaal meuo, iìirte sapere 
che quel tale era tì«o e in aalvo e ar- 
vvrtito , aeatì hd gran ■olliero , e orni 
'deiideraTa plìi altro , ss non cbe egli ai 
dimentieaBie di lei; o , per dir proprio 
la con appaptino, ch'egli pensasse a 
dimenticarla. Dalla ma parte « ella fa^ 
cera , bento tolte il giorno , «na riso- 
Jacioneainiile riguardo a Ini ,- e adope* 
rata anche ogni meno, per mandarla 
ad effetto. Stura indefessamente al la- 
TorOjCercaradiattaccarTÌ tatto l'aniioOi 
quando l' immagine di Hedso le kì pre* 
aenlava , ed ella a di^e o a cantare ara« 
xioni colla imMté, M»4]^airimQia^oe, 
preprrocamese a«eiM 'aiuto' maliai», 
non veniTa ^ler lo più , ooa^ alle acoper* 
ta ; s' intrometteva di soppiatto dietr4 
alle *kréj, iii modo: ohe la tnents non 
t' «eooi^eiae-d' aYerlàrÌGewta!,*«Don 

' Toca. V. 7 



78 
òopoifamiàtet/emfo ch'^a Vart^ U 
pensiero di Lbcìb sUt* tovAote colU 
madre ; come bob tì HreUw >Uto ? ; e 
il Eenao idntc TcniTa pian piano* 
mettern in lena , come il reale aveva 
&tto tante volte. Ceà con tutte le per- 
■one, in tatti i luoghi , io tutte le me- 
morie del paMito , colui si veniva a fii>< 
care. E se b poveretta ai la»ci«va andar 
qnalclte v<dta a butastìcare nella oico- 
rità del suo avvenire , ancbe It egli 
compariva , per dire , ae non altro: io, 
a bnon conto, non vi (arò. Pure , *e il 
non pensare a lai era impresa diipcra- 
ta, a pensarvi manco, e manco ìnlnua- 
niente etie il cnore avrebbe voluto. Lu- 
cia vi rmiciva fino ad un certo aegno. 
Vi aarebbe anche riuscita meglio, lefo»- 
le stata «ola a volerlo. Ha v' er^ donna 
PraBsede , la quale tutta impegnata dal 
csDto *aoa turledall'animo colui, non 
. aveva trovatomigliwespedieBte che di 
parlargliene apeiao; « Ebbene ? » le di- 
cevR : Il non pensiamo più a colui ì » 

* Io non penso a neuuno, ■ ritpofr. 
deva Lucia. 

Donna Frassede non li lasciava a\ 
pagare da una rriporta si 



asciava ap- 
lile; repli- 



r ratti a bob pm- 
Tol« , li itcnde» «1 caatnme delle gKV- 
TMii , le quali , diceva ella , « quando 

■ hanno posto il cBore annoacapestra- 

■ to, (ed é lì ctie tiaDDO proprio ilpeiw 

■ dìo ^ non ne In roglioao più stae- 

• care. Un partito oocito ; ragionevo- 

• 1« , d' aa galantuomo , d' un nomo 
« aaaeatato, che, per qualche acciden- 
9 te , Tada a monte ; aon anbilo raaae- 
n goate ; ma uno tcavesaacollo , 4 pia- 
li ga incarabile. » E allora cnmincia- 
ra il panegirica del povero aiMnte, del 
ribalao venato a Milano , per metterlo 
a bottino e a macello : e voleva far con- 
fesaare a Lucia le bricconerie che colai 
aveva fatte , anche al ano paese. 

Lucia , c^Ia voce tremante di ver- 
gogna , di dolore , e di lineila indegna, 
sioue che poteva aver Ioobo nel ano 
animo dolce e nella mu umile fortuaa , 
aateverava e attestava, che, al sno pae- 
tt>, quel poveretto non aveva ma! fatto 
dire di ti, altro che bene; avrebbe va- 
luto ^ diceva, cl^e foste presente un 
cjnalnnqne di li , per domandare il sno 
teatiroooio. AnoM snlte avventore di 
UilsDo^ nello qnali ella DOR poteva ver 



nire aì iMftieclari, lo difendeva , «p» 
paolo colta comiMeiua che a«na dì Ini 
a de' «noi portamenti fitto dall» laocinl- 
lusi. Lo i'demivn a si propoB«Ta di 
dilcnderlo, per p«ro dovere di carili, 
ppr amore del vero e , « dir proprio la 
ibrmola colla quale ella apiepTa a sé 
■tessa il iDO lentimento , cine prosù- 
mo- Ma da qDctte apologie dontta Pras- 
■ede traava ikiotì argoneoti , per can> 
vincer Lucìa che il ano coare era tnt- 
taTia pei^nto dietro a colui. £ per Te- 
riti , ìb qoci Domenti , non saprei ben 
dire come la con fotse. L'indegoo ri- 
tratto che la vecchia bceva del pove- 
retto, ritTegliava , per oppnsitione, pi& 
TITO e pia dìetinta che mai nella meato 
della gìoTane 1' idea che ti s' era (or- 
mata io naa così loBga oóosaetndine ; 
le memorie eoffocatc a Soactn , ti stoU 
gevano io folla ; 1' avversioDe e il di- 
aprezio richiama*aiH) tanti antichi mo-. 
tir! di atinia e di simpatia; l'odio ci»* 
co e vialento taceva aorgait piìk fwte 1» 
pieti: e con ^oeali affelli, ohi sa.quanto 
vipoteKcewere o npn eESiSre di qcet- 
l'attro che. dietro ad easi s' introdoce 
CO«ì&ciiinentfl negli animi; figtviaKiO- 



t\ eh« «ma Tari tn qvelli, donde •ìtrtit' 
ti di cacciarlo per fona . Comiudijdi 
■ia , il ditcorao , per la parte di Lucia, 
non aanbbe mai andato molto in lun- 
goi che ben tosto le parole n riaoUcTa- 
DO in pianto. 

Se donna Prasiede foiae alata mossa 
a trattarla a quel modo da un qualche 
odio inTcterato contro di-lei; forse quel- 
le lagrime l'arrebbero linta e fatta tti- 
cere ; ma • parlando a fin di bene, to^ 
cava innaozi, senta lasciarsi srfiuoiere : 
tonae ì gemiti , i gridi BUpplicbeYoli , 
potranno ben raltenere l' arme d' aa 
nemico , ma non il ferro d' un chirur- 
go. Fatto perà bene il suo dovtre per 
quella Tolta, dai rinfaccjamenti e dallo j' 
bravate veniTa alfe esortazioni , ai con- 
sigli , conditi anche di qualche lode , 
per temperar coti l'agro col dolce) e 
ottener meglio l' efictto , operando snU 
¥ animo in tutti i versi. Certo, di quel- 
le batoste , ( che arerano sempre a un 
dipresso lo stesso prlrncipio , mesto e 
fine ) non rimaneva alla buona Lucia 
propriamente ^stio contro l'acerba ser- . 
DioDatrìce, la quale poi nel resto la 
trattava umanissimamente > e anche in 



8a 
questo , inostraTB ona Ltiona iatankìa-, 
ne. Le rimaneva bensì un riboIJiiDeotot 
una solleTsaioDe di pensieri e A' affetti» 
tuie , cbe ci voleTa non poco tempo ■ 
molto travaglio, per toroare a quella 
qDaluuque calma di prima. 

Buon per lei , eh' ella non era la 
gola a cui donna Prassede a* eue a fiir 
del bene ; siccbd le batocte non pota'; 
vano esser coiì frequenti. Oltre il re- 
sto della ^miglia , tatti cerfelii che 
aTevano bisogno , più o meno , d'es- 
fiere raddirìziati e guidati ; oltre tutte 
le altre occasioni che le si offrirano , o 
ch'ella sapeva trovare , di prestarlo 
■tesso nfìcio , per buon cuore , a molti 
verso cai non era obbligata a niente, 
aveva anche cinque figlie; nessana in ca- 
sa, ma che le davano assai più da pen- 
sare , che se vi fossero state. Tre erano 
monache, due maritate,' di che donna 
Prassede si trovava naturai mente aver 
tre monasteri e due case a coi soprin- 
tendere: impresa vasta e CDRiplìcata; e 
tanto pili ardna, che doe mariti, spal- 
leggiati da padri, da mndri, da fratelli, 
due badesse, fiancbeg^inte da altre di- 
gnità e da molte monache, non toIcta- 



«3 
no accettare W saa io|ir)iit«ndeDu.£rA 
una guerra , anii cinque goerre , co- 
perte, urbane Sdo a un certo segno, ma 
■ttive, B<!mpre Teglianti: era ìd ognuno 
di ijaei laoehi od atteniione continua 
a scansare la sua sollecitudine , a diia- 
der I' adito ai suoi pareri , ad eludere 
le sue inchieste , a far cb' ella fosse al 
baio , quanto sì poteva , d'ogni faccen- 
da. Non parlo dei contrasti , delle dif- 
ficoltà cn'ella incoDtrava net maneggio 
di altri affari anche pia estranei : si sa 
clie agli nomini il bene bisogna , le più 
volte , farlo per fona. Do*e il ma sela 
poteva esercitarsi e giocar liberamente, 
era in eaia; ogni persona quÌTÌ era so^ 
getta, in totto e per tutto, alla sua au- 
torità , salvo don Ferrante, col quale 
le cose andavanoin un mbdoaffatto par- 
ticolare. 

. Uomo di studio, egli non amava nì 
di comandare né di obedìre. Che , in 
tutte le cose della casa, la signora mo- 
glie foine la padrona , in buon' ora; ma 
egli servo, no. E se , ricbiesto, le pre- 
stava all'occorrenta 1' u6cìo della pen- 
na , egli è perchè ti aveva il suo geaioj 
del rimanente, anche in questo sapeta 



dir di no , quando DOn fosM ^èrRaastf 
di ciò ch'ellu toIcts fargli scr:*ere. w 
H La s' ingegni , >• dicCTa in quei casi; 
■ feccia da Bè> giecchè la cosa le pur 
« tanto chiara. ■ Donna Praucde, dopo- 
à' aver tentato per qualche tempo in- 
vano di tirarlo dal lasciar fare al furc , 
■'era ristretta a brontolar sovente con- 
tro di lai , a nominarlo uno suliifopeo- 
■ieri , an nomo di luo capo , un lette- 
rato ; titolo Del quale , insieme ool di- 
spetto , entrava anche un p*' dì com- 
pi acenia. 

Don Ferrante passava di molte or» 
nel suo studia , dove ave*a una raccol- 
ta di libri considerabile , poco uieno dì 
trecento volami: tutta roba scelta ,tut- 
te opere delle piA riputate, in varie ma- 
terie; in ognuna delle quali egli era più 
o meno vergato. Neil' astrologia , era 
tenuto a buon diritto per pia che un 
dilettante ; perclié non ne poseedcva 
lultanto quelle nozioni generiche e quel 
Tocabolurio comune , d' influssi , di 
aspetti , di congiunKÌonl ; ma sapeva 
parlare a proposito , e come in cat- 
tedra , delle dodici case del cielo, 
dbi circoli masaimi ; dei gradi lucidi e 



85 
taiebroki,di eu1taMona,t di deienone» 
ili transiti e di rÌToluBioni, dei prìnoU 
PÌ in ■otuDM piai corti e piò recandltL 
dcila Mtienai. Ed erano forM vent' «udì 
<^, in diapnte heqoenti e langbe, so- 
steneva la domificaiioDe del Cardano 
contro uD altro dotto attaccato feroce- 
mente a qaella dell' Alcabiiio, per in&- 
r« ostisaaioDc , dicera don Fcnante ; 
il qoale , ricoDoweado Toleotierì la lu- 
periofità degli antichi > non potcTs pi ' 
rò gofferire oikI Don voler mai arreo- 
derai ai moderni , anche dove hanno, 
evidentemente lagìone. Cono6ce*a an- 
che , più che mediucrementC) la aloria, 
delia KÌeniai sapeva a no biMgao ci- 
tare le pia celebri pretUiìocì avverate, 
e ragionar aottilmeDte ed eruditameu- 
te sopra altre celehri predisiooi fallite, 
per dimostrare che la colpa non era 
della seienu , ma di chi non 1' aveva 
sapnta applicare. 

. Della filosofia atifica aveva appreso 
qoaoto poteva baitare, e ne andava con- 
tinnameote appreadendo di pia t dalla 
lettura di Diogene Laersio . Sicoome 
però qu«i sìtteui , per qnaato sieno 
belli , non si poò teiìerli tuUl i e a vo^ 



»6 
ler etfcr filoiofo , Iiiaogiift tcegfiera db 
autore, cmI dun Ferrante aveva scel- 
ta Aristotele, il quale i loleta egli di- 
re , non è né antico aè moderna ; è il 
fitoaafb, senta piò. Teneva ancbe varie 
opere de'più lav) e aottilì seguaci dì lai, 
fra i moderni : quelle de' suoi impu- 
gnatori non aveva ma! vaiate leggerle, 
per non gettare il tempo , diceva; né 
comperarle , per non gettare t danari. 
Solo , la via d' ecoetìone , dava Inog» 
nella SUB biblioteca a qaei celebri ven- 
tidae libri De lubtiliiate ,k a mutcbs 
stira opera anti-peripatetica del Car- 
dano , in graiia del costui valore in 
astrologia ; dicendo che cbi aveva po< 
luto scrivere il trattato De rettitutiont 
temporwn et motuwn coeUstùim , e il 
libro Duodecim genilvran/tn, meritava 
d' essere ascoltato sitche qnand» spro- 
positava,' e cbe il gran diietto di quel- 
l'aomo era stato d'aver troppo ii^e> 

SDO ; e cbe «essano paò immaginare 
ove sarebbe arrÌTato , anche in filoso- 
fia , se ai fosse tenuto nella strade reU 
ta. Del rimanente j quantunque , nd 
gtndiaio dei dotti , don Ferrante pH^ 
•asse per un peri[i^tetica eooiumak» , 



87 
pare • lai non parava di MMrne ablMh- 
«taniB ; e più d' tu» tdIU ebbe ■ dire , 
e«D gran modotia , cbe l' esienu , gli 
unirerMli, l'aoMu del mondo, a la 
natura delle cote non enm oou tanto 
ebiare , quanto fii potrebbe credere. 

Ddla Elotofia naturale «era ffitto più 
no paBMtempo che noo itudb; le opere 
•tease di Aristotele ao questa materia , 
le aveva plattoato tette ohe (tmliate ; 
non di nifoo , con questo , colle noti> 
aie raccolte incidentemente dai trattati 
di filoaoGa generale, con qualche acor- 
aa data tiiia Magìa naturale del Por.. 
ta,>lietre atorie lapidum , anima' 
lium,ptantarwn, del Cardano, al TraU 
tato dell'erbe, delle pianta , degli ani- 
mali , d'Alberto Magno , a qaalcbe al- 
tra opera di mioor conto, lapeva a tem- 
po trattenere ana brigata di colte pei^ 
ione .ragioniùdo delle TÌrtù pi& mìra- 
blfi e delle curiositi pia aingolari di 
molti aemplicìfdeMrireDdoeHttainen- 
te le forme e le abitudini delle airene e 
a dell'unica fenice ; apiegando come la 
aalamindra alia nel faoco.aeu t'ardere : 
come la remora , quel peiciatello , ab- 
bia la fona e l' abiliti di airettare di 



«nato in biacco , in att» mire , qoa- 
loDqae gran nave ; oome le soqciole 
della ragLRdadÌTmgKno peiie m mbo 
delle -conchiglie; ooom il oameloantn 
■i pascoli d'aria; eome dal ghiaccio 
I enta mente -inda re to , coli' andare dai 
secoli , ti formi il oriiullo; ed altri dà 
pift maravigliosi legreti della oatnm, ' 

Id quelli dtrila magìa b della atregt^ 
neria >l era internato di pia , tratten- 
doii , dice il iKMtro anoiumo, di icien- 
w molto piò in voga e pili neeeoasria, 
e Della quale i fatti Kno' di l>en' altra 
impartania , e ai hanno pi& alla ma- 
no, da poterti TeriGcarb. Non oocor- 
re dire ohe , in an tale atndio, egli non 
aveva mai avnta altra mira di* d' i- 
atralrsi e di «enotcete appaoto le pes> 
,' »uoé arti dei maliardi , per potenene 
gaardar« , e difendere. E , oolia acorta 
prinvipa Intente del gran' Martino Dei- 
rio fi' nomo della gcienia'J;«rB i» gra- 
do di diatiorrere ex profrMoAtì taaic- 
6cio sraatórfo> del maleficio lonnifero, 
del malefìcio «Itile , e> delle inbnìte 
specie die , pur troppo, dice ancora 
r anonima, li veggono in pratica alla 
giornata , di questi tre.g«aeri capilnli 
di maUe, con effetti cosi dolorosi. 



i. ^ 

Non làena T^ite e fÒMate- tfnnn le 
Hie cogniiian! in btto di itorla, dumÌ- 
me oDiverRale ; Della qante eraon rac^ 
«ntorr , il Tarcagnota , il Dolco, il BtM 
gatti, il Carapana , il Goauo , i pìft ri' 
pntati insomma. 

Ma che è mni la Itof ìa, dieera spemo 
iati Ferrante, Berna la politica ? Upa 
guida che «a e ts , eoo neHiaiio dietro 
che impari la itradaje per coniegiieDm 
batta vìa i inai pai*i ,- cismv la potiticft' 
senza la itòria è uno che cammina *enJ 
ta guida. V'era dunque nei tao'i scaHkl! 
un palchetto aiMigoato ìgli statisti; do- 
Te, tra molti di preciol sesto «dì seconda 
grido, Cam peggi a Te no, il Bodino, il Gai 
Talcanti, il Saniofino, il Parata, il fio&i 
calioi. Due però erancf i libri che doA 
Ferrante anteponera a tntti, b d'nnbel 
tratto, in questa materiaj due che, 6nO 
ad un certo tempo, fu solito di chiama-' 
re i primi , sema mai potersi risolrere 
« quale dei doe conrenisRe noicementè 
quei grado: l'uno, i\ principe e i Di-' 
scorsi del celebre segretario fiorentino) 
birbo sì, diceva don Ferrante, ma pro-^ 
fondo : r altro, la Ragion di Stalo del 



non moB Mlebra Giovanni Boterò ; ga- 
lantunmo (ì, diceva «gli pare , ma aca- 
to. Ma, poco innanaì appuDto al tempo 
pelqaaleècircotoritU la nostra itorìa, 
era renato in luce il libro che termi- 
nò la quiitione del primato^ praidenJo 
U Bitmo aocAe tifile opere di quei due 
matadori , diceva don Ferranlei il li- 
bro i« cai lì troTaoo racchioM e come 
ttillale tolte le maliiie , per poterla 
conoacere , b tutte le Tirt& per poterle 
praticare; quel libiV acario di mole, ma 
tutto d'oro; la una parola , lo Slalitta 
KegnanleAì doa ValerìnooCaitiglione, 
di queir uomo celeberrimo , di cai ai 
può dire , che i pia grand! letterati la 
esaltavaDo a ^ra, e i più grand! perso- 
naggi faceTano a mbaneto; diqaell'no- 
ma, che il papa Urbano Vili ooorò, co> 
me è noto, di magnifici encomtij che il 
cardinal Borghcae e il TÌceré di Napoli, 
doa Pietro £ Toledo, sol letiìtarono a 
deacrÌTere, il primo i fatti di pkpa Pao- 
lo V , l'altro le guerra del re cattolico 
in Italie, I'doo e l'altro iuTaiio; diquel- 
r uomo , che Loigi XIII re df Fraociaj 
per aaggerioiento del bardinale dì KU 
cbalieu , hoidìdÀ ino i«torìogrtfo, a cui 



f.rì lo ittiMo aficio, in ìoit di cui , per 
tacere d'altre glortote teatimonianie, la 
dncheua CristiAa, figlia del criitianÌMÌ- 
more Enrico I Vipote in nn dipldn)a,coil 
molti altri titoli, anuoverare ■ la certet- 
< la della fama che egli ottìenein Italia, 
a di primo sarittore de' DOitri tempì.« 
H" M , in tutte le icienze Baddette f 
don Ferrante poterà dirsi addottriaato, 
una. ve n'era in cui meritafa e godeva 
titola di profeuora : Ja sciodu caralle- 
reicB. Non aoto ne ngionays con vero 
padronansa , ma , ricbieslo lorenle ad 
intervenire io affari d'onore> daya Mm-<' 
pre qualche decisione. Aveva nella sua 
libreria , e si pa& dire in testa , le ope- 
re degli scrittori piA rìpDtatì in tale ma- 
terial Puri* del Po»o, Fauto da Lon- 
giano , r Crrea , il Hosio , il Bomei , 
VMhér^tto, ti Forno primo e i! Forno 
secondo di Torquato Tasso, dì cai ave- 
va anche in pronto, e all' nopo sapeva 
citare a memoria, tutti ì passi dellH Ge- 
rusalenima Liberata , come della Con- 
quistata , c^e possono br testa in ma- 
teria di cavalleria. L'autore perà degli 
autori , nel mo concetta , era il nosiro 
c^bn Franctwo Birago , con mì li 



9? 
ìxotò anche ,' plA d' una volta , a dir 
giudiiip sopra ceti d'onors; e il quale, 
dal canto ino, p* rlira di don Perraole 
in termioi di ptima partiesUre. E fin da 
quando Tenner faoti i Diieorti Caval- 
lereschi ói qiMiriosigoe tcriltore, prò- 
no!lticò egli) lenia esitasione, che qne^ 
§t' opera BTrebbe ròTÌDiti 1' «Btorìti 
dell' Olevano, e sarebbe rimatta , inai»- 
i|ie colle aitr« me nobili sorelle , come 
codice di primaria antorìU preuo ai po- 
steri : profeaia,, dice l'anvoimo, clie 
ognun pnò ved«r« coma ti tia «rverata. 

Da qcieito pasm egli poi alle lettere 
kmenei ma npi^omincùmoB dobilare, 
te Teramenta il lettorp abbia una gran 
voglia di andare inoanti con lutin qae<- 
sta rawegpa, aoii a temere di non aver 
' già butcato il titolo di cdpiator terf ile 
per noi, e quello di seccatore da divi- 
derti call'anooiino «nllodato, per «verlo 
bonariameote seguito So qai , in con 
estranea al racconto principale, e nella 

3aale probabilmente egli non a'è taolo 
iiteto, che ad intento di sfoggiar dot- 
trina, e di motti^re cbe non era indie- 
tro del «no secolo. Però,laicÌBoda Borit- 
to quel che è scritto, per non perdere 
Jji noatra iatlaa, Qinettereuia il rhu*- 



9' 
Dente, per fhncttftrci nel mduuìm) M- 
la storiai tanto pì& che na abbiaoM un 
booo tntto da percotrera , senaa ib- - 
contrkre alcano dei nostri penonagg^ , 
a OD pia luogo ancora, prima di trorar 
quelli ai Hi cui roceeui certamente il 
lettore a'intéreMa di piA, k'b qaalulie 
eoH s'intereaM in tntto qaesto. 

Fido all'autunno del seguente anno 
1639, riaiatero ewi tutti quanti, qnal 
di grado, quale po' torca, nello itato a. 
uo di presto in cui gli abbiamo tagciati,- 
■enta cbe ad alcuno aceadeMo, né cba- 
alcun altro poteue &r co» degna d'e»> 
scr riferita. Venne quell'autunno , io 
cui Agnese e Lucia avevan &tto conto 
di rìtroT&rsi insieme; ma un grande av- 
venimento pubblico fe'tornar fallito 
aoel conto; e lu quello certamente uno 
de'aaoi più piccioli effetti. Seguirono 
poi altri grandi avvenimenti, cbe però 
Don apportarono caDgìamento notabile 
iiella sorte d«i nottri personaggi. Final- 
utente nuovi casì,piùgeuerali, pili forti, 
pift estremi, aTrivBrunoanche finoalo*' 
To,Gao agi' infimi dì loro, secondo la aca- 
la del mondo; come un turbine vasto, in-- 
caiwnte, vegabondoj sradicando a(beri> 



94 
ftrraf&HJot«tt),ttrtppiadooomigii(ilidi 
torri, e (battendoDe qtu e U i rutUmi y 
sollen uishe le feitacbe Diicotie fra 
l'arba, va a cercare Utgìì angoli la fi». 
glie pass* e leggieri, eoe an minor ven. 
to vi are* a coDfinate. e le porta attorBO 
inrotte nella saa rapiua. 

Ora , perchè i fatti prÌTat! , the 
à restano da raccontare , rietcan cilia- 
ri ci coDTienei anche qui, assola- 
tainente preotettere un racHmato Ul 
quale di quei pablìci, faGiendoti aiKhe 
UD po' pia dia alto. 

CAPITOLO xxviir. 

4-'opo quella udisioDe del giorno di 
a^n Martino e del sussegue u te , parve 
che 1' abbondanza fosse tornata io Mi- 
lano, come per incantesimo. Le botte- 
ghe del pane fornite a doTÌtia; il preE> 
■o, quale negli anni più ul>ertesi; le ùr- 
EÌne a proporiione. Coloro che in quei 
^ne giùmi s' erano adoperati ad urlare 
o a tur qualche cosa di più, aveTano ora 
( salva alcuni pochi stati presi ) di che 
opplaudirsi: e non crediate che se né 
r.imauessero.,. cessato. «rppena qufl pru 



95 
IMO ipBvnto deJU cattura. Soli* piu- 
s«, ai canti, nelle taTenx, en an trip»- ; 
dio pale», an congratularsi « un raa- 
tàrsi a meiia bocca , dell' amr trovato 
il Tern di ridurre il pane a buon mar- 
cato. Id meiao parò «Ila feata « alla 
baidHDia, * ' era [e come non tì aareb- 
tte atata? ) una inquietudine, do pre- 
aentiiacDto, che la coia con «tcim » 
durare. ÀMediaTano 1 fornai e i fati- 
naioli, come già sTevano fatto in quel- 
l'altra fattìiia e passeggiara abbomlaoBu 
procurata daJU prima tariffa diAotoDÌo 
Ferrer; cbi aveta qualche po' di quat- 
trini d' aranao, gì' ÌDvcstiTa in {laue 
io farine; face*aD iDagaiiJno delle cas- 
se, de' bottìcelli , de' laveggi. Così , ga- 
reggiando a godere del vantaggio pre- 
sente, ne rendeiano, noa dico inipoasi- 
bile la langa. durata, cbe gii lo era per 
sé , ma sempre più difficile ancbe la 
cootinuaiioDe momeutaoca, £d ecco 
cbe, ai i5 di noTembre, Antonio Fer- 
rar , Da orden de Su Excelencia , die 
fuori una grida, colla quale, a cbiunque 
avesse grani o farine in cass , %niTa 
inibito di comperar degli uni , luMet- 
r.altfe, punto né poco, e ad oguitatro 



96 
di comptrtr puM, per pii A» 'A hito- 

gno di i<a* gtorai, totlo pene pecunia- 
rie e corporati, all' arbitrio di Sua 
Eeaelienza; intimaiìone uU adiìbiiÌ 
(udì Bpecie di Mrgeoti pabìici], ìd«Ì< 
noi l'io OS id o^i pertoDa, dì denomiia- 
re i traigreuorì; ordine ai giudici, di 
far rìcercbe nelle caie cbe poteMen* 
Tenir loro indicate; inateme però, nuo- 
vo conaandameikto ai foroai di tener la 
botteghe ben fornite di pane^ JC"(o/>e- 
na, in cato di maactimento, di cinque 
anni di galera, et uiaggiore, all' arbi' 
trio di S. E. Cbì H immagìntrsi ua« 
grida tale esegaita, dee a*ere una bel- 
la i min agi nai ione ; e certo, le tutte 
quelle cbe veniTiiii fuori ÌD quel tem- 
po soTtivano effetto, il ducato di Mili^ 
no dovBta arere almen tanta gente in 
mare quanto ne possa avere ora la gran 
Bretagfid, 

Ad ogni modo , ordìnaodo ai fornai 
di far tanto pane, binosnaTS ancbe dur 
qualcbe ordine, percbe la materia del 
|Mne non mancaue loro. S' era trovato 
(coatoienpre nei tempi di carestia ri- 
naattfuno stadio di ridurre io pane ma- 
. UrliV alimentOM «olite a «omunaoi 



97 
■otto alln forma ) a' erai dico , franto 
di far cDtnrs Ìl Hm mI «omporto del 
Moe detto dì miitnra. &i a3 di noraa- 
bre , grida cha aei|aMtra , agli ordìsi 
del vicario a dei dolici di praviùoneU 
neti dal ri*o tettilo ( rt'wne lo dico- 
> qui B lo dicoBo tatUTia ] che &• 



gonao poMegga; |>qbb , a chianqBa ns 
disponga, udeh la permitirone ai qnoi 
■ignori, la perdita della denata, e una 



ulta di tra aoDdi per tDoggio.È',co- 
lue ognan tede, la più onesta. 

Ha qneito riao bÌBogna*a pagarlo, e 
un preiao troppo apropora tonato da 
qaello del pane. Il carico di supplire 
sii' enorme diagoaglio era stato impo- 
sto alla cittA; mi il Consiglio dei d«- 
carioni , cha lo aveva astante per ef> 
sa, deliberò. Io stetao giorno a3 noTeta- 
bre> di rimostrare si gorernetore l'im- 
poitibìliti di soslaner piA ■ Inogo no 
tale impegno . E il goTemalore , non 
grida dei 7 dicembre , fissò ìl nret- ' 
IO del riao ladddetto a lira dodici 
il ijieggio:a chi na richiedesse an preS' 
zo maggiore, coma a chi ricosaiie di 
rendere, intimò la perdita della derra- 
ta e noa molta di altrettaoto valore , 



9»- 
et maggior f>tna pecuniaria et ancofa 
corporait, sino alla galera, all' arbi- 
trio di S. E', fecondo la ^alitd dn 
casi et delle persone. 

At riso brilhto era già stato aUbili- 
to il pfKiE» prima della soitirnowa; co» 
me probaMtinettte .la tariffa o, pi^ 
uMri! qnella dcnoaìnadaiM! celeberri- 
ma negli annali moderni, il mavmum 
del frumento e delle altre biade pi& 
comuni sari «tato fiiMto con altra gri- 
de, che non ci è incontrato di Tcdere,. 

MBDteonto coit il pape e la briiM • 
baon mercato in Milano, ne Tcniva di 
couBegnenia ohe da finori ci accorresM 
gente a ^oceiHone , a provedenene. 
Óon Goniftlo, per ovviu'e a questi, co- 
m'egli dice, inconiea lente, proibì, con 
un' altra crida dei t5 dicembre, di por- 
tar fuori ttelU città pane, oltre il nlo- 
re di soldi Tenti ; pena la perdita d«l 
pan? iaedeiimo, e scadi renticiiiqni-, ef 
in caio di inhabilitàj di due tratti di 
corda in puhlico , et maggior pena 
ancora , seconda il solito, alt' arbitrio 
di S. E. Ai ti dello stetio mete , ( e 
nnn *i vede perchè co«l tardi } emanò 
nn ordme somigliaste, pir le &rÌD« a 
e pai ^raiii. 



La moltitadine «TCTa volutb procao- 
ci«r l' abboDdanu rul uccbcgtiio e cal- 
r incendio ; la podestà legale voleva 
nwntenerU oolltt galera e colla corda..! 
nacu eraao copreniesti in loro; ras 
cbe B^euero • fnre col fine, il lt:tloi-e 
lo «ede : cotae Toleitero io £itto ad oU 
teoerlo, lo vedri a momauti. E' poi ti- 
cilc aucbe il «edere, e non inutile l' os- 
■erTare conte Ira quegli •trau |H-OTe- 
dimenti vi sia perA una coDOeMione uè- 
ccMBria : ognuno era noa consegaenia 
inetitabilc dell' anteced.^nte , e tutti 
del primo, di quello cbe Sua yq bI pa- 
ne OD preico così lontaoo dal presto 
cbe farebbe rìtoltato dalla oondiiioac 
reale delle coae.Alla moltilndioe una Ib- 
1b proTcdimcato è Kiupre pafoto,eha 
aempre dovuto parere,quanto coDfarma 
all' equità , altrettaoto aemplice e age- 
TdIc b porti io eMCBsiouei è quindi co- 
ca Datarale cbe, n«l)e aneottie e nei do- 
lori della CBrestia , eua lo desideri , U 
implori, e, ce può, Io imponga.A ioìhv 
FB poi che le contecaenie daiiDO in fuo- 
ri, coavieoe cbe coloro a cui Idcgb tb- 
daBo al riparo di cùsebeduuB, eoo una 
Ì0gge la (jiul^-proibucB agli uuioiiù dì 



fare quello a che 6tmó portai dalla 
' antecedeatfl. Ci ii pennatU di oiaerrar 
quieti paauggi» ao rj «contro' singola- 
re, [n ai) paew e in un' epoca TÌcwi a 
noi, nell'epoca la pì& elàmorosa e b 
pi& notabile della itorìa moderna, eb- 
bero luo^o, in circoatonie simili, srnili 
proredimcsti ( i roedesimi, si potrebbe 
qoani dire, Della sostoDia , <x>n la aoh 
differeuia dì proportione,a a ondipret- 
lo nel mcdesiiuo ordine ); ebbero Ino- 
go , ad onta della ragione dei tempi 
tanto urntatB, e delle cogniiioni BOpra»- 
vrnate in Earopa , e ìa qoet paese for- 
se più cbe altroTc: sciò priacipalmente 
perché la gran niasM popolare, alta 
quale quella cogaitioM non eraDO arri- 
Tata, potè far prevalere a Inngo il soo 
gindiuo, e foriere, come coli ai dicM, la 
mano a qaelli che boeTano- la legge. 

Così tornando a noi, dne erano stati, 
al far dei conti , i fratti principali della 
sommossa; guasto eperdita eSettivadi 
Tettoiagtie, nella sommoBsa medeaima, 
consumo, Gn cbe darò la tariffa, lai^o, 
tenia misura, e per così dire, allegro, a 
diffalco di quella pò fera mesta di grani, 
flhe pur doTOTa bàsture fino jl nuoia 



xìcolto. i. qnmti eSeM gsoenti ti mgi 
DÌanga il «appliiio di quattro pofoUni 
inipieo>ti come capi del tnmalto, dna 
dinaiKi al forno delle gnicce, due » ca- 
po della TÌa doVera la cosa 'del vlcarto 
di proTviiione. 

Del reato, le relazioni storiche di quei 
tempi aono fatte coil a eaao, cbe non *Ì 
n trova por la notiaik del -^me e del 
quando cetaatse quella tsrifia rioleoljr 
Se, in 'nuDcanca ai Dotisie poaitife, i 
lecito- propor consettare, noi inclinia- 
mo a credere ch'ella «iaetata tolta poco 
prìmpi.o poco dopo il a4*^ dicembre , 
chefit il giorno di q udì a eteca tiene. E 
quanto' alle gfide, dopo t' ultima che 
a Uii albo citata deiaxdelloiteMonMe, 
ned nAiroviamo ailfre in nuteriaf d'an- 
nona; aieno esse perite, a sienn «fuggita 
alle noatrè ricÈrcbe g o aia finalmente 
che l'autorità, dinnimala, «e non aia- 
niDeatrata dalla inefficacia di que'aooi 
rinedj, e lopraffitts dalle oose, le ab-- 
bla abboodotiate al loro cono. TroTÌa- 
tao bensì nelle relaiioni di pia d'uno- 
atorìeo (inclinati, oome erano, pili a' 
dMcrivere grandi avf eiMtnenti , cbe a 
Wtarqe le cagioni e il progreMò) il ri- 
Toji. V. 9 



tratto del pMH) » àdh ciui ptineìg 
palm^nte» iMll'ì|iverooa'miutD<ea«lla 

J»riin«Ten,^Bnilii> I*. oagiuoe delifluje, 
a iprDponknrv cioè tn la derrata a il 
bÌBOgnD,iioD tolta, aasr-aocntciatadai 
rimedj che ne «ospeMi»> teatporariaii 
neots gli «ffeUÌT «i^tM^ta fwre da ana 
ratrodiuiooe mfficÌMrtA di. dvrrale site- 
ra» aUn' mal* ottaraao I' nHa(ÌMÌeitxK ' 
dei mesci pabblicieprivatì, la pannria 
dei paeH cireonTioini', la loarM»», la 
ItiDtena.e i TÌnonU del oomtnerofD^ a la 
leggi itease tendanti apntdnmeDun-y 
tenere UB biMq ai«'ratori<^eato, qaaD- 
dOfdiea, la enoione vara della.càDe>tÌB^ 
o per dir ow^ io, la carertia stetia ope*- 
sarà Hma ritflsDo e con tutta- la ma 
forw. £d eooo m eopa di quel. ritratto 
dolorato. 

■ Adognipauo, botteghe chi ow ; la 
fabbriche in gfan. parta deserte;, le vt«, 
da m(KcibiIs ipcttacolo, on cono ioces- 
■ante dì miierie, nniaoegrapDO perpeèao 
di dolori. I mendichi di aatioa profea- 
siane, diventati ora il minov nnmero, 
cenbiii e perdati mona nuova mollita. 
dine , ridotti a contender l' stenoaina 
oon quelli talvolta da coi in altri giorni 



J*««e>rM>o rieevnta. Grmohì e fattoi 
manittti «u da bottegai « •!> nercaiiti 
cb«, MMHto a manoatu «fiBlto il gtu^ 
dagno «kinialiera, lUe-nno ttentata- 
mentd oegU B*uiii e dal captaìej boL- 
tesK) e merMstti «telai, per cai il cenar 
delle {aooeo^ era alato falliiseoto e xof 
vina; operai d'^iù mabìEittara, e d'o- 
^i arte, ^eJle pia eommii oome della 
pia raffinate, oelU pòi biaegBeToti,co<- 
me dellepiò TbJ&ttnarì^ vaguli di por- 
■ta in .porta, di f'ut ìa vìa, apjMwgJati ai 
■«aalif'MtMiaeiati >■ aalle hutre, ^g« le 
.«eae «.le chiese; litannnuiSo lameatabiU 
»«ite,ocfilaoti'trBil biiognoe una rer* 
gogna ODB ascerà donata , epurati,, 
epoHBt^ rabbrmdanti pel digiopoapal 
verso nei panni logori e anani, ma dia 
in nòUì jerinvano aneora teff» d'oiw 
antica agùttcsaa; cone nella s^Qfccag- / 
gÌBfl e neU'aT¥ÌlinieiilO| comparirà noo 
es quale indiiio di abitiidiBi operose e 
InDcbe. Himetootali nella deplorabile 
torba, e non picciola parte dì eua, aetf- 
tì licenaiati da padroni cadati alloaa 
dalla nediocritA nella atrettesUiO par . 
da (acoltoii e da grandi, dÌTenutì ■sa-' 
tuli, in im tale anno, a tratteneie qui-. 



io4 

]« Goliu pompa di se^tto. E per ogmJ 
Vio, ■ coti dire, di qaeeti diversi indi- 
geoti; OD dnméro di altri, atreui la 
parte a vìTere del gnadagno di chÌì fi- 
glinoli, (Ioa ne, Tocchi parenti, aggrap- 
pati coi laro antichi sosteoìtori, o di- 
«persi in altre parti all'accatto. ■ 

V'erano pure, e ci diicetneTano ai 
ciufG aearmi gitati, ai bnai di i«ti sbr- 
xose, o anche a qd certo che nel porta- 
mento e nel gesto, a qacl nwrohìo che 
leéonraetudiotttampanoini volti, taiw 
to più rllerato e diatì«to, quanta piiafr< 
no tirane, mólti di qoella genia dei bnh> 
TÌ che, perdalo, per la conditione c(^ 
nune, .qaet loro pane Kellevato , ne 
andavano cercando per iniaericordia. 
Domati dalla fame, non gareggiando 
coeli altri che di Bnppl>cBtioni,TÌBtretd 
nella pertona, ai Btrascinavano per U 
città che avevano tanto tempo pawe^ 
giata a capo alto, con piglio a ofpettoao 
e feroce, rivestiti di assise afogjpate a 
bisEarre, guerniti di ricche armi, piik 
tnati, acconci, profoniati; e tendevano 
umilmente la mano, che tante volte ft- 
vevan levata iasoleote a minacòare, o 
ftaditiÌM a ferire. 



to5 
II» il pia ifénof It pi& loHdo, a pift 

sibroato brolicaine en de'contadini , 
■compagnati, a coppie, a famiglie inte- 
re; stariti, moslj, con bambini tra la 
bnccia o afiardellati in an le apalle, 
cfuiragaui traiti per mano, con recchi 
dietro. Alcuni cbe, inT*N e apogliala 
le ca« loro dalla aóJdateKa , atantiata 
o di paueggio, do «raDo inaiti diapew 
ratameotei e fra qneati re be nten cbe 
tnoatniTaiio, a maggiore incitamento di 
compataione, a eome per diatintiotie di 
tnìvrin, i lividi e gli ifregi dal colpi 
toccati) difendendo qnelle loro pocna 
ultimo acorte, o acappendo pure , ija 
ana afrenateiie cieca e brutale. Altri , 
andati Menti da qnel flagello particob- 
re> ma «acciati d^ quei due da guì nes* 
«oa angolo era atato immane, la atari- 
iità e le graveice più etorliitaati cha 
mai, per aoddiafai» a ciò che ai chiama- 
va i biaegni della goerra, eruio venati, 
Tenivano alla catU, oome a lede antica 
e ad Bltimo uilo di doiiaia e di pia 
nitt«i6Geeta. Si. potavano dittioguere 
gli arrivati di fraaco, piili ancora cba 
all'asdare dnbitoao e alIVia n.aova, a 
«■a Qsra di etnpore irmwndo del trota" 



n an tal goIoib, un tsl riboceo, «mi 
Unta ritsUtà ài mìserU, al teraùne do- 
ra avevan credutodi comparir* oggetli 
ùngolari di compauìone, e di attirarek 
tè gli «guardi e i aoccorai. Gli altri, eb« 
da pì& o meo tempo giravano e abita- 
' TBDo le TÌ« della città, (tiracchiaodo la 
vita cui nutidj cotueuiti o toccati co- 
me in (orle, in Dna t«nta diipariti tra 
il (tiMÌdio ed il biaogno , portaTano 
espreUB nei sembìaDti e negli atti nna 

Si& cupa e torpida eoa teroBi ione. Varj 
'abiti o di cenci e pur d'aspetto , in 
nietso al comnae straTolgimenta: facce 
scialbe del bassa paeie, ebbronute del 
piaao di metto e delle colline, UDgai- 
goe di montanari, to tic scarne e cooeob- 
te, con occhi inc«*Bti, con no afiBMre 
tra il torvo e l'insensato, rabbamffiite 
le ^biome, Innghe le barbe e orride ; 
cof pi creaciati e indorati alla fatica, e- 
uoiiti ora dal disagio; raggrìmata la 
pelle ralle braccia adotteesogli gtincM 
s ani petti ossoti, che apparivao» dalla 
■tracciume scomposto. £ dÌTersamente, 
ma non meno doloroso di qoeato aspet- 
to di rigori» abb&ttnta, l'aspetto dona 
natura piA presto conquisa, d'on but- 



107 
gnore»e d'uso ifioiinetito jàh eblMnd<W 
nato, nel mho e nell' età piA deboli, 

QoR e U, per l« tìb e pri crociccbi , 
rasente i muri , lotto la gronde , quaU 
àte «trato di paglia a di |toppi^ peata • 
e trite, tniite d immondo ciarpame. 
E..DDa tale schiféiH era pnr dono e < 
■tedio di carità, eraoo giacigli appre- 
stati a qaalcbednno dì qaei tapini, per 
poBarvi il capo la notte. Tratta tratta 
vi si Tederà, ancbe di giorno, gìaoereo 
adraiani taluno a^cai U itraccbeau o la 
inedia avevan viota la lena e tronchs 
le gambet talvolta bnel tristo letto pur. 
lava nn cadavere: laltoJta l'esinanito 
•tramaata*a all'improvviso, a riowmaTft 
cadavere, in aq) «elciato della via. 

Presso a qnalbfaednno di qnei pro- 
atrati, si vedeva pure curvato qualoho 
o passeggteni o vicino , attiralo da 
una subita compauione. lo qualche luo- 
go appariva un soccorso ordinato eoa 
pili lontana previdenza, mosso da uun 
mano ricca di mesti ed esercitata a be- 
noficAre in grande; ed era la mano del 
bnon Federigo. Aveva egli iàtto scelta 
di sei preti, nei qualinna cariti volaa- 
teroH e tenace faaio accompaguata • 



^tìS 
«brvita d» (ma oompléulone rol>Mtd ; 
gli «Tovn divÌBl ia coppie, e ad ogmua 
aiiegnato una tena parte della città' da 
percorrere) con dietro facchini cuitdu 
di Tarj cibi, di altri pia sottili e pii 
pronti riatorttivi e di restitnenti. Ogù 
mattina, le tra coDpie ai raettersiio per 
ie Tie da ditene bande, li aceostaTaoo 
■ qaei che inGontrattero abbandonati 
per terra, e davano a ciascuno quell'a- 
foto di che fòise capace. Taluno già a» 
goniiHDte enoD^ià atto a ricevere ali- 
mento , riceTcva sii nltimi; (occorei 
e le oonaolaiioni della religione. A cu 
il cibo polene ancbia esser rimedio di- 
•pensavena minestre, nors, pane, tinoi 
ad altri estennati da più antico digian» 
porgevano comnmati, itillati, vino pijk 

Seneroio, riavendoli prima, se facesM 
iaogno, con cordiali e con aceto pa- 
tente. Inaiarne , scompari iva no teati* 
meati alle nndità più iconce e jìii 
dolorose. 

- fli qoi finiva la loro aisistencB : il 
baon ]^itore aveva Tohito che, almeno 
dov'ella poteva aTrivare,recatse un •ol' 
lievo efficace e non mementanee. I pò* 
Miotti, a. cui g«e) primo ristoro arviM 



109 

irendutafiine iMtUirti par nggeiri é 
per c»nuaiiiar«, venÌTatm dai Hunirtri 
medctimtjNTTenoti di gualche duuro, 
affinchè il buogoo rÌMtcdnte « la naan- 
caiwa d'altro aoccorao rmi li rìtornaiM 
ben torto nello «tato di pria*; agli rL. 
tri cercavano ricovero e maflUnimento, 
in qualcbe caia delle pi& Tlcine. Se va 
n'era alcaDs di benealanti, ivi roapiiio 
per lo più veDÌTatecordato per cariti, 
e alle racoomaDdatìoni del eardimle ,- 
in altre, dove al buon volere mancaMe- 
ro i messi, richiedevano quei preti che 
il poraretto fo«È ricevuto a JS-Uin* , 
pattaÌTanoil preuo e ne sborsavans 
toeto una parte 4 conto. Davano poi, di 
onesti coli albergati, nota ai paroclii » 
die li Tiaitaueroi e tornavano eHÌ a«. 
desimi a viaitarli. 

Non occorre por dira che Federìg* 
non natringeva le ««e core a qaeata e< 
■tremiti di patimenti, né l'aveva aapet» 
tata per cominnoveraL Qneila cariti 
ardente e verMtile doveva tnttoaentira» 
in tatto adoperaraj, accorrere dove non 
aveva notato antivenire, prendere, per 
dir cosi , tante forme, in quante ai dU 
jani&fvra il bifogoo. In fittU, ragnm»: 



goTM» il riffpariDin, mstteodo manoB 
ri f r o tj dettipatì ad altre fìbcnliti , 
dÌTMiate ora d'uoa ÌRip<HlBnM trop)» 
KCODdaria , *Te«« ^li oenato ogni m 
di far danari , per impiegarli tatti ìb 
alleggìanento uella pcnvia. Atcm Air- 
t9 Krandl oompre di ^aai, e ^oeati ap»- 
diti ana bflMa pula ai tvogki ptl pe^ 
aaricMi della diocwì t « , come il aoo- 
Gorra era lunge da 'paremiara il biw 
gno, «i apedl para copiaci lale «• con 
■ che , > dice , nccanlendo la ceaa , il 
Bipamooti (i}, • l'erbe del prato eia 
M cortecce degli albari si eonvertoao 
i( in vitto uniaDO. « Grani pare a da- 
«isri aveva ■Mnapartiti ai parocbi ddla 
citte; ffgli etcMo M fiercorren per quar- 
tieri, diipenundo elemodoef MiTeDlv* 
"la «pgreto molte famiglia itidtgentii nel 
palano arcivwcovila si ooceva gMunaU 
meute nna gran palatiti dì riao ; « , al 
dÌi'ed'nDoicritt(ir««oDteiDporaBeo( U 
medico Alewandro Tadino , in on mo 
ragpiaglio che avremo frequenleaae*- 
te occasione di «lare io s^oit* ) , d«a 

(r)BirioriaPatri«,Dt«wlitT,lil«Vl.p«.3U. 



mUa acoiéìh ne erma cpÙTÌ dlttriboiB 

taogni mattina. 

Hh qoeitì e&tti^i carità, cb* po»- 
&ÌBUM certamQate chiamai grendtoai , 
quando ■! consideri che TanÌT*no da an 
sol Domo e dai uAì ntù mciii , ( giac- 
ché Federigo rkiMVa per cotlume di 
farai diapcDHtoM delta libenlitè «1- 
troi ); questi, insiciB* colle libenlilà 
di altra Bani private, lenon co^ fe- 
conde , par nameioM ; intieme colle 
tOTTenaioDi che il Coneiglto dei decu- 
luoni aTCTS aiMgMte a quali» deretiiio- 
ne , oommeUeniloDe la diapeiiBa al tri- 
hDoale di psoTTiiione, rinscÌTano, ri- 
ipetto ai bisogno , Ècarà e inadejfaati. 
IdCntve ad Blenni montanari e Talligiax 
ni vicini ■ morir di fame , reaiva , coi 
aoccorsi del oardinaU , prolungata in 
TÌta, altri giungerano ali estremo te- 
mine dell' inopia ; i primi , conranto il 
niisaratoisoccovia^ vi. rìtorDaTano ; in 
altre parti , non dimenticate , nw po~ 
spogte , come meno an^nstJit*, da a- 
na carità costretta; a scegliere, le en- 
gostie drvBnivaaa niortalt ; per ogni 
tlore sì periva , de ogni dove si bc- 
correvs alia: cilli . Qoi , dne miglÌBia, 
poniauio, di affamati pi À validi ed e- 



■parti • saparan la < 
farti largo, aremno acquutata ima ni^ 
fMatn , tanto da ni» morire in qoel 
{[iamo; ma piÌKltre migliaia rimans- 
vano indietro , invidiaBdo qaei, direno 
noi, più fortanati, qnaodb, tra i rinw- 
•ti tdaietro , t' arano sovente le mogli, 
i' figli , I padri loro? £ frattanto- clw , 
lo tre ponti della «Iti, alcani di 
qaei pia derelitti « tratti a fine Team- 
no leiatt di terra , rÌBbimati , ricovera- 
ti , e jrovsdati pertjaalche tenpo , ior 
canto altre parti, altri cadevano, lan- 
galTBoo o anche apiravano , aenaa pro- 
vedimento , leau refrigerio. 

Tutto il giorno , ■' adiva per le vie 
on roniìo confnao d' implorefion! 1^ 
mentoae ; )n notte, nn sasarro di geni- 
ti , rotto a quando a quando da ululi 
scoppiati all' improvviso, da alta e lan>' 
;he *aci di gemito , da accenti profon- 
li d' invooaiione , che terminavtuio in 
ìitrida acute. 

È'Cosa notabile che , in un tanto oc* 
cesRo di stenti , in una tanta varielA di 
querele, non desse mai in foora nn ten- 
tativo , non iscappatse mai no grido di 
•onjmòua : alneao Don h ne trova il 



t 



h3 

menomo cenno. Eppars, fra coloro cbs 
Tivenno e morinno a quel modo, l'ara 
un buon oamero d' nomini wtocoU a' 
tatt' altro che a tollerare; t' era poroi 
a centiaata, di qne' medeiimi cbs, il dì 
di nn Martino, «'erano tanto &Ui Mn- 
tir«. Né è da credere che l'eiempio di 
qnei quattro diigraziati) cbe ne aTevaa 
portata la pena per tutti , foMe quello 
elle ora li teaes^'e tutti a lefpo: qnal , 
forca poterà avere , non la preaenia , . 
ma la memoria dei lapplìri, lagli ani- 
mi dì an« moltitudine mgabandae riu- 
nita , che si TedefB come condannata 
ad un lanto suppliiio, cbe gii lo pati> 
va ì Ma così Tatti liamo in genecale ned 
iiomiDi , che ci rÌTo)tiarno indegnati o 
furiosi contra i mali mesuni^e ci prò- 
■trìamo in ailenEÌo sotto gli estremi; 
sopportiamo, non rassegnati ma stupi- 
di, il colmo di eia che da principio ave- 
vamo chiamato insopportabile. 

Il TÓto cbe la mortalità faceva ogni 
giorno in qjefla deplorabile turba, re- 
nira ogni giorno riempiuto, e al di là: 
era un concorso incessante , prima dal- 
le ville circoDTÌcine, poi da tulto il con- 
tado , poi d^lle città d«Ua sUto , "H» 
Tu». V. "» 



"4 

fine anche da altre. E intanto , da qae- 
rta pare furlÌTano ogni giorno antichi 
•Utatori; alonnì per «ottrani alla viiU 
di tante piaghe ; altri , tolto loro , per 
dir eoa], il campo dai naovi conoorren- 
, ti d' accatto, nicivano ad nn'nltima dt- 
'sperata prora di chieder aoTTenimento 
altroTe , dove ohe fosw, dove almeno 
non fosse così denta e così prewante la 
folla e I' «nmlaiione del chiedere. Si 
«GontraTano nell' opposto TÌaggio que- 
sti e qnei pelle^ini, spettacolo di ri- 
liresto gii imi agli altri, e Mggie dolo- 
roso , angario sitiittro del termine a 
«ni gli uni e gli altri erano avvintt. Ma 
prosecjaiTOno il cammino inlrapretn, se 
ilon più per la sperania di mntarvorte, 
almeno per non tornare sotto nn cieto 
dÌTODato odioso, perno» rivedere i Ido- 
ghi dorè avevano disperato. Se non che 
takino , consante dati' inedia le ultime 
force vitali , cadeva in rolla via , e qui- 
vi spirato rimaneva, mostra ancor piììt 
foneata ai suoi firaletli di eondinona, 
oggetto d' errare , forse di riiDppovero 
agli attri passeegreri. ■ Vidi io, > scri- 
va il Ripamonti , ■ nella strada d' in- 
« tomo alla^ora, il cadaTere giacente 



*i5 
« d'una donna .'.„ Le ucin di lioeca 
« dell' erba mcùo TMiocbuta , • t« 
n labbra oontaminate iaceTano ancofa 

■ quasi an atto di sfono rabbioso ... 
a Avera nn fardeiletto in iipalla, e ap> 
( peao colldfaice al petto un bambino, 
a cbe col vagito chiedeva b fKippa ,.,, 
K Ed erano ■opravrenute penonecom- 
a pauioBOVoli, le quali, raccolto il 

■ meaebinollo Si terra , ne lo pertara-< 
•e DO , adempiendo coiì intanto il pri- 
K mo nficìo materno. •• 

Quel coDlrappoito di gale a ài oencif 
dì taparfloità e di miseria , epellacolo 
onfinario dei tempi ordinar] , era in 
qneUi affatto cessato. I oenoi eia ntise^ 
ria arerano pressoché tutto ioTaso ; a 
ciò cbe ee ne distingueva , non era pia 
die un' apparenia di mediocrità lTUgs.i 
le . Si «edevano i nobili camminare in 
«Uto poaìtiro a mDdesto> anche logo- 
ro e disadatto : alcun, percb^ le cagto- 
BÌ contnni della miseria avevano icnta- 
ts a quel segno anche la loro fortuna , 
e dato.U tracolle a fortune gii sconcer- 
tate; gii altri, o cbe temessero di pro> 
Tocare cpl fàito la pubblica disperaci»- 
ne^ o sì Tergognasicro d' insultare alla 



publica cakunità. Quei pnjfMteati eio- 
ai e riveriti ^ loliti andare Vd volta con 
un «odasia oltraggiots di bravi, anda- 
vano ^>ra quasi cbe soli , a capo cbioo , 
CSD vili cbe parevano ofirlre e chieder 
pace> Altri che, ancbe nella proeperiti, 
eratx) alati di peoBicri più nmani e di 
portamepti pie civili , apparivano pur 
confo» ,co(teniati, e come «opraffatti 
dalla vieta continua d'una calamità^ 
ebe eccedeva, non volo la powibìlili del 
■occorao , ma, direi quttu, le TorEe deli- 
la commiieratione. Cbi aveva di cha 
■occorrere , doveva però fare un triato 
diiceroimenta tra fame e &ms, tra 
eatremità ed eilremità. £ appena (i ve- 
deva una mano pìetoM icendere nella 
tuano d' un iDlelice , nasceva alt' intor- 
no una gara d'altri ioièlici; coloro a 
cui rimaneva pia di vigore, ai bcevano 
innsDii • chiedere con pi& iitanu ; gli 
eatenuati , i veccbi , i bncinlli, levava- 
no le palme acarne i le madri slaavano 
da lontano e protendevano i bambini 
piangenti , mal ravvolti nelle feace ceo- 
cioae , e ripiegati per languore nelle io- 
ro oMioì. 



"7 
Cosi pasco i'inTemo e la primaTsra; 
fl già da qaaiclie tempo il trìbnnale 
della UDÌta andaTB rimostrando a qneU 
lo della provvisione il perìcolo di cont^ 
gto , olie BovrastaTB alla città da noa 
tantB miseria condersata e diffusa in 
eata; e pTOpooeva che i mendicbi Ta- 
gaboadi veoiuero raccolti in divertì 
aipix). Mentre ti Tentila qoesto parti- 
ta, mentre li approva , 'mentre ai divi- 
sano i meixi, i modi, i hioghi, permeik- 
darlo adeffettO; i cadaveri apelieggiaqo 
nelle vie, ogni dì più; a fnitara di qut- 
Ito, ente» tntta l' altra congeiie di Ct- 
•tidiofdi pietà^'di pericolo. Kel tribtwa- 
le di prorvisione «ien posto, come ptA 
fiiciie e più *peditiva, an altro partito, 
di ragnnare tutti '\ mendicanti, validi e 
infarmi, in oa aol luogo, nel Uizeretto, 
e di alimentarli quivi e carorli a pnb- 
blicb&speae; e cfuà vien ritolato,in on- 
t» della Sanità, la quale obiettava obe, 
in uEW tanta riaDione, sarebbe cretcìu- 
to il perìo»lo a cui si voleva ovviare. 

iM»zicretto di Milano ( le, per caso, 
qoeata «torìa cspitaise alle mani di 
jiMlcbadmio cbe non lo conoicewe, uè 
vednta.nè fvt deiorìiione ) è on **f 



1" 



I» 



ii8 ^ 
cioto quadrilatere e quaiI/qQ*drato^ 
fuori delta città , a aioittra della porla 
detta orientale, dÌMOtto dal baatione lo 
spazio delia foaaa, d' una itrada di cìr- 
CouvallaaioDO, e d'un foaaato cbe cor- 
re attono al recioto medeùmo. I due 
lati maggiori tirano a un dipresso cii^ 
laecento pagai aodanti,- gli altri due 
'>rK quindici meno; tatti, dalia parte 
cbe guarda al di fuori, sono divisi ia 
ìatanaetle a un wl piano; per di deatro, 
gira iutoroo a tre di cui un portico 
cODtinuD,in tolta, sostenuto da piccÌo< 
le e magre colonne. Le stansetleeraDo 
dogeut' ottantotto, una pi&, una meno: 
ai nostri giorni , una grande apertura 
&tta nel meteo, e una piccìola , in un 
canto del lato cba costeggia la strada 
maestra, oe lisimo portate viancMiM 
quante. AI tempo della nostra storia , 
non t' erano che due aditi, 1' uno nel 
meiEo del lato cbe risponde al mnit> 
della citili, l'altro di rimpetto, nell'o^ 
posto. Kel centro dello spailo interio- 
re, cbe è tutto sgombro, sorgerà, e sor- 
ge tuttavia, un tempietto ottangolare. 
Xa prima dcstinutioiie di lutto 1' edifi- 
cio, COHUaciato nell' anno i^, coi da- 



"9 
nari d'an laicito prìnto, coottuiuCif 
poi con quelli del pulilioo o d' altri ta> 
itaturi e donatori , fa, come l'acccnn» 
il Dom« ttflMo, di ricorerarvi aU'oceor- . 
■vnaa gli ammalati della peate, la qo»' 
le, ^i molta prima di aneli' epoca > 
era •olila, e lo fa per molto tempo dì 
poi , a comparire quelle due, quattro, 
■ci, otto Tolte per secolo, ora io quatto, 
ora in quel paese d' Europa , prendeiH 
donfl talvolta uaa gran parie, o ancha 
Bcorrendola tutta, per enti dire, da uh 
c»ptt all'altro. Kel momento di cui pan. 
Itamo, il laueretto non aerTÌra cns « 
depoaito delle mercaniia aoggette » 
fMmtumacia, y 

Or*; per apprettarlo alla naoTa d^ 
atinaaione , ai aorpaawroflogli ordÌBÌ 
coDBaeti ; e , ht\» io fretta in fretta le 
purghe, e gli eiperìmenti preacr itti, tut- 
te le mercanaìe fbrono rilaiciale in un 
tratto.Sifeceateoderdella paglia io tut- 
te le ■tanEette,«i fecero (corte dì viieri, 
quali e quanti ai potè ; e l' invitarono, 
con poblico editto , tatti i peateoti ad 
entrar quivi a ricoTcro. 
Molti vi concoTMro Tolonteroia mento; 
tutti quelli che giaceTauo.iiiferm>^ pes 



le Vie e jMr le fiuxie , vi «euitro tra- 
■norUti; ìd pocLi giorni ie n' ebbe, trs 
igli imi e gli altri , pia di tre mila. H« 
più, e d' assai , erano coloro cbe rerta-i 
vano iddietio. O che ogDtm di loro a- 
spettBBte di veder gli altri andanene , 
e di rimaDere io picdola hrìgata ad ^^ 
sufruttare 1' accatto della citU, o foste 
qoella natiu-bt ripugnaota alla claaso- 
ra,o quella diffidenia dei poveri per 
tutto ciò cbe vien loro proposto da cbl 

Sossìede le riccheste e il potere ( dif]&- 
eeu Gempre propurnoiiata airigiKK 
Tania comune di cui la leutc e di cbi la 
ÌDipìra , al -oiimero dei poTerì e bIIa 
■tortura degli ordini ) , o il taperedi 
Jiltto quale rosse io realtà ilbeoeEcio 
offerto, o Tosie tatto questo insieme, o 
cbe che altro, iàtlo sta che la più par- 
te, non teneedo conto dell' invito, co»- 
tinnaiano a strascinarsi tapinando per 
la citU. Visto ciò, fa stimato beneiHis- 
■are dall' inrito alla haa. Si mandaro- 
no in ronda h'uwi , cbe caocissiero ^t 
accattoni al leiaeretto, evi meiiastero 
legati i renitènti; per ognuno dei quali 
iìi aoiegnalo a coloro il premio di aoU 
41 dieci 1 t^to è Tfir o dù , aiicbe nella 



pia grandi itretteiie , ) danari del pn- 
blico ai troTMio sempre, per impiegar- 
li a sproposito. E qaanltinque , come 
era stata cangèltnrB , anzi intento e- 
spmao della proTÌMone , no certo Da- 
merò A\ accattoDÌ siratlasse dalla citte', 
per andare a Tirere o a morire altrove, 
HI libertà almeno, pare la caccia fu ta- 
le, cbel JD brevej il numero d«ì ricove- 
rati, tra ospiti e prigìooi, arrirA presto 
ai dieci mila. 

Le donne • ì fancìnlti , li vnot anp- 
porre clie saranno statiallogati in c]Tiar-> 
tterì separati , sebbene le memorie del 
t«mpo non ne facciano parola. Regola 
poi e provedìroenti pei buon ordine, 
nonne sari certamente mancalo; ina 
ognuno si figuri qual ordine potesse es- 
sere stabilito e mantenuto, di quei tem- 
pi maasime , e per qoelle circostame * 
in un cori Tasto e vario auembramen- 
to, dove coi volontari si trovavano i 
forcati, con quelli per cui le mendi- 
citA era una neceaaiti, un dolore , 
ana vergogna, coloro di cui ella era 
l'arte a il costarne, con molti cretcin- 
ti nella onesta attività dei campi e del- 
le officine , molti altri edueaU nel tri-. 



TJa> nelle taferde, nel outeg^io fclife- 
;' ranescOiflJl'oiio, illi trttflk^al dilo^ 
gio, «lIp TÌoleBU. 

Con» poi iteHero tvtti inueme d'al- 
lo({gia e ai fitto, ■! potrebbe tristamen- 
te congettoru-lo, quando toa ne eveaii» 
Ufo uotiue poùtive ; aw la abbiamo. 
Doriqifano «tivati, ammonticati ■ veD> 
ti a trenta per ognima di quelle cellet» 
te, o accovaccbti sotto i portici, aar od 
impatto di paglia putrida e fetente , o 
sul nodo paTÌiDeoto: chà,*'era bene 
ordinato dover la paglia nier freica « 
■officiente , e riODUTarai apeaaa ; ma in 
fatto ella era atata acaria, trilla , e noD 
ei rinnovaTa. Eni parimente ordine che 
il pana foHe di haosa ÓDalìti : RÌaccbè , 
qaale BEaminiitnatorelia.niBi dett» che 
al faccia « ■idÌ8pen>irobacatIì*a?:ma 
<aò che in circoataoM ordioaiie dod ai 
farebbe ottenoto, anche per bob men 
Vaata aom minia tradone, coma otteoer- 
' :lo in quel caao « in ^ella &rragioe? Si 
disae ^toT», come troviamo ndle me- 
morie, che il pane dal laueretto fbaaa 
adulterato con soatanse peaanti e Boa 
alimen(o*e:ed è par tr^)po da credere 
che noD fofae uno di quei lamwU In a. 



Tl3 

ria. D'acqtu perfino v'era difetto; à'ae- 
qoK Togllo dire tìvi b irinlire: l' abbe- 
Tcratoio oORiaDa, doTQTa e>Mra la JOTA ^x. 
cbe lambe Itf tasn del recioto , baMa , 
lenta, dora ancbo me)maM,e di*enata '/,,,, 
poi qdale polena renderla l'atóelavk- 
cinaDH d!aaa tairta e tale cSoltitm^iiie. 
A tutta qoBite cagioni dì morlaiìtA-, 
tanto più attive, die operavano aopra 
corpi malati o ìmeaalusiti , «i aggian- 
ga ubb gran pervertiti d«lìa«lagtMM'i 
piogge attin*t«, BSgnttfl da voa alociti 
ancor pi& oatlnata, e con «su ,w» cal- 
dura antioipata « violenta . A.i mali A 
BggiaDgB il aentimeDlo dei nati, il tedi» 
e il furore della Cattiviti, il ieaideri* 
delle astiche oMmetadiai, il doibre di 
cari perdetti , la Daemurìa inquiete dì 
cari aisenti , la ntoleatiae il ribrasn> 
vicendevole , tanta altre piaaioni id'ab* 
battimento o di nbfeia , portai» o nate 
U eotro ; l' appremione poi e lo apetta- 
colo continao della morte rendala fre> 
qoenle da tMit« cBgioBi, e divennta ea- 
■a medesinu noe nnois e patente ca- 
gione.£ non Cara Maraviglia tix Unor- 
talitA oreteesM e re^aice in qne' c4iiii- 
so a ftcgno di prendere oapetto e> pvesao 



>»4 

• molti, nome dì pesUlenu; ■!■ clie la 
. rÌatiion6el'ai>tiientodi tutte qaelle cao- 
«a noli bcnsKcfae Mnaentar» l' ittÌTÌtA 
d'aa* ioflanm pUramMite epidemica ; 
tati ( come par ette avvenga nalle .care- 
stie aocha meo gravi e meo prolungate 
a quella ] che vi aveue Isogo qd vero 
«outagio , il quale nei corpi affetti e 
preparati dal disamo a dalla uulrBcità 
«egli alimenti, dalla intemperie, dafau- 
dieiatae, dal travaglio, «dall' awili- 

. monto tro*i la tempera , a così dire , e 
Ja tlagione ma propria , le condizioni 
jiecaunrie in lomna per na^cerei nutri- 
carli e moltiplicare(M ad un ignorante 
i lecite lanciare qoeste parole , dietro 
i'Ìp»tMÌ iiroposta da alcani filici e ri- 
propeita in nltimo eoa molte ragioni e 
«on molta riHrra , da nao diligente 

- quante ingsgnoao ( i ) ) i sia poi che il 
contagio MoppÌBRie da prima net las- 
aeretto medesimo, cotme, da naa oscura 
ed ioeiattft relaxìoae, par: che penaas- 
■ero i medici della SaoitAi aia chaTÌ- 

( I ) Del tmtbo petamUil* ... e dqli aJlri 
«mi«|i >■ lencnU, opara dai4aH. 9. Ghiìoo 
Acerbi, Cap. Ili, $ |.«3. 



TMw fl KD&ite covando prlnu d'aUora^ 
{ il eh* imabra fona piA T«ri«inilla, 
cbi pensi come il disagio «ra già antico 
e gnnnvla e la luortaliU gift frequente ] 
e cbe portato lì entro vi ai propagatie 
cos nitoTa e terribile rapidità , pur la 
condeiuaiiotw d^ corpi, rendtiti aacbs 
più disposti a ricererlo dalla cresciuta 
efficacia delle altre cagioni. Qualunque 
d» qoeate congettare sia la «era , il nu- 
mero quotidiano dei iikhIÌ nel laiHrel- 
toottrepasaò in breve ti centinaio. 

Mentre quifi tutto il resto era lan- 
guore, asgoicìa, spn Tento, ramniaricfa lo, 
fremito; nella Provisinnaara vergila, 
Blordinifloto, incertitndine. Si consulta, 
BÌodl il parere della Saiwti;altrononai 
troTÒ cbe di disbre cii cbe a'era lìitto , 
con tantoapparatOjCOQ tanto dispendio, 
cnu tanta angheria.Si aperse i Ila nere t- 
to, ù dia lioenaa a tutti i poveri ralidi 
(^e vi rimanevano i e c^e ne scBp}uro- 
Ho eooana etoia furente. La città tornò 
» risorisre ìleirantico clamore , ma pi& 
fievole e intevrotto; rivide quella turba 
pia rada e piò niiserevolei dice il Ripa- 
mosti , pel pensiero del come ella fosM 
ài tanta Memata.Gl'lnfermif urono tra- 
ToB. V. '» 



ia6 

lora ipeddedi mandicaDUi dovela pi& 
p«rta perìraDo. 

intasto perà cominciavano quei b^ 
' fMtletti campi a inbioodire. I Mixeoti 
del eoDtado aw'ironoeaa ne aàSarooo, 
ognuno dalla- ma parte, a-quelU tanto 
•cMpirata aeg^tuea. U baoo red^igo gli 
«coogiiati co* qo nlliioo (fono , e con 
MB nnovo troTatodi garilA: ad <if|ai coa> 
tadioo che ilpreKnlaHO all'arcweaco- 
vado, k' darà un ^|iilio, e un» Ealce' d* 
ni Ale re. 

Colla aieatt Gonlmente cenò la car^ 
Btia^ la mortalità, epidea Ica o contagio- 
•a, d^ereaceodo di itt in di, ù protrasM 
perd fin dentro Dell'antanwi. fH'era in 
Mil finire ; qnand'eooo yn nnoTO fla- 
gello. 

Molte coaeimportanli, di qaallea cui 
piA f pccialmeiite si dà titolodi ■toriche, 
erano accadute 'm qoeako frattenf» . Il 
oardinalediRìchehea, preaa, oome a'è 
detto, la RoGceHa, abbprracciaU alla 
mrglìoQDa pace col re d'Inghilterra, av 
veva propoatoe visto colta bob polente 
porola, nel Gonilgiio di qaello di Fran- 
cia , che si McoorrciM efficacemente H 



taf 
laM di Navenj es^m inionè ponii»! 
co i) re mednliAo a cosdiuTe in peno* 
m ìa spedisione. Meiitn >i fecerkDo ali 
apparecobi, il contf diNatMii. comm»- 
Mrio Ibiperialé, hitituTa in Mantdn «I 
bdOto daca, che detae gli BUti ia masv 
a Ferdinando, o quatti manderebbe na 
esercito ad oocupaili.II dnoa cbe, iS 
pia disperate cìicoBtanie, ■' era t^faer^ ^'■ 
piito d' Bcceltar condizione coaì dora e 
COSI mal fidata, confortato ora dal vici- 
nA soccono' di Francia, sene tcliermivii 
tanto più; però con termini in cai il no 
fbne ravvolto e atìnngato, quanto ti 
poteva, e con proposte di aomme»ioiM, 
abche più apparente, ma menocoitoaSt 
Il commisaario tev'eraaiidato, prote- 
Btandogli cbe ai verrebbe ella fona . Id 
Aarto, il cardinale Richeliea era poi 
■ce«0 di btlo cf^ re,- alla tetta d'on e- 
Btrcito; aveva cbiefto il paiso al dnca di 
Savoia; s'erR'tratt8to;non ai era con- 
ebiiiBO ; dopo QDo icontro , C9I vantag- 
gio de'franceri, t'iera trattato di duoTO) 
t COtKbÌDto un accordo, nel anale it da- 
ca, fra le altre coie, aveva slipnlato cbe 
il Cot-doni levetabbe ragtediodaCMa. 
te; iifapegna^doai', te qneiti rìcafeaMe', 



»a8 
né onirri col frascM,' per infaiien H 
ducato di Milano. Don Gonulo, paTe»^ 
dogli anche d'uicìrtie a bnon mercato, 
aveva levato il canapo d' Rtlomo a Ca- 
ule, dove era tosto entrato un corpo di 
francesi , a rioforto della guarniaioDe. 

Fna questa occeiione clie l'AciiiUinì 
Ka-ÌHe al re Luigi quel (no tutaototo^ 

Sudata, o fichi, a prtpùrar mttalUi 
e vn altro, eoa pai lo.mortava a por* 
tarsi nibìto ella (iJiM-aaioiie di Terra - 
Santa. Ma gli i dettino cbe i pareri dei 
poeti DOD Bìeno legniti: e se nella storia 
trovate dei latti conformi a qaatcbe to< 
ro tuggerimento, dite por francamenlfl 
cb' elT eran cose rifotate da prima. Il 
cardinale di Bichelieu aveva, in quello 
vece , stabilito dì. tornare in Francia » 
per affari cbe a lui parevano pi& nrgciv 
ti; Girolamo Sorauio, inviato de' vene- 
ziani, potè ben addurre, le ragioni pijk 
^ forti , per istomare quella ritoluaione , 
cbe il ree il cardinale, non badando piilt 
alla sua prosa cbe ai veni delI'Achillini, 
se ne toruarono coi grouo dell'eacrcito, 
iaMÌando soltanto sei onla «omini ut 



Sósa'^ad òccflpdKiofl* del peih<fe a tu*», 
tenimento dé\ thaiuto. 

- Mentre qtiell'^ercitosi allontamTa 
à& ona parte , ^elto Ai Perdimitd», 
guidato dal conte di Colla Itogli accolta -• 
Va dall' altra ; avCvtt iOTaso il paefo 
de'Grigioni e. la Valtellina j BÌdiipooefn 
a sc^aere nel milanese . Oltre istti -ì 
terrori che cagiornva l'aniMintio d'on 
thl passaggio, corren la triata voce, an> 
xt si BVeT8nD'eipre8staT«ÌM,cbe itiqBei- 
l'esercito e&tàsie la pMte,deila quale hU 
lora nelle truppe a lenmMw era tempre 
daalcheaprarfpjComediceìlVarebii^ro e 
landò di ijaella che, an lecolo ntasniì, 
s'era per esse appiccata in Firenze. A- 
lésBandto'TadiiiOjuno de' coniervatort 
della saniti, ( eran» ieì , oLtrs il pre- 
sidente: quattro magistrati e diM medi- 
ci ) (a rncaricato dal tri bava k , oome 
&li stesso taeconta inqael looraggoa- 
gfio già cithtD{ ì }, di niBOsIrare bl go* 
tématord' Id sparCDtoéO ^lieolo «bs 

( i ) tt jgiM;IIo d«ft* etlgìneel glcraili m#^ 
ceni ddla ^tàa pnte ctttlltlòM, tabefiM cL 
nideflia.iisguita'MlIa tìttàW HibnoAo.UM 

Uta t€^Z;fu%.i^ ■■ ■ ■■ .'■■ ■ ^ 



i3o 
wnrrRitava. «I pMfe,.w qMlU gsnts «I 
ottenera il puso per portarli a Ma^to- . 
va, come «orreva «oca. Da tatti i por- 
tamenti dì d«e CodmIo pare ch'egli a- 
veue uiv gratta manìa di fn§i do pò* 
ato nella atoTla , la quale in &tti bob 
potè non occapam dei fttti faoi ; 
ma ( come tfeeto le accade ) Doa co- 
nobbe, o Don li curò di regÌBlrare l'atto 
di lui pia degno di memoria e d' atteD- 
uone y la risposta cb' egli diede a quel 
dottor Tadino in quella circoatania.Bi. 
•potè , non Mper cbe {urei ; le ragioni 
d'intereHfl e di rìpataiione, per le qoa- 
lì *'era ntouo qaeil'eiercito, peaar pi& 
cbe il pericolo rappresentato; con tut- 
to ciò li rarcauedi rimediare, alla ma- 
glio, eli iperaiae nella FroTridenxa. 

Per rimediare adunane alla meglio, ì 
due medici della Sinita (il Tadino so^ 
detto e senatore Settale , figlio del co-, 
lebre Lodovico) proposero in quel tri' 
bunale che ai pruibiiae sotto sereriiu- 
me pene di comperar robe dì qua) si vo- 
glia sorta dai aoidatì che e^ano per 
pauvs i ma non fu possibile (ar inten- 
dere la conTenienia d' un tal ordine al 
nomo , * .dice il T«d»« 



ì9t 

bo , Ci ) ■ ^ '"^^ 1"K^ » cIm noa po- 
•> tevM ertèen Òanue Micc«d«ro in- 
a contri di morte di tute tnwlìaia dì 
« pertooe, per il commarcio di qvetta 
■ gente, etiororobbe. » Citìamoqa»- 
■to tratto, per odo dei singolRridi quel; 
tempo i che di certo , da che ci ha tri- , 
banali di Mnili , non accadde mai ad 
un altro fve«idente d'un d'etti dì fiire, 
nn r^ionomento aiiuile; te rtgioBa- 
■nento è. 

Qoanto a don Contalo, tjaella ritpo- 
Ila fii ano degli ultimi tnoi atti qui;, 
perché i cattivi tncceni della guerra, , 
promoiaa e condotta in grtm parte dii 
Itti , fnroD cagione eh' egli Tcniite ri- 
ipoMO da questo posto, in quell'eatate. 
Nel tuo partire ds Milano, gì' interven- . 
ne coca che da qualche icrittore con- 
temporaneo vi en notata come la prima, 
di quel genere che accadeite qui ad na 
par suo. Uicendodal palaeio detto del- 
la Cittì , in metto ad un grande ac- 
cotvpagxBinenlo di nobili , troia nao 
■ciame di popolani, i quali, ptrte gli ti , 
jMrarano dinaniii in nula w, parte gli 

C OPH. '7- 



i3« j 
«AtfcyBn dtetr» '^rìJan jo, e riaftÀlin- 
doglt con' iAiprticSBkidi la dame Mfftir- 
tk, per l« Ih^eniée, dicerano , concednte 
da \iiì^\ portar fbi>ra fromeoto eriso. 
A)h tua eaiTózu,che veniTS io a^ni. 
tÀ , lanciavano poi peggio che parole; 
asMl, «attOD)', forai ik cavolo, bocce di 
f^ni sorfe, \» tmiHilione solita msofn. 
ma diiq*eT)eVpMiisi(mi . Hlsplotl ihtia 
guardie, sì- riliraronoj ma pei'ctìrrere, 
iogrogutt per *ia di molti naovi com- 

Sgni, a pre|$a¥artì a poHa litjinese^ idi 
Te eg\^ dorema* podo dopn iiMire ìq 
carrocia. Qtiaado qaesta grunte , con 
un seguilb'^r-iildlte altre , faDciarono 
sopra tutti*, con mani e eon fiiMide, vna 
grandiAatà Ai {iietre. La coM non andA 
«lire. 

Ifel lirogodt lui fn apodito ÌI mar-* 
cfcese A.mbrogi<> Spinola , il cni nome 
aVéva gM acqurifata , i«etle gaó-r« di 
Fistidra, qti'eria celebrità mililarb cbe 
aoeer gli riéiBUe. ' 

Totale tò P estféi tó afBiHannrt' a^era ri - 
cèTblo l' crHditae degbftiiYy di pbrtarsi 
all' inrprssa dt Mirtitcì^B ; e étì. tdese di 
setteiobre entrò nel ducalo di Milano. 

La milixia» a tpa' ten^; era ancont 



nmpocta 
rroLiti d 



i33 
ita in grati pnte dì ventarìeri 
iti da condottieri di matierc, per 
eommiMione di qanto o di qoeJ prin- 
cipe , t«lTOÌtB aDcbe per loro proprio 
conto , e per vendeni poi inaieiue con 
ewi. Pia che dalle pagbe, erano gli vo~ 
nini attirati a (jad mestiere dalle ipe- 
ranie del «accbeggioe da tutte le *a- 
gbesKe della liceo sa. Di«cipl ina atcbìle 
e generale non t' era in on eiercito,- ni 
avrebbe potato accordarti coal fiioìl- 
meste coli' autorità indipendente dei 
varj condottieri . Queiti poi in parti- 
colant > né ermo mollo raffinatóri in 
&lto di disciplina, ni, volendo pare, à 
vede come aTrebbaro potato riuscire a 
■talùlirlB e a mantenerla; chj soldati di 
quel pelO) o sì sarebbero rivoltati ooii' 
ùm an condottiero novatore che ai fb^ 
M messo in capo di abolire il sàocbeg* 
glo , o per lo meno , lo avrebbero la- 
amato solo , a guardar le bandiere. Ol- 
tre di cbe , siccome i principi , nel m- 
gKare , p«r dir coiì , ad affitto quelle 
■ode, miravano piò ad aver gente as- 
sai , per atsicurare le imprese , ette a 
prnportionare il numero alla loro fa- 
«olw . di pacare , A' ocdiiuirio molto 



134 
acanti; mai le fughe Tenifanb perM 
ptA tenie, a ooÉto, ■ apinico; e le spo- 
glie dei patei guerreggiati d pareom 
oe diven iBTOini conie on BnpptcoienlJo 
tacitameirte coiiTetintoi. E' celebre, po- 
so mcDo cM BOme di "Watleotatem, 
qMlla Mia seateou : ei«er pi& facil« 
iDBDteoeie na eaerdto di cento mila 
noMÌni, che ano di dodici mila* E -qse- 
«te di cai «arliamo era in gran F*rte 
GOoipoat» dellK gente che , sotto v co- 
nandb di lui , aveva detolata la Ger* 
nani^, in qneUA guerra céithn tra it 
(«erre, • iter tè e pei loai effetti, che 
^CM poi il noma ani tienta anai della 
ma dnratat e allora ne corren I' «ode- 
eÌDi«> y era asti , condotto da od tua 
hoaottnente, il eoo proprio BeggimMM 
lo; degli altri cMidottien, ta «io paite 
avevMW comandato sotto di'foi; e vi ti 
trofBia piA d'ano di qaeiiì oh«, qaat« 
tro aani dopo, dovevano aintara a tiac* 
loa quella mala fìne che ognnn sa. 

Erano vent'«tto mila fanti , e sett* 
mila cavalli;e, scendend* dalla Valtel- 
lina'per portarsi mil mantovaim, ave- 
vano & seguire , -pA o meno di costa, 
UtU la via che fo r ^dd«. per «lo* n- 



i35 
ni il U(^, « poi di nooTO come &^tafi 
fiao al RM> «boooo in Po, e di poiaie- 
vauO'imbaoDtmtto «scora di questo 
dk ' opstcggittrc : iu tuU» otta givnuite 
■si dnctito di Milano. 

Daa gran parte de^i aUlinti »Ì ri- 
panrtnM su pei moob' , portasdof ì il 
mtAtte pi& caro, e coociaodoù mnaw 
le beatie; altri rinutooraBO, a a goordid 
dJKraalcbs inferno, 9]p«rMlTar la ca- 
sa 4^1' itmndio , o p«r teAw d' occhio 
ooie prcMoae toacoste, aottcTnate; altri 
par noni mwm cìn'ftrinti dga* tibaldo- 
ni anche, por acquittare. Quando la 
pFÌBia sqaadra arrvrava al paem delhi 
potata , 11 spandetK tolto per quello • 
pei ti reta vici ni, « Lì meUsv» a Dottino 
addirUtnra: crd 4hó potMa omci godtM 
to o.pprtBto ria f tparÌTa) MnCa parla- 
re de) S<*"sto cbe< feoevaon èel rÌEDa-< 
nentv, oelle campagtie diKatate* dei ca-* 
sali ani, delle béaie, delle ferite> degli 
■topri . Toni i tnMBti , tatti li ichnv 
ni pavral-var larobay tomaT<ioo apet-' 
ae inatrlì, talvolti in peggior danno. I 
soldati y gente ben piA pratica degli. 
alrttegismdii HNehe dì qneata gasEta, 
fregaTiùtft tott\ i boiibì d^lle cate,»iML- 



i36 
rttdoó, abbatUWnoi •eopriraiM t»tA> 
mente n«g1i ortf h terra imom di tn- 
scoisndarono (ino ru per la vetta » ra- 
pire il bfiittame, andarono nelfa grotti^ 
a guida dì qualche ribaldoDe, coma ab- 
biam detto, in cerca di qualche daaaro- 
■o rimpiattato lairà; lo api^lìanitia, lo 
straKinataDoMla fuacais, ecOB tar- 
tara dì minacca « di' percona , lo co* 
stringefanOBhadicareilteaoro natcoito^ 
Se no andarami finalmente , eraso 
andati, ai lentìva da lontano morìra il 
mono de' tamburi o delle trombe: boc 
cedevano alcune ore d'una quiete >pn- 
▼enlntaiS poi an nuovo maledetto bàt- 
ter di ca«M,uaimovo maladetto ■qnil» 
lo, annaniiara un'altra brigata. Qne- 
■ti, non trovando pie da (àr preda, con 
tanto pi& lùrore bcevane sperpero • 
fracaHo del re§to, abbruciavano molli- 
li, impoite, travi, botti , tini, dorè «b- 
che le caae; con tanto pia rabbia nuuk^ 
mettevano e ttradtiivaiio le porsoun t s 
COBI di peggio in peggio, per venti gìor> 
dì : ch4 in tante aquadce ara diviso l'è. 
Mrcito, 

Colico fu la prima l«vra del-docnto, 
o que'£nt>nì ; ti getUnmo. 



i37 
|K>«ÌB lopni Bel Imo; Ai 11 «ttnrano a 
-si difltiKTo nella VbIhmb», per donde 
«boccarooo nel temtoris di Lecco- 
. CAPITOLO XXII. 

f^ai, tra i poreri epiTenlati troviei- 
me peraone di noatre ùommcent*. 
Cbi Don tu veduto dee AbboadJa, il 

^TOmo cbe •■ «penero tulle ia noe Tol- 
ta le DUore della calata dell' eaer cito, 
del >uo avTìciaiirù , e da' suoi porta- 
menti , non » ben cbe coM lie impac- 
cio e «paTento. Vengono ; aon trenta , 
' ton qoaratita, aon cinquanta tnila-i lon 
diavoM , Kmo ariatH , aono BnticriBti j 
hanno laccbeggiato Corteooora ; ban- 
BO'Oiefto il fuoco a frimaluna : diser- 
tano Introbbto , Pasturo , Bardo; li ao- 
i>o vedati a BaUbbio ; domani aon qai: 
tuli erano le voci cfae paaiaTano di boc- 
t-^ in bocca ; e ioiieme no currere , no 
frrmani a ficenda , un oooiultare tu- 
multoso , una etiUiiooe tra il fuggi- 
re e il reitare , nn radonarei di duo- 
ne , un metter delle mani &e' capel- 
li. Don Abbondio .deliberato prima di 
OKoì altroe piQd'oga'oltioafogsire, 
Tom, V. »» 



n «gni modo di fbgn, in ogni hiogn di 
rihRio ▼«deva otUcoli k«ap«rabili e 
yeriooli tpaTcntoii . ■ Come bra ì » 
•danMTar ■ dorè andare?» I monti, im- 
■ciando sUre la difficoltà del cammìitn. 
Don eran •icari: gii l'era aapato che i 
Janaicheneccbi vi ■'ammpiràTana co- 
UM gatti, dove appena ««eMero indisio 
o ■perania di farpreda. 11 laco ora gPoc- 
•o; tarava air((ran vento: oltracciò , Ìm 
pìA parte de'Mrcaiooli, tetnèndo d'efr> 
■er fonati a condure lòldatl o baga glie, 
■'erano rifocgiti, celle loro barche, all' 
attn riva: alcnne pocfaerimBSle, enmt 
poi partite stncaricbe dì gente; e, tra- 
vagliate dal peto e dalla burraio, ri di- 
ceva cbe perioolanero ad ogni momen»! 
lo. Per portarsi lontano e inori della 
«traria clie l'esercito avovaa percorrere', 
non era poislbtle trovar né on calesse, 
né on cavallo^ né alcali altro metto: a 
piedi^on Abbondio non avrebbe potuto 
Air troppo cammino, e temeva d'eHer 
raggiunto m via. I confini del bergam». 
•co Bon el-àtio tanto diataotì, cbe le aat 
gambe non ve lo potessero portare in 
una tirala ; ma era gii eoraa la voco , 
MWrc sU^o spedito ib fnUa di fierg*- 



me utw ■qqatkMiB di sapptiletti A» 
cosUggiaiK il confioe , por Icihik in 
lupetto i laDEicbaiectiui e (ptellt eniw 
Piatoli io carne, d4 |>1A dà meno di qos- 
iti, e faceTmodalk» parte loro il pe^i* 
chepoteiano. Il povcr'noeao Gorr««t 
■tralniMto e meuo diMniato, per la e»* 
sa; andara dietro a Perpetiuy per con* 
certare Qoa rìanluione can tei; naa Per.» . 
petua, affaccendala a rMcogiien le mi* 
gliorì maiaeriiie e a Da«oaBderl« ral>o> 
lato, pei bu^^ Itoli ( pacMva in fratta^ . ' 
■ffaniiata , preoccupata, coli» mani o 
eolle braccia piene , e rUpondera i ■ a» 

* ora 611ÌSC0 di metter qae«ta roba in 

■ «alvo, e poi fureino anche noi coms 

■ fanno gli altri. » Don Abbondio Tole* 
va trattenerla, e dibattere con lèH^ va- 
ri partiti; ina ella, tra la faccenda, e fa 
preiH, e lo apaiento che avera aoch'eU 
la in corpo, e la rabbia che le bceva 
quello del ,padione,eTa, in tal con^nn- 
tura, meno trattabile di quel che fòtu 
mai st&ta. ■ S'ingegoaao gii altri; e' in- ' 

■ gaseremo Bscbe noi. Mi acmi • ma 

* non è buono che da impedire. Creda 

■ ella che anche gli altri non abbiano 
« ima pelle da aalrare? Che, tengnno 



.4« 

■m per br la gneita » ki i loldatJ ? I^». 
« trebbfl anclie dar* bdb roanu , in 
« queit! momesti, invece di venir tni 

■ piedi ■ piangere e ad impacciare. » 
Con qaeste e simili risposte u ■briga-' 
Tftda Ini, avendn gii stabilito, -GDita 
cbe ffMse aila meslio qoella tamul- 
toaria operaiicHie, dì prenderlo per an 
braccio, come un ragatio, e di etraSci- 
narle'sa pernna montagna .Lasciato co- 
sì solo, egli ai faceva alla finestre, gaa- 
tava, tendeva l'oreocliioj e vedendo 
paisarqnaichednnojgrìdava con una' vo- 
ce roeaao piagnolosa e meizorimbrot' 
tevole: t fate quella cariti al voslro 

• poterò curato di cercargli qaalchs 

■ (avallo, aaslclie mnlo, qaalclie »!• 
« DO. Possibile cbe Deasono mi voglia 
« aiutare! Oh cbe gent«! Aspettatemi 
« almeno, che possa venire anch' io con 

• voi ; aspettate di ttser quindici o 
a venti, da condurmi via insieme, ch'io 

■ non sia abbandonato. Volete lasàai^ 
« mi io man de' cani? Non sapete «ha 

• SODO luterani la pia parte, che am- 

• maxiare un sac^ote 1' hanno per 

■ opera meritoria ? Volete laaciannì 

■ qni 8 ricevere il martirio 7 Oh eh» 

• gente! Oh cbe gente! M 



i4. 

Ma a cbi dicera égli qneite cose? Ad 
nomini che pa«saT«nocur*i'«otto il pe- 
sodel loro posero mobile, e col [Wnsie- 
ro a quello che InRcinv^no in casa capo- 
tto al sacch(!ggro, qaale cacdando di- 
Dnnei a aè la sna lacclierella , quale 
traeodosi dietro i Egli, carichi ancn'ei- 
ti quanto potCTano, e la donna portante 
io braccio quelli che non potevano 
camminare. Alcuni tiravano di Inngo , 
sema rispondere né guardare in su; al- 
tri diceva: « eh messere! faccia nneh'el- 
a la come può ; fortunato lei , che 
« DOh ha famiglia a cni pensare; s'aiuti^ 
" "'ingegni. » 

■ Oh povero me ! » sciamava ioa 
Abbondio: ■ oh che gente! cbe cuori ! 
« Ifon c'è carità ; ognnno pensa a flè ; 

■ e a me nessono vaol pensare. » E tor- 
nava in cerca di Pcrpitloa. 

a Oh appunto! » gli dime questa: ■ « 

■ Come fiircmo? » 

■ Li dia a me, che andrò a sotter- 
K rarli qui nell'orto di casa, insieme 

■ colle posate. » 
<. Ma....» 

« Ma, ma; dia qui, tenga qualche 



.4» , 

■ soldo, per quei eoe pno occorrere; e 
« poi laici fare a me.» 

Don Abbondio obedì , andò al forzie- 
re, caYÒ il suo teforetto, e lo cons<'gDÒ 
a Ferpetnii; la quale ditse: ■ vo a sot- 

■ terrarli nell'orto, appiè del fico; » « 
andò. Iticainpar*e poco di poi con na 
canestra, entrovi manìiioDe da bocca , 
e con una picciola gerla vota,- e si dii^e 
in fretta a coMocarTÌ nel fondo un po'dl 
biancheria tua e dei padrone, dicendo 
intanto; ■ il breviario almeno, lo porte-» 

■ rà ella. » 

a Ma dove ai^dianio? " 
«DoTCTanno tolti gli alfri? Prima 

■ di tuKo, andremo in istrada; e 14 aeo- 

■ lirtrmo e vedremo che coea convengik 

■ di fare. 

In questo entrò Agneie , pnre eoa 
una gerletta in solle spalle , e in aria 
di chi Tiene a lare una proposta impor- 
tante. 

Agnese, risolala anch' ella di non »- 
spettare ospiti di quella sorla , sola in 
ca$H. coni' era , e con Dn po' ancora di 
quRJl'oro dell'innominato, era stata 
qualche tempo in forse del ioogo dove 
ritirarsi. Il residuo appunto di (quegli 



t4! 
scadi, cbe Dei m«i della FaniA leaveva- 
Do fatto tanto prò, era la cagione prin> 
cipale della sdb angustia e della ìrreiio- 
Iniione, per aver essa inteso come, nei 
paesi già invasi , quelli che averan da- 
nari s' eran trovati a piii terribile con- 
dizione d'ogni altro, esposti ìnsietne 
alla violenia degli stranieri, e ad insi- 
die di paesani. Era vero che , del bene 
cadatele per così dire in grembo , ella 
non aveva fatta confidenza a nesinno , 
■alvo a don Abbondici dal qoale anda- 
va , volta per volta , a farai cambiare 
ano scado in moneta, lasciandogli sem- 
pre qualcbe cosa da dare a qnalrbe 
piò povero di lei. Ala i danari nascosti, 
massime cbi ron è avveiro a inaceg- 
giaroe molti , tengono il possessore in 
nn sospetto continuo dei sospetto at- 
trai. Ora, mentre andava ancb' ella ap- 
piattando qna e I& alla meglio ciò che 
non poteva portar con sé, e pensava a- 
gli scodi, cbe teneva cuciti nel basto, 
le sovvenne che, iniieme con es<ti,rin' 
nominato, le aveva mandate le più lar- 
ghe proferte di servigi; le sovvenne di 
ciò che aveva inteso raccontare di qu^l 
suo castello posto in luogo cosi aicnro, 



■44 

e dove , a dispetto iet padrone, non . 
potevano sodar se non gli uccelli ; e 
81 TJsolvette di portarsi a chiedere nn 
asilo coift . PeD»ò al come potrebbe 
forgi conoscere da qnel lìgoore, e le 
«enne tosto in mente don Abbondio; 
il quale, dopo qnel colloquio così fatto 
coir areivescoTo, le areva sempre fat- 
te dimostrazioni particolari di bene- 
Tolenza , e tanto più di cuore , cbe lo 
poteva, senta commettersi con nessuno, 
e cbe essendo lontani i due giovani, e- 
ra anche lontano il caso cbe a lui venis- 
se fatta une richiesta la quale avrebbe 
messa cjuella benevolenza a un gran ci- 
meoto. Suppose, cbe in un tal parapi- 
f;1ia, il pover uomo doveva essere ancor 
più impacciato e più sbigottito di lei, 
e che il partito potrebbe parer molto 
buono anche a lui; e glielo veniva a pro- 
porre. Trovatolo con Perpetua, fece la 
proposta ad entrambi. 

■ Che ne dite, Perpetua? » cbiese 
don Abbondio. 

«Dico che è nna tnspiranone de! cie- 
li lo, e che bisogna non perder tempo, 
« e mettersi la via tra le gambe. » 



■45 

- « E poi, e poi, qaaado vi nremA, d 
troTOTemo ÌMD conlnti. Quel f ignora,' 
«deMO li M cbe no» vorrebbe altro ehe 
br «erritio ■! proMÌmo; e avrà ben 
piacere di ricoterarci. U^ in ani cmi&' 
Be^ e coal per arie, seldalì non ne v«r- 
rl cerUmente» £ poi s pò], vi trorofe- 
• mo ancbe da nangiarv ; cbe , rapeì 
n monti, finita queaU poca graiia di 

■ Dio,» e coni dicendo, V slittava nel- 
la gerla, aopra la biaflcheria , ■ ei n- 
SE remmo trovati a mal pirtito. » 

e Convertito , i convertito da vero ; 
m neh?» 

' M Che, c'^ da dabltarae ancora, dopo 
« tatto qaello cbfl ai «a , dopo quatto 

■ cbe anch' ella ha vednto ? m 

■ ■ E ae andaitimo a metterci ia gain 
» bia 7 1 

xt Che gabbia ? Con codeate ane ve- 
w aciche, miieoti, boo aene verrebbe 
« mai a nnaconclnsione. Brava Agnete, 
K T'è proprio venato nn Iraon peatiera.* 
E poata la gerla nir nn tavolino, paas^ 
le in-Mcia nelle cìgna, e w la recò in i- , 
■palla. 

■ Non ai potrebbe ', > diaae don Ab- 
bondio, « trovar qnelcbe nomo cbe ve- 



<4« 

M nuM«oniMM;|wr ftr Usoorta aimu» 
« cuatoTSe ia^OStriuMimo qnalobc Jtir> 
« bone, cbe por troppo ne va in volta 
« parecchi «W aiuto at' ateU da dare 

■ TM-altje? > ' 

« Un'altn , par perdar tempo ! a 
tclafnò Perpatua. « Aitdatlo a cercara 
> ■dauol'iipm<i|CbaogDUDol)adapen- 
«e ure ai fatti Miai. Alto; vada a piglia- 
ct le il breviario e il cappello; e an- 

■ diamo. » 

Don Abbondio andft» tornò toato otA 
kfCTÌBrioaattoilbTacQiQ^l cappello in 
ctpo,« col soo bordone in manoje nact- 
jODo tntti 8 Are per una porticina che 
MCtfcevB in ani eagrato. Perpetoa la n- 
chiuse, più per non trascurare una fuiw 
inaliti, clu per fede cbe amtae in quel- 
la tappa e ia quelle imposte; e ai posa 
la chiave in tasca. Don Abbondio die- 
de, nel pessaro, uà' occbiata alla chie- 
sa, e disse fra i denti: « «1 popolo toc- 
et ca di castodirk, ohe sarve a loro. Se 
•e benno db- po' di cvore per la loro 
«cbieaa, d peuaeranno; m poi non 
« hanno cuore, tal sia di loro. ■ . 

Presera la via jjke'caBipi, quatti quat- 
ti, pensando ognuno ai casi aooi, e guar- 



dandosi àtlono, miuima don Abbon- 
dio, n appariise (palelle figura ■òcpet- 
ta> qualobe cosa di (Dal fidato. Ras iliw 
eontra^a neMWio; U gente era, o oollci 
oaae^ B gnarderle^a fkr («gatta, a ripor- 
re , o per le «ie che neoaniio dhitU- ' 
mente alle altare. 

Dopo arer «oipirato i molte riprese, 
e poi lasciato scappare qualche interie- 
zione , don Abbondio cominciò a bron- 
tolare pi&KgaitsmeDte. Sela]rìglinTa 
col dnca di Nerers, che afrebbe pota- 
to stare in Francia a godertela , a fiire 
il principe, e voleva euerdoM di Man- 
tova a dinpetto del mondo i eoli' inpe. 
ratore, che avrebbe doVBto aver aenoo 
per l'altraì follia, lasciar andar l'acqa» 
«ir ìn^ii, non tanti pnatigli: cbè fioal- 
■neotc, egli sarebbe sempre stato l'im- 
perattm , Ibste dnoa di Mantova Tisio 
o Sempron h . Sopntntto V avere col 
^vematore , a cai sarebbe toccato di 
bre ogni Cosa , per tener lontani i fla- 
gelli dal paese , ed era qeegli ohe ce U 
sttiravai tatto pel gotto di far la guer- 
ra, w Bisonierebbe, x diceva, s che foa- 
** iero qui quei «ignori a vedere, a piw^ 
f Tare, tba gusto è. Hanno nn bel conto 



"da roiden.' M« intaDlo, ne n £ DWf> 
■" aa ebinon ci ha colpa. „ 

" Luci OD {lo'ataTe qneita gente; cba 
*' già noa M>B qnelli ohe ci verranoo «d 
" aiutare, „ dipeva Psrpetaa. " Code- 
" ■te^mlKOM, sono di quelle MB aoMle 
" chiacchiera che DoacoucludunooieiH 
•< te. E^Dttoito , quel che mi dà bili' 
« dio . . . „ 

<' Che cosa e' è? „ 
ferpetaa , la qofle , in quel tratto dt 
via, aveva riandata a bell'agio il nucoa> 
diniento fatto in furia, cominoiòa doler- 
si d'aver dimenticata la tal cosa, d'aver 
mal riposta la tal' altra; qui, d' aver la- 
■ciaU una traccia che pobiva guidare i 
ladroni, U.... 

" Brava 1 „disie don Abbondio, raa- 
sionratoB poco a poco della vita, quan- 
to bastava per potere angustiarsi della 
roba : " bravii ! eosi avete latto ? Dova 
" avevate il capo? „ 

« Come! ^t aclaniò Perpetua, fermai»* 
dosi nn nunueato ani due piedi , e laet* 
tendo le pugna in sui fianchi , e qoel 
■nodo che la gerla glielo permetteva : " 
" come! ella verrà adesso a fermi di co- 
" desti riraproreri, quando ora elle dte 



1^9 

** me lo tbélien II cipo» bnreee di aìu- 
" lumi e di darmi coraggio! Ho féoM- ' 
*' to fìtrae pia al'b roba di oìb eoe alla 
" tntB ; non ho arato ehi mi detae ani 
^ mano; ha dorato Jar da Mani» e da 
** Maddalena ; se qualche coia aodri 
" nule, non to che dire: ho fatto aoohe 
" pift del mio dovere. „ 

Agnese ioteiroaipeTa qaerte qaiatio* 
B), entrando aocli'elU a parlare de'cool 
guai ; e non si raointarlcaTa tanto del 
traTBglio e del damo, qnaoto del vede- 
re lYanita la iperansa di riabbracciar 
pretto U Boa Lucia : che , se ,t< ricorda, 
era appunto qudll' autunno , ani quale 
HTCTaD fatto assegnamento ; né era àA 
anpporre che donna Frassede «otesM 
venire a Tiilegglar da quelle parti , in 
tali circQslanze : piutloBlo ne sarebbe 
partita, k «i ai f»e«e trorata ; coinè &■• 
cerano tatti gli altri villeggianti. 

La vista dei longhi rendeva ancor pi& 
vivi quei peniiari d'Agnese, e pii^ acer- 
bo il ano detiderio. Cuciti dai sentieri 
de' campir avevan presa la strada pab- 
l)lica , quella medesima per cai là 'po- 
vera douna era venuta ricooilucetiiio , 
per coti poco tempo, a cam la figlia f 
Tom. V. '3 



dopo Aver logglonulocon'lw ,ai)pni* 
•o al tarla. £ gii ai ved«n il tUlaggio. 

" ADdremo bene a tataUre quella 
« brava gente, „ disse A.g«e»e. 

"^ aocbe a rìpoMm nn pocfaettoj 
'* chà di questa gerla io comincio ad a' 
" vcme a bastanu; e poi per mangiare 
" un boccone, „ dìsie Perpetua. 

« Con patto di non perder teinpo;cbè 
« non siamo mica in viaggio per diver* 
" timeoto, „ ooncbiose don AUioadio. 
- Furono riceTuti a Ih^bccìb aperta , e 
vedati con gran piacere; rammentava- 
no una buona asione. Fate del bene a 
quanti pi4 potete, dice qui il nostro au- 
lica j, e Ti accorrerà tanto più spesso 
d' incontrar dei volti che vi porlÌDO al- 
legria. 

Agnese , nell' abbracciar la buona 
donna , die in nn pianto dirotto , che le 
fu d'un gran sollievo; e rispondeva con 
nngnlti alle «lomande ebe qnella a il 
marito le facevano di Lucia. 

« Sta meglio di noi, » disse don A1>- 
boudìo : « è a Milano, faor dei pericoli, 
tt lontano da queste diavolerie. » 

«Scappano) sb? il signor carato e la 
n compagnia,» disse, il sarto. 



i5i 

* SìcMTD , M riffocero ad nnk vooa il i 
padrone e la atm. 

a Li compatiico. » 

«e Siamo BTTÌBti, » d»M doD Abboi^ . 
dio, « al CBitello di ***. 

K L'hanno peùuta bene: aicnri come 
« in paradiso ». 

« È qui non hanno paara? » diice don 
Abbondio, 

n Dirò, signor carato: proprÌainent« 
fc io otpilatione , come ella la che li' 
« dice,a parlar pulito, qnì non dovrcb- 
« bero venire coloro; siaino troppo Rk>> 

■ ri della loro strada, gratie al cielo.. 
« Ai più al più, qualche (cappata, eh» 

■ Dìo non Togtìa ; ma in ogni caso e' £ 
• tempo : a' hanno prima da sentire al- 
■I tre notiiie dai poveri paeai dorè an- 

■ dranno a porsi proprio di casa. > 

Sì conchinse di fermarsi quivi un po- 
co a riposo; e, come era l'ora del pran- 
zo,! signori, ■ disse il sarto: ■ hanno 

■ da onorare la mia povera tavola • al-. 
1 la buona : ci sarà un piatto di buon 

tiTÌSO.» 

Perpetua disse d'aver con sé qvalcha 
cosa da rompere il digiano . Dopo un 
po' di ccEÌmoni* vicendevoli , ai venne 



i5a 
air ar:cordo di por tutto iBsieme , e dì 
praocBre in compagnia, 

I ragaiii s'eran meisi con gran fctU 
attorno ed Agnese loro Tecchia amica. 
Presto, presto i ilaarto ordina od una fi- 
glinoletta (qnel)a cbc atern portato di 
qoel ben di Dìo a Maria. T^dova : chita 
•e Te ne ricorda! ] che andasse a cavar 
del riccio qnattro cestiigne pr.imaticce, 
che erano riposte in no eaoto ; e le po- 
nesse ad arrostile. 

« E ta , » disse ad ap ragaiso, « vai 

i. n nell'orto, a dare nna scossa al pefo, 
ti da farne ceder quattro , e portali qni: 
■ tpttoTd.Etu,»dÌB>eBdnualtro, tcrai 
a sul 6co , a spiccarne qoattro dei pia 
n malori. Già lo conoscete a'nche troppo 
■.quel mestiere, u Egli, andò a spijjai& 
un sao bariletto ; la donna a prendere 
un po' di bianclieria ; Perpetua oarò le 

'■■ provigìoni ; si mise la tavola : un mai). 
tile e un tondo di maiolica al posto d'o- 
nore, per don Abbondio, con ora posata 
cbe Perpetua arerà nel Iq gerla; (a im- 
bandito; si sedettero, e si de«inò, s« non 
in grande allegrìa^lineno con moha piA 
che nessuno dei coniTnensali si fosse ■- 
Bpett«to di goderne in quella giornata. 



i53 
« Che ne dice , signor curato, rt' uno 
« BcombassoIampDtg di questa sorta 7 » 
disse il sarto : t mi par di leggere la 
« atoria dei mOri in Francia. ■ 

n Che ho da dire ? Mi dovera Tenira 
ve addoBio anclie questa! n 

et Però , httnno scelto un buon rifu- 
■■ gio, » riprese quegli: n chi ha da an- 
« dare lassù per fbru ? E trotennno 
a compagnia ; che gii s'è inteso che vi 

■ si aia rìfoggita molta gente, e che Te 

■ ne arrivi ttttta vie. ■ 

« Voglio sperare,! disse don Abbon- 
« dio , che Saremo ben accolli. Lo co- 
* nosco quel bravo signore ; e quando 
« ho avuto un'altra volta l'onora d'es- 
« ser con Ini, fu così compito.' a 

(E E a me, * disse Agnese, « m'ba 
K fililo dire dal signor monsignor illu' 
a strissimo, che, quando avessi bisogno 
« di qnalche cosa , bastava che andassi 
.dafni.» 

K Gran bella conversione ! s ripigliò 
don Abbondio: « e persevera, n' e ve- 
« ro?, persevera, m 

Il sarto si fece a parlare alla distesa 
della santa -rìta dell' innominato , e co- 
me , dall' essere il flagello del conlor- 



''< . ... 

no, ne era cliTennto' I esempio e il bene- 
fattore. 

■ E tutta qnellii gente che tenera con 

ce sé qaella famiglia .... » riprese 

■ don Abbondio , ii qaale ne areva pi& 
d'ana volta inteso dir qualche cosa, ma 
no» era mai assicurato abbastanza. 

■ Sirattati la più parte y n rispose il' 
surto: n e quei che sono riniastr, hanno 

* mutato vezzo, ma di una maniera! In 
« Forama è diventato qnel castello co* 
« me la Tebaide: el la le sa queste cose.* 

Si mise poi a ricordar con Agnese la 
visita del cardinale. ■ Grand' uomo ! » 
dicGTa: » grand' uomo! Peccato che sia 
n passato qni cosi in foria , che non ho 

• né aiicbe potuto fargli un pò 'd'onore. 
« Quanto vorrei potargli parlare an'al- 
ic tra volta , un po' più cot) comodo ! a 

Levati poi da tavola, le fei'e osKrva' 
renna immagine e stampa del c.-irdina- 
le , che teneva appesa ad una imposta 
d' un uscio ) in veneraiione del perso- 
naggio, e anche per poter dirp a rhiun- 
qoe capitasse , cne il ritrnlto non ra». 
aomigliava ; giacché egli aveva potuto 
osservar da vicino e a suo beli' agio il 
cardinale, in quella stania medesima. 



i55 
« L'IisnnO Tttlolo brini, con questa 
n cosa (|ui? •> disse Agnese, a Nel ve«tÌto 
gli somiglia; ma .... ■ 

« N'é Tcro <he non somiglia? m disse 
il Eiirlo; ■ lo dico sempre anch'io; ma, 
« se non altro, c'è sotto il sao nome: è 
« nna meniorìa. a 

Don Abbondio faceva fretta ; il sarto 
s'impegnò di trovare no b»roccio che 
li portasse appiè della salita ; ne andò 
tosto in ceree , e in breve tornò ad an- 
irantJere che arrivava. Si volse poi a don 
Abbondio, e gli disse: ■ signor cn rato , 

■ se mai desiderasse di portar lassù 

■ qualche libro, per pafisar tempo; da 
CI pover uomo posso servirla : chi an- 
« cb'io mi diverto DO po'a leggere. Co- 
re se non da par sao ; libri in volgare ; 
n ma prrò .... ■ 

H Gratie , graxie , » rispose don Ab- 
« bordio : sono circostante , cbe sì ba 
« iip)>enn testa da applicare a qaelcbe 

■ è di precetto. • 

Mentre si fanno e sì ricasano ringra- 
ciaintmti, e sì ricambiano condoglian- 
le e buoni sugar] , inviti e promesse 
d' un' nltra fermala al ritorno, il bo- 
roccio i giunlo dinanit all'ascio da via. 



Vi pongono fé gerle , ihontas sa; e ini- 
prendono , con qq po' pia d' asio e & 
tranquillità d'animo, la seconda metà 
del loro viaggio. 

Il sarto aveva detto il Tero a don Ab- 
bondio, intorno all'innominato. Dal dì 
che lo abbiamo lasciato, edi avera sem- 
pre contintkiito a fare ciò che allora s'era 
proposto , compensar danni, domandar 
pace, soccorrer pOTCrelIi, ogni bene di 
cbe gli venisse opportnnità. Qael co- 
raggio che altre volte aveva mostrato 
nelr offendere e nei difendersi , ora lo 
mostrava nel non lare né l'nna cosa, né 
l'altra. Aveva dismessa ogni arme , e 
andava sempre solo, disposto ad incon- 
trare le consegaenie possibili di tante 
violenie commesse, «persuaso cbe sa- 
rebbe commetterne nna nuova, usar la 
forta in ^difesa d' nn capo (debitore di 
tanto e a tanti ; pergnssa cbe ogni male 
cbe gli veni)s« fatto, sarebbe un'ingln- 
ria riguardo a Dio, ma rignardo a Ini 
una ginita retribuiione , e cbe del!' in- 
giarÌB egli meno d' ogni altro aveva ti- 
tolo di farsi punitore. Con tutto ci6,era 
rimasto non meno inviolato di quando 
teneva armate , per la sua sicurezza , 



i5r 

taAts braccia ei !1 mo.La rimembro rxr 
dell'antio ferocia, e la vista della mati- 
metodine presente, quella, cbe doveva 
aret lasciati Unti desideri di vendetta, 
qDesta , cbe la rendeva tanto agevole , 
cospiravano in quella Veca a procac- 
ciargli ed ■ mantener {(ti no' ammira- 
lione, cbe ali serviva principalmente di 
talvagaardu. Era qnell' nomo cbe ne^ 
inno aveva potuta nmiliare, e che s'era 
uinilÌBlo.I rancori, irritati altre volte de I 
suo dispreizo e dalla paura altrui, si dt~ 
legDBiBDo ora dinanu a quella nuova 
nmiltA: gli offesi avevano ottenuta, fuori 
d' ogni atipetlaiioDe e seosa pericolo , 
una (oddisfasione cbe non avrebbero 
potato promettersi dalla pia fortunata 
vendetta, la soddisfaiione di vedere nn 
tal nomo doitnie de'snoi torti e parte- 
cipe, per così dire , della loro indegna- 
lioaC' Più d' nno , il cai cruccio più a- 
maroepià intenso era stato, per molti 
anni , il non veder probabilità di tro. 
varsi in nesian caso pii^ forte di colui , 
per ricattarsi di qualcbe gran torlo; in- 
contrandolo poi solo , disarmato , e in 
atto di chi non farebbe resistenia, non 
■' era senUto altro Movimento che <U 



brgìì dtmutrsiioDÌ d'onore, hi qnek 
I* abbasaameoto volontarÌD, la sua prc-' 
senza e il ano contegno «vevano acqaì»^ 
■tato , senza eh' e&li lo BapCMC, non so 
che di pia alto e di pi& nobile ; percbA 
vi apparigli ancor meglio di prima, l'as< 
senta d'ogni timore. Gli odj ant^be i pi& 
roEÙ e pertinaci, si Eentivano come le- 
gati e tenuti in rispetto dalla venera- 
zione pabblicB per r uomo penitente « 
benefico. Questa era tale , cbe spesso 
^lisi troTava inipsccinlo a vbermirtì 
dalle dimostrazioni cbe gliene Tenivaoo 
&t(e , e doveva por cura a non lasciar 
troppo trasparire nel volto e negli atti 
il sentimento interno di componaione , 
a non abbassarsi troppo, per non èsser 
troppo esaltato. S'era scelto nella cbie- 
•a l' ultimo luogo ; e guai ebe nessiino 
andasse mai a preoccuparlo : sarebbe 
■tato come usurpare un posto d' onore. 
Offender poi quell'uomo , o ancbe trat-, 
tarlo i nr i vere n teme lite , poterà parere 
non tanto un delitto ed una vilt& , qnaiv' 
to un sacrilegio: e quelli stessi a cui que- 
sto sentimento altrui poteva serrir di 
ritegno, ne partecipavano ancb'esiìj pìik 



«5» 

. - QDerte meiaùiant «d altre cagioni , 
itoroerano pure da lai l' aDijnaviersitv 
ne più lontana della pubblica podestà, 
e gli procursTaiM), ancbe da qneita par- 
te , la HcnreUB della quale egli uon ù 
dava pensiero, 11 grado e le parentele, 
cbe ìd ogni tempo gli eranostàtidi qual- 
che difesa, ^nto pia Talerano per lui, 
ora cbe a quel nome gii illustre e inTa- 
ine , andava aggiunta la raccomanda- 
Eione personale, la gloria della coaver^ 
•ione . I magistrati e t grandi , s' eran9 
rallegrali di questa, pwiblicamente co- 
me il popolo ; e sarebbe parato strauo 
r infierire coatra cbì era stato soggeU 
todi tante congratulazioni. Seniachè, 
una poteatj oucupata in una guerra per- 
petua e spesso infelice contra ribellioni 
Tire e rinascenti, poterà trovarsi ab- 
bsstanta contenta d'estere liberata daU 
la più iodomabile e molesta , per non 
andare a cercare altro : tanto pia , che 
quella Goaversioiie produceva ripara, 
■ioni , che la potestà non era avTiei- 
u ed ottenere , né innnco a richie- 
dere. Tormetitare un santo , non pare- 
rà un Iman nteiiu di torsi ha rergogna 
del Boa arer uputo reprìjwre va taci- 



i6« 
noroto ; e l' esempi» che ai fbwe (hto 
in luì , nan nfrebbe potnto'aTer altr» 
«netto, che di «tornare i auoi limili dal 
dÌTenire innocni. Probabilmente a ncbe 
]a parte che il cardÌDal Federigo mten 
arata nalla codTenione f e il sao dobbs 
aHOciata a qaelio de) convertito , mt> 
TÌvano a tjaeito come d' uno scudo be- 
nedetto .Ein quello stato di cose e di 
idee, in quelle BÌngotarì relai ioni -del* 
r aaturìtà apirìtasle e del poter eiriia , 
cbe battagliaTBno cosi di frequente tra 
}uro , tensa rninir mai a distruggere , 
ami miscliìando sempre alle ostilità at- 
ti di rlconuscinieoto e proteste di de- 
ferensa , e ctie , par di frequente , «n~ 
JaTBRo di congerta ad un fine comune, 
seoia far mai pace, potè parere, in cer- 
to modo , che la riconeiliMcione della 
Tprìam portasse con sé l' oblivione , aa 
non l'assoloiione, del secondoi quando 
quella s'era soia adoperata a produrre 
un effetto Tolulo da entrambe. 

Così qaell' uomo sul quale , se fosse 
caduto , sarebbero corsi a gara grandi 
e piccioli , a concalcarlo , meBseai to- 
Jontarianiente ■ terra, Teniva rispur- 
misto da tutti e inchimito da raotti< 



■ Vera è die V«n fw di' molti , * 
cui qaello strepitosa matemefito dori 
vécar tutt' »Uro che >0ildit&woiie: lait' 
ti eaecotori stipendiati di delitti, tanfi 
altri locj nel delitto , che perdevano 
nsB MMÌ gran {ortA inlla quale erano 
avTeui a far conto , cbe anche ai tr»- 
Tavano in do tratto rotti i &li di trame 
ordite di lunga mano , nel momento 
foree che aipettaTBDo la nuora dell' a- 
dempimento. Ma gì6 abbiamo vedatO' 
che f arj lentimenti qoella convenione 
ftceaie naicere negli soberani obe ti tro* 
Tafano allora preHoal loro padrone, S 
cbe la odiron» anaanuare dalla aoa boc- 
ca : stupore , dolore , abbattimento , 
cTsccio; nn po' di tntto , faorcbé di- 
apreiso né odio. Lo itesso accadde agli 
altri Gb' egli teneTa sparsi in dÌTersì 
posti , lo stesso ai complici di piò alto 
affare , qnando riseppero la terribile 
novella, e a tatti per le cagioni mede- 
sime. Uolto o^o, come trovo nel iaogo 
altrove citato del Bipamonti, ne renne 
piottoitoal cardinal Federigo. Riigoar- 
darano questo come ano cbe si era in- 
frammesio da nemico nei loro affari; 
r innominato aveva Toloto salvar l'ani- 
T~. V. I 4 



iGt 
mK laa : bmmw mvn ngkto di 1». 

gnancne. 

Di maco in miDo poi , la pia parts 
Segti fcberani domasdci , non psbendo 
Bccomodani alla nnora diaeipiìwi , ai 
T«gge odo probabili ti cb'«ila ai arMM 
a mutare , » n' erano andati. Cbi sTrà 
caroalo altra padrone , o per avrentan 
fira gli antichi amici di tpello ehe la-» 
aoiava ; ohi ■■ tari arrolato in qnalcbo 
l«rao , come allora dicnano, di Spagna 
. « di ManloTa, o di qbalchc altra parte 
ttelligerante ; cfai u sarà gettato alla 
Strada , per far la gverra a minuto e m 
■no proprie conto ; chi ai aarl anche 
contentato di andar biHxneggìando in 
liberti. E il limile anvono par fatto 
qnegli altri ebe itavano prima ai aaoi 
ordini , in di*er« pae*t. Di ijneUi poi 
ehe s'erano potati aunefiire al nnov> 
teoor di vita , o ohe lo avATano al^ 
braociato di haona voglia, i pi& , natii 
della Yalle , erano tornati ai campì , o 
ai m«stieri appresi nella prima elA e 
abbando^ti poi , per la ■cheransria ; i 
Coreitien erano nmaati nel castello , >Ì 
HTTigi domeatici : gii nnì e ^ii altri , 
«une ribcoedetti mlk) •leaio tampo cke 



ti iora pdpcnM , wla pMnvaiw al pàf 
di Ini , MRM fura m ncs?*r torto , 
inermi « riipetuti. 

Ma quaBOO, al calardalU iMmle aU- 
manne, alcuHi inggiaKifai di pani inva- 
ai o-miBaceiati capharano ■» al raatol-- 
lo, a domandar TÌcorero , ^li , tntto 
liato che quelle ana nara fouero cer- 
cete come alilo dai deboli, cbe per tan- 
to tempo le avevano goardate da tonta-* 
necameaBenormeapanracchiOiRCColM 
qoegli àbendatt , con eapreHiont piut- 
tfiUto di ricoBoccanaa che di corteaia ; 
tè •pargervoce,chelaRnB caaaiarebbe 
aperta a chhinqae yì li Tolesw rilìig- 
gìre, e peptò tosto a mettere non kIo 
qneata, ma anche la valle in ìitalo di 
difÌBaa, le mai laniìchenecchi o cappel- 
lelli volaMcro prorarM dì Tenùrvì a Ut 
delle loro. RagunA i (erritm-i che gli 
erano rimani, pocbi e Talenti, come 
i «erù di Torti; fé loro nna parlata 
aallft buona oecerinne cbe HÙt dava 
Imo e « ini , d'impiegarsi una volta 
in Rtato dei prouimi , che averano 
tanto opprcMÌ e apaventati; e cm)Q 
quell'antico accento di comando che 
eapriiiMTa la certezu dell'obedienta , 



i64 , 

annansiò loro in generale ciò cb* egli 
intendeva eba fac«(wro, o (opra (alto 
prescriflie come avessero a cootenerai, 
perciò la gente cba Teniva qaÌTi a ri- 
ibcio, non vedeMC in eui, le non amici 
e oifensori. Fé poi portar ^ò éà nna 
•Ianni a tetto le armi da fuoco, im ite- 
^ glio» fn atta,-cbe da nn peno «i ataTano 
- ammnccbiate ; e le dittnlHiì loro; f8 
dire ai anoi contadini e fittainoH della' 
Tslle, che chiunqoe aveue baona to- 
gKa, veniue con armi al cartello: a cbi 
non ne aTeva,iie diede; traacelae alcuni, 
cbe foaBer» come D6ci»li,e «Tenero al- 
tri sotto i loro ordini; attegnò i posti j 
all'entrate e in TarJ laogbi della ralle, 
anlia talita, alle porte del cartello; ita- 
bill le ore e i modi delle mute , coma 
ÌB un campo, o come gii l'era costnma- 
to quifi medesimo,' nei tempi della atui 
viU robella. 

In nn canto dì quella slariia a tetto , 
v'erano, Separate dal macchio, le armi 
ch'egli solo BTeva portale : quella ma 
famoM carabina , moicbetti , spade , 
Spadoni, pistole, coltellacci , pugnali , 
per terra, o appoggioti alla parete. 
fihssuBo dei serTitari vi pose mamij ma 



i65 
ooncertarono di domaiuUre al ùgpon, 
quali voleva cht gli laamn recata. 

« NeMUDB, a rispoae egli; e, Giifn roto 
o nroposito, reato sempre disarmato , 
alla testa di qnella ■pocie di goar- 
nigione. 

Nelto steMO tempo, aveva mesao ìd 
faccenda altri aomÌDi e donne della fa- 
miglia e della dipendeoia, a preparar 
nel catteUo alloggio a qnantepiòperso- 
ue foste poisitHlé, a' rirsar Ietti, a dì- 
■por pagliericci, Btramazii,sacconi, nel- 
le alatile, nelle tale , che diveatavano 
dormitorj. E aveva dato ordine di &r 
venire provigioni aldwndaiiti , per ì- 
spesare gli ospiti che Dio gli mandereb- 
be, e ì qoalì infatti andavano sempre 
pili spetaeggiando . Egli intento non 
istava mni fermo; dentro e (bori del 
castello, ta e già per la salita, attorno 
per la valle, a atabilire, a rinEcM^are, a 
visitar posti, a vedere, a fan! vedere^ 
a mettere e a tenere tatto io wgola, 
colle parole , cogli occhi , colla pre- 
senta. In casa , per via ', beerà acoo~ 
gtienia a lotti i sopra vvegnen ti in cui 
s'qhbatteTa:e tntti, o avewero già ve* 
duto ^jaell'uomo, » lo vedessero per la 
i4*. 



■66 
prima Tolta, lo gaardafino eitatìci, dv 
menlicando od momento i gnai e i ti- 
mori cke gli aTCTaiio cacciati colà; e ti 
Tol^enino ancora a goardarlo, qoaDdo 
agli> apiocatoM di loro, proUgaira il 
tuo cammino, 

CAPITOLO XXX. 

t^nantonqne il concorso maggiore ' 
non fosse dalla parte per cai i noitri 
fngattivi si aTTiciDaTaDo alle tbIIc, ma 
. all' imboccatura opposta , pure , nella 
Seconda andata, comincjarooo essi a 
trotar compagni di viaggio e di aveif 
tura , che da traverse e viottoli erano 
sboccati o sboccavano nella strada, la 
circoitanse simiU, tutti quelli che s'in- 
coDtrauo sono conóscenti . Ogni volta 
cbe il baroccio aveva raggiunto qual- 
che pedone , ti fiiceva on ncambio dì 
domande e di risposte. Cbi era scapr 
paio , come i nostri , seosa aspettare 
l'arrivo dei soldati; chi aveva adito i 
tamburi ei timballi ;cbi gli aveva w- 
diiti coloro, e li diringera come gli sp^i- 
ventati sogliono dipiagere. 
^ ■ Siamo ancora l'ortunati» ■ diceva- 



•6? 
DO le due dttne; ■ riD^Biiamo il cielo. 
■i Vada la . roba ; ma alineao ite ■lau 
« foorì. > 

Ha don Abbondio Dontrgvava che «■ 
fotse tanto da rallegrarsi ; «nzi quel 
concorGO, e pia ancora il maggiore che 
sentiva esserti dall' altra parte, conùn- 
GÌa*B a £>rgli ombra.* Ob che storia!» 
borbottsTa egli alle donne , in no mo- 
mento che non v' era nestano dattor^ 
no : « oh lie storia ! lion capite , che 
a radunarsi tanta gente in un luogo è 
H lo slesM che volervi tirare i saldati 
€ per fona 7 Tutti naBcoDdono , tntti 
ff portan vi»i nelle«ase non resta nol- 
«c la ; crederanno die fasnù vi sieao te- 
« lori. Vi vengono sicuro . Ob povero 

■ me ! dove mi sono iiubartato ! » 

. a Chebaiiooda veoirelassù? u dic&' 
TB Perpetua: ■ anch'essi hanno da bD' 
a dare per la loro strada, £ poi, io ho 
« tempre inteso direbbe, nei pericoli, 
a è uieglia essere in motti. > 

■ In indti? io molli? •> replicava don 
Aj>bondio: « povera àottoa l Non sqpv 

■ te che oguLUnuclieiMcco DO mangia 
« cento di L-ostoro. E poi, se volessero 
(t (ideile p4uie,BudM>6ttnl)elsu«lu^ 



« eh ? di trovarsi in ons battaglia. Oii 
u povero me! Manco tuale èra sodar 
H sdì monti . Cbe abbiano tutti da vo- 
ce lere andare io na lac^o!. . . Seccate^ 
a rilnmormoraccbiava poi,a voce più 
bassa : II tutti qui i e via , e via , e vis; 

■ r UDO dietro l' altro , Game pecore 

■ senEa ragiooe. » 

ce A qaebto modo , >i disse Agnese, 
a aiiclt' essi potrebbero dir lo ateuo di 

u Tacete) tacete, udisse don A.bbon- 
dio: uclte già le ehincebiere non serv<^ 
« no a Bulla . Qnel cb' e f^to è fatto: 
« ci siamo , biso^^oa starci ■ S»rè quel 
t< cbe vorrà la Providensa : il cielo oe 
a la mandi buona. ■ 

Ala Tu ben peggio quando, all'entra- 
ta della vaile , vide UD buon postodi 
armati, parte sali' «scio d'uiia casa , a 
parte a quartiere nelle stame terrene.' 
Li guardò sottocchio ; non eran quelle 
facce che gli era toccato di vedere Del- 
l' altro doloroso ano ingresso , o seve 
tr~£ra di quelle^ elle ennio ben loutaie; 
ma con tutlociò , non si può dire cbe 
noia gli desse quella vista. — Oh pove*. 
ro me .' = peosava eglit— ecco se le 



fenno le jwuìe. Già non notevk eiters 
altrimenti ; me lo tnreì dovoto aipet- 
Ure da nn uomo di quelU qtmlitA . Ma 
cbe con vuol fura 7 «uol (far la guem? 
tuo! far il re, egli? Ob povero ine l Io 
circoatanu cbe >i vorreobe potersi ri- 
porre lotto tetra , e costui cerca oeni 
TÌa di farvi Korgere,di dar Dell'occhio; 
parche li voglia invitare! — 

a Vede mo, signor padrone , ■ gli 
dìtse Perpetna, «sec'éoeLla brava gen- 

■ te qai , cbe ci upri difendere. Ven- 
« gaso adeMo i aoldati : non sod mica 
a qui come quei nortri martori , cbe 
a non son booni die da caenar le gam-> 

et Tacete, a rispose, con basta ma ira- 
conda Toce, don Abboadio : a tacete;' 
B rhe non sapete qnel cbe vi dìciate- 
< Pregale il cieto cbe abbian fretta ì 
u soldati , o che non vengano a saper»' 
« le cose che si fanno qnije cbe si met- 
ti te io ordine questo loogo come ana 

■ forteiu. Hon eapete che i soldati , è 

■ il loro mestiere prender le forteue? 

■ Non vorrebbero ellro; per toro, dare 

■ no Biealto è come andare a noase; 
(■ perchè tutto qael che trovano è per- 



»90 
M loro, • pAtMao la gante a fUdi qpada. 

■ Ob povero ni* l fiaat«, w«àrà bau io 

■ te nau *i ila modo di metlgni io 
(1 («Ìto tu qDBkano di quelli greppi, 
(t In usa battaglia «oo mi si colaoDo.- 
u ob , in Boa battaglia non mi ci col- 
li gono!» 

ce S« ba poi paura anche d'enordi- 

■ feto e aintuto . . . .' u rìcoiniiiDiaTa- 
j^erpetua ; ma dou Abbondio l' inUr* 
ntppe a(pni[nenite,Hmprc ptròa b«iM 
vxt: a tacete . E gnardatevi ben* di 
riportai^ queatì diaoortìt guai ! Bic(»- 
« datevi cbe qui lùsogna faraempta 

■ buon, *i(0 , e uffin^nm tatto qB«Ua 

■ cbe ai vede, u 

Alla MaUnotte trovaromun altro po- 
sto di annali > ai quali don. Abbondi» 
te' umilinente di cappello , dicendo in- 
tanto in «lor tao: — ofaiaié,obiind:M)a 
proprio Tonato in un accvnpameato'— 
Qui il baroccio >i Cermd ; M aceacru; 
don Abbondio paga in fretta m congedò 
il Gondoltiere ; e oou le do* compagne^ 
prete la Milita , lensa far motto. La vi- 
ltà di qaei luoghi gli andava ridflatan- 
do oellà fanjaùa e frammitcbiando nlie 
angOK» préeentì la riuKubraosa di 



,..^^l. 



'7» 
quelle elie «TCra qoìrf 'Mnlite ■Un 
Tolta. E AgneK, la qaalt non gli av»- 
*B mai Todnli qaei looghi , e u n' era 
htta in mente una pittura fantavtioa 
che le at rappretent«TB ogni volta ckv 
Hh penasM alle coaa ch« quivi fi- 
nino niiccedate , Tedendolì ora qoali 
«nno darvero , provava come un nuo- 
vo è piò vivo Kntimento di quelle 
momorie dolorose . ■ Oh aigfior cara- 
ff to ! u sclamA ella -.a a pensare che la 

■ mia povera Lucìa i passata' per qoe- 
« sta atratla . . . ! • 

« Volete tacere .' donna tenu giadi- 
«> lio! ■ \t gridò all'oreccbio doti Ab- 

■ boodio: e sono elle cose codeste da 
K tirarsi io oatnpo qui? Non sapete c1)e 
ce siamo in casa sua ? Fortuna die ne»- 

■ SUDO vi sente ora ; ma' «a parlato a 
t questo modo . . . . h 

« Oh ! n dine Agnese: ■ adess» clic 
B è aento . . . ! k 

« Tacete lì, a le replicò all'orecchio 
doo Abbondio .• credete vo! ette ai «an- 
« ti ai poflse dire, senia riguardo, tat- 

■ b> ciò che passa per la mente ? P^n- 
« sale pinttoito a ritigraxìario del l>e- 

■ ne che vi ha fatto, n 

« Oh per questo , a ««■ 8»* P*"" 



''' . 1 

■ uto! c:h« efed« non uppM m uoh« 

■ unpo'dicrcuiia?» 

La creania é di otto dir le cote che 

■ poasona dispiacere , nauìme ■ uhi 
« non è sTveiio a «eDtiroe . E capitelt 
« bene lotte e due, cbe qui noo e Itto- 

* go da pettegoleggiare , e da dir ni 
a tutto quello che tÌ può veDire in ce- 

■ pò. E' casa d'un gran tignore.già n> 
« pete: vedete cbe famiglia e' è atlw- 
t> no in Yolta: ci vien geute di tutte le 

■ aorte: sicché, giadiiio, «e potete: pe- 
ci sar le parole , e soprattutto dime 
« poche, e solo quando e' è Decessiti: 
1 che a tacere non ai l^lla mai. » 

« Fa peggio ella con tutte codeat* 

* me ...» entrava a dire Perpetoa, 
ma: « zitto! Mgridà sottovoce doo Ab* 
Iwndio , • insieme ai levò il cappello 
in fretta , e fece un profondo inchino: 
che, guardando in su, aveva scorto l'in- 
nominato scendere alla volta loro.Qne 
■ti aveva porveduto e riconosciuto doa 
Abbandio ; e si affrettava ad tnooa- 
trarlo. ^ 

« Signor curato, » disse, qoando lii 
« presso, avrei voluto offerirle U mìa 
« CSM io una occasione jiiii lieU ; a» 



ì 



«7» 
'< ad ogni modo san htn eootento di 

■ poterle ^«Nar (orvigio in qiuMie 
« co«a. • 

^Confidato nella' gran boaU di ro%- 
- ugnoria ìllastriitinM , n riapose don 
Abbondio, • ho pigliato ardire di veni- 
« re , in queste triite circostanae , a ' 

■ darle diitarbo: e. come vede Tostt- -. 
« gnoria iiins trini ma, bo pigliato an^- 
• eh» questa coofideaia di menar coni' ' 
B pagoiH . Questa è la mia go*eriuo- 
«te ... » 

■ Benvenuta, ■ dÌHe l'iniioaiinato. 

« E questa, » continua don AbboB- 
dio, «lè nna donnn a cai vossignoria ba 
<t sii &tto del bene; la madre di quel- . . 
« la . . . .diqoella . . .» 

a Di Lucia, * disse Agnese. 
' w Di Lucia ! » sciamò l'ionominato, 
volgendosi, con la froote bassa , ad A- 
gnese. - De) bene, io! Dio immortale! 
w Voi, mi fate del bene, a Tenir qui—. 
« da me... n questa casa. Siate In ben- ■ 
« venata . Voi ci portate la benedi- 
ce aione. ■ 

a i)h appunto! ■ disse Agnese:aTen- . 
« go a darle lacomod». Ansi^ » conti- 
Tom. y. ,l4 



174" 
■N^appmwiiAMagUalFeiwoeliMyf ha 
• mi d^ vingnnulB ....„> 

L' innomÌDato mppe qaelle ^fdJ^ 
ahìedsBdé prwn ui t o mKota novelta di 
LiicM;e,ai]Ì*a«kel'el>h«t.ii voWper 
aveamfmgmn m\: aititi» invimi oifir- 
tìf o<BM fec«( *' HMlgMdo 4«U» !•»>- re^ 
SMUnu aerimoDÌMft. AgMm laarià ak 
uuralo mn'ottoUktm di* Tnl«a dinei iv* 
d« nn po' H e* à Ungnor nb' aUa •' io- 
fmnBalt»tm.BQ(>dlia^a d*r pwaTiT 

« Sono arrivali alla aaa panocobìa?*' 
gli «ibnniKlò rnooiniBafaK 

■a Signoc no , dt» w» gli.lui mUU 

■ aipettm C[u«i diaroUr > rtipoM quof 
•ti. - Sa. it cielo: m avrd potato oaùr 
« loro vivo delle TDaiM, e- Ycnire a. dar 

■ disturba a TOMÌgiMrìa< illaatrÌMBua.B 
■ Or bene, •! focaia por caoroi ■ vi- 

prete l' iunominato: « cho ora elhà be- 
li ne iiraioaro. QuMrà no* lurannoi a 
« K 01 «i Toletaera provare, aiaM prtm- 
« ti a ricsTUrt L » 

•f Speriamo cha non vciigBDo, a dit- 
te don Abboodio. « E MOtO, » jog^«o- 
se, accennando col dito ai loonb che 
cbiuderano lardile di rincontra, cxten- 
m tacbe, anche da qaella parta , giri 



tyS 
k un' «lira mMMda A grato , ma , . . 

tr £'<ll -vvaV) » mpow r moonKWrt»: 
<r mamon.Ailriti, eoe ùm pronti «o- 
■ bbcÌM* Mm.'i' 

— Tra due fafnbi , — Awta i* tè 
-doti AlifeMÉdto: -^ bftt^a'ftv due jbo- 
«Ih. 1>Me mi tao lawialU tinmì « ém 
éag MR0t{t>l«! E «Mlui ^MT pMprio , 
cbefciftgiia»; deMlN»! Oh tAie^to.'^' 
f:'<é«<(tti«a(owoD(lft] — 

Etitftfi «et cBHello , U rigntttv -Aks 
-eondanfe Agnea« e pMpMtw ad iua& 
■MéMb del^rtieretawe^DHoaHe tfoo- 
nifi «te teneD* "trt idei ^Mltro luti HI 
wieaoAn tiOTttte, dcIHb ^itepotteridi^ 
dell' edlfldi« ^MtefiBttM Inìatòlipor'- 
'gMAB e iMlato, tt -ttfVftlhra a4 bn t>ré- 
'felpikhk OH ttottidi atfog^TUnonei h- 
-ti deH'^ItroiMrUle « «Iritt* «e te mwaHà, 
•e^-iftéììo éké -rittpttttdfcttt 'éalla apia> 
naUii II cor^ dì nMitko,'cheteiM»Vmi 
dwcMnllI.edhTk pacée^eio All' Dito 
àll'kftro, fitìM kni|rfo ananmè *|inia 
dì rtCnprtUt «Ila pnHA prìticipate , «n 
in pHKo bcca|WMIa(le pnmgioni. e hi 
partfe dtf«en iertir di éepmltoiiet-'ta 

■ ■ B infamiti TCtiMere rlMTctir 



htn. Noi qurticre degli notntin, v'era 
un picciolo apparUmento deatùuto &- 
gli ecclenaatici, che poteMem cspit^ 
te. L' inoominato accompagni aaiTi m 
peraoDa don Abbondio,atae fu irprìm» 
a pigliarw il poMewo. 

Veotitrè o-wntiqnattro giorni atet- 
tem i noatri fiigf^atchi ad caateDo, in 
meaao ad on moTÌmento cootÌDUO , 'n 
■ Boa graa compagnia , e che nti prinù 
tempi aodò sempre ingroasando ; toM 
.^lenaa avientare di nfisTQ- Non patti 
tórte giorno, che non ai deaie all'arma. 
Vengono lanaichenecchi di qua; ti toii 
veduti oappelletti per di li . Ad ogni 
aTTiio, rinnomioato mandava nomini 
nd esplorare; e^faceva bisogno, pren- 
deva con sé della gente , i^e tenent 
sempre in pronto a ci&, e andava eoa 
essa fuor della valle, dtlla parla dov'»- 
ra indicalo il pericolo. Ed era cosa uiw 
golare , vedere una schiera di briganti 
armati fino alla gola, e ia ordine coma 
holdali, condotta da no uomo tana' ar- 
me.Le più volte erano foraggieri e pre- 
doni tbandati, che se ne andavano, pri- 
ma d' esser sorpresi . Ma una volta, 
cacciando alcuni di coatoro per_ÌD*«' 



»?7 
gnaf knoKDOD veiilr pifa da quello 
pattì) l%iioni»nto eÙM avviso chsiui 
patiaello vicmo era invaio e mttao a. 
Hccò. Brano limicbeiwcekl éi va rj cor- 
pi che , nntaati addietro per buacare, 
ave*aBo talto UBiBatlB , « an^vaDo * 
gettami atltt iprovedula nelle terre vi- 
cine » qttelte dove alloggiava l' eaeyri- 
toj apogMavalio gli abitmti, e lì netta- 
vaiM «tcbe a odntriliuaiooe. L' innumi- 
oato léce aAa brcv« arioga ai tdol firn* 
ti , e H M URFclare alla volta del pae- 
mIU. 

Vi rionKro inaBpettatì: i ribaldi cfc« 
Bvevni ctèàtto di ■on andar cfao alla 
pre^ , vcdèndbrf venire addoeao genia 
(cfaierau e io pontedicombKttei-e, là- 
BciaroiM )1 Mcoo a me<£a,e « neanda^ 
Toati ìp'tnU* , ietta rtlkndtrti l'iiik 
l'altro, v«rtoIa'pa#te(!t>Dd'erena venu- 
ti. Egli tenne lor dietro per un peata 
di 8tr«fc ; poi, Mto ftr atto , gfètt» 
qoalcbe tempo aapettaMlo, se vedesa» 
qoiilcbe Hovitt; e 6lia4ilMBte ae ne tor- 
nò. E paisando nel paesello MVmo> non 
i da dire <eoa cbe ^Ma di apptaaao a 
di beHedktOne fotte aceonipagoato il 
dnppelto IQnntoM « U cwdotiÌer«. 



Vei castello^ra-^wlla BieltiÌDdlti««T- 
Teniliccii, varia ^ condUioiii,ili coctU' 
ini, di sefliil^ , e d'eli , pon nacano /ami 
alcun dùordioe d'im por tanta, là huto- 
minaito aveva poste gfiardie invarj luo- 
ghi ; ie qaali tutte attendevano ed iuk< 
pedire ago' inconveDiente , con quella 
premnra che ognuno metteva nelfe co- 
se di coi RI avetse a rendergli cotato. 

A veva poi pregatogli eccleaiastici e gli 
nomiei più antnfevolijche si trovavano 
frai ricoverati, d'andare attorno e di vi- 
gilare . E quanto pii^ «peuo poteva, gU 
rava anch'egli, a tarù veder da per tut- 
to; nia, anche insaaauenBi>,ilrìc()rdBr- 
•i di cui t'era in casa, serviva di freno a 
chi potesse averne bisogno. Seoaa che, 
era tutta genia scappata , e quindi ì»> 
clìnata in generale alla quiete: i pensie- 
ri della casa e della roba, per akniu an- 
che dì congiunti o d'amici rimasti ni^ 
pericolot le novelle che venivano dal di 
fuori, abbattendogli animi, manteneva 
no e accrescevuio sempre più quelU di- 
iposisione. 

V era foò mebe de' capi scarichi » 
degli nomini d'una tempra più salda a 
d'na coraggio fiii f erde, cb« carckvana 



di ptMar.qOei giorni in alI^ia.AteTa. 
no aUtaMoBBU le «uè. per Don eaaa ' 
liwtt abbaf (»(■» da difeiiaerle; nM noa 
tn)Ta*aDognst»a piangere e a. aoipfia^ 
re IO co» obe non areia rimnlìo, aè a 
Ggorani e a cootenplar eolla fantaaìa 
il gouto che già redrebbero anche 
troppo cogli occhi loro. Famiglie cobo- 
■cenli erano andate dì corner** , o fé- 
rano rvcootrate laisà f s'erano formate 
WiOTDaiiiicizie;e la Colla ti era diviMin 
brigale, secondo le consoettidini , e.gli 
amori, Cbi ateva danari e discrezione , 
andava a pranzare già nella valle, do- 
rè, per qnella circMtanu, l'erano qev 
te su IO fretta bettole e osterie: io aleui 
ne, i bocconi erano alternati cogli Of 
nqeji eiton era lecito parlar d'altro ch^ 
ffì aciogarej in altre, non si rammenla- 
vano le icìagate , «e non per dire cha 
non bisognava penurcì. k chi non po- 
tevu o non voleva farsi le spese , si di- 
stribuiva nel castello pane,, minestre 4 
vino : oltre alcnno tavol« che enno 
cervi te quotidianamente, per quelli che 
il sigaare vi aveva espreiaaiaente ctin-- 
TÌtati i e ■ noatri couMciiiti erano di 
questo nomerò. 



i8è 

Agnetes PerpetoBtperiMwiMngiue 
H piofliitnidinianto, aneviDo voluto^a- 
*er inpi^teaeÌur*igtGb« ciigeiMitm 
coli grande »lbei^em; e in quésto • 
•pendevano unalwbD a jKtrle della gior- ' 
BBUyll rerto nel confi^ulare con varXa 
amiotie chei'enno ikUe,o col povero 
don AbboodÌD. QoMti non «vev» duIIk 
da fare,mBjionB'snBoÌBTa p^ò; la pa»< 
n ^i teneva coio^giiia.La panra pro- 
prio d' ftn asulto credo che la gli fotao 
pÉMhta, ose par gliene rimaneva, era 
qnellactw gli dava mntfio affanno,- per- 
cbi ogni volta cb« vi peonva aa nn 

So'jdòveTacapìreqiLainte poco (omo ;f(>ik- 
bU. Vh l'immtgiue del fieite cìtvodvi- 
chioinondtttcrdB usa perite e dell'altra 
da toldataect , le armi e g(> armati cha 
vedeva aempro ìb voha , do oaetdio, 
fluel cnt«H« , il penstero di tante coas 
eoe potevano nascerò atf ogni pioiDeiw 
to'innna tale ntBarìone, tatto tflt tene- 
vs^addotM UBO spavento indistinto, ^e- 
nerale , «mtiano; laseiundo Mare Ìl ron- 
colo che gli dava il pentiero dèlia sna po- 
vera casa. la tatto il tempo che flette ìb 
qadrifogìo, non ae ne scottò mai <tiiBa> 
lo Ufi Irar di buido> oè mai nÙK pMg 



i8i 
-damila diMieMil'iuiioOMbpaM^lglo «n 
■d'oKÌre lulla Bpùi»U , e di porUnif 
■qnaDdo da gn lato e qneDdo dalL'ftltro 
del castello, a guardar sia pei greppia 
pei buiTODÌ , per iitndiare le vi toaie 
qualche paMO un po'prat!cftb)le/]aalch« 
po'di MDtierOtper dove andar cercando 
nn nascondiglio in caso di nn Krra ser- 
ra. A tatti i suoi compagni d'asilo foca- 
ia grand' incbini o pandi salnti , ma 
bauicaTa con pocbiuiini : la san con- 
Tersaxione più froqneate era con le dun 
donne, come abbiami detto; copi loro aiv- 
dava a fiire i moi sfoghi , a riictiio che 
talTolta glifoHc dato totla voce da Per- 
petua, e fattogli vergogna anche da A- 
gneie. A tavofa poi, dove staTa pooo • 

Sarlava ^ochiutmo , udiva te novello 
bI torribUepaMqggiocbearrivaTanoo* 
gni giorno, o di pqne ìk pBese,edi boc- 
ca, in bqc(;B,o.por^te lauù da qoalche» 
duno , che dapprima aveva volato r». 
starsene « casa, e scappava in ultioiai, 
sema aver potittó nalU salvare , e per 
avventura malcoocio : e ogni dì v'era 
qnalcbenuoTastoriadiwiagura. Alcuni 
novellieri di professione, raccoglioTano 
dUigen temeste tutte le *oci, Tigliavse 



10» 
M tatto !• HMhtiotii^ M (bvbM ptd'vl. 
•uno a^i ■Itvì.KdivfMAaVB <]natì fawe> 
n 1 nggimettH -pU itodiiVDiBti , «b fiw- 
«eco peggi* i boti oi tawller^ « r^«<- 
temn, il m»^ «h« «i poteva, certi 
(Mdil idi MMifottieri, li -ntec«»lavtia« di 
tlennt >« ImprMe panate , ri tpfec^ea- 
■«aHO'le aturiMÌ,»») nardi qiKil'glotW) 
41 M ■n^Hhento tà tfUtAtt» Uel tali 
f»nn imBRBi awirelibe tMma» ni ti^ 
«Itri.'dfeTC Manto iTt«l Kltro faceva tt 
4Ì«rolo«i]«ggit>.'St>pni tattovi ««wn 
tK-arVBte ÌBfarinR(eiti««eaìt«mTB H con- 
to dei«^Kiitoenticlwp«MaMM di tot- 
t*iìftTlitfaÌup««t«4iLecM,p<lticheqtMl>- 
lJ-alpoteiM«o aatMtìTàttt cmtis affidati^ 
k tabrl MnncHte diti pa«M. PkttatW i 
«■«alti di W»U<dml«iii , pàmm*'! ftflti 
' 4ÌMarivdMi,pMttiMl«i*a}H!tfftbÌM()l, 
f»HM)oifttiti«BntiidHb«i^)eiat>l i 
«HVaUi éi fefiMecaec6i),ie pM qodli di 
Vtrtvti; fatta AitriMget, paUkPal'HeB- 
hetig, «laria OoHorédo; pMMdoI GtaaH, 
patok Tttfqtmb Oontf- , pattbtib' kMH « 
hltr^ <cftmnia al del ffacqfn^ pMièAi- 
«he tìahiaao, die^fo l'téhmra Lo «qab- 
dRiMTetatiU9<t(4 YnKvtanifirilAttch'cB- 
W'diAlltabmarttjffMiloll ^«tiieade- 



ì89 

sti«eiwliIitraMtt««^lAriM<GIÌaa<f 
MI* twiTft >B>w BUg wtthw i U k prime 
aw«wut MoiMiaba- « vaiai* U cftMsl» 
la; e «gai & mn. pwiiM gnl* : cbm«^ 
dopo no temporale d'antnimo, ai voàm 
dal palobì fnMsati li' uà gnnd' aBim 
HHÌr< por ogni banda kU nMcllì «faa 
-ri t'erano riparati . Cnia cke i nottrt 
tre fÒHON ipi alliati a<Ì andanena; o 
eia perinUra ii'doBAblMntiio, il qnaU 
temeva, ae tltoroatM i^te a caM, di 
tiovare aneoa* rnUkama lasaidiaaaMbì 
rimasti addietro abraDGàti , in eod> al* ' 
l'eaeccil». Panpetoa potàben diraerì- 
dtfft che >. qumtft più ■'imb^ian, tanto 
pia li 4aaa %g»- ai battMii del paai» di 
entrare in o«m a &r def resto} quando 
«itf«ttaTB'diawioararlapdltt,ara Mm« 
pre doD Àbboadin obe la «incava; nlvo 
ae 1' mmìaenaa del pericolo non gì! a* 
Te*«e Catto perder* , oaaae n dico > ta' 
MByna. 

iT giora» iJMHa alla partena» f V lo- 
Dotninataia'lrftfar ptoata alla Halasofr' 
te nna carroua , nelU qnale a««T<t ffi- 
f^tt»aicttnti un gomdo di biaocberia 
par kgnem. £, tnÙàirin disparte, 1«- 
fifce a«cha acsettare nn groppett» di 



Kadi, poririjpanrailSMMtodMlnnft. 
bb« in CBU ; quntniMae , battendo 
la palaia in >àl petto', alla andane n- 
pebBodo che na BTCra lì aocom dei ree- 
chi. 

«Quando vedrete quella roatra bno- 
■ ne pavera Lacia. . , ■ lediue in oltt- 
nio: ■ già^Bon certo ch'ella prega por 
a aie, poiché le hofatto tasto male; di- 
ci tele adtinqDe eh' io la ringnuio , e 
• confido in Dio , che la sua preghiera 
u tomeri anche in tanta bràedizioae 
R per lei. ■ 

Volle ptn BccompagiMfe tutti e 'tre 
gti o«KÌtì, fino alta carroiaa. Iringmata- 
menti amili e aviKerati di don Abbon- 
dio e i compliiaenti di Perpetua, ae ^ 
ìmmBgiui il lettore. Partirono; fìecevo, 
secondo il can*eiinto,unaferniatinB,ina 
così in piedi, alla caia del sartn , dove 
aentirono raccontar cenlo coae del paa* 
sjggio: la «olita storia di ruberie , idi 
percosM, di sperpero, di «porcixia: ma 
quivi per buona torte non a'erao Ted»-' 
ti laaxicfaeneccbì. 

■ Ah signor curato ! ■ diaie il narto, 
dandogli braccia a rimontare in carroa- 
iu: ce g' ha da lar dei libri in iataiupa » 



f85 
'■ sopra DB fncano di qaesU lorU. > 

Dopo OH altro po'di itnda , comi»- 
ciaroilo i nostri Tiagsiatori ■ Teder co- 
gli occhi loro qnalcDe cou di quello 
che «TeYan tmto inteso deicfÌTere: vi- 
gne spogliate, non coma dalla Tindenv 
tuia, ma come dalla gragnuola e dalla 
bafera che fossero t eoU te ìb compagnia: 
tralci a terra, stramenati e calpestati ; 
Strappati i pali , icalpiUto il terreno e 
■parso dì sehogge , di foglie, di Sterpi ; ■" 
■cbìantad, scapeuati albcrij sForacchia- 
ie le BÌepi ; i cancelli portati via . Nelle 
terre poi, usci ipeEtat! , impannate la-> 
cere, strame, cenci, frantami, a maccliia ' 
b seminati per lospassodelle rie; un''a- 
ria grere , fumi di lezio pìA profondo 
che usciTano delle case; i paesani , chi 
a scopar fuora immonditie,cliÌBriparar 
te imposte alla meglio, chi in crocchio 
a piangere, a far lamento insieme; e, al 
passare della carrosia , mani di qna a 
dì U tese agli sportelli , per implorare 
elemosina. 

Con queste immagini , ora dinaosì k- 

gll occ^i, oranella mente, e coir aspeU 

tasiiAie di troTare il simiglUnte a casa 

Tw, T. >S 



ì9S 
Ioro,TÌ Raniero ; e tro»rono,ìnfaitf 
qnei che si ispettaTano, 

Agnese f^q; deporre ì fa^Qttì !d ai} 
SDgoto del cortiletto, c]^'efB irimaRt? 
il luogo pia pnlito della c>S9;fi died^ 
|H>i a «paiuaila, a raccogliere e a rigo- 
vernare quel poco di coba che ìp erf 
stato labiato ; fe'venire na faleynamy 
e an ferraioiper riadattare le irppoctep' 
e , sballando poi la biancheria donat» f 
e DoreraD^Ó in segreto qii«i ddotì m-r 
«pi, sciamava ^ra tè e sé: — «»o padut^ 
in piedi: ;ia ripgtasinto Iddio e jS.Ma- 
donna e «jael buon signore : posso prò* 
j>rìo dire d' «per caduta in piedij — . , 
Boo A.I>boDdÌo e Perpetua entrano io 
«su , seozii aiuto di ahiari; adegui pas- 
so che danQp.nell'apdito, téptoii cre- 
scere un tflpfo , un morfio , un veleoo» 
fbe li but^a indietro ; colla man-o aul 
naso, a'aTaiitajtvo all' nspio dc!^ cucina^ 
entrano. ìn punta di piedi , studiando 
^ove p9rl|'>per;ìsebifare te parti uà la- 
ride del fètido strame che copre iL, pa- 
vimento j e danoo nn'ocebìata intorno 
ÌDtamo. JSoi) «'era nulla d' intero; ma 
reliquie e ffr^mmenti 4i qa^ olie v' era 
«tato, quivi édattrove^w pe vedeva in 



bgb! cento: piume e penne delle galli- 
ile di Ferpelan, stracci di biancl^n , 
fogli dei calendari di dota AiiboDdio , 
petiidi stoviglie, tutto iniìeme ospar. 
pagliato. Sólo' sul focolare ■! 'pole*a 
scorgere i segni d' un Vasto BBccneggìo 
accoccati inaieine, come molte i^ee sot- 
tintese, in D li periodo steao daan ao- 
mo di gatbò. V era , dico , aa rimaBOp 
^Uo di tiizonì e lizioncelli spenti , 1 

Siiali mostravaDO d' essere' stati , va 
racciuolo di seggiola, un piede di ta- 
vola, un'imposta d'armadio, una pan- 
ca da Ietto, una doga del botticello ioio 
ti teneva il *ino'cIie race onci a va lo sto- 
ìnaco a don Abbondio. Il resto era ce- 
nere e carboni , e con di qne' carboni 
stesii.i gudstslori, per ristoro, avevano 
■cunibiccherate Je muraglie di fantocci, 
ìfigégnandosi ,, con certe l>erretie qua- 
dre o con certe cbìeriche , e con certe 
largtié faccitu>le,]di fìgarsme deipre- 
U,eponeiìdo stadio a farli orrìbili e ri- 
dicoloei 1 intento che , per verità , non 
poteva fallire a tali artisti. 

« Ali porci ! » sclamò Perpetna . n 
» Ah baroni! • sciamò don Abbondio; 
e, come A;appando, anduOa fiiori] fei^ 



i8» 
nn altro ascio che metteva netl' orto . 
Hetpirarono; aodiroDodiGIatoalta toU 
ta della ficaia,- ina gii prima di esscrri, 
tidero la terra amoisa, e mìiero nn gri- 
do a un colpo; arrivati , trovaroDo ef^ 
(ettivamente, inrece del morto, la bnca 
aperta. Qoi tiacque an po'flì iciDdalo-: 
don Abbondio comincio a prendersela 
con Perpetua, cbea*eB>e nascosto ma- 
le: peDute se qoeBta voleva lasciar di 
ribattere: dopo clie l'uno e 1' altra tth^ 
bero ben gridato, entrambi col braccio 
teso é colf' indice appnntato verso la 
buca, se ne tornarono insieme, bronto- 
lando-E fate conto che da per tutto tro- 
varono a un dipre«so là medesima con. 
. Penarono non io quanto, a far ripulirò 
e smorbare la casa , tanto più cbe, in 
quei giorni , era difficilissimd tntvara 
aintoi e non so ^apto, dovettero stara 
come accampati, assestandosi alla me- 
glio o alla peggio,erinDovBndoa poco 
a poco osci) molùli, utensili, con dana- 
ri prestati da Agnese. 

Di giunta poi, quel disastro fa , per 
goalche tempo , una semensa d' altre 
qaistionl fastidiosissime; perchè Perpe-; 
tua, a forca d' incbiedere, d'adocchiare 



• di'iÌDtarSrVei^KMÌMV ili certo cha 
•Icoaa miMfi^ del no pidrons^ ere- 
dntiepneda'O.itnliiòi d«'aoMati> anta» 
wmàllamoMarc^nln pretto «nta 
deTpaetb ,'«'inéetlaia il padrone «be ti 
&c«fM a«Dtirè,«ri>KileJiOÌl'stlo>. l'atto 
pia. ìidiòw'aoa Et potMa tM^mre per 
don AbboDdio, attetoofa^ la «uà' roba 
ar^ ita iiianoi^.birl>oiH, di qnella Bpe- 
cift di ptraooe dioA , con cui egli aV»' 
va più a GMre A «tara in pace. 

« Ha- M MMi:ne *eg)io upere'di qoo- 

\ • ttp ooae, ■ diceva egli. «Qtuate Tolte 

[1 «Vfao dan|ieMvèoh«(]aelcbeéaDdeto 

< 4 Midalq? Ùvvto da oMjir pbtto aocbe 

■ m'<3»o<3»'t ferthè m'è aIaU ipoglìata 

• 'W'Ca«}w 

•Se- lo4ie«'Ì<^»rMpMide¥a ?erpetnn, 
■icV"^1> ■* hucn^be nanglBr gli oo- 
« chi dal eapOk Bttbai-e'agli altri i pee- 
K caio, ma a le*,A peccato dod rubare.* 

f U» veduto tecodeati tbao.spropo- 
« titt da àìro l 'J>'|ia plica va doa AJritrà- 
dio: « u» volete tacete ?■ 

P«FfU«a taceva, ma' non cosi toito ; 
e ti)tto poi le era preteato per ricemi»* 
ciar* . Tanto cbe il paver* aomo t' ero 
ridotto « B<Hi luciani fìk Kappat A 



■9^ 
bocca QD Ismento, lulle Buncansa Ji 
qaeato.odt qneU'arreda,'Wl monMsto 
cfaa ne Avrebbe aviito biugno ; perdtè, 
più d'ana volta, gli eik.toccato di Miw 
tirai dirai n Vada a cercwlo al Ule dt» 
« lo ba, e aon l'avxebbe. tenuto fine « 
~' m quest'ora, w non aveaie cbe Care cm 
% OD buon nomo. » 

. Un'altra,. e più liva inquietudine gli 
veoiv* d all'intende re che uomalmeate 
conl^nuaTano apafiar Midati «Ila sfila- 
ta, come^egli aveva troppo bene c«i»- 
gettarato; onde stava ftejqapre i» «ospeU 
to di .radersene capitare qua Uhe^ino 
o ancfae Dna qualcbe ^osoigtìa io m 
l'uBcio,cbe Bvev^ fqttQ riparare ìufraW 
ta per la prima cosa, echetcnem abai^ 
rato con gran cura ; ma iper graais del 
cielo ciò non aTvfuiK inai. Uh peri 
questi terrprieranoanp^racciMti^Gb* 
nn nuovo ne Bopravvenoe. . 
. Ha qni laKersuK) ',da banda il p(v 
Ter'tfonia i si tratta beo d'altro, die di 
■ne apprensioni pri«flte,«be dei guai di 
qualcue terretcb«d!vD cUnttro p 
giero. , , , . , , . . . 



»9« 
CAPIIOLp XX». 

Jja petto dia il trìbnnnle deHa Ssnitt 
a««Ta lemotp potQise entrar colle ban> 
de al«DMUise nel milanMe; c'era entraU 
davvero, com'è Doto; ed ^ noto parimene 
te ch'ella non si Esrniò <]oì,A>b in*atè « 
disfece oiia buona parte d'Italia. Con- 
datti dal £lo della nostra storia, noi ts- 
niamo ora a racoontave gli aTTeninK»- 
ti principali diqnella oaldntitJii net mi- 
lanese, s'intende , ami in Milano qiia« 
escla)ÌTaDieDle:cÌièdaqaelIa città qanw 
esci nsiTalneale tratta no le memorie det 
tempoj come a imdipresio accade «rtn-* 
^e e da per totto^er baone e per cBt* 
tire ragi»ai , £ in qnesto racconto, il 
nostro fine noo è , a dir Taro , soltanto 
di rappresentar lo stato delle cose net 
qaale verranno a trovarli i nostri per- 
sonaggi ; ma insieme di far coBoicerff, 
per qmnto si pnò in.ris^ettoi, e per 
quanto si poà aa noi, un tratto di sto- 
ria patria pia famoso che conoacinto. 

Delle moltcrelaaioni contemporanee, 
non ce b' è nasiana che^tÀsti persJs 
darne un concetto un po' cODcreto e or^ 



*9* 

dìoata;co^p pqMp;i«, un' j,.cfae non 
posw aintare a formarlo. In ogDaoa , 
BCDH eccettuarne quella del BipamoDf 
U (0> U^Unl« »»«> grànliuigil iquu*. 
■Ì.A tutte, y«rl» «opU p poh Rebta- 
4e) f^tj,,48ifoar ^A pel jmada i1ìt«< 
derlìjifl ognuna lOftonuieui fiitU <•*««-' 
«ialtolia •ovarpgfiilrnti.iti Ahréj in o- 
gMtdfi oì.ìmfitrvri ■falBriaU che ■■ pò»- 
HMQ rKapoiDen e retlifioaieo^' •!»- 
t« di quAlobo ^l^rm • di ^uei poabi alti 
di pi4)ii(» autoriti, editi • inèditì, cho 
fim^gMW>i «paisà in udb«ì vengano a 
Iwvfr le cBgraqi di cui nall^altr* l'e^ 
niKi 'ledati j.ooine'in ària , gli efiettl. 
In Inttfi poi , rana una tttaaa confo- 
•iuie i'n U vpi « di '<|aMt è dd perpetnoi 
^avfl e «aniM , fOHc al4a Tantum , 
•CMfl dimrna geaarala, tenia disegno 
Ma partio^^i: uavattere, del retto dei 

Sia comoai'edei pd leasiMlf nei libri 
i i|u«lla eti,iin^nelltprÌBaipaliBenta 
tontti ÌBlliig«a'vólgai«; almeno in It»« 

.(0 foMi^ Dìpamoatu, cMMaiu nilmwì 
^rf(i)^« nrUi Ikdioktiil DapciÉe-qoMfait 



lia; H anche nel retto A' Europa, i dot^ 
ti lo sapranno, noi Io Rospettìamo. Nei- 
■ono scrittore di epoca posteriore t'Ì 
proposlo dì esaminare e di raE&ontara 
qnelle menion'e, per ritrame ana seria 
concatenata degli NTTenimenti, una sto- 
ria di qaella peste; sicclié l'idea cbe sa 
ne ha generalmente, de bb' essere di ne- 
cessiti molto incerta e no po' confala: 
an' idea indeterminala di grandi mali 
e di grandi errori ( e per veritì ci ebbei 
dell'uno e dell'altro, al di li di quel 
che si possa immaginare], an' idea cont* 
posta pii di giudÌEJ cbe di fatti, alou- 
ni fotti dispersi, scompagnati talvolta 
dalle circostanze loro più caratteristi^ 
che, seuia distiniione di tempo, ctoi 
seou sentimeiito di causa e d'effetto, 
di cono , di progressione. Noi , esami- 
nando e raffrontando, con molta dilr- 
gensa se noO altro, tatle la relaiiont 
stampate, più d' ana inedita, molti (in 
ragione del poco cbe ne rimane ) docu- 
menti, come dicono, nficìali, abbiarn 
cercato di farne, non già qnel sì che vor- 
rebbe, ma qualche cosa che non è sla-i 
to ancor fatto . Non intendiamo di rìiè- 
rire tutti gli atti puhlici, né tampoco 



. 194 ' ■'■ -,•■■' 

latti i nicceBsi degni, io qbalché n^o^n, 
dì TÌcoriiaDza. Molto meno preteodia- 
mo di rendere inatlle a cbt Toglia farsi 
QD concettò fih compiato della coìb, la 
lellarà delle memorie originali: sentla- 
ma trJ>ppo che forxa. «iva, propria e, 
per dir così, incomunicabile ti aia sem- 
pre nelle opere di qnel geserè, coioun- 
que concepite e condotte. . Solameule 
«bbìaìD tentato di dittinguere e di ac 
Certar^ ì (atti più generali e più rileTaa- 
ti, di diiporli nell'ardine reale della 
loro (ucceBsione-, per quanto il coni' 
pqrti Ja ragione, eia natura di essi, di 
dtserVare la loro efficienia reciproca, e 

. di dar còsi, per ora e finché altri non 
faccia di meglio, nna notiiia succinta , 
iba sincera e continua di quel disastro. 
Per ttatta adnnqae la striscia di ter- 
iitorio corSp dall' esercito, s' era trova- 
ta qualche cadavere nelle case , qual- 
chedano in gqIU via. Ben tostò, in que- 
sto e in quel paese , comincisrooo ad 
infermarsi, a morire, persone, femiglie, 
di mali TÌolenti , strani, con segni tco- 

. nosciati alla piA parte de' viventi. V'e- 
ra aoltapto alcuni che gli avessero ve* 
dati-altre volte i quei pociù che potè»- 



■t9$ 
■era rteordanl del1« pcntCr^e^cin. 
qasntatrè anni inaànEÌ, (tv^r^. desolato 
para an buon tratto d' Italia, ,^,Ì^ ìsne- 
ere il ìmìlaDeRe, c|oTe (a cfaiaif)ntE|, ed è 
talUȓa, !a peste di a^p'C;^r(9, 'j^nto i 
forte U cariU [ l'ra le m^rpqr^ ^cosl 
▼aria e cog\ ■Qlenni 4' yà lóibrtiuiió 
generale, poi eina far priti)e^jaré.^|uel- 
la d' DD uomo j percbé a^ gi^est' -nomi^ 
ha inspirato sentinieptì e^ispiqnì pi& 
memorabili ancotd4eì rpalli por>lo pellp 
mentì , come an gej^nale di tutti quegli 
BTTenimeDti^pfi'cbéin tatti, 1<^ ba spiar 
to e introraesBO, guida, fpct.'Orso, e^m- 
pio, vittìm? ToloDtarJa; d' an a palimi^- 
tà par tatti lài| per qi^est'^iomo, copie 
una imprfìsa , aoinifiaria dfl |ifi , ^cne 
una conquista o «pa stìoperta^,, 

II protofi^ico t^ndoticv Se^^ila, cbe 
non solò avera veduta quella pest^ ma 
ne era stato uq^.dp' più AttiTiQ intre- 
pidi e, qaantunqae allor giova nis^iiqOf 
rie' piÀ pipatati paratori j ^ cbe orf, in 
gran sospetto di questa , stava all' ert^ 
e sulla i)ifcii;inafÌ9fiì,rife^ì,,ai aod'ot-r 
tobre, nel trìbtinale della sanità, come, 
nella terra di Ghiaso (l'altHua àiii t^ri- 
torio di Leoco^ confine col Wsaùasco)» 



. .r.,>.>yk- 



era ricoppitto IiiciaFitabiltQetrte il coi^ 
tagio. Sb di che , noD Fa presa risola- 
KÌone TcrdiiB , come si ritrae dsl Eag- 
gaaglio del Tadino £i>; , . ■ "^ 

Ed ecco sopràggi ungere avrisi ùmì- 
jgliaDti) da Lecco e da Sellano. Il triba- 
naie allora li rìsotrè e u contentò dì 
cpedire tm eommlssarìo , che Io vii 
preodesse un medico a Como, e ri por- 
taEse con lai a visitare i Inoglii indtcìk- 
ti. A-inbidoe , « o per ignoransa o per 
V altroi si laaciarooo persuadere da an 
■ vecchio et ignorante bafbiera di BeU 

• tano , cbe quella aorte de mail non 

• era pestei (a) u ma , in qualche luo- 
go , eiSetto consneto dell emanaaiooi 
ButntiDBli delie paludi, e per tatto ai- 
(roTe,efietto dei disa^ e degli strapa»* 
Krsofiertt, bel pasìag^io degli alema»- 
BÌ. Una tale asaicuraiione ^ riportata 
al tribaaale,il quale pare fifae 11 ai ac- 
quietasse. 

Ma sorTcnendo een» posa altre e al- 
tre novelle di morte da diverse bande, 
furono spediti due delegati a redere e 

(i)P-B.M. 
(a) Tadino, ìri 



*97 
B pr»TT«lflr«:jiI Tidtao laddetto e na 
Duéitore del trìfeuDale. QBnado qneiti 

uTtivaroam , ìt aiate ù en gii tanto di- 
latate, obe le prore h ofieriTano mbu 
cke iHaognawe andante in cerca. Scor- 
tar» il territorio di Leeoo, la ValMWi- 
Da, le rÌTÌera del taso di Como , i di> 
stretti denomÌDati, il Afonie dì BrìaoH 
e la Gerfr d' Adda; e per latto troraro- 
no TÌIIe ibarrateiBltre qohBi deterte, e 
gli abitanti acappati • attendati allR 
campafiDa, o ditperai ; ■ et ci pareva- 
iH>> ■ dine 11 TaaJBo , ■ faiote creatars 
e* seloatìtAe , portando la mano cU 
a l' herba venta, obi la rata , cbi il 
« rosmarino et chi on' ampolla d' a- 
n ceto , (ij a S'incbieserodei nome- 
rò dei morti , ed era spaventerole ; 
viaitarooo iafermi e cadaveri , e da per 
tutto rÌD*eaBero te Inrìde e terribili 
nurche della peitileocB, Diedero tosto 
per lettere, quelle linistre nuore al 
tribonale dcJla Sanità, il quale> at rice- 
verle, cbe taai So d' ottobre , b si di- 
ce spose, * dice il Tadino , a prescriTcr 
le bullette, per chiuder foort dalla ci^ 



I9B 

tS le penane jvoinmieiiiti dal iHwdor 

et meDtrt) si compilBaa U gcida , n imi 
di^ anticip^taineme qualcbo ordine 
Mioiiiario B( gaMUeri. 

lotanAo. i delegaci fecero ia {retta « 
in farla qiipi prò redi nCnti cbp. teppQ- 
fo.Q poterono migliori ^ e. se ne toraar 
r(w<VCQl trùto sentimento della in^uE- 
ficieaw di es»ia rimediare e. ad arre» 
^taremn male^ìàtaatvaTaKaato e dif- 
fido. ... 

. Qinnti il i4 di novembre, dato r»^ 
BP^glio, io yoqeedi onoro ìn Scritto , 
el trlkvnE^le ; ebbero. da fju^to coro- 
TOf^sione di presentarsi al governatore^ 
Rdietporglilo ttato, d^Hecqse^V'and»- 
roDOi 9,riportarpt>o.'aTer Ji^i di tali no* 
velleprofata molto diBpUcejre * tnOr 
#t^ton«un gran «entiinanto; nta i peor 
Hter.i della gaerra esMr ,pij| prewaoUa 
ee.d helii gravioreg ^ise^curfis. Così il 
]llpaiiippti(i) i iiqqaleaTeva «pogUaT 
ti i registri della Saniti, e conEeritO ooJ 
Tadino incaricala . specialmente dellii 
Diiasiooe:. era la secooila, h il Mll^e fi 

(0 P.g, .45. 



■e Mctirda' , jter i|a«Ili( ' wóia « e coli 
^èH' èsito: Btt« o tré' gi»rnì Ai poi, n. 
fd dì fio<rCTnl>re, ennA ilgoverhatoM 
«llagr)4a,ificlti prWcrireTB pnbbtìcliC 
. dìmostruiont, *p«r ia' MmkìU d«l »rÌD- 
«pé Cario, friùM^en'to del r« FMlppo 
iv, iem& ÉcafetUre o «entk curare il 
f er^bolo d' nn gran concorao , in tali 
ciroMlBDEs: ttitto^ cone in Mmpi orÌì- 
natii coste le diualla boo ]gH finse Aa-^ 
t» parMo. 

i£ra i|mit' DoDlO,«oiD« abbiam detto 
R rao hiogo , II crebre Ambrogio SpU 
bèta i Mandato appunto per rB«yiar 
^ndlia gnerra per rdcconcìare gli erro* 
n di don GonCalo, eincidentemente, < 
BbvekMire; e noi pnK 'possiamo riror- 
dar (j«i ' incideetemente ch'egli mori 
Indi A p«ebi mesljin qnella stessa gtier-> 
n ette gli ataira tanto a cuore ; e mori, 
Boo eia di ferite sul tampo, ma ìn let^ 
toid^affanno e di Btroggimeoto , per 
^nprorerì , soprammani , disgastt d'o' 
gni sorta ricevati da cai «erTÌTa. L« 
stòria hi' deplorata la sua sorte e Dota- 
ta l'altrui sconoscenia: ha deitcrittd 
con molta diligenia le «ne imprese ml-> 
Utarì e poBtkhe , lodata la soa antiveg» 



genca.ratUTÌtt:, IH «Mtann ; poteva 

anche ricercsrQ cht cota egli «bbl« ftiW 
to di tnlto cift , qoando la peite niiuic- 
ciava , ÌDTBde«a una popoiaiione dato- 
gli in cara o piuttoato in balìa. 

Ma ciò che, hsiciandA intero il bi«- 
•imo, Bcema la maraviglia di quel aa* 
contegno , ciò che fa nascere an'altra • 
pi^ forte maravigliale ìL contegno deU 
fa popò la rione meduioia, di quella» T(^ 
glio dire , cha , non tocca ancora dal 
contagio, aveva tanta ragione di t&< 
merlo. Al giungere di qoetle' noTcIts 
dei paeai cbe ne erano coli onalaioeiite 
imbrattati) di paeai che fermano attor» 
no alla città quasi nna tinea serolcìrco* 
lare , in atenni ponti non pia diatanle 
da eisa che venti , ehe diciotto miglia; 
chi non crederebbe ohe vi à lucituM 
un comoioTimento generale, tu afiiic* 
cendamento di precaoiioni bene o »»• 
le inteM , almeno nna iterile ìnqiùetB- 
dine? Eppure, le in qualche coaa le 
memorie del tempo vanno d' accordo , 
è. nell' attestare che non ne (a nallt. 
La iMBiifia dell'anno antecedraite, le 
angherie della soldatesca^ le afBixioai 
d'animo, parvero pi^ «he JM^anti • ren- 



3er u^oot' délli iltoMtrlflìi : nei itiv) ; 
nfette botteghe, A^lecaM, cbi gitthus 
ntt mottd' det jleHcolo', chi motinsse 

SbEte", VMita aCMiU«ccHt htÈe ìmcrA- 
ul«,«Olt ^Épnetto R-icondO- La me- 
desima DiiKredenta , U medeiinia , per 
flr nKgiio , cedM e perTicacia pre«n- ' 
lera niii eeaaCo, nel Consiglio del deca- 
rioni, in oeni iDagiitraM. 

■ "R-ovocfie il cardinal Federigo , to- 
sto cbe si rtaeppero ì primi casi dlmat 
contagioso, ingiunse con lettera peeto» 
rate ai parocht , fn l« altre coic, cb« 
inmlcafis^roak popoli l' importanca e 
l^bbUìgo di rivelare o^ simile acci- 
deote , e di consegaarte Te robe inlètta 
o sospette (i) ; e anchoqnesta pnò es- 
sere contata fra le sne loderò)! singo. 
Ul-itè. 

Il tribnnBle della saniti lonecitara 
proYecKaienti , cOopersEÌane : tulio er« 
[fresBO che- ìnrano. E net tribunale stes>- 
so , la preranra era ben longi dall'ade- 
gnare V urgenU: erano^ come afferma ' 
I*ù Toltff i) Tffditoo, e come apparb an- 

f») Vtu d< VMériipT Borrodwo, «cWi^hW 
^ Viaaotft» AmU. Hihaa, iMC, pHf- *^% 



txt meglio dm tutto il eotiteste delta a» 
narrsEioae, i dae Gsici cbé, )>ertiiHiì a 
compresi della gjraTÌtà e della immia' 
neiua del paricolo , stimolavano qiwl 
corpo , il quale aveva poi a stimoiaTe 
gli altri. 

Abbiamo già veduto come, ai primi 
annanij della peste , andasse fredda 
neir operare, ami nell' informarsi : ec* 
co ora an altro fatto di lentena non 
meo portentoM , se però non era foria^ - 
ta , per ostacoli fiapposti da magistrati 
superiori. Quella grida per le ballotto, 
risaluta ai 3o di ottobre , non in ooii> - 
chiusa cbe ai 3S del mese seguente, bdo 
fìi publicata che ai ig. La peste era ^ 
entrata in Milano. : 

Il Tadino e il Ripamonti vollero no* 
tare il nome dicbi ce la portò il prim*, 
e altre circostanze della peraona e del 
fatto: e per verità , nell' osserva re i 
principi d'uà vaito- eccìdio, in cui tt 
vittime , non cbe esier distinte per no- - 
me , appeoa si potranao disegnare ap- 
prossima tivamen te pel numero delle 
migliaia , si prova un non SO quale ìif 
tarasse, a conoscere quei primi e pa«bi 
qoBii ÓM por poterqoo «were oouti a 



ao3 
■enbari: qBMta spani» didlitMnMBe, kt 
preoedenu Dell'ertennittio, p«r cb« 
UDcian trovare in etii , « nelle partico- 
hriU , per altro piA indiSeraDti , qiuiU 
che cosa di fatale o di memorabile. 

L' ODO e l'altro storico dicono cb« 
fa nn soldato it«liano al aervigio di Spa> 
gna ; nel reato Don sodo ben d'accordo^ 
uè BDobe Mtl nome. Fa, secondo il Ta- 
dino-» no Pietro Aotonio Lovato , dì 
qiwrliere nel territorio di Lecso ; se^ 
cande >l Ripamonti, oa Pier Paoio Lo- 
cati , ili quartiere a ChiaTenna. Kfia- 
moMio ancbe nel giorno dello saa en- 
trata in AUano sii primo la pone ai aa 
A' ottobre > il iecondo ad altrettanti dei 
mew seguente : e non si paò stare nà 
all' UDO. né all' altro. Ambedue 1' epo- 
che tono in contraddiEione con altra 
ben piA avverate. Eppare il Ripanon- 
ti , scritendo per ordine del Consiglio 
ganerale 4ei decurioni, doveva avera 
al SBO comando otolti aieui di prendo- 
re le iofbnoaBioni necetsarie'j e il Tadi- 
na , per ragione del ano afieio , poteva 
meglio d' ogni altro, essere inJEormato 
d'on fatto di miesto^ncre. Del resto, 
dal róQoMro di altre date «baci pai»* 



s«4 
iw , oowvRMUaib Alto -, pM'avréhifi^ j ' 
rimlta'clie ftt'prMv'ilella pabtierinidm' 
della gridKnrtl» liiiHette ,- e' tK la Cmit 
Be ^plirtBflte if plagio , si potrebbe htì~ 
che proraraO' qwri pr&nrt , Ao ùò^ ■ 
▼ette ea»e»tiiipi+fiiM cK'qaelmeBet nta 
certo, il lettoni tx ne dispensa. 

GoniDBqutf «fa , enorà- qoMto faiAa 
BTeiitiH-Ht«' e'portator di rTrtrtora, ton 
un grm fnrilel'to di v^sti camparate n 
rebate a soldati Rteraann^; andò a por» 
si iniuM cBssdi suoi pffentrj nel ter- 
go di portanriKiitale, pressoi afcaippad- 
cìnì ; appena' sìuttt«, s'intarmò,-' nt por- 
tato ol)o spéddle ; ({uiVi , un babAM 
chd gli ri «HDpKi'ia «òtto uti'ascell&, mi- 
se chi lo corata in'sospetto di cH che 
ersinftftti;ll qmrto porno' égt) morì. 

'Il trilmnal«d6tla saniti tÈj'segr^a- 
r»e seqoeetrHrein casa k fkdftgltH di 
l«i;i SQoi al)tti,e il tetttydove ej^li era 
gieeinto'slio Spedale, brona trA. I>as 
■■rventi che lo aveiratio qufvt gorveraa- 
t«iean boon frate i*h« lo aveva astlrti- 
te.-csddoro fir «f») infcrtni , frs'pt>chi 
giOraiyibtti'ia'Cnidf i^te , Il d«b1»io 
ctieivi lA-ènf wntttf, fina»' tg^hkèi^ 
d«UajMiHrà<deléa«le^t U ttiMemài», 



te i& «mtegaensa, teflittal che il con-' 
tagin non tì li propaff w e di più. 
. Hr il «oliUla ne aaisva littcMbi di 
foofi una lemeonichenna tardò a ger» 
mogliure. Il prina in cai MoppiaMOi 
fti il padrone della «m do*a quegli «- 
^ava allosgitto, im G^o Colonna io* 
Batore di Ua(o. Allora tatti gì' inaui- 
di.qnella casa fanno ^ d' oraioo 



della Saniti, oandoUraHas«eretto;d4 
ve la. pi& ptrte ai pMer» già , alenai 
morirbao in brere, di maBifceto conta- 



Nella città, qacUofibe gii e' era sta- 
ta diMenrinato par la pratica di coitora^ 
per TCcti o arredi loro,. trafugati de pOf 
natiyda wgìonjlì/da lerrenti alle rt- 
cerebe e al fuoco prteoritto dal tribo" 
naie, e quello di'pÌ&<4wc'eotraTadi 
onoro, per la diCettnoaitè degli ordini, 
per lai<tra«caranta neU' eugnirli e pec 
la daatreuB nell'eladerli, andò covan- 
do aerpeado leotanvntot tatto il re- . 
atante dell' anno , e laai plìmi meii del 
■oMegnentfl i63iD. Di ijnaodo ir 
io, ora in questo, ora n qoel q 



ri quartie- 
reM,qaaU 
cbBàoao.ne morin: e la ra^sa steM^ 



re,qualcbe periona ne era presa, qaaU 



ào6 

ià càrf «Ilantam^a 'A soapettn ièìit 
peste , coofffnfm^.' seprpre pìA l'unii 
▼eriàle tn'qDelhstapi^ é micMisle fi- 
4Biu»cbe|tefltBnKm «feste, né «>fosi 
tt'ttatayuTB'ua «•mento. Moiti' mc^ 
^ì ancora ylhowido eco alla Toce M 
popolo, ( era émai «iKbe in qaeit» ca- 
so , *oce di Dio ì- ) deridcTano gli ai>* 
gur) ntii>trr,glmi*vertimenti iniinccÌD* 
li ilei pochi) « iv8Tlibo-tD prontd nomi 
dÌTOBlsttie coimfii,'perqaBti6care *^ 
gai Ktaio ài .peite, :c4te fossero ofaianuili 
a curarci con qualonque sintomo, non 
^talanqne we^aHewiìo^ie ntóttiUtO. 

di arrisi diqaesti a^cktenti/qn^nJ 
^optirgìagiieTfa^c» «Illa Sanità, ii gin* 
gneiàno tardi< 'perio pia e incèrti . If 
terrore della Dontapia eia e 4sl 4àzn* 
Telto agneiam tatti >gf>iitgegqi: ei A»i . 
timàlavapo i niKlati, si carroniBCTaiM 
isqttepratorì e gliamisDi; da'sdMltcr' 
nidellrìbnnitle Aeaso, ctepntati d«c*- 
ma TÌsitare i'iwdBTOri , ■'ebbero* 
prasio falsi attestati. ' 

Si«coDie'pn4( ìfd ogni sc^operta cbe 
gli riuscisse (Ibifare, il trilmnale ordi- 
naTa ài abbruciar rebejmetteTa ini»* 
qmatrocaMj -nuBd»^ faniglie al lai* 



aorettok ^oA è beile argompalwa qo^q- 
U doveueeiiem co«tn>dies>o t'ira e 
JU (Bt>r4iwHÌoae dell'iufiterMle^ ■ da^ 
« hjNolHlU , delli. U«Fcai)ti qt citali* 
« plebe (i) , u pf^sunù, com' arano 
tutti , eh* elle fossero, vessaitani iqD^ 
OBOM e lenu co«tmtto.t<' odia prìiwir 
ftie cadeva sui due mediqi, il Q^ttro 
l^cooUto Tadino e sMMtQre Settata, fi. 
gUo.4el,protofi»i(K>; B ta|e ,.che aruiai 
1)01 patei-uiQ eui »ttr#ter»re i me^i 
(Wlti) Mfl>« «Mere «MBUti di male paroT 
la, quando noe erano pietre .. E certo 
elU fa singolare e menlq bh rif:or<l;(i 
U corulìùaue io, cui, (ter qualche me- 
w, ai IroTarono quegli nopuci, di ve^ 
der Tenire inowi un orcìbii fIrigeUot 
d'A^UJcarsi peE ogni ,«ia. 4. stornare 
dttrordre, oltre l'aiiduitàideHif cosa, 
oiAaooli da .ogui parte p^Ua i Tolonld ^ a 
di eaiere^nswm& bertagl^ delle grida, 
aver tocedi nemici dalla, patria: pro: 
patria^ aboctiÀi», dice.il Ripamonti (3). 
A parte dell' odio er^a» wcon gli 
altri modici fht, conviati «019' «sbi (kt- 

(0 Tadino^ pag.j3.,' ,".,., 



la realtl del conUgio^aggsnTffn pra. 
caniioni , covavano di coinanicare al- 
trui la loro doloro» certeua. I [h& di- 
' . Kreti li tacciavano di corriviti e di »- 
/ stinasioBe : pei f'A , ella era «vìdeiit»- 
^ menta impostara , cabala ordita , per 
far bottega aal pubblico apaTeato. 

Il protofisico Ladowico Settata, prea- 
aocbé ottaagena rio, stato profcMore di 
medirìna nell' università di Pavia, pt» 
dì filoioGa iDorale in Milano, aatore dt 
molte opere rìputatìaiiine allora, chia- 
ro per inviti a cattedre di altre aniTer- 
sité, IngobUdt, Pìm, Bologna, Padova, 
e pel rifiuto' di tutti qaetti ioviti , era 
cartaoiente atto degli uomini pi& auto- 
revoli del Buotedipo. Alla riputaaiom 
della Scienza >i a|^iiuige«a quella M- 
ta viti , e all' ammiraiione fa beoav^ 
lenia, per la sua grande cariti nel c^ 
nre e ne) beneficare ì poveri. E , ana 
cosa che in noi turba e contrista il w^ 
timento di stìma'inspirato da questi mo- 
Hti, ma che allora doveva renderlo pii 
generale e pi& fwte , il pover' oamo 
partecipava dei pregiudia) pia comam 
e piA funesti de' • noi oontemporanei; 
era innaiiai a loro, un lenaa aUonUnar- 



ri'thlh acbien, cbe e quello che attin 
i gaki, B fa molts Tslte p«nlBre 1' aato- 
rìLì EtcqaisUla pei^a4tr« vie. Eppur* 
qoetU grandÌMÌina eh' egli ^fodava, non 
■olo non ballò avincereT' opiai«ne dal- . 
l'onÌTenate in qsesto afiàre della pe- 
stilensa ; ma non potè salvarto dall' a< 
mmMttà e tbgl' innilti di quella parta - 
iì n«o che corre pia ifìKiIntento dai 
^adicj alle<diiiiostraaio»i e al &r di 
tatto. 

Gn giorno cb'e^li andava in lettiga 
« vcdertooi iDalati, coimnctà a brgliti 
gente attcMvo , gritLtndo etaer luì il oa- 
po di coloro che volerà no per knn che 
ci fosK la pnte, luì cW metteva i« ì- 
'aoìttd,eon quetauocipigiiai 



«o« quella auB barliacctft: tuttu perd. 
fiiccendEpai medici. La Mia e la &iri« 
andavano cretoendo: i portantinii ve^ 
di9Klo^ mata parata, rieoverarooo il 
padrone in noa caiB«mica,cbe per sor- 
te era vicina. Questo gli toccò, per a- 
Ter veduto chiaro, detto eia che ere, a 
voluto nlvar dilla peste molle migliaia 
di peiaone: quando, oon un suo depl'» 
rabila «OBiallo , cooperò a far marta- 
Tiare , tasaatiare , « wd«r« per iittrega 



xma poTerà infelice STcntarst», pei-cbt^ 
«n padrone di essa pativa dolori strnnl 
di itomaco, e an altro padrone di pri- 
tna era «tato fisrt e mente iuuToortto di 
di lei (i), nllora neaTt'è avuta presao 
l'anÌTersalenuoTii lode di sapiente e, 
ciò che è intollerabile a pensare, nuovo 
tìtolo di ^KOBEDerilo. 

Ma «al finire del nurto^comiociaroB 
no, prima nel borgo di porta orientale, 
poi in ogntqaartiere della cittì, aipe^ 
aesgiare le malattie , le morti, con atv 
cidentì strani dì tpeRimi, di palpitaiitv 
ni, di Letargo, dì del irto, con quella di* 
TÌM faneste di liTÌdorì e di babonì ; 
morti per lo pia celeri , violente , non 
di rado repentine, seoia alcun prec^ 
dente indiiio di malattìa. I medici op- 
posti alla opinione del contagio, non 
volendo ora eonfesiore cM che evevano 
derÌM , e dovendo pur dare n»«pnM 
generico al nuovo malore, dìrmuto 
troppo GOinaue e troppo pnleae prr aii> 
dame (ensa, trovarono qneJlo di febbri 
maligne, di febbri pertilcnti: miienhila 

(i}Siorì«di Hilano del Conta Pietro Ter* 
ti: HiUuM 1835, Tom. 4. pH- i$& 



tmMMlww, nati tnifferla òi pnnde, « 
cbe par bc««n ^ntn dUMto; perche, mo- 
■triDdodiriooBOSoere la verili,rÌaHHTa 
•nconia far discredere ciò che più im- 
pMlandi crederc>divMl«re^b«il mais 
■i af^iigtiaT* pef via di contatto. I na- 
giitrati, conM ohi « riacDte da un alto 
•onno, principiarono a dar« un po'piJi 
orecdiio ai neKiani, alle propoite del- 
la Saniti , a tener inaiu) a' iom editti, 
ai Hqaeatri ordinati , alle quarantena 
preaoritte da quel tribanale. Domali' 
dava euo aaohe di coirtinuo danari, per ' 
■applirc «Ile ipete quotidiane cre*ceo>' 
ti del laiieretto, dì taDti«ltrl aetj\p.; a 
li domandava ai decurioni, intanto che 
foaae deciso ( che non Cd, credo, mai, ae 
Qon col btto ] M tali apeae iacuabes- 
•ero alta oittA , o all' erario regio. Ai 
decurioni fitccTa nnre iitanni ìt gran 
caac^iere, per ordine anche del gorer- 
DBtora cbe era sHdato di uuoto a met- 
ter l'auedio a quel poTero CaMle, fà- 
cera istania il senato, perobè aTtisa»- 
sero al modo di vettoTa^tiare la città, 
prima che dilatàndoviEi per iiventarw 
■1 coatagio, le «enìue negato pratica 
. «itegli altri pa«aii perché troTauer taeu- 



M di mantenere tun gnn parie della 

no|iDlaxìone , a cui erano mancati i U- 
leri. I deciirìo ni cercavano di far dana- 
ri, per via di prestiti, d' impuste ; e di 
quel che ne raccogliefano, ne davano . 
UD po' «Ila Snnità , n» po' ai poveri; nn 
po' dì grano comperavano, supplivano 
a una parte del liiiogno . E le grmndi 
angntce non erano ancora *eaale. 

Nenaiieretto, dova la popoUùom, 
quantunque decimata ogni ^omoj a»^ 
dava ogni giorno craKendo, era un'al- 
tra ardua impresa quella di auieonn 
il servigio e ta «nbordinaiiotie , di fiir 
serbare le separaiioni prescritte , di 
mantenervi in somma, o per dir me- 
glio, di stabilirvi il governo ordinato 
dal tribunale della sanità: cbè, fino dai 
primi momenti , v'era stato ogni cOsa 
in confusione , per la sfrraateiaa di 
molti rinchiasi, per la incoria e per la 
conniventa degli uficiali . Il tribtinala 
e ì decurioni, non sapendo dove dar del 
capo, pensarono di rivolgersi ai cap- 
puccini, e supplicarono il padre com- 
missario, come lo cbìamaTano, della 
provincia , il quale iàceva le veci del 
provinciale, moi^o poco ionansi, Tole* 



ar3 
se dar loro un soggetto abile a gover- 
nare quel regno dr^bolato. Il comniissa- 
rio propose loro per principale un pa- 
dre Felice Caealì, uuiuo d'eia matura , 
il quale godcta nna gran fama di cari- 
tà, di attività, di tnansnet Udine iosie. 
ise e di fortezza d'animo, a qaet cbs 
mostrò il seguito, ben Tuerilate; e per 
compagno e come ministro di lai , un 
padre Michele Poitoiionelli ancor gio- 
vane, uia grave e severo, di pensieri co- 
inè d'aspetto. Fnrono accettati ben di 
buon griidoj e ai 3o di marzo entraro- 
no nel latzprettu. U presidente della 
Sanità li condusse attorno , come per 
prenderne il possesso; e, convocati ì 
serventi e gli oficLalid'ogni ordine, dì- 
cbìarò innanzi a loro, presidente di quel 
luogo il padre Felice, con primaria e 
piena autorità. A misurd poi cbe In mi- 
serevole rauoanza andò moltiplicando , 
v'accorsero altri cappuccini; e furono 
quivi soprintendenti, conTeasoii, ammi- 
nistra tori, Ìnrermieri,cM;inieri,guarda> 
robì, lavfindaij lutto che occorresse. Il 
padre Felice,sempreafialicatoe sempre 
sollecito , girava dì giornof girava di 
notte, pei portici , per le stante, pel 
18 ■ 



campo , talToIU portando nn'asta , tal- 
Tolta non armato che di cilicio; anima*» 

regola-va i servigi, Rcchetava ■ tamnl- 
tiifaceya ragione alte qnerele,minacci*- 
va, puniva, riprendeya, confortaTa , a- 
sciogaTB e spargerà lagrime. Contrassa . 
in sol princìpio la peste; ne gnarì, e ri- 
prese , con nuova alactitì, le cnre di 

E rima . I snoÌ confratelli vi lasciarono 
I pili parte , e tutti gioiosamente, la 

Certo una tale diltatan era nno 
strano ripiego; strano come la calamità^ 
come i tempi: e quando non ne «apessi- 
mo altro, bastereblie questo per argo- 
mento , ami per saggio d'una società 
ben rozza e malcompnsta. Ma t'animo, 
ma ropera,ma Ìl sacriGcio di quei frati, 
non meritano però meno che se ne fac- 
cia mensione, con rispetto, con tene- 
tetza, con quella specie di gratitadins 
cbe sì sente, come in solido, pei grandi 
servigi rendutì da uomini ad uomini. 
Morire per far dei bene, è cosa bella e 
nnpiente, in qualuuqae tempo, in qoa- 
lunqtie ordine di cose. « Che se questi 

1 Padri lui non si ritronsuano, iidice ìl 
Tadino, « al sicuro tutta la Città anni- 



■ cblJata d tronaiuj puoicliè fa tsoaa. 

■ iniracaloaa L'haQer qaesti Padri fatta 

■ in C08Ì paoco spntio'di tempo tante 

■ cose per benefìtio publico , che noa 
B lianendo haouto agbtto, o almeoa 

■ pDocfl dalla Città, eoo la saa indù- 
« stria et prndebza haucuano mant»' 
« nulo nel Lataretto tante migliaia ds 
« poneri. (i)ji 

A ncbe nel pnblico, quella caparbierin 
del negare la peste andava naturalmen- 
te cedendo e perdendosi, a misura che 
il morbo si diffondeva, esidiffondeTB, a 
occhi Teggenti,per via del contattoedel- 
la pra.ticH ; e tanto più quando , dopo 
esser qanlche tempo rimasto soltanto 
fra i poveri, cominciò a toccar persone 
pia cononcinte.B fra oneste, comeallora 
fu il più notato, cosi merila anche a- 
dessi» una espressa menzione il protofi- 
sico Settala. Avranno detto almeno: il 
poTcro vecchio aveva ragione? Chi lo 
sa? Cnddero infermi di peste, egli, la 
moglie, dae figlinoli, sette persone di 
aerviiio. Egli e uno de' figliuoli ne u- 
Eciroao sahi; il resto morì. « QaesH c»~ 

CO P-f- 98. 



a>6 
« «ì, M dice il TadìnOt r occorsi nella 
■ Città in case Nobili, disposero la No- 
« biltà, et \& p]ehta pensare, etgl'in- 
creduli Medici, et la plebe ignomote 
» et temeraria commìnciò striugere le 
Il labra, chiudere li denti , et itaarcare 
« le ciglia (a), n 

Ma I rivolgimeDti, ma le riprese, ma 
le vendette, perdir casi, della capirbie- 
tì coDTÌnta , sono alle volte tali , do 
far desidernre cb'ella fosse rimatla in- 
tera e iiif itta,6no all' altimo, contro la 
ragione e reTÌdeaia:e ijuesta fu bene a- 
na di qnelle votte.Coloroiqoaliaverano 
impugnato così risolutamente e così a 
lungo cbe esistesse presso a loro , fra 
loro, un germe di mule, clie poteva, per 
nielli naturali, propagarsi e f<iie strage, 
non patendo ormai negare il propaga* 
mento di esso, e non volendo attribuir- 
lo a quei meiù (cbe sarebbe stato con- 
fessare ad un tempo un grande inganna 
e una gran colpa), erano tanto più di- 
Gpbsti a trarame qoalcfae altra causa, 
a far buona qualunque ne venisse mes- 
Ba iu campo. Sventuratamente ve n'era 



317 

tiD> io |vonto nelle idee e nette tradW 
■ioni oouiani allora, non qni «ollanto , 
ma in ogni parte d' EnroM: uii veoe- 
fiche I operaiioni diaboliche , grata 
Gongiarata a aiurger la peate , per 
Ti* di releoi coo^gioii, dì malìe . Già 
co*e tali o aomigliBDti erano state snp- 
pmte e creda te in me Ite altre peslìlen^ 
ie;equi te^atameDterJa qaella di mei- 
. IO secolo innaDii. Si aggianga dU) fino 
dall' anno aateoedente, era Tennb) un 
ditpaccio, ROKTitto dal re Filippo IV, 
al govematore^n mi gli u darà aTTÌBO, 
eneré scappati da Madrid quattro fren» 
ceti, ricercuti come lospelti di iparge- 
re nngnentì Telenosi) pestiferi : stesse 
egli %tr^rta, te mai coloro fouero capi- 
tati a Milano. Il goTernatore aveva co- 
' municato il diipaccio al senatoe al tr^ 
banale della Saaità,'nà per allora^ro 
cbe vi bì badaste pia che tanto. Però, 
■coppiata e riconosciuta la peate, il tor- 
nar nelle menti di quell'arriso potè ser- 
TÌre di conferma odi appiglio al so- 
spetto indeterminato d' Bua frode set- 
lerata ; potè anche essere la prima oc- 
casione di farlo nascere. 

Ma due fatti, l'tuio di deca e indisGÌ> 



3l8 

plìiMta paura , l'aitro di noo m quale 
MÌannUggiiK, furono quelli elie con' 
THtiroDo <juel •oepetto ìndetermiiiata 
d'un attentato possibile, m sospetto, e 
prctso a molti in eertetia , A'aù atten* 
tato poiitiro e d'an% trama reale. Ai- 
cani, ai quali era paruto di vedere, la 
•era del 17 di moggio, persone in duo- 
. mo andare nagendo nn «wito che aer- 
«ita a dividere gli apatj aaiegnati ai 
dna Miai, fecero nella notte portar ftio- 
ri della cliieaa l' assito e naa qnaDtiti 
di panche rincbinse in quello; qoa** 
tnnqne il presidente della ftaniti accw- 
soaTÌsitacos qunttro persone dell'»* 
£cio, visitato l'assito, le panche) le pila 
dell'acqua benedetta, e non trovando 
cosa cbe potewse conferniare l'ignwaa* 
te sospetto d'un attantato venefico, *• 
tesse, per cotopìacere alle immagiw- 
sioDi altroi, tpiù toslo per abbcndai* 
in catttela, che per iùógnà, Aiesae,ii' 
co, pronansiato , tMstar cbe si bcesse 
vna lavatore all'assito. Qoel volane dì 
roba accatastata produsase nna grande 
Hnpressione di spavento nella pooltita- . 
dine, per cai nn oggetto inventa cosi 
di leggieri no argomento. Si diue e si 



»i9 
onde gensTalmente esMf itatè w>te in 
daonio tntte le panche, le pareti, fino 
■Ile corde delle campaDe. Vi ai ditte ■ol- 
lantu allora allon: latte le nemorie di 
contemporanei [ alcune scritta dopo 
molt'annl) che parlano di quel fetta, nei 
parlano con eguale asaereranu : e la 
storia aincera di caso, bisognerebbe in- 
dovinarla, se la non lì troTuae in aita 
lettera deltribankle della SuiltA al go> 
Tenutore^chesicanserra nell'ardtmo 
detto di aaa Fedele ; dalla quale I' al>- 
biamo cavata, e della qnele sodo le pa"» 
rolecfae abbiamo poste in coratTO. 

La mattina leguepte, an miOTO e pii- 
ptrano, pia significante spettacolo colpi 
gli occbi e le menti ^'tittadini. loocni 
parte della città, si videro le porte ddle 
case e le maniglie, per lan^issimi trat- 
ti intrise, in&rdate di'non so che sudice- 
ria, gìallognpia, biancastra, sparsari c<^ 
mecontspugne.Osia stata una vagbeiM 
ribalda di vedere un pia clamoroso e pi & 
generale spanrimento, o aia stato nn 

C'A reo diserò di aumentare la pab* 
icB oonfiisione , o che cbe altro ; la 
coea i attestata di manìara cbe ci par- 
rebbe men ragionevole l'attrUrairla ad 
OD sogno delle fanUsie , cbe al &tto 



à' una trìiUiia , non noovft del r«rta 
Dei ceTTelli umani, né fcam pur trop- 
po d' effetti consimili , in ogni luogo , 
per cniì direjB inogni età. Il Ripamon- 
ti , che ipestu in questo particolare 
delle aocioni deride f e pia spesso ^de-* 
plora ta credulità popolare , qui aSer> 
ma di aver teduto quell'iiupiattramen- 
to, e lo descrive (i). Nella lettera fo- 
praccilata , i BÌgnori della SaniU rac- 
contano la cosa nei medesimi lerminì; 
parUiio di visite, di esperimenti 6itti 
con quella materia sopra cani , e senta 
cattivo effetto { aggiun^ooo , credere 
eglino che colale lanentà sìa piutto- 
sto proceduta da insolenza, che d» 
fine scelerato : pensiero che indica ia 
loro , fino a quel tempo, pacateaia 
d'animo bastante per non vedere ci& 
che non vi foMe state. Le altra memo. 
rie contemp«»an«e , sea sa. contare U 

(i) .... et noi i|iiD(|ue ÌTÌnDi viifre. Mi- 
Dofai «rant iputim ÌDnquaUteri(ue maniiitM , 
vclutilìquii luuitSBi «pongia Mniem MlapcriM- 
wt, iapreuiMctTc parictL et iaiuK paWia o- 
•tilque Kdhim eadeoi adapergiae conUmioa- 
la ceruEbantur. fif. ]i> 



loro testimonÌBiiu per I& verìti del&t- 
to, accennano pare insieme, euere tta- 
ta ÌD nilteprime,opÌDÌonedi molti, che 

Soeirimpìartriccia monto fotse fatto per 
urla , par biuarrìa ; nesiana paria di 
□eisono che lo negasse; ne avrebbero 
parlato certamente , le re ne fosse ita- 
ti , K non altro , per chiamarli ttrara- 
ganti. Ho creduto cosa noe faordi pro- 
posito il riferire e il mettere iatieme 
traesti particolari , io parte poco noli , 
in parte affatto i(jiiornti, d'nn celebre 
delirio ; perché , negli errori e massi- 
me negli errori di molti , ciò che i più 
interewante e pia utile ad osservarsi , 
mi pare che sìa appunto la strada che 
hanno tenuta, le apparense, i modi con 
cai hanno potuto entrar nelle nienti « 
domiOBrle. 

La città gii commossa ne fa sosscpra: 
i padroni delle case , con paglie acce- 
se^ abbruciacchiavano gli ipazjantii ì 
P*sieggieri si fermavano, guardavano^ 
iDorridivano j fremevano. 1 forestieri» 
sospètti per questo solo , e fitciH allora 
ad esser riconosciuti alt' abito , veniva- 
no arrestati nelle vie dal popolo, e eon- 
legnati alle carceri. Si fecero interroga- 
Tom. V. <» 



torj , eumi di an-eitati^^ vnsUtu i, 
di tutimoDJ; DOQ si IroTÒ i-eo neuBoo: 
le mentierBDOancor capaci di dubitare, 
di pooderare , d'intendere. I! tribunale 
della SaDiti pnblicò ona grida , con 
laqoale {veme Itera premia e impaniti 
a «li mettesse in chiaro I' antore o gli 
aotori,del faU.o.^dogni modononpa- 
rendaci conueni fnte^dìcooo que'tignq- 
ri nella citata lettera , cbe porta, la di< 
tadelii maggio, ma cbe fa etidente- 
meote Ecritta ai r^, giorno segaato 
nella grida a staippa, che questo delit- 
to in ^uahiiiOglia modo resti i/npiini- 
to, massime in tempo tanto pericoloso 
e sospettoso, per consolaiione t quiete 
di questo Popolo , e per caut^e indi- 
ciò deljatto, habhianio -oggi pubblicete 
la grida, etc. Nella grida Btewa fexò, 
nesson cenno , atmen chiavo , di quella 
ragiouetole e tranijaillante congattara 
che partecìparaDo al go*«matoTe : r»- 
tìcenia che accu» ad un tempo dd» 
preoccupa lione furiosa nel popolo , e 
io loro nna condiscenderla, tanto piii 
rea, qnantopiù poteva essero pcmicioaa. 
Mentre il tribunale cerca Ya , moDi 
nel publico, come accade, aravano già 



tronto. Coloro die crecterano etscr 
quella dda udiìodg velenon , cbi Tole- 
ta clie la fosse \tna (endetta dì doB 
Conialo Fercoodez di Gordora , per 
£l'ibsalfi ricevafl nel avo partire , chi 
ana pen.aata del cardinale di Biclielien, 
per diicrtar Milano e iropadronirseDe 
tenia Catica,' altri, e non ai ta per qua- 
li molili , ne Toleva autore il conte di 
Collalto , Wallenstein , questo, quel- 
l'altro geiitiluoroo milaneie. Hon man- 
cava , come abhiam detto, di quelli che 
non Tedevatao in quel fatto altro che 
una msNagia corbe Ila torà, e t'attribni- 
vano a icoJan, e signori, ad uficiali cho 
si aanoiaEgero all' assedio di Casale. Il 
non veder poi , coma per atTehtnra 
s' era tentato , che ne seguisse a dirit- 
tora nn ihfetta mento , un eccidio unì- 
versale > fa probabilmente cagione che 
qnel primo apavento s' andasse per al- 
lora acquietando , e la coaa fosse o pa- 
resse posto in non cale. 

V'era dal resto un certo numero di 
pereone non aDeora persuase che peste 
ri fosse. E perchè, tanto nellatHreltfi, 
che per la oittà, alcuni pur na gtaariva' 
no, tt si diceva, » ^ii ulliiut argomenti 



. "4 

d'nna opinione battata dall' erideiiM { 
jono Minpre carivi a saperti ) ■ sì di- 
ai ceua dalla plebe , et ancora da molti 
■ medici partia|i,noii eiseie vera fette; 
a percliè tntd sarebbero morti (i). ■ 
' Per togliere ogni dubbio , trova il tri- 
Lunale della Sanità uno spediente con' 
genere al bisogno , nn modo di parlare 
agli occbi , quale i tempi potevano ri- 
chiederlo o suggerirlo. In ano de' gior- 
ni festivi delU Pentecoste, usavano i 
cittadini concorrere al cimitero di san 
Gregorio , fuori di porta orientale , a 

Sregsre pei morti dell' altro contado , 
ei quali i corpi erano quivi Bepolti ; e, 
Sigliando dalla divozione opportunitji 
i divertimento e di spettacolo , t' an* 
davano ognuno nella gala che potesse 
maggiore. Era in quel giorno morta di 
pente , fra gli altri, una intera famigliB, 
Nell'ora i^l magnar concorso, per 
meno alle carroKce , ai cavalcatori, ai ' 
pnsseggianti , ì cadaveri di quella fami- 
glia fnroDo , d' ordine della Saniti , 
tratti al ciniitero suddetto, sor an car- 
ro , ignudi; affincbè la folla poteass va- 

(0 Tidil», pig. gì. 



dere ìd eul il marcblo manifesto , il 
brutta laegello della peitilenia. Va 
grido di ribrnto , di terrore, ti IcTara 
per tutto dove paiuva il carro; an luo- 
go mormorio regnava dove era panato, 
un altro morraorìo^ lo precorreva. Ld 
peste fu più creduta ; ma del resto ella 
s'andava ogni dì piji acquistando fede 
da sé ; e qnella riunione medesima non 
dovè servJrpoco a propagarla. 

Da prima adunque , non peste, asso- 
Intamente no, in nessun modo: proibi- 
to anche di proferire il vocabolo. Poi , 
jébbri pestileniiali : l' idea si ammette 
per iibieco in un aggettivo. Poi , non 
vera peste ; vale a dire peste ti, ma in 
on certo seosoi non peste appunto ap.^ 
punto, ma nna cosa alla qnale nomi sa 
trorare nn altro nome. Finalmente , 
peste aensa dubbio e lenia contrasto : 
ma gii vi s' è appiccata un' altra idea , 
l'idea del veneficio e del maleficio , la 

anale altera e confonde l' idea espressa 
alla parola cbe non si puà più man* 
dare indietro. 

Non fa , credo , bisogno d'esser mol*. 
to versato nella storia delle idee e delle 
parole, per cedere cbe molte hanno fat- 



326 

lo no simìte cono.Fer gratia del delcr^ 
cbe non cotao motte qoelle d' una tal 
torta e d' una tale imporUnu , e cbe 
conquislioo la loro eridensa a un tal 
preiza , e alle qoali si possano attacca- 
re accessori d' mi tal genere. Si po- 
trebbe però , nelle cose grandi e nelle 
picciole, evitare in gran parte qnel cor- 
to £OBì lungo e COSI torto, prendendo 
il metodo proposto da tanto tempo, dì 
osserTare , aicoltare, paragonare, pen- 
sare , prima di pnrlare. 

Ma parlar* , questa con così tola, e 
talmente pia agevole di tutte quella 
altre ioBÌeme, che anche noi, dico ncM 
nomini in generale, siamo un po'dk 
'compatire. 

Fine Del Tomo Quinto. 




■ -rainitìl ■ - 



I PROMESSI SPOSI 

STORIA MILANESE 
DEL SECOLO XVII 

SCOPEBTA E BIFATTA 

DA 

ALESSANDRO MANZONI 

TOMO SESTO. 




FIRENZE 
PRESSO GAETANO DUCCI 



I PROMESSI SPOSI 



CAPITOLO XXXII. 



■L/JTenendo sempre più difficile iliinp- 
plire all'eiigeiHe dolorose della circo» 
statua, era stato , al 4 <K itaaggio, preso 
nel consiglio dei decùrioni,di t-icorrere, 
per aiuta e per mercede, al governato- 
re ; e, ai 32 , fìttatio spediti al cntnpo 
dae di quel corpo,chègli rappresentas. 
sero i guai e le Btretteiié delta città: le 
gpese eoormi, l'erario eiaaBto a indebi» 
tato, le rcDilite fatare impegnate , le 
imposte correnti nob pagate, per l'im- 
poverimento geaefale prodotto da tant« 
citate, edal guasto militare in iapeCìe; 
gli metteiiero in considerai ione cbe , 
per leggi e consuetadFni non interrotte, 
e per decreto speciale di Carlo Vi Ifi 
spese della peste dorevano essere a cu- 
neo del fisco: in quella del 1576, avere 
il gorernalore miircbese dì Ayamonte > 



4 
nou pur éoapeee tutte le impostiioni ca- 
merali , ina soTVenota la città di qoa- 
raota raiU Hctidi della aletEa Camera ; 
domendaiKero GiibI mente quattro cose: 
che le impoBiEÌoni fo&tero, come già aU 
lora , sMpese; la Camera dette danarii 
desse li governatore parte al re, delle 
miserie della città e della protincia , 
scucatse da nuovi alloggiamenti mili- 
tari il ducato, già conEumato e distrot> 
to dai pasMti . Lo Spinola diede in ri- 
sposta condogliaiixe,e DDoTeesorLaùonii 
dolergli di non poter trovarsi nella cit- 
tà, per impiegare ogni sua cura io aol- 
lievo di quella ; ma sperare cha a tutto 
avrebbe supplito lo celo di quei siguorì: 
questo esser il tempo di spendere Mo- 
ta risparmio, d' ingegaarsi in ogni ia*« 
niera: quanto alle dorniinde espresse, ■- 
vrebbe proTeduto nel miglior modo cbe 
il tempo e le necessiti presenti atsaaero 
conceduto. Sé altro ne fu: v'ebbe beue 
puove andate e venute , domande e ri- 
■poste ; ma non trovo che se ne venia- 
se a più strette conclusioni. Più tardi > 
nel maggior fervore della pestilenza, il 
governatore stimò di trasferire con let- 
tere pateati lu ina autorità net gran 



cancelliere Fermr, avendo egli, come 
scrisse, da attendere alla gaerra. 

Insieme con qpella risolazione, i de- 
curioni ne areTan presa un'altra; di do~ 
mandare al cardlimle arcirescovo, clie 
si facesse nna processione solenoR, por- 
tando per la città il cnrpo di HnCarlo. 
Il buon prelato rifia(o,per molte ra- 
gioni. Gli spiacpva «fuella fiducia in un 
nieszo arbitrario , eteinCTa che^seTel^ 
fetto non avesse corrisposto, come pu- 
re temeva , la fiducia si cangiasse in i'> 
scandHlo( 1 ). Temeva 'li più, che, se 
pur c' era di qtiesti untori , la proces- 
sione fosse una troppo conioda occasio- 
ne al delitto: se non ce n'era , un tan- 
to odunamento per se non poteva cite 
spandere sempre più il contagio;^rifo- 
lo ben più reale[i). Che il sospetto so- 
(■) Memoria delle ooic noUbJU •uDRftii! in 
Hilanaintorau al uiil coutaggiuNraiuiu i63u. 
fte. raccolte da D. Pio la Cra«,Mìlsnu,i 73a. 
t tratta evideatemenU da Mritto ìondito di 
autore viatuto x1 tempo drlla pntileiiu; m 
pare non i una iFmiilIre ediuouc, piuttosto 
cbe Dna nuova- cu Dipi lazi on e. 

(a) Si unguenta «cele rata ri unctorei in ur- 
he euent .... Si non eiient ...Certinique adeo 
tutlìiM, KipkEnonti, pag. i&S. 



pito delle nniioDÌ s'era intanto ridesta- 
to, pi& geoerale e più furioso di prima. 
S'era di nuovo Tcdnto, o questa vol- 
ta era paruto di redere, unte muraglie, 
porte di edifix] public) j osci di case, 
martdli. Le nofelle di tali scoperte fo- 
lavano di bocca iu bocca; e , come pia 
del solito accade nelle grucdi preoc- 
capazioni , l'udire facevd 1' eFFelto che 
avrebbe potuto fare il vedere. Gli aaimi, 
oguor più amareggiati dulia presema 
dei mali, irritati dalla insiatensa del pe~ 
ricolo , abbracciavano più volentieri 
quella credenza: che l'ira agogna a pu- 
nire, e, oomeos$erfòacutiuaente,u que- 
sto stesso proposito, uo vatentuoiu^t], 
ama. meglio di attribuire i mali ad nna 
nequizia nrnana,coiitra cui possa sfoga- 
re fa sua tormentusa atlività, cbe ri- 
conoscerli da ona cunsa , colla quale 
noo vi eia altro da fare che rassegnar- 
si. Un veleno squisito , istantaneo , pe- 
netrantissimo, erano parole più cbeba- 
■Uiulì a Spiegare la violenta , tutti gU 

( I ) P. Verri, Otwrvizioni wlli tarlwai 
Sciiiluri iialiaiii di economia politio, psrlQ 
tuuUeiua, Uim. l ^, pag. 3o3. 



7 

ftccìdenti più oAcnri e diiordinati del 
morbo. Si dicera composto qnel rele^ 
no, di rospi, di serpènti, dt «mie e di 
bara d'appettati, di p«ggio,di tutto ciò 
che Kl*agge e perrerse Tantasie sape»- 
uro trovar di natio o S atroce . Vi si 
aggiunsero poi le tnalie, pn le qnali o- 
gni effetto divenÌTapossibÌle,agni obie- 
zione pei'deTa la fona, lì riiolveta ogni 
difGcoltJI . Se gli effetli non ayeVna te- 
nato dietro immediata mente a quella 
prima nni ione, se ne Vedeva il perchè ; 
era stato un tentativo manchevole di 
TeneGcì ancor novit j : ora l'arte era 
perfeiionate, e le volontà piò accxnite 
nell'inferiitleppopoflìti} . Ormai chi a- 
vesse sostenato ancora che l'era stata 
Tina burla, eh! avesse negata l'esislenta 
^l'ana trama, passava per cieco, per o- 
stlnalo ; se por non cndeva in sospetto 
H'aomo interessato e stornar dal vero 
l'accorgimento poblicoi di complice, di 
«ntore/\\ vocabolo fa bentosto comune, 
solemip, tremendo. Con nna tal persna- 
Rinne che untori vì fo»sero,«ene dovev.» 
scoprire, presso che infallibilmente i 
tutti gli occhi erano suH'avvìsO; ogni 
atto poteva dar gelosia. E la gelosia 



diveniva di leggieri certeiu, la certei- 
xa fiirore. 

Due esempi "^ riferisce il BI|MtD<Hl- 
ti, avTeTtendo di averli traKelti , noa 
come i più fieri, fra tanti cbe avveDÌva- 
noatla giornata ; ma perchè d'entramlii 
poteva pur troppo parlar di vedutaci}. 

Nella cbieta di eant' Antonio , in nn 
giorno di non eo quale solennità , un 
vecchio più che ottuagenario., dopo a- 
ver pregato ginocchioni, volle sedersi; 
e prima , colls cappa spolverò ia panca, 
a Quel vecchio ogne le paoche ! •> scia- 
marono ad nna voce alcune donne che 
vidcr l'atto. La gente che si trovava in 
chiesa [ in chiesa ! ) > f u addosso al veo* 
clùo: gli stracciano i hianchi capelli, Io 
pestan di pngui e di calci , lo strascina- 
no fuori semivivo, per trarlo alla prigio- 
ne, ai giudici, alle torture. « Io lo ridi 
H strascinato a quel moda, » dice il Hi- 
pamonti; une seppi altro della fine: ben 
« credo che non abbiu potuto sopravvi- 
u vere pia di qualche momento. » 

L' altro caso ,, e seguì il domani, 
fu egualmente strano , ma non egual- 

(0 P«£- 9^. 



mente fneetto. Tre giovani compagni 
frauceai , uQ letterato , un pittore^ un 
nieccanico , veouti per teder l' Italia , 
per farvi studio delle anttcLità , e per 
cercarvi occasione di guadagno, s'erano 
accostati a non 80 qual patte esterna del 
duomo, e itarano quÌTÌ cootemplando 
attentamente. Uno, due, alconi passeg- 
gieri, si fermarono ; ni fé' un crocchio, 
pore a contemplnre, a tener d'occhio 
coloro, che l'abito, la capigliatara, 
le bisacce , accusavano di stranieri e > 
quel che era peggio, di francesi . Come 
per accertarsi eh' egli era marmo , ste- 
sero essi la mano a toccare. Bastò . Fu- 
roDO involti, afferrati, malmenati, spin- 
tia fnria di percosse alle carceri . Per 
buona sorte , il palazzo dì ginstizia è 
poco discosto dal duomo; a per una 
sorte ancor più felice , farono trovati 
innocenti, e rilasciati . 

Né di tali cose accadeva soltanto nel- 
la città: la frenesia a' era propagata co- 
me il contagio . Il viandante che fosse 
incontrato da contadini fuor della stra- 
da maestra, o che in qa8lla,fasBe vedo- 
to rallentarsi baloccando, o starsi 
sdrAÌato a riposo; lo sconosciuto, a cui 



si trovatse qtialclie cosa di 8traD0,di-< 
inaKìdato, Del Tolto > Dagli abiti, eraira 
untori: al primo aT*Ìso d'uncliitohe fos- 
se, al grido di nn ragaiEO , si sonava « 
martello, si accorreTa; gl'inrelici erano 
lempealati di pietre, o presi, Tenì»ano 
menati a furore in prigione. E la prigio- 
ne, dtio a nn certo tempo, era on porlo 
di salvamento ( i ). 

Ma i decurioni, non disanimati dal 
riGuto del sbtÌo prelato, andsTano re- 
plicando! le loro istanze,che il roto pn- 
nlico ««secondava romorosamente.Per-t 
sistette qupgli ancor qualche tempo, 
cercò di diasandere ; tanto e non pi& 
potè il senno d'un nomo contro la ragio- 
ne dei tempi, e l'insistenia d! molti. In 
quello stato di opinioni , colla idea dd 
pericola, confusa, com'ella era in qad 
tempo, contrastata, ben lontana daire- 
videnxa cbe noi vi sentiamo , non si (m 
darò ad intendere, come le sne buona 
ragioni potessero, anche nella stia men- 
te, esser soggiogate da Ile cattive sitraì. 
Se poi, nel cedere ch'egli fece, n-nsse 
o non avesse neasona parte una debole^ 

(i) Kipam. pig. 91-91. 



■a della «olonU, lono misteri del cuore 
ninano. Cerio, se ìd alcnn caso par che 
si possa attriLoire in tutto l'errore al- 
l'iotelletto, e scusarne la coscieasa , e- 
gli à quaEidoci liatti de! pochi ( e que- 
sti fa beo del oumero ) , nella vita int»- 
ra de'quali appìa no obedìr risolutq al- 
la cosclenia, senza riguardo ad interes- 
si temporali di oessun genere. Al repli- 
car dell'istanie, cedette egli donque.ac- 
consentl la processione , acconsenti dì 
pili si desiderio, alla premura genera- 
le ,che l'arca dorè posavano le reliquie' 
di tao Carlo, rimanesse di poi esposta, 

Kr ottagìoTni,al concorso publico^ul- 
Itar maggiore det duoiuo . 
Non trovo che il tribunale della Sa- 
nità, né altri , facesse opposiiione , oè 
riuiostransa di sorta . Soltanto , il trU 
bunale suddetto ordinò alcune precau- 
lionì, che, senia ovviare al pericolo, 
ne indicavano il sentimento. Diede pìi 
strette regole , sol lasciare eatrar per- 
sone in città; e, per assicurarne l'esecu- 
zione, fe'star chiuse le porte; come pu- 
re, uJGne di escludere al posEÌbils dulia 
raunanxa gì' infetti e i Sospetti ; fece 
incbiodar gli usci delle case sequestra- 



te: le qaali, per quanta può valere , ìa 
tali faccende, la onda assersione d'uno 
scrittore, e d'uno scrittored! quel tem- 
jjo, erano iatorno a cinquecento (i). 

Tre giorni Furono spesi in prepara- 
menti: l'ondici di gingno, che era il de- 
«tinato, la processione si. mosse, io snl- 
l'alba, dal dnaino. Andava innanii una 
lunga schiera di popolo , donne la pii^ 
parte, coperte il volto d'ampj, ?£adadi, 
molte icalie e vestite di sacco. Veniva- 
,1» poi le a rtij precedale dai luro-|onfa- ■; 
'' foni , le confraternite , in abiti varj di 
' fogge e di colori; poi le fraterie, poi il 
clero Ksolare, ognuno colle insegne drl 
grado, e portando un cero acceso. Nel 
meno, ira.il chiarore di pift spesse faci, 
tra un romor pia alto di canti, sotto un 
ricco baldacchino, procedeva l'arca, so- 
stenuta a vicenda oa quattro canonici, 
parali in gran pompa. Dai lati di cri- 
stallo , trasparirà il venerato cadavere, 
ravvolte le qjembra di splendidi abiti 
pontificali', mitrato il teschio; e tra te 

(0 Anegglamrnlo dtllo Suto di Hilino 
ctc. di C.G. CaiatÌD delti Sunugti». Uilino, 
i653, pig. 48i. 



forme mutilate « scomposte, >i poter» 
ancora distinguere ijaalcbe testigio del- 
l'aatica lembiaote, ^nale lo rappresen- 
taoa le imoDagìni, quale alcuni >i ricori 
daTano di averlo vednto e onorato «i- 
Tente ■ Dietro alla spoglia del morta 
pastore ( dice il Ripamonti (t), da cui 
principslmente togliamo questa descri- 
lioae), e prossima a fui,come di ineriti 
e di sangue e di dìsnità, così ora anche 
della persoDB) veniva l'arcivescovo F^ 
derigo . Se^iva l'altra parte del clero, 
e appresso i magistrati, nelle assise di 
maggior cerimonia ; poi ì nobili quali 
■fariosameote abbigliati, come a dimo- 
strasione solenne di culto, quali , per 
legno di peniteDia,inabitodioorr(iccio, 
o a pie nudo, coperti di sacco , coi cap- 
pucci arrovesciati sul volto i tatti con 
grandi torce. Fioaimeote aaa «oda d'al- 
tro popolo misto. 

Tuttala strada eraaddebbataafesta;! 
ricchi Bvevan cavate fuora le auppellet-i 
tili piA siarsoce;le Trontidelle caie pove- 
re eranostate ornate da vicini benertan- 
ti^o del publicoidore in luogo dT parati, 

(0 Psg, 6a— 66. 



'4 

dove aopraiparati, erano rami fhtDmti; 
da ogni parte pendevano qaailri,KcrÌEÌo- 
ni, imprese ; tu! daTansati delle finestre 

Srano in mostra vasi , anticaglie , ar- 
ti preziosi ; da per tatto fiaccnle . h. 
molte di qnefls finestre, infermi seque- 
strati mipaVano la pompa, e mescevano 
le loro preci a qaelle de 'passeggi eri. L« 
altre etrade, mate, deserte; se non che 
alcnnì, pur dalle finestre, porgevan l'o- 
recchio al roniìo ragabondo; altri, e 
fra questi si videro fiti monache , eran 
saliti sdì tetti ^ se di qnivi potessero ve- 
der da lontano qaell arca, il corteggi), 
qualche cosa. 

La processione passò per tatti iqnar- 
tieri della cìtti ; ad ognuno de' crocic- 
chi , o delle piaizette che sono allo 
sbocco delle vie principali nei borghi 
e elle allora serbavano l'antico nome di 
carrobii, ora rimasto ad nn sólo, si fa- 
ceva ana fermata, potando i' arca pres- 
so a Ila croce , che in ognano era stala 
eretta da san Carlo, nella peslìlcHEa an- 
tecedente, e delle qaali Dicane sono tut- 
tavia ip piede : tanto che non si tornò 
al daomo , se non ben oltre il meiso 
giorno. 

...... .C„.>yk- 



Ed e6co cbe , il dì Begnente , mentre 
nppanto regnava quelfa presontaosa fi- 
ducia , an^ in molli una Gnatica sica' 
rena cbe la procession* dovease arer 
troncata la peate, le morti creU>ero, in 
ogni clave, in ogni parte della citti, a 
nna dismiBara tale , con nn aalto così 
Gubitineu , cbe non t' ebbe quasi cbi 
non De vedesBe la caosa o 1' occasione 
nella processipne medesima. Uà , ob 
forte mirabili e daloroae d' un pre- 
giudizio generale! non già al tanto e co- 
sì prolungato stifnmento delle perone, 
non alla infinita molli pi icaiiotie dei con~ 
tatti fortuiti , attribqirano i più quel- 
l'effetto; Io attribnÌTano qlla facilità che 
gli untori vi avessero trovata di eiegni- 
re in grivwle il loro empio disegno. Si 
disse cbe, mescolati nella folla, avesse- 
ro infettate, col loco nngnento qoante 
pia persone fosse lor venato &tto. Ma, 
come questo non sembrava roezto ba- 
llante né appropriato, ad nna mortalità 
C03) veatt^e così dil&wa in ogni ordine; 
come , a qnel cbe pare , non era 'stato 
possibile , né anche all'occhio così at- 
tento e pur così travedent* del sospet- 
to , scernere untami , maccbìe di sorta - 



16 
hi sal'^BSMgglt); H rìcórsb, perls'lple' 
glif ione del fatto , a qnelt' altr6 trof xta 
gii vecchioericevnto aMora netta scien- 
za comune d'Europa, àelle polTeri «j- 
nefìclie e oialefielie; si dÌMe che polveri 
tali , sparse pel tango delta tì^ « prto' 
ripalinente ai Inoghi delle pose, si tòl- 
sero attaccate asti strascìcbl. dette tìebIì, 
e megtio ai piedi , che la gran numevo 
erano qnel di andati in rotta ECalcì. t 
n Vide pertanto > dice uno scrittore 
contemporaneo (i)j fìstesso giorno det- 
ti la processione la pietà coutil con l'em- 
K pietà , la perfidia con la sincerità , la 
« perdita con l' acquisto . > Ed era io 
quella vece il povero senno umano clie 
cofiara coi fantasmi creati da sé. 

Da qnel di , Is foria del contado an- 
dò sempre crescendo: in breve non v'eb- 
be quasi pili casa elle non fosse tocca ; 
in breve la popolafione det laize^tto , 
al dire del Somaelia citato di Sopra , 
montò dalle due alle dodii^ migliaia: in 
progresso > al dir di quasi tutti , giunse 

(i) Aitino Lanpognano. la ))nt)1enx>«r- 
Units ìd Milano, l'ut» i63o. Hilina 1634, 
P«g. 44. 



fiDo alle Hdici. Ai 4 £ h)^ «MM tro- 
va io no' altn lettera de' coMerntori 
della wniU al govanutlora, la ntortaii- 
tiqQi>tid»Bii(ritrapaMaTai«iMpie oen- 
to. Pi& innatni e nel colmo , arrÌTÀ • 
■tette, secondo il computo più connina, 
ai mille dogento, mille cinquecento: w 
TOglìan credere al Tadino (i), andA 
qnalcha toIU al dì là dei tra mila eia- 
qneoéitto. 

Si peiMÌ ore qaali doTOMero eHor le 
angnatie dei decorionì , addotto a cai 
era rimeito il peto di prorederealle pa- 
blicbe neceialtiidi riparare a ciò cbe 
t' era di riparabile io no tale dÌM*tra. 
SiiDgaaTa ogni dì stirrogare, ogni di aa- 
mentare serventi pubblici di molteipe- 
cie : monatti ; co<l, con deoomioauona 
gii antìcn qui e d'oscura origine, t\ di> 
. segeavano gli addetti ai pia peno*! e f^> 
pericolosi lervigi della psstilensa , to- 
gliere dalle caie , delle vie , dai laiU" 
retto i cadaveri , caireggiarli alle fniM 
e sotterrarli, portare o gnidare al Ibb- 
zervtto gì' ìnCermì, governarli qui n^ar» 
ders', purgare le robe infette e aoapet- 



18 

tot apfonSoiitSi bui vStà» sfecule enl 
dì p ra i n 4«W i carri, avvertcMo aalvao" 
•• A' mi aanpanaUo t jwwpggwri , eh» 
M intrMMero: cenmiMM'j ,oDe ngola- 
■wBmo gli OBI • gli attrì , Htto gli ordial 
immediati del tribunale dolU SaniU.' 
BUngpMva teaor fornito it UusrcUo, 
di medici , di ofaìmrgbi , di medioiaRti, 
di vitto , dei tanti attresci di «n' inCeiw 
Bieria ; bisognava troTara e appronta^ 
BBO«e alloggi» ai aawn Imogtù . Si fe- 
«eroft ^ coatruire in fratta lUfune di 
l«fg«o«di paglia npiio*pui*ÌDtarnbdel 
hisarelto ; «a «uovo ne b ooatrailo , 
fsrdiaapame, oon ana obiiuara di 
, tavole, capace di qnattrs mila paraoue. 
E Non baatando, dna aitai ne fumo da- 
oratati; TÌ si poae anche maot^ saa, par 
maDeanaa di naiai d' o^ genere , ri- 
rnaaero iacompiuti. I meaiì, le pertoBc» 
il oorag^o , venivano ineno , a Hiìnm 
ohe il biK^o creaeeva. 
. £ non sola i'eiecuioae restava eem- 
{we addietro dei progetti e degli ordini; 
non volo, a molte neesasi ti, partn^po 
rieonoaciate , sì pvovadeva soaraanas^ 
te , anche in parole; si venne a questo 
d' impoten^ e di dìipensioaa ^ ehe a 



>9 
uoIte^afUlIe fi4 pitlflw , cOMe dell» 
bU urganti , bob ai davi proradifMat* 
di torta. Atoivasa, far «aampiot d' ab* 
tiad n ao ana gnw quantitt dtkaaabiDi, 
a skì ei«»o marta la madri A peatìlwH 
■ai la SaaìU prapoH cfae riatltahM un 
rtoèf ero, per qnaati • per 1* partorieqli 



per kco; e non p^ baila ottenara. 

■ Si dmuna non dì vaemo , > dica il 
Tadaw, « oanapatva aacon alli Docd- 
« rioM deUa città, li f«*KntKM»aaMO 
m afiitli r meati et bwumtt daJU ioU»- 
* deoea leoaa regola et rìapetto aleO" 
■ ■• , aone moMe imoo sali' ioAlitit 
« daaata , atteio cfaa aggiatto alniBa^ 
m Iti péoairteaa li potaaa Junere d» 
a Gqnwtiataaa , ■• non A» ai troaaaa 
m temao £ f/Keim , at iiiiagnan». VM^ 
« bar iena ti Soldati (i). « Taato in» 
pMTtara il praoder Gaàalci. Tapta para* 
va balla la nda dsl Tiacera, iDd ipea dea- 
ternata» dalla «agioae , dallo aoopa per 



Cori wni, trsTaadoit eohna di oad 
Fari «ir am^ , ma MBiaa fioooi, ék' e 



RUta MMata fmmo.«1 laneretto i-rrl- 
iDBDcndo, <]«Wi, p«r opiidaTe,ii»eMll| 

1 D«o«i cidarerì cl>e ^ni ^omiU oav^ 
io masgior copia , i magtitnti , dopa 
avere invino cercato braccia al triato 
lavoro, «'erano ridotti a dire di non sa- 
per più a che mesto appigliarai. Uè ti 
Tede vbe lucita la coia potesae eTeni^ 
ODO veniva un toccorM «traordinario. Il 
preii dente della Saniti ne domandò,per 
disperato, colle lagrime agli occhi,'a 
fpiei due valenti firati cbe itaTanoago- 
Terno dei lax^eretto; e il padre Michele 
s'impegna a dargli, io capo a qnaUro 
dì, Morobra- di cadaveri le città; in ca. 
poad otto, fiu«e baiteroli , non solo al- 
ì' oono presente , ma a quello ebe L' ai^ 
tiveder più sinistro potesse supporre 
ndr avvenire. Con on Frate oompagno^ 
e con oBciali disigli à ciò dal pmidtn- 
te,BiidÀ, fnorì dMla cittì, alla cerca di 
contadini; e, parteicall'autorità del tri- 
bunale , parte con quella dell' abito a 
delle me parole , neruccolie da dann- 
to, e kH scamparli in tre dicgiunti Too^ 
'' gbi allo iL'avamento; spedì poi dal las. 
seretta monatti, a raccorrà i mortijts»- 
to che, al dì prefisso, la soa promeMft 
•■ 'TOTÒ adenpiuU. 



éeMtiH e di onoiS , ■ lilliòa e tuM ewl 
Molto, me «e poM bvm^ « tio^ «I di 
ma dsl l>Ma|^o . Fn ^esio in «Ikud 
di Tetttmgtie, a segno dì temere ^e si 
«ToiM a morirvi anche d' inedia ; e fih 
d'ani Tolta , ntisatre >i tenlara ogni TÌR 
di ftr derrate o danaVo, Bperando oppa- 
m di trann» , noti idke di tronnie af- 
fatto * tempo, veDBéro a tempo abboon 
doati eoMidj , ptr tuupettato dono dì 
miteiTCordia pmetat òM,ÌA mme^lla 
rtnpeftMìanBcoitMiiM, alla indUCermca 
per allrni , venata dal «onthiDa tstner 
pef ifi , t* eMw BDìmi tempre desti blh 
catM , tt É'ebfae aHri io cai la nrltà 
naeqH al «ettari; d'ogni allegrerà ter- 



e I HeHa itrme e nella faga di 
molti , ft cai 'toocsTB di'*eprÌDteaderefl 
di procedere , kIcmiI ve a* obbe > aani 
sempre di eorna a nidi di coraggio al 
loro poatoi r'euifl pdre nitri che, spinti 



dalla pleti , aMwMrd e toit«Dtiero mv- 
detUMtelfl cure « «ai no* eiw» onia'. 
moti per nflclo. 
Don rìAdR uà pii ganmitt «pia To» 



Imteira» (èdèlll ai dottai dlfficai-^e)!* 
circofltanta , lii' negli 4»:ImIbiImÌ, Ai 
làueretti , ìielhi città , ndn tcdb» mù 
liietia la loro auistenu; dove si patii» , 
T'era di essi; tempre si rìàen mivcbi^ 
ti, interfii*! ai Isngaeati, ai moribotidi, 
lao^aent! e moriboDdi Ulrolta essi m^ 
desimiicoi toccvni aparitaali erano pro- 
dighi , quanto potsTBoo , di temporali; 
pretttaTBDoqaBlanqaeienrìgio fosiedel 
caio. Più di aessanta pu^>Gln, daHa oit- 

. là lolamente, morirono di «Mita^oidei 

' nove sii otto, all' incirca. 

Federigo dava a tatti, een'era da n- 
spettarsi da tal , ÌDcitiimflBto ed 'mobb* 

Jiio. Piritaf^i introno qnati tutta la ma 
amiglU arcivescovale , loUcoitatO da 
parenti , da alti magìitrati , d» prÌBci» 
pi circooTidoi , percbi A ritraesae dal 
pericolo in qoaìcne villa aelitaria , ri- 
getti il coDiiglio e !• iitanse. coti aneU 
r animo, con cui acrtvevn ai patmiiii « 
■ tute dispotti ad abbandnaar qneata 
• vita mortale, pinttoatn «he (|ae*t*fc- 
« mislia , qoeatu figliaolanu ooatra :, 
« andate con amoreincqDtn«ll>{>att«t 
M none ad mia *iU , come ad uq fn~ 



À DUO f-tpùatìo vi •!■ Sa 'gn^dagnartt 
* nn'auirnanXrjitD^i,). ufìón trata»- 
idji alcBaa delle cautele cbe nnn 1d Im- 
pcdiMero dal dorerei mi che diede an- 
c^ jstrniioni e resole al cleroi e isùe- 
mt»,,naa core, ne narre BTvertire 11 
pericolo dove, a far del benej biiogna»- 
M pawar per eHo. Senta parlare degli 
eecletiaatici , coi qaali era sempre , per 
lodare « regolare il loro lelo , per ecci- 
tare qaal di loro andane freddo nell'o- 
)):epa,'per mandarli ai posti dorè altri 
era perito, ToUe che l' adito folte aper-. 
lQ.a ebiniu}tie aveaie bitogno dì Ini. Vi- 
nXaya i lasuretti, ptf dare consolazione 
f l'inGaraiiflinconcgiaDaentoagliaasi. 
'testi) acorreva la città , portando soc- 
cor»! ai poverelti ie<]aeitrati nelle caM, 
iifermaiii£»i agli nici , «otto le finestre , 
1^ aaooJtare ì lato ramniBrichi , a por* 
gere in iscambio parole di conBoIasionv 
e di coraggio. Si cacciò in tomma e vino 
»al meato delia pestilema, maraTÌgiia- 
to.aacb' egli alia fine , d' eHerne lucito 
illeio. 
Coli , uflgl' in^rtaDJ pnblici e nelle 

(<>&i|«iHaU,pa|. 164. 



d' iwoì 



•i «ic-otdiae covanoto , ti tom aetepw 
us-acKaeatQiUiia snbiÌtn«n(»W'dì Tir- 
tA ; Uà pur tr^po , dmi manca nul ìi>> 
•iemfl un abroenfo , « d' ordinario bea 
pìh generale ; di perreniti. E ^aabk 
para fn aegualato. I ribaldi che k peate 
risparmìaTa e non atterriva , trorartMio 
BeHa cMifiuione goomiim) , nel rilaacia- 
li lana paUice, nna iman 
[i attività , e nm anon nco" 
rean d'impQniti ad no temp». Cbean- 
ai, l'ara ddla for» pablica stcaM veaM 
a troTani in gnn parie nolle mani «M 
peggiori fra loro. A.) l'impiego di meoat- 
ti e di apparitori non ti idattarano ge- 
nerali&eDte cbe nonini mi quali 1' «t- 
trattin delle rapine e delli IfOenaa p«»* 
teaae pia che il terrore del cantagio> 
che ogni oatarale rUweaao. Er«BO a an 
storo poeto ilrvltitaiiue regole , inttmiM 
le ieTerÌHifne pene , Hiegoate ataxioni, 
•orrappoMi , come àbbiam^etto, eoU^ 
mioMrj I sopra querti e quelli, erta de- 
legati magistrati e nobili in ogni quar- 
tiere, eoli aotaritii di yraiéim •ontnia- 
riameate ad ogni occorreim dì buon 
governo. Un tarordioameMo ciinnil>& 



é feflé effetto» fi&e ad «R«Bi<la4f«f^| 
■DB , xol orctctm delle , norti e dello 
BbapditRiento ^ dello abalordinento di 
chi lopraTTivera , Tenaer odoro ad M- 
sera eoiue fraoclti d'ogni BQpnYreglias- 
ca; ai fecero, i moiutli prìnci^lmest^ 
arbitri d'ogni cola. £Dtra*atfa àa pi' 
dronl| da. nemici, nelle caie ; e, aen» 
IMFlare del Mccbeggin , del come trnt- , 
tamia gì' infelici ridotti dalla pe*tfl k 
pBBMr per siOatte mani , le ponevano , 
quelle mttià infette e icelerate , mi h- 
ni., Bglinoii , parenti , rk^Iì , mariti , 
miiiacciaiido di atrascirurii 4I laueret' 
tQ, ae non. ai riicxtUf ano , n non renU 
Tao» TÌscattati a pretta , Altre Tolte , 7 
mettevano a prnto il tervigio, ricoMn» 
do di leTare 1 cadaveri già infraciditi,* , 
inenq di tunti scudi . Si tenne (e tra la 
oorrÌTÌtà degli uni e la oeqni ria degli 
ahiì, è egualmnite maUicura il crede' 
ree il discredere) si tenne, e il Tadino 
loafferma (i)^ che monattieappnrito- 
rì laAciaitero a bello stadio cader. dei 
carri rcJie infette, ^er propagare e man- 
tsnem la petlileoxa , dÌTennta per eati 
nm' entrala , an regno , nna fetta. Al- 
bi KtaiiEatì, dandoli per .moBalti,poiw 



<k6 
taqdo eampHieltfl atUeiftte ai piedi,&oÌ 
m'era pretcrìtto a qaellì, per £itintÌTo 
e per «t«ì>o dal loro a,TiicW)araì, a'in- 
trometteTano oelle caie, ad «ercilarvi 
ogni arlutrio. la aloaiM, aperta e vota 
^' abìtatwi , o abitate aoltaato da qaal> 
die laognente , da qoalcba moribondo^ 
entraYMio ladri a man aalra , a &r bot- 
tino i altre venivano aorpresa, iimua da 
birri, che tì comiuettaTano nìmnOf 
peeemi d' ogni aorU. 

A. paro colla perrersltè, crebbe Vìnm 
BBoia: tutti gli errori «ili dosamati pifc 
o ueno , preauo dall' attoDÌtaggue s 
dall' aaitaùono delle meati , una fitraa 
8lraoidÌDeria,. ebbero piA vaste e pie 
precìpltoie applicaùeBi. E tatti aarv^ 
rotM a rinCn-tare « ad id gre udire ^ulla 
inaHMa gpauale delle naaionì, la gaal^ 
ne'- tuoi effetti, ne'anoi sfoghi, wa bm»> 
so , cotte abblam vòdoto , an' Mtra 
peTvenit&.L'imRiagine dì^oel aapnpoat» 
pericolo aasediava e martoriava gliM»* 
mi, pia assai cha il pericolo raata 
« presente. « E mentre, a dica il Hipe- 
iBOati , « i cadaveri apuli o i macchi 
a di cadaveri, sempre dÌBansì agli ofr- 
;* cbi , seoofa ti* i «aiti *' 



..... *7 

* fiitevano della città tatta, come nn 
■>' solo fuaerale; qualche cosa d'a^cor 
« fìh faciesto, uoa maggiore publica 
« deibrinità era quell'accanimento tÌ- 
« cendefole , la «frenateua , la mo* 
« strnosità dei «ospetti .... Non del 
«vicino «oltBDto si prendeva ombra , 

■ dell'amico, dell'ospita ma <jaei nomi, 

■ quei vincoli del la umana carità, ma- 
« rito e moglie, padra e figlio^ fratello 

■ e fratello, erano di terrore I e, cosa 

■ orrìbile e indegna a dirsi! la menta 
a- domestica, il lette nutiale, si teme' 

• vano, come agguati, come nascondi- ■ 
« gli di vene&cio fi].» 

' La vastità immaginata, la straneiM 
detta trama tarbavano tutti i giudÌEJ , 
afteravano latte le ragioni della fidu- 
cia reciproca. Oltre 1' ambizione e la 
cupidigia, che da prima eruntT supposte 
per motivo degli untori , ai sognò , si 
credette in progresso una non »o quale 
Toluttà diabolica in quell' ungere , 
un' attrattiva dominatrice delle to< 
lontà. I vaneggiamenti degl' inferini, 
cha accBsaviiao sé stessi di ciò che 

CO P#s- »'• 



■listino temnto dagli kHtì , pareVuii) 

rÌTelazìoDÌ, e rendevmo Ogni cosa, p«r 
jir così, credibile d'ognuno. £ piiì «el- 
le parole, doTerano far colpo le dimo- 
StratioDi, M accadeva che eppeatatide- 
tirtinti andassero faceado di quegli at- 
ti, che a'erano Rgurati dovessero tare 
gli uDtcff i: cosa insieme molto probabile 
t atta a dar miglior regione «Iella per- 
■nasione generale e delle afferataiioni 
di molti scrittori. Allo steMo modo , 
nel lungoe tristo periodo delle indoi- 
siitani gjadiilsrie per affari di streghe- 
ria, le confessioni, non sempre estorte , 
degl'impalati, serrirooo non poco a 
promaorere a a mantenere l'opinione 
che regnava intorno ad essa: che, qnaib* 
do ana opinione ottiene nn vasto e Ina- 
go regno, ella si esprime in tatti i modi, 

, tenta tutte le uscite, Scorre per tnt- 
ti i gradi della persuasione; ed è dilG- 
cile cbe tutti o moltissimi credano ■ 
lungo che una cosa strana si faccia, seiv* 
za cbe venga alcuno il quale eroda di 
farla. 

Fra le storie che quel delirio della 
nnsioni prodosse, una merita d' esser 

mensionata, pei credito che acqaiatà e 



.pel fpfo eh» fece, $i ra^6iftii,ta> Qpn ib 
4atti a un modo (che l1l^ebl::^^n trop- 
^ Mugolar prÌTÌlsgio delle bToia),»!» 
M UD dipresso, ohe dq tale, it Ul dì, aTe- 
Va vedato fenuani ssHb pUtaa del doo- 
mo OD tiro a tei, e denUo» con qd gran 
■eguito, un gran pertonaggio, d'aspetto 
■igaorile, ma fosco e abbronEato, cogli 
occhi acceii, coi capelli ritti, 9 il Ubbro , 
atteggiato di minaccia. Lo apettatore , 
inviUto a salire nel cocchia, y'er* ■"- 
lito: dopo nti po'd'aggirats, s'era fatto 
alto e STBontato alla porta d'un palazzo^ 
dov'egli, entrato cogli altri, aieTa tro- 
vato amenità e orrori, deserti e giardi- 
ni, cavern^e sale; e in esse, fantasime 
. aediUeaconsiglio-Finabnente gli erano 
•tate mostrale grapdi cauo di danaro , 
e detto che ne pigliasse qoai'o g'> 'òmq 
io piacere, te insieme Toieva accettara 
ut) fateli^ d'angnento , e andar con 
gasilo ugnendo per la città. It che a.* 
vendo egli ricawto di iajx, a'era trovar» 
to in un istante al Inogo donde era sta- 
to preso. Qoesta storia, credula qni gè-, 
ne^lmente nel popolo e,, al dire del 
Ripamonti, non abbastanaa derìsa da 
Toh. vi. 3 



3o 
■nolU M«^ (i), corte per totU Italia e 
ftutri: In-Gwaunia as ne ftc^un due- 
sno. in ìitainua: l'olettora arcivèicom 
di HagoBia'onieu per lettera al cordi- 
iwl Federigo, che co»a ai doirewB crif- 
dere dei portenti cba éi narraTaiio £ 
HitaDo, e a'rtfae ia riepolta eh' aranb 

«WBÌ. 

O'egtul Talare, se non in tatto d'e^ 
guai natura, wana i idgnì de! detti ; 
come dìnabroBÌ del pari He erano gli 
effetti- Vedevano ì pia di loro l'aaanD- 
aìoe la ragione inaieiaedsigaaì, in aiM 
cometa apparsa l'anno i6:&, e im uni 
congiansione di Saturno con Oiore ; 
« incUnawk^ » scriTa il Tadino , ■ la 

■ congioDtioueaodetta sopra qaestoan- 

■ 'no i63o, tanto chiara, che ciascnn I« 

■ patena intendere. Mortate* parai 
a morbas, miranda videntttr (a). « 
QoMta preditione^ &bbribata non so 
p<K quando né da chi, correrà, come ac- 
cenna il Rlpamenti (3; , per tntta 1« 
bocche <^ appena fossiaio abili a pro- 

(0 Ph. 57. 
(*) Pi». 58. 
, iV P«g. 373. 



3f 
ffr'aìf. -Un'altea. cvBMfa'MprtiTCBota 
nel ginpnodell'annp fteHa deNa'p»> 
etileiuB. , ù tanoe per im murr» «t- 
tìto , oDBÌ per nna prova HHni^Ma 
delle nnzioDi. Petcarano nei libri, e 
pìir tm>fra ■» rinveairuM i» copia, e- 
Kibpj ai peate, come diccTans, numi- 
&tU : «itivaap Lìtìo , Tacito , Diane ^ 
«ba duo? Omero e Ovidio, i molti «Etri 
«Dtwki dw banno nanali o toecati fiiU 
ti.simig)i«QtÌ;di modarai ne araTaiwao- 
cor piv dovina- ClUvaao cffoto altri 
aotorì , elle fasano trattato dottrioal- 
meata, o parHato per ifiddeau, di Te- 
lasi, di nulle, A' nati, di polveri; il Cei> 
Halpino cilHVBBo, il C«rdaao,il Grerìno, 
il Saljo, il Parso, lo Scheaobio, lo Za- 
chia e, per SmrUi, quel fonwto pelrii^ 
il ^oala, H la riaoDUHa dagli aatort 
S09te in Ngiona dal beaa e del dmIb 
prodotto dalle lora oftte, doTrcUbe a** 
fere «HO da' pìd bmon; (jael Dairto, la 
y cai T^ie eottarone la vìu a più nonù- 
ni che (MB la impretedi qaslcha con- 
qairtataKi quel Delrìo, le cai Dittai- 
gizioni Magiche { lo stillato «H tutto 
eli cbe ali aomÌBÌ aTevaan, fino a' »oi 
tODpii nmetìcato io quella nataria ) 



34 
dìtennte ^'tetto ptd ' atitorerole , pHl 
irrefhtgBMlri, faroi», per oltre ' vA M-- 
colo, nonna ed impalRO potente di le- 
gali, orrtliiti', non ioterrottie eBmifi- 

' Dai IreVBtf del rolgo Illetterato, là 
gente colla Pullara ciò cbe li poteva 
acconciar edile ane idee; dai trovati del- 
ta gente calta, il volgo pigliala ciò cba 
ne poteva iirtCDdere, e al modo dw lo 
poteva; è dt tatto bÌ formava ni» indi- 
gesta, iihmane congerie dì publica for- 
te nnatecta. 

- Ma ciò tbe dà maagior maraviglia, è 
il vedere i medici, dico i medici cbe G- 
Btt da principio avevaa creduta la pe- 
ate^dicoÌD ÌBpecie il Tadinoche l'aveva 
pronosticata, vedota entrare, tenata di 
occhio, per dir così, nel sno progresao, 
che aveva detto e predicato come ella 
era peate e «i appiccava pel contatto » 
come dal tua porvi riparo ne lareblte 
venata xtné infeiione gonerale, vederlo 
poi, da qnetti effetti medeaimi, cavar* 
argomento certo delle nntioni veneficha 
e maleficlie; lai che, in quel Carlo Ckv 
lonaa, morto il secondo di peate In Hi- 
lano^avera notato il delino,«ome im W; 



\ 33 

cidento ddl» malaUia, vederlo poi ad- 
àawn Ss fi9w della usmmh ■: dedlà 
cgngiw* dialK^ioa, nn fcllo di qnMta 
■orUi.diadaetwtimonjdaponannodì 
«T«n Bdito sa )oM» Moioo isGerBo, ne- 
eontsre coma, am notte^ oli «mno t^- 
Dvtepcnonc in «auoniV** offerirgli U 
«alntae daMri,wBTa«M»«lKta«gB^n 
le caie dal contorix^ • «omo, al mo ra- 
plicato ditdira, quallì onbo partiti , a 
in loro TCae, «ra rimatto iw lapo «Otto 
il letto, « tra galtaccì ao^ra, • cba Bino 
• al In- del gioroo vi dimororoo (i). * 
Se un tal modo di comicttera foMO ita^ 
to d'BDMlBOHO^i «orreUsattribairlo 
a una loa ' grauGua , a ona laa ih»* 
tkta^giae particotaroi e dod vi aarebbe 
HO propMÌto di faraa oMadono ; ma , 
come fu. dì molti, £ storia dallo ipiriti» 
aBia«o;eTÌ4d« eoar^re qaaato ima 
■arie ordinata a ragiooOTOle d' idea 
poMa eaaera aaoaipaginala da un'al- 
tra anie d' idee , osa ai ai gatti a 
liuTerao. Del reato, wmI Tadino era qai 
UDO degli aomini pia ripotatì del M» - 
tempou 



H 

- I>u«|iUHttrì • IiincfiiarUii wtiUorf 
faanui/'afiQTBiato eh» ilcardiiMl Fede- 
riga^uJbilaiMi'^l latto dell* nniioèifi). 
XJoi vorrcouuo poter dira a quell'ioclb- 
ta e Aoiiitule nemOna hob lode ancor 

{lìà ÌDterarfi rappraUDUre il buon pre» 
ato, in questa, «ome in tante altre co- 
■e, singolare dalla folla de'suoi coDtem- 
poranei; nia aiamo in qaelta vece co- 
sttetti di. notar di nuora in lui aa 
esempiodella prepotensa d'una opinio- 
ne comuoe anche lulle menti più, nobili. 
5' è T«duto, almeno dal utodu con cai il 
Rif amonti riferiace \ inai, pensieri, co- 
me da.priooipìo egli «teue verameota 
in dubbio : tenne poi sempre che in 
:quella opinione aregM gran parte U 
corrività, l'ìgnorania, la paora, il dea»- 
«terio di scusare la lunga trascurania 
Bel gnardarsi dal coatagioi ch% nuolto ^ 
TI fosse di esagerato^ ma insieme, cbe 
qualche cosa tì totta di vero • Nella 
•ibliolcca ambroiiBiM si conserva , 
•crìtta di B»a nano, nn'opcretta ùator- 

(0 Haratorì, <M BOTernadella petto.' Ha- 
4«aa 1714, pag. 117. — P. Vcfii, opMoidn 
«tato, pi|, 161. 



35 
no aqMlltf jKite^ «1 ixéi iriWr df molti 
Iw^kidovsfl «preMoerttalenDBén- 
ttmcBIo.' « Sei' modo' éi'coiafOTtii tf 
«'di' «patgere Bfffhttì angneotl li di< 
« cevano moke e varie cwe : delta 
« qoati', alcune abbiamo per -rere , 
■ altre ci paiono affatto imagiii^-* 
« rie (i). „ 

V'ebbe parodi qnelK che peoMroDO 
fino alla fine, e Mm^wv poi , cfae lotta 
foaae imacinarioni: e lo «applamo, non 
da loro, che Desaano fu abliaalantB ar- 
dita per eaporre al pablico dq lenti- 
mento cmI op porto at]nello del pablico; 
]o rappiamo dagli acrìttori ohe lo deri^ 
dóno o lo riprendono o lo confutano, co- 
me un pregindiiio d'alcuni, no errore 
che n^D e'attentaya di' TbnW-e • disputa 
paleae, ma cbe pur «ivera; lo tappiamo 
ancbe da cbi lo a-reva ricanto dalla 

(3) UngacoU vera baco- lidMt conpoiri 
conGciqna isulUbritBi, fnadi«]oc iia> gwA 
MMpIarn.- (jMram MiwfrauduB al arUiHiL , 
alii* quidcm utrctimur, aliai icroGct^ fui«- 
•e oaiBaMBtitiaH[ue arbiUainur. — De peti* 

%Me, MadiolÉm.aau i63u, uagnaaiitraieaa 

cdidiuCif. y. 



Iradicione, ■ Ho travaU grate nria ìm 

1«O0* wpraccitato t ■* ella »T«mt booM* 
m wlMwwi d»i loto in*gffTÌ, « non «w 
• molto parsoMO che Kmm ver* il btta 
« -di f[o«^Ì onti ««Iommì. a Si vede dw 
•gii en BDO aGwo Mgreto <tella Tcrili , 
una oonfidcou doDjMtica: il bnoa En^ 
»¥'«»{.■»*«■■•(■«« DuctMto, per 
pauv del temo oomnna. 

I magistrati , dkadiiti offù ^i>mo, 
amarriti e ctufoM in ogni con, tatta> 
per dir co*ì , quella poo» «igUauMi , 
qHella poca, riaolosiona di tba «rasa 
capaci, la rivalgciaDa a «ercar di qua* 
•li ontorii £ por troppo ondattero dì 
iTerne taovati. 

I giudii) cberM T«BMra io Gons»> 

focDEB, noD «NMO'OertBBaepte i primi 
un tal gan«re: ai pure ù pvi ooo^ 
derarlì come udb rari ti nella ttoria de^ 
la giuria imdeiua. Cbè, per tacere det 
l'anticbiti, e ucennar aolo qualche o^ 
M del leinpi fA vietai « miello di cu 
trattiamo, in Giaevra , dal iSSo , poi 
del 1545, poi BMora del l574i >b Caaa- 
le Hoi)t;ttTato, del iSSSr ta Padwra , del 
i555; ìa Toriao, del 1599; in Palermo, 



3r 

Sé\ iSn6; in Torino 61 nooro,- in quello 
■tesso anno i630i lìirOno procesMti e 
condMinati ■ sopplitj, per lo piA atro- 
cisBimì, dove qnalcbedaBo, doTC molti 
infelici, come rei d'aver propagata 'la 
pette, con polreri o con unguenti u con 
malìe o con tutto ÌDsràme. Ma l'affara 
delle eoa! dette unzioni di Milano, co. 
me fu quello farie di uni il grido andò 

Siiti lontano e dorò piil a lunga, coti 
ors'apche è di tutti il più osserTabile , 
o, a parlar pìi esatta meste, c'è piJk 
campo di farri sopra osseTTaiione, per 
esserne rimasti dociuitenti pia circo* 
■tanciati e più diatesi. E quantuoqua 
uno scrittore lodato poco innsnsi (i) S« 
ne sia occt>|iato, tuttavia, essandosi egli 
proposto, non tanto di darne propria- 
isente la storta , qjoanto di caTaroa 
sussìdio di rsgiooi, perno assunto aiw- 
cor pìA degno e pia importante, ci è 
peroto cbe fa storia potesse essere mB> 
terìa d'uD nuovo lavoro. Ha non é cosa 
da passarsene così con poche parole; -a 
il trattarla colla estensione cbe lesi 
conviene, ci porterriibe troppo in lungo. 

(i) P. Vani, 



36 
Oltre di che, dopo asmi' fèrmitto «a 
quei cui, il lettore non n ourerebba 
pia certuDeote di conotcere qoei che 
riiungOBO della Bo*tra iwrruione. Hi- 
serbando perà bA no sltro Bcritto la 
narrexiane di ^lelli, tarDertmo orm fi- 
mlmente ai nostri penonag^ per ne» 
latciarli piAi finoall'attiiHO. 
CARTOLO XXXIII. 

XJta tutte, Tcno la fine d'agoato, 
proprio sei eoore della pMlileBca, tor- 
na» don Rodrigo alla ras can io Mi- 
lano , accompagnalo dal fedel Grìio , 
l' UDO di tre o qoattro, che, di tutta U 
fiuniglÌB, gli erano riniasti tìvi. Tonut- 
ra da un rìtroTO d'amici loliti radu- 
narli a atravii^, per passare la malin- 
Gonia iti tempo che correva : e ogni 
Tolta T« n'era dei duotì, e ne maocave 
dei Teccbi. Quel ^omo , egli era stato 
noo dei piA allegri j e fra le altre cose, 
areva &tto ridere aaiai la eomnaigiuB , 
con una apeeia d'elogi» fooelffe del con- 
te Attillo , portato na dalla peate, da« 
^omi ìnnaoii. 
Camminando però, tanttmu» nak 



ToglÌB , an aUttttiraeoto, om fiaeches- 
u ài gambe , oiw gnvciu A rapirò, 
va' arsara intfefiw , che a-mibba volato 
attilbaire io tatto al vioo, alla vaglia, 
alta atagione . V»a fece mott», ftr tut- 
ta la itraibi ,■ e la prima pardta fd , 
giunti a ciiM , di oHìnaro al Oria» cbs 
gli faceiK hiine alla itanaa. Qaondo «i 
fìiroDo , il GrìsD oa»rv& la faccia dd 
padrone travolta , accasa , gli tocchi lo 
fiiori e Itiftrì laatrl; e si tenne diacoalO; 
perchè f in qoellB circostanaa , ogni 
«asoalaoBe aVeva dorato brai, ootse ù 
dice, l'occhio medico. 

■ Sto bene,ve' , » dine don RodrÌgo> 
che le«a nolVatto del Griso il penalero 
che gli 'pBHara per la mente. «Sto be- 
a noae; ma ha bevalo , ho bevuto Knw 
tin 1»' troppo. V'era nna verTWòcisJ -i 
■ Ha, eoD nna bnona dormìtoQa, tatto 
K ae ne va. Ho addoiio on gran soi»* 
a no ... Levami ón -po' qael lame di* 
m naoii , ciie Ini afib^lia .... mi di 
« ona noia .... ! ■ 

« 6eh«r2i della vernaccia , ■ dine il 
Oriao , tenittdeii aetapre alla larga. 
« Ha ù corichi pretto ; che il donai- 
ce re le farà bene. » 



A» 

» BtiM^MMìM fMNO dormirà » 
d IM.r«tai^tobaot..U«ttiqai ^eMo ■ 
«.hooa coQtv , qael caaipanall»f se 
« mai rta aoUc avetaibiangao di ^aal. 
,m cbfl cow : • Ita' «ttentp, ve , m buÌ 
« «di tonare. Uà bob «ni bisogno di 
« nulla •■ PorU t^ presto qael maU- 
a detto IsRifl, » ripreM poi, intinto 
che quegli esegniva l'ordina > bttìcÌ' 
■undoà it roeno , cbe foaia poa«ibile , 
. B DuTolo^b' e'rai dia Unta U*ti<lio!ii 

Il Griio tolte it lomo , ei , aogvata 
la buona notte fi pmlron« , ae ne . andò 
in fretta , mentre quagli ai caQoian 
«otto la coltra. 

, Ha la coltre gli pam naa nuinUgn. 
I<a gittò via , e ■( rannicclui , per «Ui^ 
tain; cb^ infatti moriva di aonnOrMi, 
appena cbinio l'occbiq, ci rideatara in 
nuiulto r fiomB se nn ditye}to«o. Smm 
venuto a dargli nno scrollo ; e sentita 
cretciato il caldo, crescinta la sauinia. 
Si gittava col pensiero ajl' agosto , alla 
Temaccia , ci diiordine; aTrebbe volato 
poter dar loro la colpa di tntto ; ma ■ 

2 nette idee ai aottittuva teoipre da per 
i (|nellB che allora «ra astociata «Mi 
lotte , cbe entrala, a 4ÌQ,0(»ì, ptr tot- 1 



'4> 

tt ì Mnri, dbc *' «ra 'TiitiMBHrii ÌM tat- 
ti i duerni «l«llo'atravtMoy^^lMiAé«ni 
ancon pijk facile torli m inollaggfo , 
che pn a sindamc ; U peste. '-' - 'f- 

D«to un lai^ iMltagliare, ■'«ièofv- 
mento Snalaente , « comiBeiò ■ fare i 
nià (cnri e aooBpiglwti •ogntd*! «cm- 
oo. E d' «09 in mUro , gK parve 4i tra. 
^■ni iani» ■grmtMa*, ìimédh in- 
nana! , in foeu* « om« calca di pcrpolo ; 
ditnmrriK, ebè non Mperacmne n 
féuM [oMctito coli, come gliene itoum 
venato tt peMl«r«, di (joel teoiBo ma*, 
«imammts ; rcene rodsTa in m steaao. 
Onafdara ai circoitanti ; ermo tutte 
faocespente , ititisri^te , ooo oochi at- 
ionki t abbacisali , «nlle iabbr» perno* ' 
Ioni; tutta gente eoe certi abiti obe ea. 
aerano a brani ; « dagli «^arci Rppa- 
rivano aaccfaiee boboni. t Largo ca- 
■ oaglta l ■ ai 6gar«va egli di gridare, 
Mavdaodo aUa porta cbe era lontano 
fontano, e accompagnando il grido con 
atti mWccioii del volto, *enta far nes- 
Mina noasB però, ansi riftriDgendcMt 
Kella p«r*ona , por non toccare qaei 
«eui corpi , cfae già lo toccavano an- 
«Im troppo da ogni banda. Ma ninno di 
Tna. V. 4 



■qaegf auMwati parerà iteotani , uè 
maMi>«Tei«iiitaM>c bdiÌ gli aUfaupià 
B^doBto t e «opn tatto gli sembrava 
cbe qua le alio ai coloro, colle gomita o 
«wi ofa« che altro , lo prameese al lato 
«aUtrs, trailcaore a raBcelIsj dorè 
fiflotiTa una pantara dolorosa e come 

ritte. £ «e si storcerà , per cansariù 
^ella moleatta , «abito un naovo 
Kon so che veoiva a poBlarglÌBÌ al luogo 
nedeiioioi loftirialD , volle por mano 
■Uà «pack ; e appuro gli parrà cbe , 
«er la atretta, ella gli Sotte montata » 
Mago la vita , e ione il posae di esaa 
«bc lo oalcaate ia qool loogo j. dm, cac- 
«bndori la mano , ntm. trota la «pada; 
«, al an* tocco itflSM , aantì ana fitta 
pia forte. Strepitava , anuTa e roI«Ta 

£ ridar più alto; tjuaod' eeoo tutte queU 
I facoa rivolgerai ad una parte- Guardò 
■neh' egli «olà ; inorie iiu palpito , e 
vide dalle aponde di quello apuntar ta 
■n non so cbe conveito f liicio e lacci- 
oante ; poi alsarti e cemparir diatinto 
SD cocuaaolo calro , fot dne occbi, noa 
&CCÌB , una barba Inoga e bianca , un 
frate ritto , fuor delle aponde tioo ali* 
cintola, fra Crì8tofi>nk.JI quale, biUo< 



43 

nato Dto sgwrAo tn giro m *■!(« l' ai 
dftorio , parre ■ ava Rodrìg* oIm la 
fermuM in volto a lai « Itnii^ ìdm«- 
me la muio ^ noli' attitiMlìi» ■ppooto 
dta aveva preM in cpiel)a «ala a teriw- 
oo del MM palaiaotto. Egli alWa lerò 
pare le mano in fnrU , fe'nito sferao ; . 
oome per knciani ad ablmncar qact 
braccm tMO in aria ; otia toc* che ili 
andiva raMbiando aordamente nmla 
gola , KoppiA in mi grand' nvlo ; s ai 
destò. Lafciò cade» ■Tltraocio' cIm ave- 
va ploralo in effetto; penò akpanlo m 
riprender del tutto il ■entìmenlo , ad 
aprir ben gli oocbi ; «hi la loea del di 
gift alto, gli dava noia non mene ohe a- 
vetse Mio quella dclb caadela j nco> 
■obbe il nio'letto , la «oa gtonu ; ctat»< 
pieM che tutto era itato sc^po: la chie> 
sa^ il popelo, il fratOj tatto era iTaiiito; 
tutto foorchè una oooa, qaella d(f lia al 
lato mtneo' iDncme m Mntira al covra 
nn battito acoelerato, afiannoso, negli 
orecefai un rombo t sno atrìdore , un 
iiioco di dentro , un peso in tutte le 
membra, peggio di <|iiando s'era potto 
a letto. Esito qualche peiaa, prìnia di 
guardare alla parte dogliosa; nn 



44 

te la KapeTM , tÌ gitti ob' oeeliirta i 
TCCCBjffìcc lindo ; e sccwse on (ouo g»- 

^' Tocciala d' nn livido pav^oacu. 

L'uomo si ride perduto: il terrora 
della morte lo invne, e, oon anaensA 
pei avTentnra più fdrt« , il terrore di 
diveair fweda dei mimatti , d'ener 
portate , bottaio al bueratto. E dali- 
berando mi modo dì evitane questa or- 
ribile «orte, MDtiva i tuoi penaien con- 
{ÒDdersi a intenebrani , icntiTa avvici- 
■arù il momento cfw gli rÌBoarrebbA 
■ol tanto di coacienaa quanto baitaase • 
diaperare . Afferra il oampaueMo , a lo 
Bcoiie con violenaa, £d «co comparirà 
il Griso f il quale ttava all' erta. Si fer- 
mò a una certa diatania dai letto; gua- 
tò attentamenle il padrone , e fn certo 
di ciò che \m lera aveva congetturato. 

n Griio! » diase don Rodrigo, alaan- 
doai blicoiamente a aedere'.- ■ tu sei 

- « Ktnpre stalo il nùo fido. » 

■ Signor li. B 

H T'bo lempre fatto del bene, w 

" Per ana graaia. u 

(c DI le mi poMo fidare. • . 1 m 

■ Diavolo! » 
«Stimale, Griio. > 



45 

• Me nVra Bceorto. 9 • 

« Sa gmriieo,lÌ fttf dellwiie «noor 
RfH& che non te ne«)^n nuf frtto. »• 

Il GriwnatariBpoM'iMllBg'e ttetM a^ 
spettando ,doTe andHMro a psnre qn^ 
•ti preamboli. 

Non -rogtio fidami) d'altri che di te,» 
ripigliò don Rodrigo: n femml on piii^ 
R cere, Grisn. » ■ 

■ Conn>di,»dineqDeeti,TÌsp<Miden^ ' 
do colla formola «olite a quella intolita. 

« Sai ladOiTO rtia di caia il Chiodo 



tr i, on^KlantooiBo , clw^bì lo pag» 
R lMie,tÌeB Mrelì gli aBmialiti.Valloa 

* oeréaretdigli «ho gli darò qiurttro,>ei 
et Mvél pei* viifta, di "^ii, te di pijk na 

• emenda ,- e che venga tpA subito ; a 
a fe la coaa bene, che mmado se ne a.y- 
^vegga. » 

« Ben pensato, i ^seilGriso:^ vo 
«I e tomo. » 

« Senti, <kSso: dammi prima anpo* 
oc d'acqns. Miwato ano , (Aie uotv M 
posso piji. » 

« Signor ,no,!i rispose HGrÌRo:i<nient0 
m «eoza H «vere dal dottore . Son nati 
4"- 



> bUbetld: DOD c'j teH^ 4« pAdMc: 
« StM quieto: in «■ bttter d'oecUo m 
« qki <»l Chiodo- ■ 

Con detto, «sd, abbatteado l'aacio. 
Don Rodrigo, accoraociato, lo ac- 
• compagiuTa colla intana alla cMadel 
Chiodo, noreraTa ì pa»i , calcobra il 
temp» . Di tanlo in tanto « Tolgen a 
^aardare il cno Iato manco; ma ne ton- 
ce*a tosto TÌa la &Gcia con ribreaao.Do- 
po qualche tempo, cominciò a «tar e»- 
gli orecchi lerati, m il cbirorgo «cniMc: 
e quello «fono d'atteniiooc toapendera 
il tensodet malateteoeva in sesto i looi 
penaieri . Tatta a un tratto , ode odo 
■qDilla lontano, ma ohe gli aembra re- 
■ir dalle itanie , noa dalla TÌa . Tende 
rie {HÙ gli omechi, lo ode pia forte^ pia 
ripunto, e iasieme ano ttropiccto di pie- 
dii OD orrendo socpetto gli corre per la 
mente. Si le«a a sedere , e bada ancor. 

Età^tteoto ; ode dd rnraore sordo nel- 
1 stanza vicioa , come d'un peto cha 
WDgB posto gii cvarignardo: gitta le 
gambe laor dei Iftto^oome p^r aitarsi, 
guata struscio, lo Tede aprirai , redo 
presentarsi ereaire in|u;iu d<*B logon 
« «wliai abiti-ioiai., due Ì»£cv 



<7 
«■ttsifeeiiiiaBaUi,inwui{i>roU; veda 
memn la fiiccia del GrÌM che, nasoMto 
dietro nua iiapoita soccbinH, rimane • 
spiare. 

ce Ah traditore infame ! . . . V!^ ca- 

■ os^ia > BiondiDO ! Carlotto l aiolo ! 
«a<mo aswesinato ! ■ grida don Rodri- 
go: caccia ODB roano sotto il capeziala 
a cercare una pistola; l'afferra, la c4Ta 
loori; ma al primo tuo grido,! monat* 
ti avean preso la corsa Terso il letto; 
jt pia pronto gli è addouo, prima ch'e- 
gli poaia far altro; gli strappa la pU 
■tola di mauo, la getta lontano , Io b 
raccoflciare e lo tien giA, gridando, eoa 
ringhio di rabbia inueme e di tchenioi 
« ab birbone ! contra i monatti ! centra 

■ ilninistri del tribunale! contra qiiel- 
a li che fiumo le opere della misencor- 
• dUU 

n Xienlo ben saldo, Gn che lo por* 
« tiam TÌa, udisse il compagno, andan- 
do verso un forùere. E in aoella il Gri- 
so entrò , e ai pose con colnì a foriara 
laaerratora. 

( Scelerato 1 » nrli don Rodrigo , 
guardandolo per di tolto all'altro die 
lo teneva , e diTtnwlaqdpsi tra qn^lle 



l>r»ecMne> t o rt te.iJjMeMt«MÌ — mi i i ^ 

• nK' tfMli'iiàHim a dÌMfk qnufidS.s^ 
mmUi , • « poi 6tc di ne ^pd cb« . 
■ volete, u Fai limglian a cUamU' 
cm altfe g'i^ gn «tri anri Knito- 
iJi ; ma gli era beta iodanm ; che l'abo' 
miàeVóle Gtìm ^i avera mandati lon- 
tane, eoo £nti ordini del pa^nme ■te»' 
so, prima di andare a fare ai nokatti 
la proponta di Tenire a quella ^fediù»- 
Ae, e di divider le «poggia. 

« Sia qdieto, >^ quieto, • dicera al- 
lo arentArato Rodrigo 1' agngrino c^ 
Ir» traeva appnntellato in snl ietto. E 
volgeodo poscia il viso ai due che £>ce- 
tan bottibo, gridava loro; « bte le coae 

* da mlantnOmiKil ! » 

«Tolta! »u»iggtiiaTadenRodri^ 
httetntro al Crito, cui vedeva affaccen- 
darli a speziare , a cavar faorì danavo , 
r»ha, A spartire. « Tn ! Dopo. ... 1 Afa 
" dìav<oli[> dell'inferno! Pomo ancarsi 
R guarire ! posso guarire ! > Il Grò» 
AoD lhti(V&,ni, per qoMAo poteva i ù 
volgeva pnre al Inogo donde veuvaMi 
qOAlte parole. 

■ Tlanlo ben saidci, > diceva l'altra 
«miKMttoia'è'fMuliéo.to . - - 



4g 

. D mlMkvto dlTOBiM 6IbUo. Dopo un 
ultimo e pi& tìoIcdIo >fono di grida s 
di coDtorgimeDti, Gadda tutto! OBtnt* 
toifioito a Utapidito: guardaya perà 
BBcon, come incintato, e tratto tratto 
dava qaalcba crollo, maoda? a qtialcbo 

loiDnatti lo pigliarono, l'on dappi2 e 
l'altro dallo apalle, e lo andarono a de- 
porre *ar una barella cheaveran laacia- 
ta nella itania vicina ì poi ano toroà a 
prendere it bottino; quindi , levato il 
miienbilfl peao , ne )o portarono. 

Il GiÌM rimale a «ceglìere in freltA 
quel di piA che pole»ae eisere il caio 
per lui; fece di tntto nn fardello, e 
sfrattò. S'era beDRÌgaardatodinoDtoC' 
or mar i monatti, di non eaier tocco da 
loro; ma io quell'nltima furia del fru- 
gare, aveva poi tolti de preuo al letto i 
paoni del padrona , e scofùli , lenHi 
aencare ad altro, per veder ae ci foaaa 
danaro. Ebbe pere a penurri il di ré- 

Snente, che, mentre stava gosioviglian- 
o in una bettola, gli prese di ulùto nn 
brivido, gli Ri annutoliroo gli occhi , 
ali «enner ibena le fone; e casci ■ Ab- 
Snodoiiato dai eompagni, aodft in ma^ 



iK» dfl'moMtti, (^ spogtiatolìs JR qnàn. 
to aveva ìndoasò dì onono, tò gìttaiMe 
snr ■■■ oano) «ni qoale spirò, pl-inw A 
^ùfgteTt al laaieretto, dov'era italo 
portato il ano padrone . 

Laioipndo ore qaetto nel w^^orno 
dfi'gaai , ci conTÌene andare in carca 
d'nn altro, la cui storia non tarebbe 
mai stata mescolata colla sua, s'egH 
non l'avesse volato a marcia forxajliBsi 
N pad dir di certo che non avrebbero 
avuto storia , ni l'ano né l'allroi Ren- 
io, voglio dirci cbe abbiam lasciato al 
nuovo filatoio, sotto il nome di Antonio 
Rivolta. 

V'era stato cinque o sei mesi, sahra 
il venOi dopo i quali, dichiarata l'JHÌtDÌ- 
dsia In la repablìea e il re di Spaglia^ 
e cessata qbindi ogni apprensione di 
mali oGci e d* impegni dalla' parte di 
<rai, Bortolo s'era dato premura d'an- 
darlo a levare,e di ripigUarto con sé, e 
perchè g)i aveva affetto , e percfaAR«ii. 
IO, come intelligentfl di natura, e abile 
nel mestiere, era , iu una fobbrlca , di 
grande aiuto tAfactotitnt , senxa poter 
mai aspirare a divenirla egli, per quel 
ma DOB saper maneggiar la peniu.'Sic- 



Si 
~coint aochemeiU ripone e'ma' entra- 
ta per qualche cosa, coki abbiamo do- 
vuto accenaarla . FoitBe Tol atnerette 
meglio OD Bartolo pia ideale : non ao 
clifl dire:fabbricateTelo.Qaello era cotL 
Konip en poi sempre rinutto a la- 
Torare presto di lai. Pia A' una volta e 
|Hàdi dne, e apecialmente dopo arer 
ricevata qnalcana di quelle beaedett« 
Jettere da parte di Agneie , gli era moo- 
fatto il grìUo di andar aeldata , e finirla; 
e le oceasiooi nOBiDanoaraiM; cbé , ap- 

Einto , inqueU' iritertallo di tempo , 
repnblioa avcra più volte arato ì»~ 
soRqo di £ar gente. La tentasione era 
talvolta stata per Henni tanto pia for- 
te , cbe 8* era anche parlalo d' intade- 
re il inilaneaejtnataràJmcDte a Ini pa- 
reva die Hr^tba «tata una bella cosa , 
toraara iofiguradj viocttorè a casa sua, 
riveder Lucia, e spiegarsi nna volta con 
l«l. Ha Borttio , con buona maniora , 
avdva sempre èapatotorlo già da quel- 
la ri Bolu liane. 

1 Se T'hanno da andare, ■ gli dice- 
« va^ v'andranno andie sensa di te, a 
• ta potrai andarvi dopo, con tuo co- 
«modoi M tomoBo col capo rotto, non 



5* 

■• nrè t!gl('m«(|KiJ atterm itatofcorìT 

■ Diajperati che tmJmbo ■ &r !■ ■tnck, 
a non ne imocliarà. E, oriau dn vi 

■ mottaao i |>iflili . ■ ■ . I Per me, trmo 
R eretico: costoro abbaiano ; nm ai; lo 
« stato di HHano non è miea un boe- 

■ cone àa. ingoiarti ;così fmoilmente. Si 

■ tratta della Spagna, Ggliaolcaro.-ni 
B cbe negosio èia Spapia ? San Maree 

■ è forte a ca*a Ka i ma ci vsol aitn. 
« Abbi pBsienaa: non istai beoe qvit.. 
« Capiico qnot che ini tooÌ dire ; ma , 
<*eè destinato laui cbelacow rÌMOa, 

■ (iì sicuro che , a non far pasns , ri» 

■ scirà ancbe meglio. Qualche santo ti 
« ainterìi. Credi poreche nOn èmeatie- 
« re p«r te.Tl par cfae coavenga bacia- 
« red'incannar Beta, per aodars-Miam- 
« maErare?Cfaeco>aviio{fiU'eeMiqneU 

■ la raiaa di gente 7Ci tdoI degli tuMO»- 
1 DÌ tatti nppoita. ■ 

Altre rotte Benio si riBolvera dì an- 
dar di nascostoj traveitìto e sotto falas 
uvme • Ma andie da onesto , Bortolo 
teppe distorto ogni Tofta , coti raginni 
troppo facili adiadovinarsi. 

Scoppiata poi la peste nel territorM 
-" 1, e appQDtot coiM aUtiun àA 



tA . itttHU ùua&ue o»L hei^ma?KO , non 
«odo molto che vUa vi «'apprese, «... 
Boa vi cgomeatate, ch'io non son per 
farti U •toria ancbe di gestii : chi la 
volflHe , !■ c'è , Kritta per ordì da pub- 
blico da uà L«ren&o Ghirurdelli: libro 
raro però % ■conoutiuto , ^uantunqas 
eonleusa lune ptft roba che tutte iiisie- 
mele deBcriaionì più celebri di pestilen- 
sar da tante cose dipende la celebrità 
de'libi'il <^ello ch'io «okvn dire si è 
ohe Eeuzo conlraMeanch'egli la pestf, 
si curò da tk , GÌo« doo lece nulla ; ne 
^ in .£n di morte , ma la sua buona. 
eraapLeisiuns vinse la fnraa del male : 
in pochi giorni , «i trovò Hior dì peri- 
Co|o< Col tornar della vita, risorsero 
,pià chemairign^lioie e fruunti nell'a- 
nimojuo le c)>re della vita, le brame , 
l« s|>eran(e, le memorie, i disegnij vale 
« dire ch'egli pensò più che mai u Lucìa. 
Che satebCe di lei, in quel tempo, che 
il vivere era come una eccetione ? E, a 
coA poca distanza , non poterne saper 
polla 7 E durar , Dio la quHnto! in una 
tiile incertezu! E quand'anche questa 
si fowe poi dissipata, quandu cessato o- 
gi|iperieoloy«£li risapesse cheLuciafo»' 
Tw. Vi. 5 



54 
ne iDTitai rtmaneva nempre qaelt'aU 
tro nodo, quella scurite del voto. — An- 
drò io^ndrò » sincerarniì di tutto in una 
-volta, — dinne tm m,e lodiise prima A' 
retere nncora » termine di reggersi in 
piedi. — Parche sia *ÌTa!Ah cb'elln nia 
vìva ! TroTarlà , la troverò ioj gmtìrò 
una voltn dit lei proprio che cosa aia 
qaesta proninssa , le fiirò vedere cbs 
non pao stare , e k conduco via con 
me, lei, e qnellH porera Agnese, ae è 
Tiva! , cbé m'ba sempre votato bene, e 
«on BÌcurn che me ne vooJe ancor». La 
Ciittura ? eh ! adesso hanno alLr» da 
pirnBrtre ; quei che uno vivi. Vanno •!- 
torno sicuri, anche qui , di quelli, che 
ne hanno addosso . . . Ci bn egli a e«- 
ST sai v ricondotto Mlamente pe'birboni? 
,£a Milano, dicono tutti che j'ében'til- 
tra confusioni». Se Ihscìo scappare una 
occasione così buona , — (La pesta ! 
vedete un po'come ci può fer talvolta 
iiiloporar le parole, qoet benedetto i- 
stinto dì riferire e di subordinar tutto 
a noi medesimi ! ) — non ne torna pà 

Giova sperare, caro il mio Renu>. 
Appena potò egli tirimi attorno, ao- 



55' 
dò in cerca di Bortolo, il qaate, tino 
■llorti,era riuscitoa «cansiir la peste e 
«tsTi rii«rTiito. Non gli entrò ii) Ga«a , 
ina , datogli «xa voce dolln tu, lo iec« 
renirealla anitra. 

R U) ah ! ■ diu« Bortolo : a to l'hai 
e acampata in. Bnon per te ! » 

« Sono aucora un po' mate io gam- 

■ be, corno vedi, Bia,quanto al perico- 
H lo, ne aon fuori. ■ 

■ £h,«l>eTorrei et8e^iane'taoipie- 
■ di. A dire: Ho bene, le altre volte, 
pareva di dir tutto; ma adeeau conta 

■ poco.Chi puòarmafea di^e:•lo>lle- 
« glioiqaella ti è usa bella parala ! a 

Renzo , detto al cugino qualche cosa 
di buea augurio, gli lece parte tleila 
SUB risuluaioDt'. 

11 Va', qaesta Tolta.che il ciel ti be- 
•1 nedioB, ■ rispose qiiegli : ■ cerca di 

■ scbivar lagiustisia, come io cerche- 

■ rò di schitare il contagio; e , se Dio 
« Tttole che la ci vada bene a tatti e 
doe, ci rivedremo. » 

■ Oh, tornò sicuro: e se potassi non 

■ tornar solo ! Basta; tperoj> 

■ Torna pure accula pagnato; che, W 
u Dio Tuola, lavorereuw tutd, e ci fa- 



5C . , I 

■ remo tutti , e ci faremo baona Min- 

■ pagnià. Solo cbe tn mi rttrofi, e clie 
• Eia finita (^ueito diavolo d'inflaMoIi 

B Ci rivedremo, ci rivedremo; ci 
abbiamo da rivedere ! ■ j 

■ Toroo a dire: Dio voglia ! ■ 
Per alquanti giorni, Renco ai diede 
a fare esercizio, onde provare e fer tor- 
nare le fané,- e appena gli parve di pò- 
ter la vìa, si dispose a partire. Sì cìnse 
soppanno una cintura, con entro quei 1 
cinquanta scodi , che non aveva mai 
manomessi , e dei quali non aveva tatt» 
con^deDiaanessunOtnèancIieaBortoloi 
tolse alcuni altri pocbi quattrini, che ^ 
vevB risparmiati dìper di, vivendo aot- 
tilmente; prese sotto il braccio no far- 
delletto di panni; ai pose in tasca nn 
benservito, col nome di Antonio Rivol- 
ta, che s' eru fatto ^re a buon conto, 
dal secondo padrone; in una tascbetlA 
delle brache mise un coltellaccio, cbe 
era il meno che un galantuomo potesse 
portare a quei tempi; e si mosse, agli ' 
ultimi d'agosto, tre giorni dopo cbe i 
don Rodrigo era stato portato al !■«■»- 
retto. Prese la via verso Lecco, voteD- 
do, prima d'avventurarsi in Milano, I 



57 
passare dal sao paesello , dove iperan 
<lì trovare Agnese tiva, e<dì comiDciarc 
,a saper da lei qualcuna delle tante co- 
se cEe si struggeva di sapere. 

I poeti guariti della peste erano, in 
taeito al resto della popotaiione. vers- 
mente come una classe privilegiata. 
Una gran parte dell' altra gente langui- 
da o moriTa; e quei die erano. stati Si- 
no allora illesi dal morbo, ne TÌTesaDO 
ìq contìnuo sospetto; andnTeno rattenu- 
fì, guardinghi, con passi misurati, eoa 
facce adombrate, con (retta ed esilacio- 
ne insieme; cbé tatto poteva esser con- 
tro di loro arme di ferita mortale. Qu^ 
gitno, all' opposto, sicari a un dipresso 
del fatto loro ( giacché aver due volte 
la peste era caso piuttosto prodigioso 
che raro ), giravano per meiso alla pe- 
Btilencu franchi e risoluti; come i cava- 
lieri d' un tratto del medio evo, ferra- 
ti Gn dove ferro ci poteva stare, e sopra 
palafreni conciati anch'essi, quflnto 
en fattibile, a quel modo , andavSDo « 
uDuio (donde quella iofo gloriosa de- 
DomtnMiotie d'erraatij gzanxàe lilla 
«(MituTii,fra una povera murmìi^Ua pe- 
daf tr» di borj^iesk e di viìlirtti, ehe,per 



5« 
' rintauare e ainnartire i toìfi, aom ■• 
Tetano indoiM altro che cenci. Bellfi, 
sftTÌo ed utile mestiere ! nmtiov, pru- 
prio, da far la prima figura in un traU 
lato d' economia politica. 

Con una tale sicurtà , temperata pe- 
rò dalle note sollecitudini, e dallo s^eX- 
tacolu frequente, dal pensiero incesMn- 
te della calamiti e omuoe, andava Ren- 
. xo verso caia sua , sotto un bel cielo e 
per DI) bel paese, ma non incoatraiMlo, 
dopo longbi tratti di tristissima aolilm- 
diue , se non qualche oiubra «alante 
piuttosto cbe persona «iva, o cadaTCri 
portati alia ftissa senta onoransa d'ese- 
quie, sema rìsonanta di canti funebrL 
M iiiexzo circa della giornata, ai S«rmò 
in un bciscbetto, a mangiare un po' di 
jpiiiie e (li companatico cbe atéva por- 
tato con sé. Frutta, ne aieTa a sua dt- 
spueìclone lungo tutto il camoiiDO, 
linppo pili del bisogno: ficbi, peacbe^ 
>^i>iiie, mele a Tolontè; solo cbe entra»- 
se in tMia TÌgoa , e stendesse la mano * 
siiiccume dai rami , o a rict^lier le |m& 
inuture dalla terra , cbe a' era coperta 
ul (ti sotto: cb^ r anno era straordina- 
riaiii^Dte abbondaute di pomi d'ogoi I 



■ V ^ 

■orU, e nao v efA qwu cni ne totMUw 
cun: hi ave pure nMcoodevano preHo 
che i pampini, ed erana laaciatein ba- 
li* del primo occupante. 

In sul vespro , (copene la soa ter- 
ra . A. qaelU ruta , qnantnnqoe do- 
veue ewervi preparato , ai tenti co- 
me dare una picchiata «I cuore : fd 
««salito in un punto da uno stuolo dì 
meiDorie doloroie,e.di doloroiì pre- 
reotimeuti: gli pareva d'aver negli o- 
lecchi quei sinistri .tocchi a martello 
che lo BvevaDo come Bccompignalo , 
iutcguito nei.suo fuggir dal paese.-e io- 
•ieroe lentiva , per dir cosi, nn silenzio 
di morte che vi regnava attualmente. 
V» turbamento ancor più forte provò 
allo sboccare in sul salalo; e di peg- 
gio ai aspettava al termine del cammi- 
ooichè dove egli aveva dioegnato d' biif- 
dare a fermarsi, era a quella casa ch'e^ 
ra stato solito altre volte di chiamar la 
casa dì Lucia. Ora, non poteva essere, 
tutt'al più che quella d'Agnete; e la 
Bola graiìa, ch'egli domandava al cielo 
era di trovarvela io vitd e in salute. E 
in quella casa si proponeva di chiedere 
albèrgo , copgettuiiuido bene che la 



•uà noa Jotmk eaier plft ■Iloggio ohe 
da topi e d> fàiDe. 

Per rioKÌra adiuqae coli, scDm at- 
traversare il Tillaggio^ prete un viotlo- 
lo sul di dietro, quello fteaao per coi «• 
gli era Tenuto io toana compaguia , 
quella notte coti fatta, per sorprendere 
il curato. Al meuo circa, t' era anche 
da nna parte la Tigna , e dall' altra la 
catetEa di Renna; aicchè , in panando, 
egli potrefabe entrare on tDoinen.ta nel- 
r una e Dell' altra, a vedere un po' c<v 
pie sieste U fdtto ano. 

Andando, gaardaTainoanki, ansiosa 
inaieme , e timoroso di veder qualche- 
duDo; e, dopo pochi passi, ridg ÌDratti 
un uomo in camicia, seduto in terra, 
c!olla schiena appoggiala a una sie- 
pe di gelsomini , in un' attitudine da 
insensato: e, a questa, e'poi anche alla 
cera , gli parve di raffigurar quel po- 
vero baciocco di GerTasa,c1i'era Tona- 
to per secondo tealimonio, alla icìan- 
rata spedizione. Ma, fattosegli più pres- 
so, dovette accertarsi ch'egli eri* in 
quella vece quel sì svegliato Tonio, il 
quale ve I' aveva cou^iitto. ti biorbo , 
togliendogli il Tigoni del corpo t<q' 



.C,>.>yk- 



6' 

e della DBcnte, gli avera nolto ht (ac- 
cia <^ in'ogni SDO atto un picciolo e'T«^ 
lato Eerme di aoniglÌBiua cVegli affi- 
va collo smemorato fratello, 

■ Oh Tonio .' » g'i disse Rento, iòru 
mandosegli dinanii : n se! tn ? ■ 

Tonio gli levò gli occhi in riao, aeii' 
Ba iQuoTere ti capo. 

« Tonio ! Don mi conoici ? « 

■ A chi ella tocca , ella tocca, » ri- 
apose Tonio, rimanendo poi colla bocaa 
aperta. 

K L' hai addoHo A 7 povero Tonio: 
a ma non mi conosci pin f ■ 

■ A chi ella tocca , ella tocca, ■replicò 
qaegli,con on cotal sorriso sciocco. neoi- 
zo, vedendo che non ne'caTerebbe altro, 
andò innsDii pift contristalo. Ed ecco 
spuntar dalla rifolta d'an canto, e Te- 
nire innanti una cosa nera , ch'egli ri- 
conobbe tosto don Abbondio. Caiami' 
naTa passo passo , portando il bastone 
come chi ne è portato a riceoda, e a 
misurfl che si faceva presso, sefn](Te piiì 
si poteva conoseare bel ino volto sqnal- 
lido e smonto, qja ogni temhianxa, co- 
me anch'egli doveva aver corsa la sua 
bnriasca. Guatava egli pure; gli pare- 



va e atm gli V^re** ^oali^ com H 
lorestioro Dell abito; ma era appunto 
foreiliera di quel da Ber^no. 

— £' Idi km' altro]— dÌMe tra «è, 
e alio Je mani al ciielo, con on tnOTinien- 
to di maraTÌglia tcantoita, rectattdu^ 
«Mpeto in aria il baitone leonto nel pu- 
gno della deiitra ; e ai vederBao iioetlc 
povere braccia ballar uelle maaidie , 
dove altre Tohe stavano appeiw a do- 
vere, fìenao gli u affretta all' iocontro, 
e gli fece noa rivereost ; cbè , xtbberae 
si ftitier latciati «e«e Mpete , era però 
sempre il tuo curato. 

> Siete ijai, voi? ■ aolaiRÒ qaesti. 

■ Son qui, com'ellavede.Siaa nieo- 
n te di Lucìa ? • 

■ Cbe volete cbe m ne aappU? Nìe»- 

■ te se ne sa.E' a UilaDO, se pare è an- 

■ Cora a questo moDdo. Ma voi .... » 

■ ^ Agnese, è viva? u 

■ Può essere ; ma chi votele cbe lo 

■ sappia? non è qui. Ma .... n 

■ Dov'è 7 • 

■ £' andata a starsene in ValsaMÌwi, 

■ da qne'nnoi pnrenli, a Pasturo, sape- 

■ te beoe , che là divooo che la pule 



«3 
■' Don Ufxih danno eodte qc^. Ha voi 

• Questa mo la mi apiaoe. E il padrs 

■ Criftoforo ._. ? >• 

■ E'andito Ttn cli'èiin peiEo. Ma .,.• 
« Lo sapera; me t'hanno fatto tcrire- 

■ re : domandava mo ae fosse mai tor^ 
K nato da queste parti. ■ 

■ Oibò ; non M n' è più inteio parU' 
« re. Ha ■•oi ... u 

■ La mi (piace anche qoerta. ■ 

• Mb voi, dico, che cosa Tenite a far 
• da queste parti , per amor del cie- 
« lo? Non sapete che bagattailn di cat-. 

■ tura ...? > 

« Che import»? Hannn altro da pen- 

■ tare. Ho volato venire »d^' io nna 
' roltft a vndere i fiittì miai. E non li 

■ ta proprio ... ? » 

« Glie volete vedere? die or ora non 

■ e' è più nesnino, non e' è piò niente, 
(c E dico , con quelli bagattella di cat- 
« tara, venir qui, proprio in paese, in 
f bocca al lupo , e è giiidjiio ? Fate a 
« modo d'un vecchio che è obbligato 

■ ad averne pili di voi , e che vi ' pnrla 
ir per l'an>«rc che vi portn: legalwi le 

■ acarpe beus, e, prima che aeisunu vi 



64 
n reggi, tenere Ai- iottiA^ormmìo; 
« « se siete tUto redato, taatcrpià IoT' 

■ DaleTene io frotta .Vi pve cke sìa 

■ aria per voi , questa ? Non tapete 
re che SODO venuti a aercarri , che han- 

■ (90 fragato , frugato , gittato aowo- 
« pra . . . • 

« Lo so •nde troppo, brrbwii! » 
R MadoDqae... ■ 

■ Ma H le dico cbti non ri perno. E 
k colui, è VITO aDcora?è quÌ7s 

■ Vi dico che nen e' e ttesmno , ti 
n dtcochenonpeiiBiatOBllecoMdìqaì, 
« Ti dico cbe ... • 

■ Domando se è qai, colui. • 

■ Oh sunto cielol Parlate meglio . 
« Possìbile, che abbiate ancora addos- 
« so tatto quel fuoco, dopo tMite cose! ■ 

« C è, o non e' è ? • 

■ Non c'è , vìa. Ma ,e la peste , fi- 
ne gliuolo, la pestai Chi è cbe vada at- 

■ turno, di questi t«nipi i* » 

n Se non ci tbue-«ltro che la peste a 
H questo mondo . . . dico per uè : 1' bo 
B arnta , e son tronco. >> 

« Ma dunque! ma dunqae f non aoaft 
a aTTÌsi questi? Quando se n'èscappa- 

■ bi boa di questa sorta , nu pare che 



«5 

(i Lo ringraiio Dsne 
« E ooa aitcUriw«ceTCM'&lleilU'e) 
« dieo. Fate a mio moda .... ■ 

- et L'^a iTati ancb'elU, «ignor cu- 
« rnto, GB non ni' ingaDno, u 

■ Se I' bo arota! Per6da e infame è 
( stata : soD «ai per miracola ; basta 
R dire che mi ha coDoìato in questa con- 
* formiti cbe vedete. A,desRa , avera 

■ proprio bisogno il' un po' di qatete , 
« pw riioettermi in toono; via , couiiil-* 

■ eiava an po'a «tar meglio ...lonomp 
K del cielo, cbe venite qui a fare? Tor- 

■ naie . . . . ■ 

■ Sempre 1' 1m con questo tornare , 
K Ui. Per tornire, tanto ne a««Taunoa 
« ffittovermi. Dice: cbe venita? che 
a cenile? Vengo, eoch'io, a caM mia» 

- * Caca vostra . .. > 

. i Ui dico; no son storti aaiaì qui?...» 
a Eh eh ! > sdamò don Abbondio; 
e > comìnciande da- Perpetua , fece quìi 
lunga eRutneraiìone di persone e di Ea> 
miglie intere, ftenca si appettava pur 
troppo qualche com di timite ; ma nU 
l'adir tanti nomi di conoscenti, di «mi- 
ei, di cDugiuDll , (|lei genitori era rima- 
ToM. VI. 6 



66 
■lo «enE* |ii d« qdalcht iinio] ttavi ad- 
dolorata , col capo Emiso , ■claiiMndo 
tratto tiiitto e * poTcretto ! poreretta ! 
ce poT eretti ! ■ 

• Vedete! ■ cùntiba& don AUiotidio; 
« e noD è finita. Se quei che raataso 
« Don fannogindiiiocjaeita Toltacelo 

, ■ cìbt tutti i Brilli del capo, non m'ì [hA 
* che la fine dei mondo. ■ 

■ [fon dabiti ; cbe gii non (a conta 

< di fértnarrai qni. » 

< Ah .' lode al cieto , che la t' è eo- 

■ trata! £, gii ■' intende, £ite beo ooo- 

■ todi tornare.... 

( Di questo non BÌ dia fastidio. » 
. ■ Che ! non correste già (armi qnal- 
« che sproposito peggio di qaealo? ■ 

• La IH» ci perni, dicot tocca ■ «e: 
« i seti* anni gli bo paasati. Spero cbe 

■ a buon conto, non diri ■ ncsiuno d'a- 
B rermt VedutA.E' sacerdote; ioim ihm 
K sua pecota; non mi Torri tradire. 

• Ho capito, • diiM ioa Abbondio^ 
■oapìrando itisiosamenle t • bo capito. 

■ Volete rovinarvi *oi,e rorinarml ne. 

■ Non vi basta di quelle che avete pa»- 

< sete voi; non vi basta di qoelbi che bp 
« pctsate io. Ho capito, be capito. ■ E, 



^7 
ContlnaRiido a borbottar {ra'dentì que- 
ste ultime parole, ai iDOueperlasuBiia. 

Keoio rimase lì gr amo e scontento , ■ 
apennr d'altro albergo. Nella liita fu- 
nebre recitatagli da don Abbondio , 
«'era Dna famiglia di contadini portata 
^ia latta dal tontsgio , salvo no giova- 
notto , dell' eld di Renso a un dipiéMO 
a auo camerata dall' infamia : la caw 
era faorì del TiHagglo , a pochissima 
dietania . Quivi ^lì delibero di rÌTol- 
gerù a chiedere ospitio. 

Era sionto presso alla, ina vigna ; a 
gii dal di fiiori potè subito argomenta- 
re in cbe stalo ella fossa . Una vettic- 
ciaola , una fronda d' albero oh' egli vi 
■ TeH0 lascbto , non i«piinta«a sa dal 
naroj se qualche cosa ne apnatava, era 
latto mha venata in sna assenta. Si fe- 
ce all' apertura ( di cancelli non v' era 
pi& OD segno] ; giri intomo an' occhi*' 
ta : jpovera vigna ! Per due inverni di 
adulto, la gente del paeee Na andata a 
far t^na « net luogo di quel poveretto, ■ 
come (licevano. Viti , gelsi, frutti d' o-, ' 
gni sorta, tatto ei-a stato ■garbatamente -' 
Bcbiantato o reciso al proUle. Appari* .'■ 
vano però «neon i vestigi dell' antica 



coltwa l gioTani trHici , io fighe inter- 
rotte , ma che sagnavanu pare la trafr- 
oi» dei filari desoliti; qua e là, mecse • 
' sterpigni di gelsi , di fichi, dì pecchi, 
'di ciliegi , di SDaim ; ma anche qaeste 
apparita ditperao , loffocato , in meuo 
a una nnoTa, varia e speasa geneTaBÌOD«, 
nataecreKÌuta senta aiuto ai man d'uo-- 
V tao. Era una marmaglia d' ortiche , dì' 
felci , di togli , di gramigne, di ianaelli, 
'd'avene lalvatiche, d'aoiaranti verdi, di 
' radicchielle , d* acetoselle , di PBgija.- 
ttielie ed' altre. piante simili; di quel- 
le, Toolio dire,di cui llconladino d'a^ 
' Mtse na fatto una gran classe a ioq dio- 
ao , denomiDandole erhe cattive. Ent 
:. un gsaMabnglio di steli , che iàceTano 
, a soverchiarsi l'uo l'altro nslL'aria, om 
vantaggiani strisciando in sul .terreno, 
«rubarsi in somma il posto per c^ni 
verso; una veicolata di foglie, dì-fiori, 
di frutti , di cento colori , di cento (ór* 
tue, di cento statare: spighette, pan- 
noccbiette, ciocche, maiietti, capolini 
hiaocfai , rossi , gialli , aztnrri. 'Tra la 
tnarmaglia spìccevano alcune piante {h& 
rilevate, pia appariscenti, non però mi- 
gliori, almeno la pia parte^ l'ava t«rc« 



69 
al di Mpn A' ogni altra , co' ■doì vani 
«ll»r§ili>ro«MggÌBati^ei>'nioi pompotC 
fbglwitì verdebiìm, ipmìe gii orlato di 
}H>«porftBllaeifaR,c« ■■oign^**)" *>' 
Éorri, goOTidti dì hàa^M gerse «I kiiio , . 
pHi K di ^rporine, poi di verdi, e in 
Tetta di fiordlìni bianeaitui ,- i) tnsia 
barbasM , Mlle fiw grandi ^lie laaofC 
a tnm • lo stelo diritta aU' aria ,~» le ^' 
InogUfi ipigbe f ^FM ti «siM «teliate dì 
viri Sor gialli : cardi , itpidt 1 rami , 1* 
foglie, ì cali«i> doirde atcivana einffetti 
di fiori bisBchl a porpornii , ovvero si 
spiccavano, rapiti dall'aria, pennac- 
cbiuoli argentai e leggieri.Qtii nim raa« 
no di vilucchioni rainprcatì e avvolti ai ' 
iraovi htiDpolli d' on getto , gli avevan 
l«tti vieoptf^i delle lor foglie peodule, 
■piantate t terra , e spanBolavaio dal- 
la cima di qaelli le lop cfl [n|Hnelle «ao- 
#de e molli .■ U nna Itrionia dallo boc- 
cile vermiglio *' eia avviliccbista ai 
«tiovi sermetrti d' nna vite ; la quale ) 
«Creato indarno va piiV- saldo aMtegno , 
Aveva Bf piecati a vicenda i «noi viticci 
a quella; e, mmcendo i loro deboli ateli 
e le loro foglie poco dÌMtmili , ri tìra- 
vjoo giù, pure a vicenda, come accade 



7** 
spesso ai deboli cbe ii i»glUn l'an l' il- 
troperappiugio. IlroTO«n d%p«r tMr 
to ; andava da una pianta t>ll' altra, »- 
ììia, lertiaTa atrÌD§iù; ripìegaTa i raioi 
o li stendeva , secondo cne gti Teniise 
fetto ; e, attFaveraato dinanci si limita- 
re «tftsso , pareva che fosse lì per oaa- 
tendere Ìl passo anche al padrone. 

Ma egli non si curaia d' eotrare in 
ana tal vigna; e forse non iitette tanto 
a FÌmìrarla , quanto noi a farne questo 
po' di schisto. Si levò dì li : poco di- 
scosto v'era la sna casa; passò p^ tnei- 
so r orto, scalpicciando a centinaia gli 
aYveDiticcì, dei quali era popolato, co- 
perto, come la vigna. Pose piede in ■al' 
la soglia d' nna delle due stancette cW 
v'era a terreno : al romore delle sue 
pedate , al suo afiaccìani , mio sgomi- 
nìo, UDO scappare incrociccliiuto di to' 
paccì, un tuffarsi dentro un pattume 
' che copriva tutto il pavimento: era an- 
cora il Ietto dei laniicbeoecchi . AIsà 
gli occhi air intorno sulle muraglie: 
scrostute , sudìce, affumicate. Gli alai 
alla soffitta: un parato di ragnateti. Al- 
tro non v' era. Sì le?ò anche di là, met- 
tendosi le auDi ne' capelli ; tornò per 



].' otta, ricMlcaiido'HjKDtisri) cli4 nien 
Mio é^i , UD momento prfifM ; il9pa 
pochi palli, prese iiB'altra itradetta m. 
maseiiM, cte iDetteva nei cpoipi; e len- 
■a Teder uè teotà'e anima riva, ginau 
presso alla catettu dove ù aveva dise- 
gnato I' oipisio- Già ■' era fatto sera. 
L' unico stava sedato fuor dell' uscio, 
Nir una pancbetta di legno, colle brac- 
cia avvolte lui petto, cogU occhi fissi 
in cielo , come ud nomo imbalordita 
dalle disgrazie e iusalv^tichìto dalla 
striitndine. Seutendo aoa pedata,8Ì voi- 
■e,g(iatdò chi venisse.e «ecoudo cbe gli 
paiTB di vedere così alla bruca , tr^a i 
l'ami e le fronde^dìsse ad alta voce rii- 
xandui in pie, e levando ambe le ma* 
iM.i * non c'i altri che io 7. doq ne ho 
K fatto abbaitaiuaieri?l.ascìatemi un 
a po'stare, che sarà anche questa uo'o 
• pera di misericordia. > 

Benso, non sapendo che ctÀ qnefto 
volesse dire , gli rìspoae chiamandolo 
per nome. 

( Benio . . . . • disse quegli , Bcla- 
nando i naie in e e interrogando. 

' • Proprio, ■ dispe ReniOie s' affret- 
tarono r ano verso l' altro. 



■ Sei proprio ta ! ■ éiaie l' amico, 

■ qaando fnron prcMo: ■ obiJw<g«et» 
bo di TBcterti ! Qti l' aTrabbo pensato} 

■ Io t'aveva preeo per Faolin de'nuHw 

■ ti, olia TÌeii Mitiprl; a tw-mentarmi 
perchè rada a lotterrare . Sai cfae mq 
rìmaito solo ? solo ! >olo , come nn tu- 
«mito?. 

■ Lo DO par troppo , • dime Beiinh 
E coli, ricambÌBDOo e mescendo affoL- 
iRtaniente accoglierne, domaede e ri- 
(poate, fiiroDo insieme mila casetta. 
Quivi,tenza intermettere idticorai, l'a- 
mico s' affsccendò, per bre OD po'd'o- 
nore a Renco, coinè si poterà così aìtm 
sprovedata, e dicaci tempo. Pose l'ac- 
qua a [boco , e mise mano a far la po- 
lenla;ma cede poi il matterello a !(«»• 
se, cbe la tramestasse, e se ne aDdà,d>< 
cendo: m>d da per me; ma \ son da per 
f me! ■ 

Tornò con un teccliieito di latte, eoa 
on po' dì carne si lata , eoo an paio dì 
ravigginoli, con fichi e pesche; e, tntlo 
ammarmito, rovesciata Ib polenta in sol 
tag1iere,si posero insieme a tavola, ri»- 
^asiandosi a vicenda , I' ano della vi- 
Bita,_r altro del piccTÌineiito . E , dopa 



f uK^utetOti di preno a due anoi,-ai *co< 
parB»o a an tratto molto pia Binici di 
quello cfae aTcsser mai upnto di easer- 
k), nei tempo che ai rederaoo qnati o- 
ani gioMO; perchéadentrambt,diseqai 
lì manoscritto, erano toccate di qnelle 
eoa» che faDuo eentiro. che balsamo aia 
atl' animo la beoevolonta; tanto qaclla 
cha ai sente, qaanto qjielJa che si tro- 
ta in altna. 

Certo , DeuDDO poterà tenere appo 
K^ao il Inc^o d' Agnese; né caosolar- 
lo della costei maacanca, non. solo per 
quella antica e speoiale affetiove. m» 
anefae perchà , tra le cose che e Ini pre- 
meva ai sdiiarire, una ve n' era di coi 
ella sola aveia la chiBve.Stette no mo- 
mento in fra due , se non dovesse an- 
dar prima in cerca di lei, giacché n'era 
così poco lontano; ni a, considerato che 
della salate di Lucia ella non sapreb- 
be niente , restò nel primo proposito 
d' andare addirittura ad accertarsi di 

Jneato, ad affrontare il gran cimento, e 
i po^me-poi le novelle alla madre. 
Praft^ncbe dall'amico apprese assai 
oosa che ignoraYa, e A' assai venne in 
eliìaro, che sapeva male , e sni casi di 



t4 

Xtteiftt e tulle peraecoùoni (atte a lòì, 
e come don Bodrigo t'en partito di là 
eotta tx>A* tr« le gamba , « oon a* era 
piA veduto da quelle parti ; in somiiim 
su tutto qacA lilap^ di case. Apprese 
enclie (e non era per lai cognisiooe dì. 
poca importania )■ pronamier retta- 
mente il uaiato di don Fcmfate : cttà 
Agnese gliel aveva bea fatto acrÌTera 
dal Suo legretario; ma sa il. cielo coma 
era ilato scrìtto, e l' interprete ber^- 
maaco gliel' aveva letta itunodo, gm' 
DB aveva data una parole tale > che aa 
•gli fosse andats oon essa a eerear ri- 
capito di quella oasa in Milano, itrolw* 
bìlmente non BTrebbe trovato penoM 
che indovitiasse dì dii egH voleva par-> 
lare. Eppsre quello era f anico filo 
che to potesse condarre a trovar c<»- 
to di Lucia. QuKpto alla ginslìaia, poli 
confenuarsi sempre più ette egli en 

Sericolo abbastania rimato, per bob 
Rrseoe troppo pensiero ; il signor fo» 
desti era morto delta peste .- chi n 
quando gli si manderebbe ano amm' 
hioi la sbirraglia pure se n' era ìtala 
pia parte, qntì che rimBaevano, «ve- 
van tott* altro da penaara clw aUe eoa* 
veccbie. 



BftMMa aacli'egli M' aaiico le ino 
TiCMde, a ni ebbri in ricambio cento 
•'««. «Jel passaggio aeir esercito, ttel- 
h. peste , di antori , di prodigi . ■ Soo 
« COlBbratte,i.di»M l'amico, aecempa- 
gàando Renio in bm raà slantetta che 
H BonUgioaiera rota d'abiUtori, «co- 
« te che noD «i urebbe mai creduto di 
« Tsdere, coae da non tornarne mA aJ- 
* legri , pet tolta la TÌla ; ma però, a 
•e parlarne traamfci, è un 8oflie*o. B 

A giorno , erano entrambi da basso; 
RentoÌD ordine di «iagaiatv, colla san 
«intara nascosta sotto il tiraetto , e il 
eoltellaccio in tasca, del resto spedita 
e.leg^RKilfirdelIettolo lasciò io de- 
posita presso all' ospite, s Sb la rai n 
« bene, » ^i disse: « se la troTo in vU 
« ta, se. . . basta , . , torno per di qua; 
a corro a Pasloro, a dar la boon<) nuo- 
K T« a qaella povera Agnese, e poi; e 
« poi . ■ '. Ma le, per disgraala, per di- 
•grasia che Dìo non Toglìa . . . allora, 
tf bota IO quel cbé farò , non so don 
a andrò: certo che , da queste partì, 
* BOD inj vedete più. ■ E eos) parlan- 
do, ritto in sulla aogtìa che mette*» 
nel caiap% gìrara il capo all' ièsà e ri- 



76 
nartlBTa coti Un mieto lU tnwwMl « 
di accoramento, l'aacora del wao pMW 
«be non tHera pt& teduta da butto lem- 
po. L' amica lo confortò di b«ioae f |ie- 
ranie, Tolle ch'egli prendewe un po'<k 
^oTÌiione da bocca per quel giomojlo 
accompagnò od pecsetto di ilrada , s 
lo lasciò andare con n»ovi aagurj. 

Bento prese la strada bel bello , ba- 
itandogli di portarsi il più presto a 
Milano in qnetla giornata, per entrarli 
il domani per tempo , e mettersi tosto 
alla ricerca ■ Il viaggio fii aenia Mici' 
denti ; né t' ebbe cosa che attirMW 
particolarmente i edoì igwirdi, a^TO le 
solite Riijerie e malinconie. Come ave- 
Ta fiitto nel dì antecedente , li Eerm^ 
quando fu tempo , in nn boscbetto, a 
refiiiarti e a prender fiato . Paua»da 
per Monza, dtnaniis ona bottega aper- 
ta, dov'era dei pani in mostra, ne cbie- 
se noa coppia, per non rimaner^ apro- 
Tedoto,adognieTentoJibottegaio,jnti- 
matogli di non eotrare^gli iteseiBur una 
picciola pala una scodet letta, con entro 
acqua ed aceto, difcendogli clic laaciaS' 
M quirì cndere i danari del precio, co» 
me fa fatto; quindi con certe molle (K 



p«i|M ; i'vn dope i' altre', ì doe pani, 
che -Renio si mi» od per tasca. 
■■ Sai 'far della ura , giiuise a Greco, 
senza perà lapcriie il nomei ma, tra on 
pu' di memoria dei luoghi , che gli era 
rimasta dell' altro viaggio, e il calcolo 
del oammiao fatto da Mon» in poi, di- 
TÌaando doTere eiiere assai presso alla 
cittÀfOBCÌ della strada maestra, per an- 
dar n^ oampì in cerca di qualche Ca- 
scinotto Aove passar la notte ; che con 
ostevie non •! voleva impacciare. Trova 
meglio che non cercava: vide aperta u- 
na callaia in ana siepe che [cingeva il . 
corlTIè'cruBa cbscIds; entrò a buon con- 
to. Nessun v'era: vide da un canto un 
gi^n portico con sotto del Geno alibar- 
cato, e a qaello appoggiata una scala a 

r'uolii si guardò un'altra volta tutt'al- 
intorno, e poi salì alla ventura, sì ac- 
comodò quivi per passar la notte , a 
prese tosto sonno, per non destarsi rho 
all' alba. Desto , si condoase carpone ' 
vewo r orlo di quel gran letto , mise il 
capo fuori, e, non vedendo por nessu- 
no, scese per donde era salito, uscì per 
donde era entrato , si mise per istra- 
duua, prendwido per sua stella pelare 
Tom. VI. 7 

...... .C„.>yk- . 



78 
il duomo; e dopo tin brcTÌMUDO «mii- 
mioo, renne a atucar lolto le mura ii 
Milana > tra porta orientale e porta 
^auTS, e ■Mai preaso b queita. 

CAPITOLO XXXIV. 



Rw! 



Lìspetto al modo di penetrare in 
cittì, Remo «veTa iateio coil ingrosso 
cfae v'era ordioe seYerisxinM di non U- 
■ciar entrare persoDa acaia bulletta dì 
■anitd; ma che in fatto ri s'entrara be- 
nissimo, chi appena Mpesae on po'ai<^ 
tarli e coglier tempo. Così era ; e U- 
iciando aucbe stare le cause generali , 
per cui, inqne'ternpi, ogni ordine era 
poco eseguito ; laaciaado stare le spe- 
ciali , che rendevano così nsalageroie la 
rigorosa esecuiioDe di qRe*to;MLlaiio si 
trovava ormai in tali termiiu, da nof 
federe a cbe giovaisa guardarlo, e da 
cbej e chiunque ci venisset poteva pa> 
rer piattoato non curante della propria 
■olutB, cbe perkoloBo «quella de' citla- 
dini. 

Su qnesle notiiie, il disegno dì Ben- 
so era di tenlere il passaggio alla pri- 
ma porta, a cui si fosse abbattuto; m 
i^ualcbe intoppo vi fosse, girar per dì 



?9' 
ruoti, fiochi ne trovnM un'altra di piji 
facile accesso. E «a il cielo (]uBnte por- 
te ■'irragìnevu egli che Milano dovei- 

Gionto itdiinqaff dìnanii alle mnra, 
ristette qaÌTi a guardar d'intorno, co- 
me fa chi, non sapendo dove §li torni 
meglio di rirotgerai, par che ne aspetti 
e ne richiegga qunlche indillo da ogni 
co». M», B dritta e a sinistra , non i- 
scorgera che dne peni d'una strada bi- 
storta,al dirimpetto, un tratto dì mara; 
da nessuna parte, nessuo segno d'uo- 
mini «i*enti : se non che , d'in sa aa 
hiogo del terrupieno, ai Tederà sorgere 
ona di'nsa colonna d'nn fumo scuro e 
craaeo, che salendo s'ullargava e s'av- 
Tol^evB in Bmpj glohl, sperdendosi poi 
nell'aria immobile e bigin. Eran vesti , 
letti e altre niasseriiie infette che sì 
brucinvano; e di tati irlstifalò se nefi- 
cera di continao, non quivi soltanto , 
ma per ogni lato delie mura. 

Il tempo era chiuso, l'aere grosso, il 
eielo velato per tatto da una nuvola o 
da un nebbione eguale, inerte, che pa- 
reva negare il sole, tema prometter ta 
pioggia; la campagna d'intorno, paite 



So 
inaolta • tatte vii» ; ogni Tardar* 
■manta, e né tuia gocciola di ragiad« 
■i lulle foglie paue e cascanti. Per i»- 
prappiù, quelk BoJltadine, quel silen- 
EÌo, £08Ì accanto a una gran nistaa di 
abitaiionì,agjtÌDgne*ano una noova co- 
•tarnaiione alla inquietudiae di Rj^nso, 
e rendevan più foschi tatti i luoi pea- 

Stato cosi alqoanto, prete la diritta, 
alla venlora , Badando , genia lapeHò , 
Terso porta If uoTa, della qaale , qaan- 
tunqun vicina, egli non poterà accor- 
,' geni, a cagione di un baloardo, dietro 
cui essa era allora nascosta. Dopo p». 
chi pastf, comincia a Tcoirgli airone- 
cliio DO tintinno di campanelli , che 
cessava e a ripeteva ad intervalli , • 
poi qualche voce d'uomo. Andò ionan- 
ti; volto l'angolo del bastione , gli à 
HOperse, la prima cobh, mila spianala 
dinanti alla porta, un casotto di legno, 
e tuli' usa ia,ana guardia appoggiata •) 
tnOBcbetto in una cert'aria stracca e 
trascorata : dietro ^a un cancello di 
stecconi, e in fondo la porta, cioè dna 
alacce dì muro, eoo una tettoia Ropr*[, 
per riparane le imposte; te qnali erano 



«I 

ipalancmte, eonM pare lo iportello del- 
lo steccato. Però, dinanci appooto alla 
opertdra, stava un trìito im pedi menta, 
una barellu posata in sai taolò, sulla .-' 
quale d ne monatti racconcia*aaa un po- 
Teretto, per portaroelo; era il capo d« 
gabellieri, a cui poco prima, s'era sco- 
perta la peste. Renzo sì fermò dove ei 
trOTaia, aspettando la Eoe: partito il 
convoglio, e noa compareodo nessnoo a 
richiuder lo sportello, gli parve tempo, 
e vi s'avviò io fretla;niB la gnardra,eou 
anraal pìglio, gli gridò:«olà!i>Sifermà 
egli sa due piedi , e , tallo d' occhio a, 
t^olui, catò un meMo docatone, e glielo 
mostrò. Quegli , o che avesse già -avuta 
la peste,o cbe la temesse meno che noD 
amava i meni duca toni, acce od A a Ken- 
xo cbe gli gittasae quello ; e , vistoselo 
volar Dubito a' piedi , so«nrrà:B *a' in- 
« naoxi prcstn.»Renio non se lo fece rì- 
petcri;; passò lo steccato, passò la por- 
ta ,!indò innanzi , senza che nessuno sì 
accorgeitse di lui o gli baditsse; se nonché, 
quando ebbe fattuforse quaranta pa«9Ì, 
intese un altro ■ olà » cbe un gabellie- 
re gli gridava dietro. A questo egli Te' 
visti) di non inteBdere,e invece di pur 



Tolgerti, studiò 11 piMSO. t OU! » grldd 
di nnoTo il gabelliere , con miu voce- 
pero (ìbe ìodìcava pia irocDiidia c^e rU 
Bolatione dì &rsi oVedire;e, non essen» 
daobedito, levò le spalle, e tornò nella 
sua cBBaccia, comeuomoa coi premes- 
se più di non accostargi troppo ai pas- 
seggìeri,ched'ÌDchiederBÌ dei fatti loro. 
La ria, dentro di quella porta, cor- 
reva allora, come adesso, diritta fino al 
canale detto il Naviglio : i lati erano 
siepi omnraglie d'orti, chiese econvea- 
ti e poche caie; in capo a questa via^ e 
nel metto dì quella che n di costa al 
canale, sorgeva una croce, detta la cro- 
ce di sant'Eusebio. E, per quanto Ben- 
to li gunrdasse ìnnanti, altro che quel- 
la croce non gli venÌTa reduto. Giunto 
al crocicchio che divide la via circa al 
mezEO, e sguardando a dritta e a sini- 
stra, scorse a dritta, in quella che si 
chiama Io stradone di santa Terrsa, nn 
borghese che veniva appunto inverso 
lui. — Un cristiano, finalmente! — dife- 
se tra sé, ed entrò subito per aoella via, 
facendo disegno di pender lingua da 
colni. Questi affisava pure e andava 
squadrando dalla lontana , con un tal 



83 
Dccfala adombrato, il forestiero che ai 
avansaTs; e tanto più qunnilo l'accorsa 
che, iDTece di aodaricDe pe' fatti suoi, 
veniTS alla «olla «aa. Remo, quanto fu 
a poca distanza, si cavò il cappello, da 
quel montauBTO rispettoso, ch'egli era; 
e, teoendolo colla sioistra, nii»e cosi il 
pagno dell'altra mano Del vano della te- 
sta, e andò più direttamente verso lo 
iconosciuto. Ma qaesti,itT«liinaDdo sii 
occhi affatto, die addietro nn passo, le- 
YÒun noderoso bastone che teneva, con 
un pantalfl in cima a foggia di stocco, e 
Tolto quello ella vita dì Eenso, gridò i 
( TÌo! via! TÌa! « 

■ Ohob? «gridò il giovane aneli' egli, 
■i coperse, e, svendo tott'altra voglia, 
come diceva poi, narrando la cosa, che 
di pigliare ona bega in quel momento , 
volse le spalle allo^scortese , e seguì la 
sua strada, o ppr meglio dire, quella in 
coi si trovava avviato. 

Il borghese tirò pare inoanii per la 
sua, tolto fremente, e gnardandosi 
tratto tratto dietro Ir spalle. £ sìanto 
che fa B caga , raccontò come gli era 
venuto accanto on untore , con un'arÌK 
umile t mansueta , con ana cera d'info' 



84 

ne inpottoi* , collo Matotino dell' im- 
ta , o il csrtoccino delU polvere ^ non 
era ben certo <jual de' due } in mano , 
nella tetta del cappello, per far^ il 
tÌPO> , a' egli non lo^iesae Mp«to tener 
lontnoo. « Se tni s'accoatava un pa«m 

■ di pia, ■ aggÌHRM , ■ l'inBlMTO 

■ addiriHura, prima che aieat>e tetmpo 
(■ à' aggiustarmi uè , il birbone. La 
« di»gi»riii lu elle eravanto in UB tno- 
n go coti appartalo; che ce gli era la 

■ meiBO Milano , chìamaTo gante, e 

■ gli fiicevo dare addosso. Sicaro cbe 
' gli troravano tjaefla acdenila po^ 
K cheria itel cappello. Ma ti da solo a 
R solo , ho dovuto esse^ eantento di 

■ precerTarmi, icnia riiicar di cercir- 

■ mi nn nalanno ; perdio un po' di 
«e polT^re è presto gittata , e coloro 
• lianno nna dejtreiza particolare , e 
« pM hanno il dÌBTolo datla loro. Ade»* 

■ so sarà attorno- per Milano: obi M 
« che strage fe ! » £ 6n cb^ tìssoi cbe 
tu molt' anni , ogni toIIb che si parli», 
■e d untori, ripete*» il sao caso, e s<^- 
f,ÌD^neTa : • quelli che tostei^ono an- 
'* Cora cbe noD era vero, nnn lo venga. 
K no n coniare a me : perche le ceae , 
i>ìf.>gna averle vedute. « 



85 
r Rcnto , loDtano dall' ima^Barai di 
che punto fosse «cainpato. e commoMO 
piA da dispetto: , che da paura , penn- 
TS, in canini inn odo, a quella accoglien- 
la , e a' apponeva bene a un diprcMo 
dell'opinione the il borgheie avera «□!>• 
cepita da' Tatti suoi j ma la cosa gli pa- 
reva così fuor dì ragione , che conchia- 
■e tra sé, dover colui essere un qual- 
che me»o matto. — La comincia m»- 
k , — pensava però: — par che ci sia 
va pianeta per ine , in questo Milano. 
Per entrare , tatto mi va a seconda ; a 
poi ) quando ci son dentro , troTo t di- 
apiaceri lì apparecchiati. Basta .... col* 
r aiuto di Dio ... se trovo .... se riesco 
a trovare .... eli ! tatto sarA stato nien- 
te. — 

Venuto appiè del ponte, To1tò,aenK» 
esitare, a siaistra , nella via detta la 
strada a san Marco, come a quella che 
Ali parve dover menare verso l'interao 
della GÌtti. E procedendo , cercava con 
gli occhi intorno , se potesse sc^^re 
qaalcbe creatura umana i ma altr^ non 
ne vide che uno sformato cadavere nel 
foantello che corre tra quelle poche 
case ( che allora erano anche meno ) a 



la via , per un tntlo di ewa. PMMto 
quel tratto, nilì certe grida , come chim- 
mate che pareian fatte a lui ; e , volt* 
lo Rgoardo in iu a quella parte dfiodc 
veniva il EUone , Ecorse , poco lontaiM, 
a un balcone d'una casupola iaolata,) 
una povera clonnB , con un groppetlv 
di fanciulli dattorna, la quale, ch'n- 
tnando tuttavia, gli accennava pur eoU 
la maiio clic ni (acease vicino. V accor-' 
se ; e quando fu preMo, ■ o qnel giova- 
te ne, » disse la donna: < pei vostri po- 
li veri morti, feto la tariti d'andtiFe ad 
« avvisare il couimiaenrio che aiamo 
« qni dimenticati. Ci beoQO obiiui ia 
K casa come sospetti, perchè-. il mìo 
« povero uofno è morto ; ci baODo ii^ 
•• chiodato r uscio , come vedete ; « à» 
« ier mattina , nessuno è venuto a por- 
H tarci da mangiare : da tante ore eh* 
(c son (^ui , Mun bo mai potuto travare 
« un crietiaite che mejla fecesse quest» 
K cariti : e quteti poveri inBoecDti 

•> Dì lame ! ■ Bclainò Benso ; • c*^ 
cinte le mani alle tasche, • eceo Meo,* 
«K^se , cavaodo i dae pan) : < ntancUtc 
■ già C[ualche cosa da pigliarli, a 



■ «7 
, ■ Oìo *e ne rancia merito: liipetUile 
, ■ un motneBto, > dnie U donna; e tu- 
ia ■ cercare un cane8trelh>,e mia corda 
, da ifento\at\o. come tèce. & Renso in- 
tanto sovvenne ili quei pani cbe atCTa 
IrMBti pr<>e«o li croce nell'altra lua 
entrata, e pensava: — ecco: I' è una re- 
•tkaii«ne, e forie meglio che se aTesti 
trovato il padrone proprio; perchè qui 
i feramcnte opera di misericordia. — 

■ Qunnta al commissario cbe dite, 
r la rata donna, » disse poi, mettendo 
i pani nel canestrello , * io non >i 

■ posso SFFf ire in nulla; perché, a dir 
« fa retiti , son forestiere , e non ho 
pratica di niente in questu pa^e. Pe- 
li rò|Se incontro quulche uomo uu poco 

■ donieitico«u>nano,da potergli parla- 

■ re, lo dirò a Ini. ■ 

La donna lo pregò che così facesse , 
egli.disè«ii nome della ila, ond' egli 
polewe indicBrla. 

■ Anche toì, ■ ripigliò Aento, ■ cre- 
ti do che potrete farmi nn terviiio, a- 
» na vera carili, tenia voslro ineom»- 
« do. Dna casa di cavalieri, di grnn sì- 
« gnavBcci qni di Milano, casa***, Bu- 
• preste issegnarmi dov« sia? n 

« So bene che la e' è queiU casa , » 



8» . ; . , 

f ispose la donna : « ma d»Tfl *»> ««■ «► 
■ so mica- Andandolo dent««j p«» * 
qua, un qualchtìduno che Te U insegoi | 
, lo troTerate. E ricordaleTÌ di tfrg'i j 
( auchedì uèi- » | 

K Non dubitate, ■ disse Ren»o,««»- 
dò oltre. 

A «gni passo , sentirà cnetXT* e »w- 
TÌcinarei un romore cbe già areva co- 
minciato ad intendere mentre era q»i- 
vi fermuadiscoiTcreinn romordiroo- , 
te e di cavalli; con uBosqniUar di tì^m- 
ponelli, e t'att» truttff «no scoppiar d» ( 
fruste e un levar di grida. Guardava n- 
nansi , »a oon vede»a nnlla. -^rfeiro- 
to allo sbotco di quella torta via, eaf- 
facciatofi alla piana di san HaVeo , la 
cosa che prima gli colpì lo sgraMo, fii- 
rono due travi «Isa te, con una «orda e 
con certe carrocole; e oon tarada rfeo- 
noacsre (di' eli' era cosa femigtìareia 
quel tempo) l'abominévole nwccbloa 
del tormentò. Era posta in quel lu«^0, 
e non in quello soltanto, ma in tati* U: i 
piane e nelle vie più spasiose, affiacbe 
idf^jutali d'ogni quartiere, mu>ili a 
questo d'ogni làQoltì più arlwtraria, 
-potessero forvi applicar» immedwl»- 



nenie chnmqae paresse loro meritero- 
Ifl di peiM , D seijnestrati t:he uscissero 
di casa, o minÌHlri rcnìteatiagli ordini, 
o chi die fosse altri: era uno di quei rì- 
medj imuoderati e inefficaci dei quali, 
■ quel tempo , e in quei inoinenti ape- 
cialincnte, si fnceva tiinta scialacquo. 

Or nientre Rpnto guarda quello stro- 
mento, pensando a cbe poGM essere ai- 
uto io quel laogo, e senteodo intanta 
•vTÌciBaTSi il roniorei eccu vede spnn-* 
tar dal canto della chteia nn uomo cfaa 
•ooteva un canipapella: era un upparì- 
lore; e dietro a luì, due cavalli, che, al- 
lungando il collo e pontando le eampe, 
tenivano Innanti a futica ; e ttraseina- 
to da quelli un carro dì moTti,e do- 
po quello on altro , e poi uu altro e 
an altro : e di qua e di là , inoiiuttì 
«Ite coste de' cavalli , afiVettandoli , a 
sferoate , a pucto , a bestemmie. Era- 
no quei cadaveri ignudi la pia par- 
te, quali mal ravvolti in leniiiolu cen- 
cìese, a m montica ti, intrecciati insieme, 
quasi an viluppo di biscB die lenta- 
mente li «voltano al tepore della pri- 
mavera; cbè , ad ogn' intoppo, od u)jni 
iGOUa, si vedefan quei mucchi funinstì 
Tmi. VJ. 8 



9» 
tremolare e qcoiap«g^ii*r*i bra^tam'*»- 
fp, « fpensol^rsi teit«, e chioma vcrgU 
i^bIì arroTeiciargi, e bracoia iTincoJftru 
e Intiere in sulle rpote, mostrando al. 
r occhio già inorridito come untata 
spettacolo pptera direnire an^or pia 
juiserakile e ditoneata. 

Il gioTsne f' era ratteouto hII' ango- 
lo della piana , aui^apto alla sbarra del 
canale, a pregnta intenta per qae'ioor- 
ti sconosciuti. Un atroce peDiiiero gli 
balenò in mente : — Forse Id , là insio- 
me, là sotto.... Ob, Signore! fate cbe 
non sia vero! fate cb'io non ci pensi!— 

Scomparto il treno fonebre , egli sì 
róosse, attraversò la piasu, preadendo 
la vìa inngo il canale a mancina , md- 
%' altra rsgÌ9ne della scefta, se dod cba 
il treno ^ra andato dall' altra banda. 
Eletti quei quattro passi tra il fianco 
della chiesa e il canale , vide a dfcslra. 
il ponte Marcellino ; V andò su, e, por 

3aeir obliqua stretto, riuscì in eontra- 
a di Borgo nuovo. E guardando in Dan- 
zi, sempre con quella mira , di trovar 
f]uulclieduno a cui citiedere ìndiri^o, 
yi<)e »ll' altro capo della vìa un prete 
il) Idj-setl^ j con LUI l>.utDiice|lo in nt^ 



9^ 
no; itartene io piedi. preuo an usdo 
Mcchloso , col capò chino e l'orecchio 
allo spìnglio; e poco di poi lo vide le- 
•nr In maoG a beaedire. Argomentò 
qoel eh' era in (atti, che finiue di con- 
iesiar quRlcheduno ; e dime tra ti : 
— qoeeti è il mio nomo . Se un prete^ 
in fontione di prete,non faa an po'di cff- 
ritirOn po' di amorevolezza e di grazia, 
bisogna dire , che non ce oe lia più ti 
questo nondo. — ' 

Intanto il prete^piccatoti dall'nicio, 
TCDÌTa dalla parie di Renzo, cammÌDan- 
do oot^ ^'an riguardo , n^l mezzo delU 
via. Renio , qoando gli fu ^ quattro é 
cinque paMÌ,sì càyÒ' il "òappello e gli 
iccecmò , che dMtderava parlargli , fer- 
naudoci nello steaso tempo , in modo 
la Tergi! intendere che non valeva ac- 
:ostai^lÌii troppo indisc reta mente. Que- 
lli si fermò pure , In atto di stare a u- 
iìre , pontando però in terra il suo ha- 
toneelld dinanzi a sé, come per farsi 
aTADti Un balua rdo. Renzo' espoie ' la 
sa domanda , alla quale il prete sod- 
isfece'j'non lolo con dirgli il nome del> 
I -ria dtove là casa era situata, ma dun- 
ogli atuAu , come vide che il poreret- 



to ne averi bliw^im , nn «a' d' Itinen- 
Tri» ; ìni1icand<^li cicti, a forca di dritt* ' 
e di mancine, di croci e di chieie, quel- 
le attre sei o Otto vie, cbe aveva a pu- 
»re per glugnervi. 

■ Dio la mantenga nno , in qoeali 
% tempi , e sempre , * disae Renzo: e 
mentre quegli «i moveva per andarcene, 
■ un' altra carità , » soggionse ; e gli 
disse della poiera donna dimenticata, 
Il dabben prete rìngraiià Ini dell'aver- 
gli data qaeita occasione di parure nn i 
soccnrso cocì TKcexaario, e, dicendo cbe 
andava ad avvertire a cui toccftva,!! 
Al partito. 

Renio , fatto an incbino , ai mOMS 
anch' egli, e , andando , cercava di fe- 
re a sé stesso nna ripetisione dell'itiae- 
rario, per trovarsi il meno cìm fom 

SMSJbile da capo a' dover doniandu*^ 
a non potreste immagìmtre come 
quella operaiione gli riuscine penoM; 
e noe tanto per l'imbroglio che «i fo- 
teva essere, qoanto per un DDOvo tur- 
bamento che gli s' era fetto neil'aninMu 
Qnel nome della vìa , quella tracci» del 
cammino lo avevan così messo aoaso- 
pra. Era k notisia eh' eglTàveva deai- | 



... .93. 

dfr^lvic.iuniftsla , tenw la ^uvle non 
pQ^a.tmti né ìnsiemA 'Con ewa |iU era 
stato dotto •osBclHtpotesK indurre un- 
gurio , non che Hospetto ,di sciagura ,- 
(nache è? quell'idea an.po'piA diatin- 
ta d' un termine vicwo , au<' egli usci- 
rebbe d'.«in gran dubbio, doie potreb- 
be Hentirti diri<: è viyaj a sentirsi dire: 
è morti^ ; quell'idea gli^ra venuta così 
fonie, che in quel momento e^h avreb- 
be amata meglio di trovarsi ancora al 
ItaiOid* tatto, d'eueraal priDcipiodel 
ivia^adi cui orinai tiX^cava la fine. 
Raccolse però l'animo a sé : — ehi! 



fura il Fa^EU> , come ha ella d' anda- 
re ! — Con rinfrancato alla meglio, 
seguì il^suoeaffiminQ, innltrandoai nel- 
la. città.. > 

QuaW città' e che è mai ora a ricor- 
dare quel cl»e ellu.fojsestal", nell'an- 
no anlAndenle , per cagion della fame ! 

fienao s' iiabatteva aftpiinto a passa- 
re per '«na delle ^rti pii!k guaste e pi& 
dialormate ; quella crociata di vie che 
si.cbinmaTailcarra&iodi port» KuOf*. 
( .Quivi «re allora una cr«ce a ca|,Tdel 
cittBOf e io prospetto ad essa , accanto 



PtioU , ttM vectrhia «Iumé oM tftola^klt 

Tieinato Ib fima àé «wrt«|p» e l'iwfciii^ 
tifàif cadateli ai»»emmBU,che i podw 
B^pratTitsnti erano «toti corretti » 
•goinbfare : ricche , mentre lo i^nirév 
del |»f8egg»fo rimane»* e»lpito im 
qoeir aspetto di solitudine e *iihb»- 
deiM> , più d' oo seiwo «r» troppo du- 
Ìj>ro«wiie8teeirtfppftÌB«r«ee«ii««nte | 
trffeao dai «egni e dalle retiquie MU | 
recente abitaiicnie. Sollecitò Romq i 
jiMri, riantroaodosi «oi pewaro ci» U 
uMa non dovwa ossere coal inciiM , • 
sperando che ,prim« di ^^e«>i> ti* 
Terebbe mutata , almeno in parèeì h 
•cena ; e in fatti, di ti a nrin molto, tim- 
ie\ io Inogo che pota*» por dnrav «itlà 
di Tit«nti-r ma .q4»le cilti Bi»cor«.,« 
^kli vrnnli ! Serrati , pw aoapetto» 
■ per tertore, tutti gli usei d»«B,Mlw 
quelli che foisero spalancati per'di» 
bitanento, o per invasione ; •(&»- ifr 
'«bioditti e asgg^Uti al di fvoii, per «- 
Mr muIIa case niort» a inferma fieni» di 
p«ltc ì' akrì segnali d' una ciTKX tinta ! 
mtcìirbone, per indliio ai «MiHrttiyM- 



■ère^'wnti' da •raii4tiat.il koUq.j^ 
aUn^SMDtB <tealtrtaiDatirMoando'GN 
rii'ftpna troni» piattottoqiM obe U^wt 
qnaèdiff coBmÌMMÌ» della mdìU a . aJU 
trt> vfieUIft , obo rnmae «alnto en|pip 
gli ordÌBt , o bn an'angh^ria, P«r tut» - 
to*tnccì, fiiMÌatiiTe uniose, atrania 
amniorbab), ovest! ,o lennMJa gitU" 
te dalle finestre ; hWalta corpi , » «m- 
DÌmati di tubito ncUa via , e latciati 
quivi 6n eb» Bnoarro paiMua, da raofc 
coirli ; o (dmoctulati dai cairi aiodflir 
ini,og(ttati por dalle fineitre; taat» 
I' inMrt«p« e l' impervanar del dÌMitra 
' aveva ioBalvaticbiti gli animi ftdiveu»,. 
tali da "O^i cara di pietà , Ida og/iì jj- 
apetla lacìais ! Cenato da per tutto o- 
gai BtrVpilo di offieiae , ogni romor di 
CBmoue-, ^ogni grido di venditori, 
i^Di favellio di pwueggieri , ben r*- 
do Hraohe qaeliilensio di morte fotr 
•erotto da altro cbe da-frasore di car- 
ri funebri , da querÙDonie di pezaenti,, 
é» gaaì d' infermi , da urla di IrnetJel, 
da TOcifinar di monatti. All'alba, al 
mefsodì , alla sera , ana campHna dal 
daamo dava : il wmo di reoi^r certe 
preci'praforte d)ll arcìwscovoj: a qnd 



9&... . ■:■. , . : 

»llirw..elii«iei e ^iJloTa, «tratte .re^Utit 
parsane fsrii alle.GoMlK , a ^«guniia 
coMUM ; awr«ta iattm> «n bisbiglio ^i 
TACI e di guniti , che spir»v« una. lei- 
stBua tnista pui«di qaelt^ . conforto- 
Morti a qocir orA forw i doe t«ni 
de'cittadÌBÌ,. Disili o . Iu>sveati om 
biMnO' pvirte, del >c*to , ridotto preaso 
ebe a niente ìt' ccncorio. i»\ di Ìw>r» t 
dei podvi cbc «odaTWno Btlmfno, non W 
DBMF«bbe per HVTeatom* ìbdd Ihd^ 
cireoila , saontrata oit solo in. cui non 
apparisse qualche oosa- di strano a di 
baiUnte pcn se a Jan argomento d'una 
Ernesta lautaiioae dì caM> Si vjedjewBB 
gli uomini più quilificoti, Sodes «apfi* 
Hèupanteilo, parta (illoraieswaxìntisiM 
mii d' <^i cÌTÌIe eblùgli amento ; sansa 
sottana, i preti, i. frati ,s«nEB ^ocaUsi 
diwiesw in somoan ^ni maoiera d'alH- 
to cbe pot««M cogli STolazù toocar 
qiwlcbe coM, o dare ( il cfae era pii te- 
muto di tutto il reato) agio agli ante»- 
£ Caor di questa curad' andar succiod 
c riitretti al poasibile, negletta e disac- 
conci Ogni persona ; luqgfaa le barite 
diquelli cbe osavano portarli ~ 



97 
te a anelli th» sTevtBO< hi eostiune di 
nderle ; hinghe pure« incolta le capi- 
gliature , non solo par queUa tnMU- 
nma che tiosee da no invecchi*!» ab^ 
battimento , ma per euer direnati fo- 
Bjietti i barbieri, da che era alato praao 
e. condannato , oosae nntor fentoio, i'an 
d' et6Ì,Giangiiconio Uora : nome che , 
■per jgran tempo dappoi, ietbi um ce- 
Ic^briti municipale d' infamia , e ob m«- 
riterebhe una ben pia difiara a perenne 
di pietà. I piA tenevano da una ishoo 
«IR bartonfl , qoale anche nna pìrtola , 
peraf«ertimentoiBÌnaecioao« cniate»* 
He volalo apprewarai di aovercbio; diti- 
l' altra patUglia odorate o pelle di me- 
tallo o di legno traforata a ripieM dì 
spagne imbe vote d'acieti medicati; a 
le andavano tratto tratto apuraisando 
al naso, o ve le tenevano di 'continuo. 
Portavano alcan! appeaa ai collo nna 
boecetta con entro un po' d' argenta 
vivo , perroaai che quello aveate virtJi 
di aiaorbire e di ritenere ogni effluvio 
paati lentia le ; e ereran poi cara di rin- 
novarlo di tempo in tempo. 1 gentiloo- 
mini, non tolo percorrevan le vie aenas 
r UHtq corteggio, ma ai Tederano cMà 



. .C,>.>yk- 



9^ 

itfia gfóttm ai attbneoift andar -pró*^ 
denda la cose aecemrie al vitto. Gii 
Rtnicì , qnand* far due ai •Contrasaeit 
TÌT*BtJ per vìa , ti talalavaDO da len- 
ta nò, eoa cenni faaiti e frettolosi. Ognn- 
no, in camminando, aveva da lare assai 
a acansan i aoiat e moftiferi inciampi 
di cho il (nolo era apario e dove anche 
affatto ingombro ; ognono cercava di 
tener» il meteo della via , per timore 
d' altro fiiatidio , o d' altro pìft fbneata 
peso che poteiae vanir giftdallefineatre; 
per timore della polveri veoeGcfae che 
ai diceva eiser sovente &tte cader da 
qaelle lai paueggkri; per timore delle 

Pareti , che potevano esser unte. Coli 
ignnrania , licnra e cauta « contrab- 
teitipo, ageiugneva ora angnatie «Ile 
angnstie, e dava falsi terrori in compen. 
•o dei ragionevoli e ialotari cbe avevi 
4olti da principio. 

Tale era ciò cbe di meno defornae e 
di mea conapaasionevole si mostrava 
attorno, i lani, gli agiati: che, dopo tan- 
te imagìni di miseria , e pensando a 
quella ancor più grave, per cai ci resta 
a traBGorrere, noi non cìfermeremo ora 
a dir qual/otsa la viata degli a 



ball citB W atTMcitiarMK) o giBoe^Qo 
per le vie, dei megdicbi , dei Faociulli , 
delle donne.Elb era taie^cbe il rìguM--. 
dante poteva trorsre come un dtipera- 
to conforto in niò cbe ai lonUni «d ai^ 
posteri appare a pH ola gjiuiU oome ik 
colmo dei mali: nel pcniare, dico, nel 
vedere quanto <|uei t i venti fcMMlro fi- 
dotti a pochi. ■, 

Per m«uo a ,que(ta desolasìono <tT»- 
Ta Renio fattagli una baoDSpart» del 
suo oeain>ino,.^Qando, discoitoictuior 
molti paui da una via nella qnale egli- 
aveva. a volgere, adì renìr da qaèlla on 
vario frastuono^nel quale ù faceva di- 
scemere qael aolito on-ibile tintinnio. 

Alt'ingreuo della via, ch'era no» del- 
le spaaioge, Ti iconèBel metto quattro 
cani fermi , e come in nn mercslo di 
grani ai vede on andaree venire di gen- 
te) W> caricare enn roveiciar di .sacchi;: 
tale era la pressa in quel luogo iinoa«tlÌ 
che ficacciavanODeltecaMfmanatti^cbe 
ne nscivBDO, con nb pe<o<in m le-«pftl- 
)e , e lo ponevano tu l'oBa o an l'altn» 
cafOi Biconi culi'aaaiia del color votoo, 
altri senMqnel distintivo', malti con 
UBO oacor più ódiou, peonaccki s «hfr- 



pi 4ti wrio eolow, dbe ^tiegli «jta^fa. 
ti portn&Bo, come a dimoitraxìone dì | 
festa, 1d tento fNiMìeo lutto. Da'qaalclw 
fibertra Teniv* trattatnno una voce lu- 
cmlve:<' qua monatti!» £ con Boono an- 
cor pii sinistro, da qnet tristo bnlicsDie 
•«eira «n'flsprB foce «U risposta : ma. 
* desfr'kdeeuo ! » O**ero erano lamei». 
tanse di Ticini , istame di hr presti^ 
alle quali! monaCti vispoadevaoo cqq 
Jiertemnie. 

Eatmio nella vìa , ^enso stadian il 
pHso, cercando di non goardar quegllo- 
gombri ,ae BOB qsBnto era necessnrio 
pw ÌMUnurli ; qaindo Ìl suo sguardo 
ragantesiabbattè in sn oggetto di |He- 
ti singolare) d'uns meti obe in voglia Ya 
Vaniuw a contemprarloi talché ^li li 
fermÀi qQsaì senM aTerlo rìiolnto. 

Seende*a dalla soglìail'an di que^ì 
-lUoi, e feniva interso il convoglio una 
donna , il coi aspetto annuosiaTa una 
già* incssa avansata, ma non trascorts; 
e-TÌ trasparirà ana bellBita Telata, e 
«ffuBoaiU , ma non guasta , da ddk gran 
p«na e da nn langDor mortale; quella . 
balleasa molVe a un tempo • maestota, 
dsf bt'illaDeJ fanguelooHMrdo.L'andar j 



•oo èn fiitieoto , m orni cticanta; gtt 
occhi non daviBo lugrims, «h por- ' 
ta*an wgno di averae Unte ▼ariate; 
v'ero in quel dolore an non to Ab di 
pacato e di profondo, che indicava on'a- 
niina tati» ~ consBperole e presente a 
sentirlo. Ma non en it at^ tuo aspetto 
che, fra tante miserie, la MgBMM onsì 
parti co tar mente alla commi aeraci odo, a 
raTTÌvaiie per lei quel MBtiioento o-' 
mai stracco, ammortito nei cuori. Te^ 
nevasi ella In fra le braccia ana tàBoÌBl- 
letta di forte nore anni , mwta ; nu 
, compbita, acconcia, con le chiome di- 
, TÌse io su la fronte, in una veste bianca) 
mondissima , come Be ijaalle maat l' a- 
TflMcri) ornata per una festa promessa 
da tonto tempo, e conceduta inpremn^ 
Jiè la teneva a giacere; ma aorretU, a^ 
settata in «u l'on braccio, col petto ap- 
poggiato al petto, come cosa TÌTa;se 
non che nna manina bianca a gaisa di 
cera peniolava da un latd con une tale 
inanimata gravasEa, e il capo posava 
snll'omero della madre con on abban- 
dono più forte del sonno -. della madre, 
che , sa anche la soniiglianza di quei 
volti non ne avesse fatto lìédej' 



di quei 
l'avrabba 



dettQ cbiaramenta quello dei iae «be 
(lipiagevB ^aeor» an sentì mento.' 

Kdecoonn Inrpe moabita ■vTÌcÌnai> 
ai alla dovaa, e far viltà di torre Ìl pa- 
- W dalle tao braccia, ma para con ona 
■pBcied'iiuolito rispettg, conanaeti- 
taiions ÌD*oloDtBria. Ma quella , ri traea- 
dosi alquanto, in atto parò cbe non ino- 
■trara uè sdegno aè dispregio, ■ no ; m 
diìSe: ■ non la mi toccata per ora; drg- 
« ^o riporla iosa quel carro: prend»- 
•cte. uCosi (lÌcGDdi>,Bpersa ona mano, 
nostro una borsa e la lascia cadere in 
quella che il monatto le tese.Posciacoih- 
tinuòia pronvetteteuiidi non torle nn fi- 
« lo dattorno , né di lasciar cbe a|trì 
ce s'attenti di brio , e di porla gotlevra 
tt così. » 

Il mooattori recò la destra al petto;in- 
di, tutto premuroso, e qosSi ossequioso, 
piùp«lnuo*asentimento,ond'era come 
soggiogato, cbe per la insperata merce- 
de, s'afiacceudò a far sul carro nn po'di 
plaiu allapicciula morta. La doau > 
dato a queste nn bacia in frontt, la col' 
locòiii, come sur un letto, ve Iaconi 
pose, *i stese sopra un panno lino c^- 
dido, e disse le nltiine parole: a addio, 



io3. 
•I Cecilia! ripon in pscel Sta «e» -rer- 
a ramo an«M noi , per rartar sempra 
« iniieme. Prega inUnto ptr noi , ch'io 
• pregherò per tee per gli altri, m Poi, 
rivolta dì naoTO al monatto , ■ toì , • 
dÌM6. ce ripaesasdo di qui in rat reipro, 
« salirete a prender me pure, e'non me 
•■ «ola. » ' 

C<tti detto rientrA in casa, e dopo an 
istadte, comparve alla fioèitra, tenendo 
in braccio tùi'altTa pia tenera lua diiet* 
ttf , liva f ma coi legni della morte in 
volto. Stette a contemplare quelle cmì 
iodegne esequie dell» prima, fino a cli« 
ìlcarro *i moste, finche rimale in viltà; 
poi aparre. E che altro ebbe a faie, le 
non deporre sai letto l'unica cbe le ri- 
naDefa, e corcaraele allato , a morire 
insieme ? ; come il fiore gii rigoglioso 
Ip su Io stelo cade in no col fiorellino 
ravvolto ancora nel calice , al passar 
della falce cbe iiggoa glia tutte l'erba 
del prato. 

- a O Signore ! w sclamA Renio; ■ »- 

« saoditela t pigliatela oon Voi , lei • 

« quella soe creatarinn : hanno patito 

, «'uifaast«nn! hanno patito abbasUn- 



io4 

Bìd venato ia quella o 
eo1itre> e mentre cerca di ridoni ■ m»- 
moria l'itinerario per trovare m.bIU 
prima via abbia a volgerete se a drilU 
o a manca, ode anclie da poesia renirc 
on altro e diverso «trepito, on abou 
confoso di grida imperiote,di Bochi !&• 
menti, di guai languì , di sìnghiow fa* 
minili, di garriti nticiulleichi. 

Andò oltre, con in cnore quella ao- 
lita trilla e tcnra aspettai ione. Gìonto 
al crociccbio^TÌdeda una benda nna toF- 
pia confusi) cbe veniva innaou;cù teib- 
ne IV Fermò, &n ch'ella fosse passala. 
Era una condotta d'infermi avviati al 
laùeretto; alcuni cacciati a fona , re- 
■iitenti in vano , gridanti in vano cbt 
Tolevano morire sul loro letto,e riapoiw 
dendo imprecanoai impotenti alle be- 
stemmie e ai comandi ilei monatti cbe 
li guidavano ; altri cbe marciavanA io 
ùleoiio , aenia dolore che apparisM^ 
Berna speranza, come insensati ; ctoan* 
coi pargoli ÌD collo; bnciulli apareata- 
t! dalle grtda,da quegli or^ni, da qneU 
la compagnia, pia che dal pensiero cob- 
fato della morte, ì quali ad alte strida 
imploravano k madre * le « ' 



. .C,>.>yk 



fiAte.e d) rnglars nel noto soggiorno. 
AU fifone la madre, che e«si credeT»- 
tMd'avn-UtciiitH dormente Bui suo let- 
to, ^ l'era gittata oppressa tatt'stl un 
trailo dal morbo, priia di aenap ,. per 
CSMT portatasuran carro al latieret- 
te, o alla fossa , ne il carrp giungerà 
piò tardi. Forse, ob sciagura degna ^i 
iagrinieancorpiiì amare! la pia il re tut- 
ta occupate de'sùoi patimenti ai K.tavA 
dimentica d'ogni coaa, ancbe dei figli j 
e non aveva più cbe un pcniioru: di mo- 
rire In riposo. Pure, in tanta confuMo- 
oe, ai Te4e*a ancora qualche esempio ili 
:K>itantn,e di pielà: genitori, fratelli^ 
ìg}i , contorti , che lostencTano ) cari 
oro, e K accompagna vano con parole 
li conforto; n^ adulti soltanto, ma gar. 
;onfelli , mn ranciuNette che fdceyaoa. 
corta a'fntellini piìk teneri , e , con^ 
£f)tM e con miierieordia virile, li con-. 
ortavBoO adeasere obedìent.i,li agsica- 
avano clie s'anda.va in luogo ove altri 
vebbs corti di loro per farli guarire. 
In meno alla mestìzia e alla tenerez- 
n ditali viale, una sollecitudine bctf 
■abwta atrigneva più da presso e tene- 
«-«•tpeso u DOBtro vìaDdaiite. La caaa 



Jotcta ew«r U sicìna , e <Ai & Ae In 

quella gente, Ma pasuta tutta' Ik 

torna ', « cessato qnet dabbio, H to)w 
ad un monatto che Teniva dietro, e gli 
doraandè deJla via e della casa dì £» 
Ferrante. " In malora; tanghero, „ fa 
ìà riapoata che n'ebbe. Rè si curò di re- 
plicare ; ma , scorto , a due passi , va 
coitiHÌHaviocbecbìudeTa il conrogin, 
eareva cera so po'pìù di cristiano, fece 
• luì la stessa domanda. Questi, aceen- 
uando con un bastone ta parte donde 
VenJTa, disse: „ la prima GonCrsda « 
" dritta, l'ultima «ata da nobile ft waà- | 
" stro. TI 

iCon un nuoTO e più forte rimeso»- 
lamento in cuore , il giovane tir» coU. 
E' nella tì>( discente tosto la casa tra le 
altre, più amili, e disadatte; sisppresn 
aUa p^rta che é chiusa , pone la rnana 
«1 martello, e ve la tiene sospesa, eoo» 
in an'uriw, prima dì cavarne la polina 
dote fosse la sua vita , o la sua morte. 
Finalmente alza il martello , e <1Ì na 
picchio risoluto. 

Dopo qualche momento , s'apre m 
pe'di finestra; vi compare una doima a 
br capolino , guardando alla p«cta coi* 



107 
QM wn ombróu chcKmbndirR'Uo. 
naU>? malandrini ? coouqìh^ ^utM 
ri}dJ«vtili7 

« Quella lignora^udu» in WuìiMiaa) 
«on ▼()<:« non troppo sicura : ■ ai.i»tii 
« 'qni a servire una giùTane fanta ^dt* 
« na nome Lncial • ■ ■ ■', 

■ La noD c'è piti; and«te,»rifpoM ìi 
donna, facendo atto di chiudere. 

•■ Co momeDlO) per carile! Ina mw 
« s'è più ì Day' i ella? > ' 

« Al latteretto ; » e di nuovo vole-n 



■ « Ma DomomentOiperaoior dalcia- 
■c lo ! Con la peste ? » 

« Già. CoM nuova, ehi Andate.-» 

« Aipetti, eh! era ella malata molto? 
« Qoanto tempo è . . .m 

Ma intanto la finestra fd tidvm da 
Yero. 

ccQuena lignora ! qàelia lìgnora '. 
• ona parola, per carità! pe'anoi powe- 
« ri mortil'Nocle domando mica niente 

■ delsaoiobèJuMa gli era come dire al 
loaro. 

-Afflitto dell'annuncio, e iliuito del 
tratto, BeDso afferrò ancora il martel- 
lo, e, cosi appoggiato alla porta,-)«'«n- 



To8 
dira Btrignende « •toraonda iwll* n*^ 
no , lo aliRTa per {iio«hÌBE di, j»«ot* 
alta diiiperatH, poi lo teiMTa loapesoA 
qoeita agitaiione , li tolse pev ■od«re 
•e mai gli cadeiM Mtt'occhìo qtaaloh* 
Ticino , da cui fora aver qualabn ^à 
diocreta iiiformaiinne, qaaiclie indirii* 
so,(]aBlchelume. Ma la prima, l'iiMca. 
persona che scorte fii nn'aJtr* danna , 
discoste forienn Tenti pBaBÌtUqan)«,eoB 
un Tolto che eipriuaTa terrora,adio^ 
impazieiiftaemaliziiifCanccrLiocchitra- 
Tolti che ToleTono insieme |;uaTdKT lai 
e gaardar I od (ano, spalancando 1« bocca 
come ÌD atto di gridare a più noa |h»* 
«0, ma tenendo anche il rMpìro, soUe- 
TBndodue braccia scarne, alInngaDdoa 
ritirando due mani grinte e anÙmmÈt., 
come a'ella IraeaM a aè qualcbe oom, 
daTa manifesto segno di ^oler chianwr 
gente , ia modo che tu qaalcbedaoa 
non te ne acoorgeue^llo aoonlraraJrJfc 
gli sguardi, colei, fattasiancor più bnU 
ta, trasalì come perawna sarpreaa. 

■ die diamiao .... ? n coniinclnTC 
Benso , letando pur le maoi Tcrao la 
donna; ma questa, perduta In. aperaa- 
sa di poterlo iiir coglien alla jproi»- 



ICQ 

«late, iuéi fcappare 11 grido che a*e. 
vacompreuo fino allora: ■ l'untore! d<^ 
gli ! dagli ! dagli all'ontore ! ■ 

« Chi ? io I ah bugiarda strega ] ta- 
« ci I), » gridò Renio; e die dd balco 
■lU Tolta ai lei, per impaDrirla a farla 
tacere. Ha ■' accorie in qoella di dover 
piuttosto pentare ai caai suoi. Allo 
■trillar della donna , accorrerà gente 
dalle doe bande, non la turba cbe, io 
nn caio aiinìle, ai tarebbe fatta tre me- 
li prima ; ma troppo più che uob era 
Si kiaogoo per iHcbiacciare un uomo. .' 
Nello atetao iatante a' aperse dì nuovo 
laf finestra e quella medesima icortese 
^i poco inoanai vi si mostrò questa toI- 
t» in pieno, e gridara anch' essa: ■ pi- 
■ fatelo, pigliatelo; eli' egli ha a ef- 
1 aera on di qoe' ghiotti che vanno at- 
( torno a ngner le porte de'gHlaotao- 
nini. » 

Reato deliberò in un balena essere 
niglior partito sbrigarsi da coloro, che 
'tioanere a giustificarsi ; ^ttò l' occhio 
li qua e di li, da che parte fossa man 
Mtpolo ; e da quella la dette a sambe. 
dibatta eon un nrtone uno che gli sbar- 
mva U sUrMla; con on gran ptmzone nel 



petto fe'dare addietro otto « flioci jwaà , 
UD altro cbe gli accòrr«ra incontra ; t 
TÌa di galoppo, col pog&o in aria, ttrct- j 
to, Doccfaìul^i, a ordine per elii sltri gli 
Ibsse venuto fra' piedi . Xa ria dìnliDM 
•ra sgombra j ina dietro )a «palle Moli' 
va egli ritonarli pia e ptA forti alt' o- 
reccliìo qnelle enda amaro : « dagli! 
■ dagli! 1 untoreTi ■ KotÌTa app^eMBrlì 
il calpestìo dei piA «eloci ad ìnieguirta. 
L'ira divenne rabbia, l'aogOMÌa ai Can- 
giò in dia peraji ione; gli ai fece fom« no 
velo dinanzi agli occoii dì8 di pìglio al 
' suo coltellaccio, to ^fodcrd ,' teons ti 
piede, torse la vita, Tolse indietro il vi- 
do più torvo e pift ^affisKO vhe HvetM 
ancor fatto a'saot dì; e, col braccio teso 
brandeoilo in aria la laiuD' laGcic«Bla , 
gridò : ■ chi ha cuore , venga inoami , 
<i canaglia ! che l'ugnerò io da tccd 
« con questo, a 

Ma , con luaraYÌglia e con on anti- 
mento confuso di consolaiione, rìde «fai 
i suoi persecutori ■' eran gii femaati , a 
qoalcha dislanEa , come eiitanlì, e eh», 
urlando tuttaria, fscefano oelle mani 
lerate, certi lor cenni daapilf'itati, eonss 
a gente lontana dietro a lui. Si torna a 



TolgfiTt, «cene dimati a lè, « naa mol- 
to SUooito , ( chi il gran tarbameoto 
non M lo •TeTs lucisto Bscorgere no 
i^tanifliito prima ) un cnrro che b' arai^ 
cava, aoii Dna GU di qie' loliti carri 
fuiierd,col «olito aocoinpngaBraento; e 
• I di.U DB altro drappéiletto di gente 
ebe «Trebbe par volato dare addotso 
dal «nato nio ail'aatore, e prenderlo in 
mauo ; ma erano Bnch' essi rattenuti 
dall' ÌRtpediinento medesimo. Viitosi 
coiì tra dne faocbi, gli cadde in niente 
che ciò. ctie era di terrore a coloro, po- 
ta*» eMsre s lai di salute; pento che non 
Era Umpo da far lo schifo; rinfoderò il 
:oi tei laccio., si traue da canto , ripigliò 
t> corta inverso i curri, passò il primo, 
irriso .nel «econda uo Imono spaiio 
Inombro. Toglie la mira, spicca an tal- 
,o i è su, piantato sul destro piede, col 
ioi^tro MI aria, e colle braccia aliate. 
, ■ Bravo! braTo! >t tclaoiarono ad una 
roce .i monatti , alcuni de' quali segui- 
'«no il cooro^io a piedi, altri eran te- 
luti ral oarri, altri, per dire la orribile 
pM oom'alla era, saderao sai cadaveri, 
riac«nd'>'d' un gran fiascone che auda- 
■ in giro, u Bravo! bel colpo! u 



112 . » 

« Sa Tcnatoa noetterti nUo la prò- 
a lesione dei monatti: h omto d'esser» 
« IP chietR , » gli àiue un di due die 
itatatio sul carro dof'egli l'era gitUbh. 

I nemici, all' «ppreiiar drf treoo, ■- 
▼erano , i pi6 > '«''e te «palle , e se oe 
tornavano gridando pare, n dagli ! da- 
a gli! r untore ! a Uo qaalchedaao ai 
ritraeva più lentamente, «mando trat- 
to Iralto , e Tolgfindoii con on digri- 
gnar di denli e con gwti di mmaccia a 
Remo ; il q>i«lc , dal carro, riapondsn 
loro dibattendo le pugna Ìd aria. 

« Lascia K.re ■ me , » gli disse ob 
monatto; e strappato di doaio a un ca- 
dayere on laido cencio, lo rannodi in 
fretft , e presolo per un dei capi, lo «1- 
BÒ, come ona Bondaj verso qaegli orti* 
nati, e fe'»iala"3ì lanoiarlo, gridando: « 
ff aspetta , canaglia ! » A ^osll' atto, 
tolti dleder di toIU inorriditi ; e R«»- 
xo Don vide più cbe schiene di lùiniàr 
e calcagna cbe ballavano rapidameots 
; per aria, a goisB di gnalchiere. 

Fra i monatti si sollevò un orlo dì 
trionfo, ano scroscio proi^ltoso di risa, 
(ui « ab ! » prolungato , come per ac- 
com pacare qoells fuga. 



« Ah -ah ! T^ ta te doì Hppiaino 
« pratBggere i galantuomiot? » oÌMe » 
£oDxo qael idonstta: « vai pi& noa di 
•e noi cne centordt<^e' poltròoi. u 

ce Certo, pouo dire cb'io ▼! debbo la 
n TJta , a rispoa' egli : « e ti rÌDgraiia 
M di tatto cuore. » 

a Niente, nìenle, » replicò il moiiat- 
■ ta ; tu to meriti : si rede che sei un 
« bravo giovane . Fai bene a aaiere 
ce questa CBiuglÌB : ugnili , estirpali co- ' 
ce itoro, che non valgono qualche cosa, 
«( se noQ quando soa morti j che , per 
ce mercede della vita che facciamo, ci 
ce maledicono, vanno dicendo che, d- 
u nita la moria, ci vogliono fare impic- '.' ' 
(c car tolti. Hiyino a fioire prima essi 
ce cbe la morìa) i mooatti hanno da r«* 
ce star soli a cuntar vittoria e a sguu> 
m tale in Milano, u 

« VivH la niprìit, e muoia la marma- 
cc slta!'>sclamò Paltroj e con questo bel 
brindisi, si pose il fiasco a bocca, e, te- 
nendolo con ajnbe le mani, fra i trabal- 
li del carro, fé' nna tirata, poi lo porsa 
a Banto , dicendo : « bevi alla nostra 
« salute.» 

a Ve l'auguro a Latti di baon caore,<* 
Tom. VI. IO 



dine nonu! » ma non bo lete ; non ho 
ti proprio TOglia (ti bere in questo mo- 
li mento. > 

« Ta h>i ivato wia bclU {Mara , ■ 
n quel ehepare , m dine il moaatto': • 
« m' bai oer» d' on pater' Bonto ; to- 
« glion estere altri riti a fn l'antore. > 

« Ognuno s'iDge^M come paò u di»- 
■e l'altro. 

« Dammelo qui a me, >• ditte im di 
quei cbe T«iivano a piedi, di costa al 
carro : ■ che vogUo' berne ancit' io un 
K altro torso, alla talutedeltuo padr»- 
■X DJ, cbetitroTa qoi io questa bella 

■ compagnia .... li, U , appunto , m- 
a pare, in quella carroiznta. » 

'£, con un tuo atroce e maladetto ghi- 
gno, tfegnoTB il carro diuansi a ideilo aa 
cui «tata il porero Reuso. Indi, «a>mp»- 
cto il f'ita a uu atto dì iHieti ancor più 
bieco e fellonetco, fé' un inchino di 
quella parte, e rìpigliò : ■ si contenta, 
« padroU mio, cbe un povero meoat- 
* tuccio asMggi di quello della Giiacan> 
« tina? VeJe Dene:ii fa certe «ite: «am 
«'quelli cbe l'abbiam metta in carroi- 
< BQ,per inenarla ia TÌlleggiatnra. £' 

■ poi, già a loro aìgoorì il vioo 4l male 



ufi 

n jwr poco: ì pAnrì monatti Imo boo- 
« noatomaco. » i 

E fra la riaat« de'compagni, uAtt il 
fiasco, la aollevò, ma prima di bere, lì 
<rolM a Renso, gli Bmo gli occhi in vol- 
to e gli diaae, in una cert'aria .dà com- 
pàsMOoe spreziante: ■ bist^a cbe il 
« diavolo con chi ta hai fatto il patto , 
a sia ben giovane; che, se non eravamo 

■ Doi atalvarti, egli ti dava un beli* 

■ alato. » E, fra un nuovo icratcio 
di risa , ai appiccò il fiasco alle lab- 
bra. 

a E noi? ohe? e noi? » ai -gridò a più 
voci dal carro che precedeva. U birbo- 
ne, tracannato quanto ne voUe, conte- 
gno a dne matii il gran fiasco a qnegli 
altri snoi simili, i qnati se lo andaron 
trasmettendo, fino ad odo che, votatolo 
lo ioipagnò pel collo ,' lo rotò in aria 
nnf) e due volte, e lo stagliò a fracas- 
sarsi in snlle lastre, gridando: ■ viva la 
t moria! li IHetro a qneste'parole ioto- 
nò ana loro canzonacela; e tosto alla 
toavoce s' accostpagùarono-tatte le al- 
tre di quel turpe coro. Laoantileoa in- 
female mista al tintinnìo de* campanel- 
li, al cigolìo^ allo scalpito, risonava Del 



ii6 
Tato sifea^wo dalle vie, •, rimbombni- 

do nelle caie , elrigneva amaramen. 
tt il oore d« pochi che ancor le aUta- 
vano. 

Ma che Don pnàaile volte venire in 
acconcio? che non poò parer buono in 
qualche caio? La stretta d'un momento 

Iirìmn aveva renduta più cbe totlerabi- 
t a Renao la compagnia di qae'inarti t 
' d que'vi*i;ed ora fu alle sue orecchie 
natica, sto per dire, gradi tB,qaellB che 
Ja toglieva dall'intrigo di anataleco»- 
TErsBÙooe. Ancor metzo trambasciato 
e tatto •oi«>pra,rìnKraEÌBTa inlantoalla 
meglio in cnor imo la Provideosa, del- 
l'euere scampato d'nn tal pnntottens» 
ricever male né fame ; la pregava cbe 
lo BÌntasMora a liberarsi anche da'sam 
liberatori; e dal canto suo, stava ìa soli* 
•Tviio, guardava a quelli, gnardava alla 
via, per coglier tempo ai admcciolar 
ffiù quattamente, Bensa dar loro occ»» 
sione dì far qualche romore , qvalcbs 
scandalo , che mettesse in màlìù* ì 



Quaod'ecco, a jma volta di caato,^ì 
parve di riconoscere il luogo per don 
si trOTuva a passare: badi più attenta- 



nirate, « U rìcortoUte a'piA cn-ti aegni. 
Sa|>ete dov' era ? Sul corso di {Wr(a O^ 
riràtale, ». quella yìb, per cui ara 've- 
nato atiogio e tormto in fretto, circa 
venti mesi ipnitnù. Oli sovvenne tosto 
che di lì s'andava daitto al laieeretto; e 
..qaesto tro>varBÌ in mila strada giusta , 
sWia sno studio, tenxa indiriito, lo eb^ 
be per un tratttt spàciale deHa Pi-ovi- 
deoza, e per buon eagurio del rimsneD- 
te. Io quelia, veniva incoatro ai carri 
un coiDSiisMria , gridand^o ai motutti 
dì fermarti , e non so che altt'O; I>!i»t» 
che si fé* alto, e la musioB gì c^tngiò in 
un divèrbio clamoroso. Uno dei monat- 
ti che stavano bd! carra dì Renso, off 
era saltato ^ò : ^«nso disse all' altro: 
H vi rlngraub dtlla vostra carità: Si» 

■ rene renda merito»» e giù d&fl'attra. 
sponda. 

«Va', va', povero ontotello,» rispose 
colui:'. N non sarai tn q«el(o the tfiantr 

■ Milano. » I 
Per buona sorte non v'era chi potea- 

se intendere. Il convoglie era femitrlo 
suda sinistra dd cm-so: fienia si porta 
in firetta dalt'altrai parte; e, ratentatldi)' 
il lEurO] trotta innaoii verso il ponte; 



Tl8 

lo ^an, MgrieJa notit ▼» del borgo^ ri' 
coDOKe il oonrento dei cippaci^m , i 

Ì iremo alU pori*, vede «punUr l'siig»- 
del Ukioretto, varca il cancello; e 
Jli si apie^ dinanu la scena esteriore 
iqaelreciiitoi un indicio appena e om 
mostra, e gii una Tasta, diversa , ìtw- 
narfabile sceni. 

Lungo i due lati che si presentino 
a cbi riguardi da quel . punto , en 
tutto nn bulicame; era un afHosso, 
m> ribocco , un listagDamento: infer- 
mi cfao andavano in tsqa|idra al las^ 
seretto : alcuni sedevanp o giacevano 
in sulle sponde dell'ano e dell'altra fos- 
sato che costecgira la tiaì che le forte 
Von eran loro l^rtate per condursi fin 
dentro al ritOTcro, o, uscitine per di- 
speratione, le forse eran loro mancate 
egualmente per andar pia oltre. Altri 
inferrili erravano sbandati, come atupi- 
di, e non pochi fuor idi sé affatto; quale 
ttoVB tutto infervorato a raccontar le 
Me fantasie a on tapino che giaceva op- 
presso dal male ; quale imperversava ; 
qnale appariva tutto rideute in vist» , 
come se assistesse a un giocondo spet- 
tacolo. Ma la specie più strana e più 



clainoron d'un» tftl triiU aU^gcsus , 
«ra OH cMiUra ulto e cnntinnu, ch« pai- , 
ren leotr da fuori di quella gramn 
ragiifiata,e par ne *iiice*a tutte le Tooii 
Dita canioDo popolaresca d'amore gnìo 
« Bcberievole, ói quelle (ho cbìamano 
xillanellei e andando col guardo dietro 
al $uoro, p«r iscoprire chi mai potesse 
esMr lielo, allora, colà , li vedera un 
fnescbino che, seduto thinqaillBinente 
in fondo al fosgalo clie la'mbe ilniaro 
del laiieretto, cantava a tutta gola, col 
volto io aria. 

. Renso avevi appena fatti nlcnni pae» 
fli, lungo il lato meridionale doli' edlfi- 
zio, che Sì levò un roniore straordinario 
io quella torba, e uii giido lonlaau di 
guarda e di piglia . S'aixa in punta dì 

tiiedi, guata dioRnii , e vede uu caval- 
BCcio andar di carriera, spioto de un 
più lurido cavaliere : era un frenetica 
che,TÌata quella betti» scioltae non g*^^' 
datapreuDun carro,T'eTaBalitoin ^etts 
a bÌ8doMo,e martellandole il collo colla 

Eugna,e facendo delle calcagna sproni, 
I caccÌBva in furia; e uionalti dietro , 
arlandoj e tutto m ruTtolse in un neiu' 
bo di poliere, i^he volava lontano- 



Coti, già slnTottfild e itanoo ili gbtH, 
il giovniie giuMe bLIb porta di qaet Imo* 
go (l«Te ne erano addensati forse pii 
che non ne fouerospursi intuito Inspa' 
■in che gli era. già ttwoato di scorrere . 
S'oRatcta a queita porta, entra fotta 1« 
TOlta, e rimane tMt momento imaiobile, 
a mcuo del poetico. 

CAPITOLO XXXV. 

a, 

O' iniBgini il lettore la chiortra de( 
latieretto pnpoletn di sedici mila ap> 
pestati; quell'area tutta ingombra, 
dove di capMine e di trabicshe, do> 
te di curi ; dove di gtote ; qnetle. 
due interminate fugfae di pcJtico, ■ 
dritta e a ainistrs , coperte , gremU 
te di langueoti o di csdaTerì proatra< 
ti sopra ttramacitrO in calla paglia; S 
iQ tuHo qnel quasi immenso corile f 
un Lrolicnìo, un sommonuMoto, odmo 



«n mareggia; e per entro, 
venire, un reriare, un correre, tm «bi- 
narsi , un aor^sre, di conraletceoli , di 
freoelici, di asiiatenli- Tale (a I» spet. 
IbcdIo che riempie a un tratto la «iita 
di Renzo, • lo tenne lì , sopraffatto e 



conprcw». Nà quetto epelticolo noi et 
prdpoDÌarao di descri titIo a parte x 
liarte, di che, certo, neisao lettore ci 
saprebbe grado; solo, KgueDdo il nostro 
giovane nella sud penosa andnta, ci fer- 
meremo alla soe fermate, e di ciò cbe 
g}i toccò di Tedere^diremo qoanto sia 
necéuario a lignificar ciò ch'egli fec«, 
e ciò cbe gli occorse. 

Dalla porta dov'egli s'era fermnto , 
fino al tempietto centrale, e di là all'al- 
tra porta di rincontro, correva come on 
viale Toto di capanne e d'ogni altro sta- 
bile impedimento; eal secondo sgaerdo, ' 
egli vi «cone una gran facoenda dì ri- 
muoTcr carri e di fare agombroj «corig 
nficìali « cappuccini che diTÌgerana 
quell'opera li one^ e insieme mandaMU 
Tia.cbi non aveiae auiri che farà. E te* 
mendo d'essere aneli 'egli metto Tnori a 
quel modo, ai ficcò a dirittura tra le 
capanne, dallato a cai sì trovava ca- 
snalmeole rivolto, alla diritta. 

Andava innanzi, secondo che vedeva 
spazio da porre it piede, da cnpanna a 
cfipanna, mettendo il capo in ognuna, e 
adoccbiando al dì foori ogni giaciglio, 
affisando volti abbattuti dal patimento, 



o contratti dallo sfAaimo , o tmiuoliin I 
nella morte, >e mai gli foiae dnto di 
rinvenir cjaell'ono che par paventa va di 
rhtvenìre. Ma già aveva fatto un buon 
p;»etto dì camnitiia e ripetuto assai e 
assai Volte quel doloroso esame, senn 
che ancora gli venisse vedala una doik> 
nn: onde s'iiaagìnò clie elle dovesSera 
essere in ano spailo appartato. Nel che 
s'appose; ma del dove, né aveva ìndicio, 
né poteva fare nrgomento. Scontrava 
tratto tratto ministri, tanto diversi d'a. 
.■petto e di modi e d'abito , quanto di' 
vefìo e opposto era ìl principio cbe da- 
va agli noi e agli altri una forca eguale 
di vivere in tali nficj: negli tui l'estin* 
siane d'ogni senso di pietà, negli altri 
una pietì Bovramana. Ms né agli uni né 
agli altri era tentato di cbieder« indi- 
TÌ*to, per non crearsi alle volte un in* 
ciampo; e deliberò d'andare, andare da 
tè, fin cbe arrivaste a veder donne. E 
andando, non lasciava di spiare attonio; 
pure- di tempo in tempo, gli era fona 
ritrarre lo sguarda conquiso , e cmnfl 
abbagliato da tante piaghe. Uà dove ri- 
Tolgerloj dove riposarlo cbe sovra altre | 
piagbe? 

I 



133 

L'aria steua e il cielo a ctreKQ vano, 
se qoalcbecou poterà accrescerlo, l'or- 
rore di quelle viale . La Debbia »' era a 
poco a poco addensata e accaTallata in 
Dovoloni , che , ìafoicandosi più e pia, 
rendcTano similìtadine d' na annottar 
tempestoso; se non che, verso il meteo 
di quel cielo capo e abbassato, traspa- 
rivo, come da dietro un fìtto velame , il 
disco del soie, pallido, die spargeva in- 
torno a sé QD barlume fioco, e stuinato, 
e pioveva una caldura morta e pesante. 
Ad ora ad ora , tra il vasto ronzìo cir- 
confuso, s' ndiva OD borbogliar di tuo- 
ni profondo , come tronco , irrisoluto; 
né tbndendo l'orecchia, avreste stipula 
distinguere da che lato veniase; o avre-» 
sie potuto crederlo uno scorrer lonta- 
no di carri , che si fermassero impror- ' 
vicamente . Non sì vedeva , nella cam- 
pagne d' intorno, piegare un ramo d'ali 
bero, né un uccello andarvisi a posare, 
o spiccarsene: solo la rondine, compa- 
rendo uditamente da sopra il tettodel 
recinto, sdrucciolava in giù coll'uli te- 
se , come per ra8eDl;ire il terreno del 
campoj ma sbigottita diqii«l rimesco- 
iamento, rÌMlita rapidaueute e fuggi- 



■■< . . 1 

«a. Em luto <li qaei tempifih «ii,U* i»r i 
M* bri^U di lìaadaiiti nonv'à c^i saiB> I 
pa ìt fiiioiiia,- e il cacciatore fWirinn.ÌM ' 
penXMo/ool guarda a terra; e la vUU- 
Ba^, sappaiKla sei campo , gcsm d^ 
cvittOrseaaB aTMxieneoe ; di ^oei temn 
pijbrieri ideila -baiTaaaa , in cui lo imit 
tum, coueiuiDOtBal di'faori ejt]j4^ 
ta-da uà travaglio- interao, par cha afa 
jpriHB.o^ vi*efite,e aggiunga Hon ab 
quale graveixaa od Ogni faccenda, ali 
1 Olio, all' esi^eazu atoscB. Ha in ^pmt 
Iu<^o daaUuato .per ssal paticeealiB»* 
rÌT«, sì vedeva 1' uoduo già alle presa 
oolMaléaaccWnbereallafiua.H oppccM» 
Bnra; «tvedevano le ceotioaia . peggion 
rare preoipitoHomeDte,- e ìD*uiaie, Kvì^ ! 
tima-totta era più affanitoia, e Bell'ai 
mento dei ilolori, i ^luiti piò aoiTucy^ 
ti: uè fucae su qnel luogo Ara aoctw pad) 
sata un' gra amara al par di questa. 

Già a' era il giavann aggirato buona 
pezia e senia fruU» per quelli andiri- 
vieni di catana, quando, nelU Tart«lÌK 
de' lamenti e oeliu ccHifutiaiu! del nor- 
moriu, cuminoiÀu distktguere un mtat» 
sÌDguInre di vagiti e di SeUti ; fin cba 
cupAòdinaozi^a un uuito tcMggialo e 



, ReotroilqMlcTeaiTaqael 
«Bono «tntordÌMrio>PoK L' occhio s no 
largo fpinglip, tra due aue, o vide un 
diraao, eoa entro capanne apane, e co- 
si in quolle , pome nel picciol campo, 
non la •olita in&rme ria , ma bamoi- 
nelli corcati «opra ,coUricette, o guap- 
rìali, o l^fùuola diitcH o paDaicellt; e 
baite e altre Aoane io (accenda ; e ciò 
die più di tntto attraeva e fermava lo 
^Eurdo, otpre meacolate eoa quelle e 
Atte loro coadiotrici: uno spedai is d'in* 
iMCenti quale il ia<^o e il tempo potè- 
vatt darlo. Era, dico , nuova com a ve- 
dere alcooe di quelle Iwttie , ritte ts 
quete fopra qneato equel bambino, darw 
gli la poppa; e quatf^e altra accorrer« 
ad un vagito, come oca Mnio materno, 
e fermarli preuo il pieciolo cbiaioaDte, 
e procarar di acooociarvUi «opra , e 
belare e dimenarai , qUaii dovandanda 
chi veniale iu alato ad entrambi, 

Qua e là eran sedute balie con bam- 
holi al pettoialcnoe in tale atto d'amo- 
re, da urnaicer dubbio nel riguardan- 
te, se tollero state attirate quivi dalla 
mercede, o da uuella carità spontanea 
(he *a ili ceriju dei biaogw e dei dolori, 
Tt>«. VI, Il 



I^ ■ L ■ 

Cdr di esse , tntta aCcttrata in Trito, 

feteccava dal suo setto eMusio un me- 
bchinellò piangente v e aiidhvn trisU- 
ioente ìd cerca della bestia, che potè*- 
Re far \e Me Tecl. Va' altra Vnirava con 
'occhiò di coin]|tiacebia qdello che te i 
en addormentato sulla poppa , e, 1»- 
iiatolo mollemente , lo andara ad adv 
^arè (ar una coltrice io Q'na eapviHit. 
Ma uni) tbru TlBB^donando u ma 
petto al lattante straniero, in ana cer- 
t'aria perà non di trascnranta nin di 
preocÉapaxioite; gnariSaTa fìso in cietot 
à clie pen^à^a élla , in qnell' atto , con 
^oel guardo, «e non a un nato dalle loe 
Viscere che , forse poco prima , «ven 
aaccliiito quel petto , ctie Eorse t' en 
Spirato sopra? 

Altre donne più pràvette aftenden- 
Ao ad altri servigi'. Qaale accorreva al- 
le grida d' nn pargolo affamato, lo rac- 
coglieva, e lo portava pressa atta i»pn 
pascente ad un macchio d' erba fréfci, 
e gUelù presentava alte poppe, xarren- 
do insieme é careggìandft col» voce 
' l' inesperto animai^, lìocbi al presttsie i 
doloeiuente all'oGcio. Questa batfan 
.«caDsapeaB'&Ltntsprach^tcaljtitiTt , 



aapQnrino , latta intenU «'lattaTns 
no altro: quella portava altOTDO Ìl tno, 
Binnandoto &4 le braCtìia, cercando ora 
di ^ddormentarlq poi canto, ora di «Cr 
qiietnrio con dolci parole, chi a alando- 
lo con un nome eh' ella le avera impo- 
sto . Giuiwe in qq élla un cappnccioo 
colla barba biqncbÌMÌnu, recando dpa 
pargoletti itrillanti,, «DO per braccio, 
raecolti aljqra (ritqra preuo «Ile madri 
ennimpte ; e noa donna co»e a rice* 
verli] e andava guatando fn^ la biigata 
e nel eregge , per trovar toato chi te- 
none lor luogo di madre. 

Più d' ana volta il giovane , spipioto 
dalla ma ciir4,a'era alaccato dallo Ipì- 
raglio , i>«r andartene , e poi vi awn 
rimsMo l'oGcbio, per goardfn an^swa 
nDOMttaeQto. 

L«vato<i di U analmente, andò loft' 
gp V assito , 6d cbe aa moccbietto di 
capanne a^piogj^le q quello, locostrin- 
jM a dar di volta, livàò allora lungo te 
capanne , colia min di rìgnada^tar 
I* iasito, di Toltama il canto e icaprlr 
paese nnov% Orwentregnardara oltre, 
per iatndiar la via, un' appaviiime re- 
pentioa, pMs^^tnif istuilanea, gli ferì 



J^8 
In Bgiardo eglimlse l'niitn 
Vide a nn cento pani di diitsUM^ tra- 
paMBTie e petdeni tmto fra le tmbnf 
che un cappuccino, nn capjpaccino dhe 
àiM^e coai da lontano e di iriga , aven 
tutto r andare , tutto il fare , tutta la 
ferma del pudre Cri tloforo. Colla ama' 
iita chep(Aetepen>are,coraeveT«oqaet 
la parte; e lì,a girare, a cercare, nmav- 
tà, indietro , dentro e fiiorì , per ^ra- 
T«tte e p«r istrette, tanto cbe nvidc etm 
altrettanta gioia qnella forni a , quel 
tirate medetimo; lo vide p«CO iontMo, 
che , scostandosi da una gran pentola, 
andava, con ona «codeHa in mano, ver- 
so nna capanna ; poi lo TÌdeaederH in 
tnlfosbìodi quella , fare nn segno di 
icroce aalla scodella cbe tenera dinaaii 
e, guardandosi attorno, come uno cbe 
Stia sempre all' erta , mettersi a m»a- 
giare. Era proprio il padre Cristoforo. 

La storia del qoale , dal pnnto cbe 
l'abbiam perduto di vista , fino a que- 
sto incontro, nri racccntata in <tiw pa* 
rote. Non s'era malmosso di Rissioi) 
uè aveva pensato a nmovwsene, se bob 
quando la peste scoppiala m MilaB» gli 
'Offerse occsiionedt «li cbiap«v«'MM- 



. ywlula deiMsrstp, di dar la «ìu pel 
Mouuno. Supplicò con grande iitaoui 
«|i efwni riobMinato . per HTrìre «d 

.••M*t«te,A)i.^ppestati..Il f^ntesio tn 

. >Bqrt9»>a «Tel tfiUa il tempo abbiaogoa-. 

:T4 pi& d'. iqEerinierl che ai,}>olÌticii aip- 

.chiè egli !iQ .«a^ndito koa^ {itifGcoIU- 
V^Wi^tp a Milttóo:; .^ti^jaelluf^ 
retl^ oialaTa da circa tre.nunì. 
. .jHa.h poBivlaaioM di Beoio nel ri- 

,|roMu-«tHÌ'ìlM|0:l)ii«a,ò^te , non fii 
n«tU. pure.Bowofiven^i inuemecolla 

. cc^t0f »a c^' Agli ara, Iqi > ric«iatte una 
dofciiraM ìmpreMiope del come egli era 
mutato- li.yortainealo.i.caiyD e oataa 

.^gjiio^ ; la feccia , scnriu e iparata; 
■ in tolto si lederà una »at,ara e«aa- 

.1^,- alfa «aaae : rotta e cadente , <;^ ai 
aiattiiMe e«ome sì, aorregeeaie ad t^i 
ùtante, tqa nno sfa(-ao «UÌl* aaii»o. 

AodAra «gli pwe, tendendo lo igiiar- 
«lo nei giovane cte veni*:a a Ini ,. e clf0, 
col geatOinfMi oaando colU Toce^cercs- 
xa d> 'fiirgliai disMn^ere e riWQ*c^ 
re.,1*, Oh jwdre CriatoforoJ» diate pqi, 
quando gli ia coaìjveMO» da.esaen in^ 

.|«Ki!senn,NrUUre4 
. : « Xa,([iKt ».^i^ii&«to,in»ttfin^ 



' fii terra la scodella , e leTaoiMi dà 9** 

a Comerta ella, padre? come «ta?» 
' a Meglio di tanti pOTCretU che to 

■ n redi, ■ rispose il frate.- e la sua tocb 
' era fioca, capa, mutata come lotto i| 

resto. L' occhio soltanto era qnel di 
prima , o un non so che plÙTÌvo e pia 
splendido ; quasi la carità , sublimata 
"nell'estrèmo dell' opera , ed esoltante 
' de! sentirsi vicina al suo Principio , « 

■ Testitoisse un fnoco più ardente, e più 

■ puro di quello che l' infermità -ri aoda- 
^a nd ora ad ora spegnendo, tt Ma lo,» 
proseguiva,» come sei in questo hiogo? 
« perchè vieni così ad affronUre la pe- 
ci Bte ? » 

K L' ho avola, graiie al cielo. Ve»* 



' " go 



. a cercar di . . . Locia. 



. Lncìa! E'qoi Loda? 

K E' quii almeno spero in Dio che la 
' ■ ci sia ancora. » 

■ E' ella tua moglie? » 

n OfcjCoropadre! no che non èrnia 
« moglie. Non sa nulla di tttttó' qoelb 
■ ■ che è accaduto ?» - ■ ' 

« No, figlinolo: da che IHo m' ha al- 
' n lontanato da voi , io non ne ho •»- 



TT pnlopìA nnlla : ma ora cTi'EbIì mi 

« tì manda, dico il vero che de§idera , 

•r aaiM di Mpene . Afa .... e il ien- 

CT do? » ■ 

« Le sa dunque le cose, che m'haD-.>. 

« no fatte 7 » 

R Ma te, ohe averi to fatto? » 

n Senta; se volessi dire d' aver ava- 

« to giodiiio , quel giorno in Milano, 

« dirai la bngia; ma cattive asioni non 

■X ne ho &tte mica. » 

Te lo credo, e lo credevo anche pri- 

n ma. » 

« Ora dtinqne le potrò dir tnttp. > 
a Ai{)ette, ■ disH il frate;e,datial- 

cani paBsi Inor della capaona , cbiamiVi 

■ padre Vittore! ■ Poco «tante, com- 
perve un giovane cappuccino , al quale 
egli disM : « fetemi U carili , padre 

■ Vittore, di attenderà, anche per me, 
e a questi nostri poveretti, in taoto che 
« io me ne sto ritirato: e ee alcnoop^ 

-n TÒ mi domandasse me, vogliale chia- 
H marmi. Quel tale principalmente; se 
' ir mai desK il più picciolo segno di tor- 
' ce Dare in sentimento, <^' io no sia «O- 
bito avvisato, per cariiir. ■ 

Il giovane frate risjtose che Webbei 



éii rtaeV» tprnMo vct*o B«»a^. -ftea. 
n trìamo qai> u gli ditH- « BÌ«.. . a fiog- 
gÌQDte tEwto, fonmn^pù , « tu mi piti ; 
« ben rifinito : ta dei aver bUoglM ji 
«. laaaewre. » | 

• £ vero,» di»e Revp;a ora che 
■ «Ita mi cà& penur^, mi ricordoiicbB ! 
«•onoapcora digiuno. » . ! 

'. R Aipstta, u dÌKie il Ente; ti , tolte I 
no' «Un «citdtlU,!' 8iid& a riempiere al 
pentolone; tonutn, )a Meaeutò con n* 
«n^^biato a Benso, lo k' «edera sarm 
^cc9qe cbe gli serriTa di .lotta ;,. f» 
andò a ano boltecl» ptava (B np canto, 
«De.portàunbìccbietrdi rivo, «}ie. po- 
se >nr no detcbetUi preMO al. ano, co»- 
TÌtato; riprese qatodi U ana loodÀlUfe ' 
■i utile a «edere accantoA Ini. 

a Oh padre Cristoforo ],B diawBea- 
Eo: K tocca ■ lei di far cpdA^t^ cote? Ma 
«.elise aemprts .qvel vaaàfi*'uao .lA 
m TÌnaraiio mo-di. co^ra» » 

a Non rìn^tiar me,* diue il frate 
«t la è roba dei >poyeai ;. na ancba ta 
<■ sei un povero in qneato monent». 
•> On tinnii qnello cha oob.m , diii^ ' 
« .ini dJ melila poatra |iAMr«tK* ; • 



m 

^ tA»}>6 d Kiir»»', e Itdk'hK lèni, fio* 
« nieto Tedi. ■ 

Benxo prìncipi^ tre Bii eiwclihk>_« i 
l'ahro, la itoria Jì Locìb: comemri rta» 
ta ricoverata nel moDaitero di Mntua^ 
cOmerapitB... AU'iinaginedi tali Mti- 
meotì e di tuli pericali,B] peniiero di ea- 
sere egliitato qa^ltocfae ànw inrfirii- 
Mta in qnei ìaogo 1* poven itiiiDcent0,it 
bnon frate jìmatetear» reapiroi dm I» 
ridabe poitoato, all' udire coma ella 
era stata DiirabilmeDte liberata , reiv* 
duta alla madre e allotta da guaita 
pretto a donna Praiiede. 
- > Ora le diri di me , « proaegul il 
narratore; e racoontò io inccinto la 
giornata di Milano, la faga; e come era 
sempre stato lontano da calale o#a,ei' 
sendo ogni coia soaaopra , a' era aiaicn« 
rato di andarvi , cofoe non aveva tra- 
vato colà Agnese; ctmte in Milano av»- 
va aaputo che Lncia ai trovava al Ua- 
aeretto. « E Moqnì, >iconcbia(e, mtom 
■M qui a cercarla j « vedcrM é Yìva , • 
a ae . . ■ mi voole anoora; . . percU.- 
« alle volte ...» 

« Ma come aei taqai t ml i r i a M ilo ? » 
cfaieM H frata:«»bai ^oalohff ìmIìxì* 



I34 
I del doTc bIIb' rib »UU ri^oab > dd 

k qnando ci sÌb venata ? » 
R niente, mro padre; niente s«.iian 

■ che èqui, «e por lac'éf cbelKoTo* 
» glia! ra 

» Oh povMettot Ma cbe ditìgenu 

■ hai tn finora fatta qui 7 a 

• M ilo girato e (;!r«toi ma, tra l'altre 
gt cOi^ non ho mai veduto quasi altro . 
M ctie uomini. Ho ben pensato che It 
K doBne debbano esiere in un hiogo a 

■ parte ; ma non tì lono mai potuto 
t te la è così , ora ella me lo 



t Itansai'ta, figlinolo, che £ jprnbi- 
«' to d' entrarvi agli oomÌBi che bob 
« t' abbiano qualche incnmbeiiaa 7 » 
- a Oh bene, che Mia mi puà acca* 
* étttìxi 

■ ■■là La resela è ^aata e nata, fig^inol 
«aro»: e «e la qtuintìti e 1 a graveaaa dn 
« gobi non lascia eh' ella ai possa br 
a m&pettaT«c«n taUoiI Hgoie,£elh 
M una ragione qoealà percbìs un gala»» 
■. iBoan) la tnagrediacB'? u 

« Ha, padre CriitofoTo!» diate BeiK 
«0: » Ltteia dAveva' essere mìa moglie; 
'■;;^«Ub ea«emoBlaitiost«ti separatiiun 



MÌ6 

w -nati mtn'ehtpiluco»foAaf*tm» 
tt M ; son Tenuto fin qui , * rjsefaio di 
a Unte cote, l' una peggio dall' kltra; e 
■e odeMomo.... » 

B Hun Bache^ireinripigliòil fìralo» 
riapondenila piattocto ai suoi feniieri 
t he alle parale del giown*: « ta T«i t 
e liaoD* iatoaiioDe ; e piaeease a Dìo 
« che tutti quelli che baDoo libwoao- 
« cesso io quel luogo, tì li conporta»- 
V seroGome paiM> ndaruai ofaetufu'ai. 
« IKo, il quale certamente benedice 

■ queita tua perMTerania d' affetta , 
n questa tua fedeltà io yolere e io cer- 
ee cara colei oVt^li t'even data, Dio, 

■ che è pia rigoroM) degli Bomioi , dia 
a più indulgente , non ToriA guardare 
a quel cbo ci'powa «tsera d^ irregolare 
« in codmto tnonodo di cercartu. R*- 
« cordati solo , che della tuaoaDdolta 
« lU qkel Idoga aYretav a render cento 
(c tntti e due,' agli uoonù favilmenle 
a no, ma a Dio senta fallo. Vien 'qhi- > 
Incesi dire, »'i><t&,'e con lui Aénao; il 
qoate^ non lasciando dì dar ^taalle 
Bue parole , s' era intanto coad^ato 
•eco stesso di non parlare, come da 'pri- 
ma a'e^ proposto, di- quella taj yro- . 



(*«M iK Lmii.. -r< ^ ••bte.UK»B «e- 
Jita, —•»•** ptMatoj — mi' b.^efle 
■111* AilSMlti ficnro. O U tron^ « u- 
mnu Mmpn k tempo a diMoneret o.- 
• %Hon ! eba aerra i — 

' TntttHa lull' Rpertara della caM- 
•», (à'eNt TolU a •eUentrione, il frate 
ripigliòt « aacolta; il DOttrv padre F»* 
m me, flba à il preaìd«ot« qiù del lai" 
•e auattcscoDditM 0^)> &r la qnaran- 
« tanaalton a i pochi niarìti oheiù ao- 
n mi. la Yodi quella ofaieia linei m^w 
« Mh.. veileTaada Udeatmacamae 
tea—liate, atontTa a manci nelt' aera 
lorl>ldo la cnpolB dal tem^Uo tqrreg- 
^■te Mwra M mìierabìU teode ; e aa- 
f^fai m là iotoina M raura oi» nga- 
per HHira io pnx^ioiw del- 



« U porta . per la 
« «Btrato.» 

« Ah ! «(li aia per 9W*to doti 
• obe UfómaiM a diumpedir la 
« da- » 

■ AppmtO) « tà dei ancba «vere i>- 
M taao qoaloha toc» di gialla campa- 
« MUa. » 

n Uoa.M beioteio.u 

m £ra il HGbodui al terio svao tiUt 



137 
« ti rpd«D*ti : il padrs Felk« Mi lo* 

■ fo dàe paralete-poi ti Mvinlà woaèté- 
"m ro. Tu, ■ qoet wgtta^ pwtati-wlàf & 
« di allogarti dietro U r^doDkttsjttil- 
« l* orlo del «iile, dove, san» dspili- 

. « dittarbo , dì brti MoEgore ts )»■« 
•e vederli pasiant; « radi..- vedi..» 'e< 
'* di pela ci feu«.S«Bia ma ila volato 
« che U ci sii; qadlapartfl, ■ sUrò 
di naoTO In mano, addiUado U lato 
dell' «dificlo cheaTflTaaadi riaafttUo: 

■ quella parte delibi &bÌH«iB>> fl-óna 
• parte del cantptiohegliÀdiiMaBir è 

' ■ aèMgData alle donne.. Vedrai ubo 
' CI steccato cbe dìride^aeate d»i«nl 
1 quaitierei madórbiaterratt*» dote 

■ aperto, alccfaè non troioouidi&iiitti 
'« all' «ntran. Dentro ftA, non &eMdo 

■ ta DuNa ette dia -omÌ»m, » ooMuao, 
> aemroopTolMUlffleBtaDMidiriiial- 
« la «te; aeperA ti ai faeene <|«Mlcbe 
« oiUcòlo , é.' tbé II podn Crigtsforo 
« d« *■* tlcons«oe,'« dwà «auto di te. 
« Cen»Uqutri; cercala con fiduajt a... 

■ con raese^DaBioDe. PereU, ricordati 
e cbe i gran cosa eiò che l>,ieì Tena- 
« to.a damandar qui : ta dooMBdi ona 

*t pereona vira al kuuerettoI'Sai ta 
Tom. VI, :i» 



i3| 
n ,q(wal« volte Io bq «odalo rinao^n. 
■ si meato nùop«^ietop<^lo! quanti 
« MDOTedutiportarviiu;qa4BtDB**el>i 
K iucìk!..» VBprapti«tojiiweoasa> 
M grifi«ìo_.. M ' 

. a Gii.! ca^GO-anch' i»,» ì>Imtb^ 
peAenro, travol^do, la •guardo e^o» 
Kiu-BBdoiì lotto ut Tolta : n. eliaco! 
e Vo3 giurdcrp, cerqberà^s hm mogo , 
ce DeU'allro,6.po»aDootadacimaaCoi^ 
t> do, per Intte il lBUeretto.....e ao 
« DOD U troTO.»!u 

« Se DoaU trovi? a dùse il fitat^ii 
aria d' od serio Mpettaie , a tj^a un» 
Sgoardo ohe aoumooiva. 

Ma Benso a coi l' ira gii giA rìgon> 
fiata ÌQaaove,a[^»iioavaUTMta e to- 
gliefa il rMpetV>'i ùpetè.e sc^ù : a le 
tf non la trovo, fero di tpowse obbI- 
• -chedoDoiltrOfO inMUanp, OBOlMi» 
■B (oetepato{wIhiaotoiO'^Bpo;dèli<BB(i- 
mAa, o a'caw 4el-diaTolo, lo troipri 
M qael fcirfanlà che ù Iw' teparatit 
«' i{a*l:birboDe che, k D<m foeM «tato 
«- ^li, Lucìa aarebbonua, dft'Teiitìva»* 
•> Nj e «•evavano destinati a moAit, 
«' eloicoo safeeinio, morti luiaipei^ Se 
» c'i Booou colui, lo troverò.» v 



i39 

'"M llén'EA! n (Rmc il'fi-afe, Httnnndod 
ìt>:pet mthfàitm, e gaarchndfttò ancor 
pia BeTeraipento. 

«i'Em kt farmi, n conthnift «jneglìj 
««co «fiotto delli colkra,Rte la pMte 
« tiDD ba gii &Ho una gh»tiiw.... Non 
et i fìh il tempo cbe un poltronb ^ coi 
«T BDoI faraTÌ attorna, pOasn tnetter )m 
n geble alia dhperasìone, e rictenene: 
« è TCDoto nn tempo ohe ^i bonfini 
tt v* hicoAtTiini TCaoa ^lo; è ..,^, U fa- 
ce rò io la gìtutiiia ! n ' ' ' 

« Scìnnrato ! » gridò il padre Cri» 
■tefbra , co> tma voce clie aTSva r!p{> 
-gliata tutta t'antTca pieneiBB e«oncirJUt 
ce (cìtinnlto ! u e il atto ca{M gratata 
(ul petto l' era solterato , le gaanm ai 
coloravano détl' actitn 'vita « il fnboa 
^gli occhi aveva iiaa n c4ie A ketrì^ 
bile. ccGaarda, imuratoinE mentre 
ooii nnamabo itringeva e-kooteta ferta 
il braccio di Beaso , girava l'altra dl>- 
naniì a Éèj accmnando quanto piA poe- 
terà della dolorota icena all'intorno. 
■ Gaanla chi -è Ctdni cbe castiga ! Co~ 
« Ini che gtndiea , e non è gioaicato ! 
« Còlnidiefligellaecbe peraonalM* 
a ta,verm«tdelIatem,tti'nioi fargia^ 



> i^V ! Tb ■?> tu goftle ila la (ioifi- 
rtilà! Va', sciaurató, TatUne . lo ap^za- 
i Ti.... s), ho sperato cbe, prima d^U 

> 'iiiìàinórtei'Bìo mi aTrebw dato q^e- 

■ ata cbtuoleiione di odir cbe la mia 

■ poTera t-ucta Toue tìtb; forte di ve- 

■ derbi,ediientiriiii promettere, cVe^ 
(' la manderebbe una preghiera U jer~ 
a io quella foisa dov'io sarò. Va'; ta-.niì 

■ liai tolta )a miasperansa.DioDoni'ba 
« iaaciata ÌD terra per té; e'tn,certOf 

■ non hai l' ardimento di crederti de- 
é' gno efa« Dio perni a centolarti. A*rl 
K petiiato a lei, perchè ella è di ^ell* 
K anime a sui iod rÌBeriate le comola- 

■ (ioni eterne. Va ; non ho temp«. £ 
• più darti retta. > 

£i così dicendo, gettJk da si il brao- 
eio di Benio, e si mosse reno noaci- 
panna d' inftinni. 

« Ah padre! ■ dina Renso, andu»* 
dogli dietro in atto dì supplicheTole; 
■- mi vuol ella mandar TÌa a questo mo- 

■ do7a 

a Come! » riprese con voce non me- 
no severa il cappuccino: < ardiresti tn 
> di pretendere che io rubassi il tem- 
:>fO B qnssU afflitti i ^liall aip^ttan»- 



<r A'Io'fMrli ItfrodìH jwrétono Ji OkS 

■ ptt* akenhaN le tse Tocì dì nbbu, t 
et tuoi proponimenti di Tendetta ? Ti 

■ btt aieottato quando ttl donundavl 
» conaotasione e indiriiio; mi fon tol- 
« to alla carìU , per la cariti ; ma on 
« tu bai ta lOa Tendetta io coore: cha 

• VAoi da Ae7 Toltene. Ha bo Tednti 
« morirti qni desìi offesi cbe perd<»i>- 
« vano; degli ofiensori, cbte gemevano 

* di 'nob poterei umiliare dinanzi al- 
l' V'oSéiQ: bo pianto con gli ani e coti 

■ %S\ attrì; tnà tton te cbd bb da fare?» 
w Ab '^f pSrdono ! ^li petdono & 

V Ven*,'^ perdono pei aettipre ! «tclff- 
tii6 ngiofloe. '' 

■ Renio ! » tf iite , con ntìa tererlti 
pifc'pacafA R (rate: ■ penMCt j e dCuu 

■ po'qdame Toltegli ha! penfonato. » 
E f «bto ttl^uanlo setita riceTer ri- 

tporta , toRoa bn tratto tblnd il capo, 
« eOB toee raomilUla riprése : « tu hI 
a peròbé -io porto quent^bito ! >» 
Rmiio' eaitaVa. ■■ ■ ■ - 

« Tu IomI r M lì^Ttitt il ;*«Mbia. 
tt Ijo ao, ■ IriipoM'Ren^: ' 
* Io bo odiato ancb'io: ib;' i^e t'I^ 
« agvidAd ftèrsn |^iero> |i«k-:unB par 



«(■iMpte,^€li'K>'(KM*Td da 9mtBmpo>> , 

t.-«'l^lMinGI|4«*p.:% 

. B Tad, « interruppeilfiste: ■ ere- | 
■mAH» ,»eà folte una baona ragiont, 1 
.■ cli'ici non l'arrei trovaU ni tnenl'ao- ' 
.4 vi ?, Ah ! s'io potctuH <nn netterU ia 
.■ coofe il.KDtiraenbi cbe ho avuto poi 
,< *eqipr'e, e> cb« ho, |>er> l'aomo cb'io 
.« odiaTi ! S'io poteeii ! io? Mm Dio lo 
^ faò I £gli lo feueis ! . . ^Sesti , Ren- 
«'So;i£gtiti, Tuoi- PÌ& bene .«h* (««•■ 
' a te ne vDclja: tu nai potato panarla 
.« Tendetta;iafl £eIì hit ;aIibaitaaM Eor- 

■ u e «ìtlMstaniB mncrìcor^ttper im- 
« pediitelfi'ti fa ana gtw> j)f oni altri 

■ era troppo iiidegao. T» W, tn ì'imi 
«( detto tantQT(ilte,cb'£^li pn& fermar 
st Ut mano d' un prepotente j.iha aippi 
■I che paò «ncbc feraiar qoelU ci am 

':« Tandlcativp . £ per^bi ■« poMro, 
« per^hè^sfi. offeso, cbbcM tn d' £gU 
« non posta difendere cwtra tm u» uo- 
«inAt^,t>«<prea^B apa imqfjine? Cre- 
« da*i ta cVEgli'ti lasc^^tie&re tiit- 
W4oV{pello cfaeTuoi ^Ffql iikimì ta eira 
>' eota.jpp.t» lai»? Poi (H^9^« perderti: 
u fttoi,e(HÌ un tao fràtimfibto allobta* 



H9 
«. tw* dwfJyi ìiwi ii . 1 | wì — . fmthi ; 
•■ <pitwqaB li'«iiJI—nr.le«MetmariBP. 
* qnefontaiwtiYenine, i4iwii'lMn per 
« iMVtoch«tattaaaràcMtig(^fii>obèl« 
•m non «bbi perdonato , penloBBlo in 
■e mo(ib,ik DOD potei dir lut pìA: io 
• « gli perdono, ja 

«SI, à^ »dÌ*Hlteino tutto contino^ 
00) etnttd otaAaio: a oapUcd ch'io boa 
cc^ii «mKBOki'pmioiwtode venf o^ 
« pi>co che Ilo parltto d» beriM e nsA 

■ e. da cvbtUap : »«deuo, om U gnùa 
«delfiì|iion, lì r gli pevdoi» mo pMh 
ce prio di Miore. » > < 

.' (c£«e Ut lo ;fedeHÌi?<B , ' > ,. . 
...«.j^regfaecèi ij ignoro di 'demi pk- 
«leieBMkamflt^q di tocc«rgBU<ttere> 
«■htL» >r 

'■;CEtiBÌo«de»eti cheilSignove non 
.«Kà.h*d«*to'di p etJ o mi rB ilnoetri ne- 

■ ■nci^'jci heidetlB ià amortiPTi rìcor* 
■a d«ee«U:clii'Egli Jo ha ornata a segno 
■udì noeir'per Ini ? mu 

M Sì, cai MIO aiata. > ' . . 

a EUmog; «ienio vedeelou Hm deU 
«ctetlolroverAilottO!faMÌtVieoie t«> 
« dtai-conleodiitBpolBflMiÉprwHo, 
«ta aU' Ht ifa t u l Jeiitoar dal nmle , 



ij(4 

« léTÌj|i>r i^ftiirpm»-»»^'-' ,•-■ .''i:<-i r 

4itm iooàus ^»i«bbe,p<dtthd fake-vn gw» 
frane 'nn«t«f moiee. Qaegli^-iaoimw 
£ cbi^cve altxoi,rgli tenne dietr». 

Dopo an breve cammiBOt tltratn rì> 
stette ptesliO ili' aperhwd'lóa capane 

lu) lai aiiitKr>di'8ATÌt^<«dii' ' 
1« tirò dmlral ' - : >> 

La p^imM oaM ^feapferiiMi'nireD- 
tearii.LeiaaD ìplb-wo tedoto rasali* 
paglia nel fondo; un iofcrnu perà-Boa 
aggravato, e<cIieulai'patB«a ^rtr-vi- 
«iq» alb boBitralstcenià , iiliquale > -«Mtn 
il ftàvé, dUnaKÙ il *apo , »no«wi«cc«^- 
nando di no: il padre anbaecà il iifjfff 
«Diallo-df'trlitmlH « iWTiMignwi«ne. 
Itienu)iÌDtaBto>,^fandoc(Hi una oario- 
aitàin^bieCaJatgtiBréoiQ ^li^tri o^ 
getti, «ide tre^n <qaattro intana «e 4i^ 
stinse uno dall'u^de'IatijMV <™" coltr»- 
ce , rxvTolta ìm uni-ltmoola^ c«n «ra 
cappa [feigrinile- JCMlesao ;, a gniaa di 
coltret lo <HÒ, noabobbe d«H £odrÌMi 
e darà addietro : pia. il i&»M , -fccnMl»- 
£ti dimodTwacMtvibrtvdiaptala'innw 



oM««^la taw*a /lo tntM ippif del 
giaciglio, e, ■teMTi-sopnVaHni'naDQ,.' 
magoiLn col dito l'aomo che v'en pr»*' 
BtoMi. filBTs l'infetke imiDoto; Bpahn- 
cati-glt «celli, na «eou ^goardo; smor- 
ta la ftMcia e ipana di lóaccliie nere , 
nere ed enfiate le labbra: livreate det' 
ta la ftccia d'un oadav^v ,\e una coo« 
t rudi* isBtt- violenta non ti aretae tire- 
lata uta fka tenace. 11 petto ri lolleva-. 
▼a di quando io quando, per oq aneli> 
to a&anoao, la destra, foor della cap- 
pello premeva TÌcmo al onore con nno 
stri^readnncodelledita, livide tut- 
te, e innìTa pania nere. 

«■Tu vedi la disae il frate, codt 



ce baeea e anteane. « Pnò eaaer gaitigo, 
RpvòeaavmiaericOTdiB.Qaalietrtipieiv- 
« t o-to M el e r a i orapOTqueat'nomo, cha 

■ sì! ti ba.'offeao, tal aratimento il Dìo, 

■ che tn pnre bai oS^o, avrà per te In 
„ qvcl gtoroo . Benedicilo , e sei be- 
„ uadello. Da ^nattro dì egli è qni, co- 
„ nietBÌovedi,(en>adareindiaiodi(eD- 
„ timento. Force il SuEDore A jn-onto a 
„ concedergli m'ora di reweatmonto ; 
„ ma voleva eaiente pregate da te: forr 
"aeviioltchetaDel»|>reg1tlcoD.C(iiMla 



j, iBDoqrate; Torte riNri»lt|;rtii!a tSk 
^ tiM' aoU pretMon > Alla pre^ian I 
^ d* UH' KOotB «fflttto e nstopwtof «r> j 
,, ie In «alresia di qnest' oono è la tok 
,, dipende ora da te, da BotaoKirti* 
^ mento di perdono, di eompMBÌoaa .^ 
,', d'amore ! „ Tacque; e, giante le tBB>- 
ni , chinò ìt Tolto fovr* eue > cotxw a 
pregbre: fiento fece il timiglinte. 
• Erano da pochi rnoaa^ntf in qBcHl 

Sosilora, quando intonò il tot» tocco 
ella sqaìlTa. Si tnoisero entrvnlii, co- 
me di Concerta; ed oscirOM. Ni i'aa» 
fece dotnande, aè l'altro protette; i ìo^ 
ro Tolti parlar ano. 

a Va'adeHo, ■ ripigliò H finte,» Tu* 
■ preparato e fare no tagrìficiD, ■ lo* 
tt dar Dio , ouèlonqne aia i'eaito Mia 
ic tue ricercne. E qualBnooc sia, tìoì 
^, a darmem conto: noi lo lodoreno !»• 
>, sieme. ,, 

Qai, aeaa* altro dire-, ri wpar aru au; 
l'ano tornò dond'era Tenato; T altro 
•'bttìò al tempietto , il Ooale bob eia 
dìtcoato più che m Irar ai aune. 



U7 
, CAPITOtO XXKVi* 



cfaa ora prinh, ehe^ net fffcte À'fm tale 
ricerca, al coioÌDgcia'r dfl' motnfliUi i pi& 
«lublriosi e fiiiàeóari, il taocaj^ra ^r- 
rebBs «tato d'nino tua Luci» t4(*« flo- 
drigo?E[f^fa l» firn cml: qwlU ,&gi»- 
ra veoÌT^ lu.iaMctrai « tolte Itiim^gi- 
ni caie .o terribili che la sp«maia e il 
tioaore ^li BKttBnno a ricendai disBii- 
xìf in qael tragitto ; le parola adite a[k. 
pie di quella caltrica,si cHCciavano tra 
i sV e i no , «nd'ei» combAtlJita.'la sub 
bBVBte; e va» pottne coachitidera nni 
pr^biera pé( resilo relioo del ^randp 
cìmeatih Mota attaogarri qveUli ebea- 
TeTs principiata coli ,: « cli«t ìt mqh* 
della fqwlla sTfiTS troQoa* 

Il tempietto ottangoUre .«ha sorge, 
els«*t* ftol' ntol9 <t'a|c(ini: grAdii, nel 
iMofi«)4erUEiiewltOt.erfl, nella aw.cor 
strnùbne primitiva, apentada tutti i la- 
ti ^eatu'a Uro sMU^nachC di. pi tastrj e\àt 
coloi>n»> iLDB hbbiioa ,,per«MÌ dine, « 
trafiso: in ogni boote nn ano fra, dof 
intvrcolnnaj; dmtrO girava, no portlc? 



■tfa»^ « nella «Ire n .4InA>be fik ' 
nn)prùinaiUic1iie8a,D0Dcouipo«tBehe j 
d'otto axchi, retti da pklaitri, i 



taU da ma cspoUttà, e riijxuideAtl a 
qstt delle {ronti > per modo ohe lVltu« l 
-eretto «al cantra, poteva euer^Tedafai 
(fa ogni finestra deRo liaoK del recia- 
to, e qtusi da ogni punto del campo. 
Ora, conrertitol edibaioa tutt*altr'«a, 
i vaoi delie fronti son murati; ma 1^»- 
lica oMatara, rimasta intatta , Indica 
assai chiaramente l'antleo stato e l'a^ 
ticadeslinasiouedi qaelto> 

Benso era appena aTriato, che Ytde 
il padre Felice comparire nel poitic* 
del tempio e {arsì ali art» di measo ddl 
lato die i volto alt* cilU , dinaim al 
^oale era ditpoatala ràdananta,»! baa> 
*o, nelU coma ; e toato dal mo co»* 
tegno a'accone cb'egli aveva comincia- 
4)1 la predica. - ' 

Si rigiri per qaeì rlottoti , ìh mnd» 
di arrivare alla coda dflH' odttòvìo, o*^ 
ne gli era (tato soggerito. 0>iiBtibn,M 
fynaò cheto cheto Tio traacorse t»U* 
cotto sgnardo; ma bod vedeva di U 
■llro die noa spestaua , direi qnaaì ■« 
selciato di tcfte.Nfll meuO} ve n'era uja 



- «wtd nomerò coperteci &»rietu'« o 
di veli: ìri ficcò egli pi& attentantenta 
gli occhi mftj non fAì rinscendo di sco- 
prirvi entro nulla dipift,li levò «nA'&- 
tli colà dove tnlti teoSTano GsiTi loro . 
.iniBMtocco|econipantodallKvenerRbi- 
le figari dei dicitore; e, con quei* cfae 
gli poteva restar d'attenzione in un tal 
ponto d'aspetto, intese questa parte del 
solenne ragionamento. 

« Diamo nn p«)SieTO a! mille e mille 
« cfaa sono niciti per dt I&; • e, col 
<lìtE> levato sopra la spalla , aecei»taTa 

. dietro sé la porta elle mette al cimite- 
ro detto di san Gregorio, il quale allo- 
ra era tatto , si paò dire , VLOa gran fos- 
sa; « diamo attorno on'ocdiìata ai tnil- 

, « le e mille che rimangoo qai , tn^po 
« incerti donde siano per Dscire; (lia- 
■f mo un'occhiata a noi, così pochi, che 
« ne Dsoiamo a salvamento. Benedetto 

■ il Signore l Benedetto nella giu»tiiia, 
7 benedetto nella misericordia ! bene- 

■ detto nella morte, benedetto nella sa- 
m late! benedetto in questa scelta che 
m faa velato, far di noi ! 0|i ! perchè 

■ l'ha voluto , figliuoli, se non per ser- 
» barai un picciolo popolo corretto dal- 

Tw. VI. i3 



.\ I'«fnÌBÌoae:«JBfervoraUidalkgntìU- 
' « dine? se oon « (ine cbe, «esttsBioo- 
. R ra pift vÌYameDte come la rita è wi 
«suo dono, uè facciamo quella ttiiM 
« cbe merita nt» cowi data da I<ai, k 
■ iin[iieghiamo nelle opere cbe ai pe»- 
« SODO offrire a Lai? se dod a ELne cbt 

• La memoria deiaustripatinMBticim- 
« d» cumpaatioDeToti e aocoorreroli ai 
" nostri prossimi? Questi wtanto, in 
B compugoiàdei qaali abbiam.o paaato, 
« operato, tepiuto; fra i qUHli iasciaiBe 
ni^li Binici, dei congiunti ;« che t«t- 
« ti soa poi finalmente oostri frvtdii i 
a quelli (ra questi, cbe ci vedranno pafr- 
« sare in meiMi a loro, pa^ntrjj forse ri- 

- a cereranuo qualobe BoilieVe af4 peu- 
' « gare cbe altri esce p«r salvo (fi qiu,ri- 
> cavano edtficasione dal nostro cooto- 

* gno. Tolge Dio cbe. possano scorgere 
tt in noi una sÌMa clamorosa ,,aD« ^où 
a mondana dell' atere scBnuta quelU 
(I morte , contro la qaale atanno MM 
a ancor dibattendosi. Veggano che al 

* partiamo ringrasiando per noi e pre- 
ci gando per essi ; È possano 'dire: a^ 

• cbefuordi qai, questi si ricord van- 
tilo di noi , continueranno a ffflC^ 



( per »H jiòTentti . Cotoìdcìbiuo dtf 

■ quMto TÌaggio , dal primi patsì cita 
« liam per dare, una vita tutta di cari.* 

■ tà. Qd«1Iì cbe tono tornati nell'aotico 
« vigore diano un braccia fraterno ai 
• 6acchiigio*aDÌ,aoBtenetei «ecebi; voi 
" che aiele rimesti ^enia figlinoli ,' ve- 
" del«,attoniOB voi, quanti 6glinoli ri- 
" tnacti «enxa padre! liatelo per loro.'E 
" qMsla cari^ , rioopfendo i voitri 
" peccati, raddolcirà aocbe i vostri do« 
« lori. „ 

Q«i sn aordo mormorio di gemiti a- 
4i lingaiti cbe andava creicendo Del- 
l' adunaiua , fif toipeRo a un tratto , ni 
vedere il medicatore porsi Dna corda al 
collo , a cadere ginocdiioni ; e in gran' 
■ilenito li atavo aspettando q^uel ob egli 
Ibaae^r dire, ' ' 

» Per me , ■ din' egli , ■ e per tat-< 
k ti i miei compagni , che fuor d'ogni 
« iWMtro merito i Siamo stati trasceltl 

■ eli' alto privilegio.di servir Cristo in 

■ voi; io Ti domando amilmente per- 
« dono M eoa abbìsnio degna m ente B' 
« dmipintonb si grande ministero^ Se 

■ la pigritÌB , se l'indociliti della car' 
« ne ci ha Mnlatl meno attenti alle v(H 



nS9 

^ «tre oeceuitif mcu jrtmiì all« yptlra 
^cbianaate ; h qiw . ingiaita im^a- 
jt ;(Udm I K un cohpMois riiH;reKÌ- 
«, fnento ci lia latto taUoHa meatrarti 
«..uD volto annoiato e, severD; se tal- 
q. folta il miserabile pensiero che voi 
■ Bveiite bisogno A'\ noi , cì ha portati 
.«. a non trattarvi con tutta quella nmìl- 
<c ti cbe si conveniTa, le la noitra fra- 
.K, gilità ci ha Catti trascorrere ■ qval- 
■..che aaionej che vi aia etata di sca*- 
u dalo ; perdonateci ! &>sì Dio. rimetta 
cf A voi ogni «ostruì -debito , e vi ben^ 
Il .dio- u £i> fatto sali' udiensa an gra> 
seRoo di croce , li levò. 

noi abbiam potato rifeiir^ , se moa 
le Ibrnuli parole, il aenso almeno 8 
r atSDpV> fai ^nelle eh' «gli proferì da 
vero; ma il modo con cbf farooo porte 
non i cx)ia da poterti deKrivere. Era 
il modo d' uD Doqio che cbiatnava pri- 
vilegio qnelio di servire agli appettati, 
jiercbè lo teneva per tale; che confw 
«ava di Don avervi degnamenta corri» 
apoato , perchè teotiva di non avervi 
corri^poato degnamente ; cbe diuyn> 
dava perdono, perchè era persnaao 
«l'uveme biwgno. Ma la gente ^be t'era 
.vedati allomo quei cappuccini «oa 



tm 

a'alM oecbnt'^cTtBdl'Mrrirk, clutiw 
bTbva vedati ttloti nWhr^ siqaallaQfn 
mrlava per tau&^ imepre II frfoKhtlI^ 
nUca'; 'cane AelH imtorltA i n'.tiM) 
t]|iMido'B''en trovato anab'eJilr'yTW^ 
yiBiorirei penals'con cheiifD^ani;^ 
co* che lagriiàe ph'Dom a iifi^ tafa-^ai* 
{icKtji.'ll ibirkbile Irate Utiitìp^i-u^ 
grtrn croce che ttava appoggiala %,'■■ ini 
tiilrtaWa , la tnalberà dinanxi a sA^ lif* 
MÌ^'sdII'otIo d«l ^Ittico e(tcnoiiS':.Ì 
sandali , >cese tll icastioni dal tempio « 
ei tn la foltk ohe gli die i;ii«rnrta*)e»' 
te MnaggÌa,'i'HT«iò'pt!r:n "' ' " 



te Mm 
tuta d 



'BénBo„ tatto*' kgtitBom nA ftìtmè 
nìrtiòdie se fosse «tattfm-di ^[«rilii^ 
etri era chièsta qùetla n'ngolartf prrdb* 
ti>iyu',<! trame aoeh'eglì'[M'adilaltn>f 
«-VDDoe » poni B fianeo dVonW-npaiinì 
e\)aìvi fltett«'ftBpeltoiidUA,'nesBna|ib 
piatta»), «oIIb perfom' Mietra <t-)l>M-> 
pò ìnnaDai, cdgfì occhi 'bèbapart))) M» 
ona gnn palpfhkiòtM'di tfnorc, ma'-|»i 
sieMto con tinh éèirM'naOw '• pnrtlcbta- 
T#fidttci« ,'net^ ;- dred' fw ', dm IcMj 
fvsta in che l' ftvfert pArt« fc predltK« 
fa ipettfieok>:deHb twermka {^enalt^. 



i54 

■cUsd, bm qMll» cord»*! cdtp^(.<wia 
ébw»t h»Xà e peupla ermm «iifttai 
PnHUvfl Mattia il vblto « un volta «fc» 
Mint> èMipnDiioMi Joiìeoie « «ong^ 
«•■{ àJ|UfÌ tardi, n» riiolqti><eaiB« 
3i«ÌMTmaJritpMaHM>er altrui . d^Qn 
lana;, eìn tatto oeme domo « miqiwjir- 
Ì01 bticfce e qnù diM^ di ■tqfnptuam-' 
éémé dettero la fem di toiteMra i 
tantt'iieantari a tptep^ralùli 4*. ^wt 
tktttonirlat». SegoiisDO im mr jia U MMWt 
U i ftltciaUi pl& gnDdicelIi, ^-giè, ■«ilt> < 
adt grra p«rt« , . ban . pocV '^'^■^■■i^^ 
tg Tertiti, quale affatto in «amcU.'Ki- 
Bbrém pai le dotea^ dawlcf qpùt \ftìe- 
b'&WMaanabiMSiaUetta f^ot^M». 
•HematlTatueiite U Hiurfire.ì n il n^i 
pé itfooo Si quellb ;to«Ì , lo linartqn * 
K^lMSwdflu* di qn^i V)\\intM.4ìmi 
d^HOccopur. Ditto di fieli i' animo A 
"^^MiqBe ti Satm <gii9i trowhrcoM 
B^neitoettatofe. Ha Keqw onaadb' 
■- '"^ - difik» filatiti bo. 



«iataf'ttccw , tHua ttvpaaaariM noai 
cU If andar Iwto laoto ddla^propwiit 
■a #iMw dan ayìft battaoto. Paaaa • 
pMta j 8«uirda • jparda ; annpve ptr 



. kilMtt^gitUVB MOM «OcbÙU ftn4,t«ffw 
nri-durioitMki «nMn luddiett*^^. 
«k»'*Ì aadan iCfltiiaBdo j .Iona «KnW] 
pM^^fllCLi. uuno ■ll'ultin^ ì •(» tutu., 
BHMte; fìi>on tutti iÌn.iGO»<MCÌat^. 
OdHe^GctB ipeiiBolata, e.oalU tat». 
pi^ta IO nn ip*!!», Utcii.ftuUt l'alt* 
'Àio dietro a qoelu Kbien , .xatfiitn- 
M pnM«a 4iiui»i qS^U desìi ooninL' 
8iM dtativ* attonkkmc , Un» owtf a aptr - 
nDU fli oacqM al ift4«r dopa qvàaU 
aiHnfM4ra alcttoi oarH ( cb« portami» . 
i «okftileaiMvU a<|n«bUiaBcoEaftlca»i. 
tate«h. Qnl'rì \9i01am WHifaiM altiin^«- 
Jl ^nuw.progndWa ^w Mai M)mie eh* 
Basa* potè d^lneDtasaaaegnar tolta 
qiùU'altie eoovaletcwti , aaoaa .db* 
nm.gttafiiKliMs.Ha «b«? «aanÌM U 
primo sarto , U MCoDdo., il tew, e Yi« 
diMonv^do i aempra con' la aieaaa «Mp 
aoiti,S<M>ad(inO', di«ti;Q<wl m» mr 
iil*a pi& che u) altro «appviwinf») DM 
uii-ttB|i«tt4>serio,e <poo iu> IwsUmiib ■« 
niMio , èome regolai»» <tal «aamgUa. 
E^ qui padre M ii:b«f« «b»»UHBm Atìir 
Ut eaaeM alato dato per coadiwUra.Bal 
|j»4tsra« al padre Felice., 

Gq^ li dìltignò del tfttto qaella •oav 



i5« 
sp«-MNMt *f dHeg(i>ndt>*l, qpi» '««I* 
pWtÀ ' iÌb: il «oirftttto 'obw kvsTs twea to , 
ma/Oon»>«CMl«'ìl]plif scrreirte, taaetò 
l'aqÉi*«.pa^iiiro>ndiiitniadi prima. 
OlPinM h coutweeiira più felic»^ra dU 
troTttra Lacia hiftnnB. J*Dre, aif «rdo^ 
r» JaBameraucapreientA sottentran- 
d»q«Hloacl €mor« cresoiato, s'atiac 
oAagìi'twa tutte tq forco dell'aHimo a 
(MsLijialo edebolcfiio; oacì nella ooi^ 
■W , e H oÓMa irefao dante b procM' 
tiene era. Tettata. Quando fa appiè dal 
tanmiatto,i«B4l4 apMvi ^UwKxilikMt 
fuir oltìnio gmdìnot * qnlTi foce a Dio 
BÓa pTrahiara) «per dir npg^o no tÌ- 
hippó & pwMle H»«ipiglitte,|d( frari 
iatòrratlB, dl«etlainuionÌ,d'EMa«se., 
di qtMi*la,di"|^rotneu8 ; uno di «nei 
diioMttcbe Densi fimno agli oonitoi» 
imcbè tlsD ' bèDna «bbaatanaa eneia 
per.iKteadavlii'riJ leffeRora -per eaeol' 
torli jHB «QiM grandi ablwslafiw per , 
■antirae Mmpli«»tans lenu ditpretio. , 
' 'Si «ÌMA,^>qui»pta pia rincorato, vol- 
ae attomoal tempio, lì troTÒ. nell'altra 
coraÌ4.efaeinoa«Te*a ancora vedutia e I 
che taceva cbdo Rll'àltra porta; dopa [ 
■OB ubilo jtBdare, vide» aritU« a ■!• 



njaln Io Rteccato di coìrti itct» détto 
il Irate, rat tatto a «qnarci e a ralicli), . 
apporto oom'esU «veva detto; eUrò ' 
per ODO di anelli^e ti Vivrò nel q«tr* 
teiere delle dónDe. Quali inani primo 
pawo'cbe vi diede, gli veque Tcdvta- 
per terra una campanella, di ^elU ek« 
1 monatti portaiano ai piedi , intera ,■ 
cq'woì laccelti; gli cadde in cuore cb« 
dn tateilruneoto avrebbe sotntp «er- 
TJrgli come di poMaporto la entro ; Ift 
^icolMt guardi té neatono lo BB»r- 
dava, e «e l'allAcsiò. £ tosto divprin- 
dfdO' alla ricérca, a quella riowca, 
cbe , per la atoltìplicUi sola degli 
oggetti uirebbe alata fietamcqle gr»- 
v««* jtwnd'ailcbe gH oggetti ììmm- 
ro' atali tutt' aUri ; comincio * «orrer 
con l' ocebio , ami a cMitemfJar. nuova 
«cene di goai , coti limili io parte ali* 
^A Tedote , io parta coA diMinùii: chi 
sotto la stella calimilà , era qoi on >)• 
tro patir*, per dircoal, an altro lafw 
gnire , nn altro doten i| va atro soppor- 
tare, oa altro compatirli e aoccrareni 
a vicenda ; era, in coi guardaiM, un'al- 
tra pieU, per dir colli e OB nitro r^ 
breuo. 



Arenr kUl htto nonaoqmiilo di atr»: 
d«, Mon Rutto « senta «ccidciiti; om». 
do ■'tatcM àhlto le ^lla im « cfc t is 
niM cbÌÉiBBtB. che parerà venire K lu. 
|Sì ValweTlde,a nnsoerta dìstaaw, 
m commhfBfto , ohe levò te mani , ao> 
cennando ■* hù pmprìo , s gridsMclo t 
" lì nelle stame , che r' é bisogmi d^- 
" Ivtotqoiè appena GaitodisjMnvTe^, 

Keiuja i' ftVTisd kniBsdìatimenté per 
chi TebÌTft pt%to,«' che la campanélh 
erBMginBe'chirequivoco] sftdié ddl» 
bestia d^Bter pesuto «ottanlo ri distai 
bi che' quella imegna gtt'poteTR temó^ 
■are/e'nnn a qaellicba gli *ete«a tìf 
nrtf addosso; ma pensi nmo bImm 

SDtoal come AligaHi'aubil»da «olob 
ì W replicatameiite . • in fretta oa 
«entio del eapt) « come adire «he «vara 
ìUteso i e che obediva ;' • ci tobe »Hm 
Mia TÌfta , OÉCcÙDdoSi ^ ana bnuda firn 
là Gif pan de. 

Quando gli porre d'estere «MiBStan- 
fd lontano', pMiA anche ■ leranì d'at» 
torno la caoia detlo scaedal* j «-^ per 
tir ^ella opertiione senM- ess ere ••' 
■erratoyandòaporst in •n^atretta ir» 
dae capepaneoe , che arerapo i doni 



volti rnna'all'riltra. 'Sì «faina v «ciorrs 
i laoeatti,«#tWitloc(>al caicapgftf^M- 
muA»«iU pareteci p^t^ia delt'uoa M- 
fe capaunucQe , gU vioo da qiiel^ «I- 
l' onccbit) una «oca ... Ob cielo ! è, egli 
pOMÌ bile? Tutu U nu aoima é io qpel- 
r orcochio: la retpjjawoiM A lo^eta.... 
SI! ai! éi]Bella to#)»! .,. « Panni 4i 
che ? • diceva quella Toca *M,Te: « ab- 

■ btMHO pHcat» beqe altr» cb« uà 
•t tewiwnlfl. Chi ci b/i cvttaiilR 6iìo- 
m ra , ci owitedicA aucba adoMo. ii 

Se Heaso nonoiUe nao attillo ,. pan 
fa per timore dì farw «qorgKe . fu. per- 
che DOS o'abbe it fivtq. Le ^iBocchia 
gli maaoaron «otto , gli ■' appaogò |a 
«iaUti oMl fa<un {Mimo naomeotoi al a»- 
'.coddo ,. «a in piodi ,:pii dulp , pia tÌ' 
{joroso.di prima ■ 4V Uà ulti giro la-ca- 
|Mnna, Cu snU'.uwio, fide colei .che 
■vera partalo, la tide ìd piedi, incbi- 
nate a^ra iBb' leUAooio. Si TdI^ .essa 
.•I romore; giuacda, crede di tratvdere 
«li sognare j Koardit pi& fiio, e grida, 
« -oh SigDor hteedetto. » 

•I Laaoia! T'h« Lrovatal yi (roro ! '^e- 

■ te. prapriofTO) ! siete vi«a! >i,tftlaiB& 
flenia, av<iB«ui4o( tutto trfmatdM. 



ì6o 

■ Oh Signor benetletto! » nplici, 
Imu pi& tremBDte, Lacia^: « roi? àu 

■ coM è qa«ta 7 in die nttuiierB ? pn- 

• che? La pette! • 

« L' ho RTutA. E voi ... ! Jt 

« Ah ! anch' io. E di mia madre._^s 

« Non r bo Tednta , perchè à a ^ 

• itaro ! credo però che stia bene. Ma 
« Toi .•• come nete ancon amorU ! eo- 
« me parete debole! GturiU para , ai», 
a te Ruarita 7 ■ 

a H Signore m'ha Tohito baciare 
«--anaora ^nagsià. Ah Eencol penfaè 

■ liete Toi aaiì ■ 

« Perchè 7 » dine Remo facendoce- 
le sempre pi& acooato ; ■ mi dowandi- 

■ te perchè ? Perchè ci doveva « ve- 
ti nire? Fa hiaogao cfa' io ve lo dica? 

■ Chi ho io a cni peniì ? Non mi chia- 

■ mo piA Renio, io? Non siete più L» 
•' eia, voi? „ 

■ Ah , che cou dite ! ohe eoa» dite I 
M Ha non vi ha fatto acrìvere mia ma- 
« dre....?» 

■ SI: anche troppo m'ha fatto ecrivB- 

• re. Rette cose da ftre scrìvere a un 

• povero disgraaìalo , tribolata , foe- 

■ S*"^ ■ iu> giovane che, dispetti «V 



•6) 
« mcBO, n<« T« 00 a*«*a mai fiitti! » 
« Ma Renio! Renio! giaeché sapent-r 

■ te... perchè »entre? perchè? » 

a Perchè venire? Oh Lucia! perchè 

■ venire, mi dite? Dopo tante pronaae- 
« se! non Siam pi&noì?rfon viricorda- 
« te più? Che cosa mancara?» 

' ■ Oh Signore ! >* sciamò dolwoaa- 
ment^ Incia, slagnendo stretto te ma- 
ni, e lerando gli occhi al cielo : ■ per- 
ii che non mi afete fatta la gratta di 
« prendermi con \m. . .-. ! Oh Benio, 
« che cosa avete mai fatto ? Ecco ; 
« io cominciava a sperare che .... 
« col .tempo .... mi sarei dimenti- 
B cate... » 

' * Bella speranca! Belle cose da dir- 
« Inele a me io sulla faccia ! » 

« A.h, che cosa avete (atto! E in qae- 
« sto luogo ! tra queste miserie! tra 
« questi spettacoli ! <jai dove non 
M si (a altro che morire , avete po- 
■ tnto . . . ! ■ 

K Qaei dhe nnoiono , bisogna pre« 

« gnr Dio per larn , a sperare che an- 

« dranno in nn buon luogo ; ma non 

« è mica ({iaito» né anche per questo, 

lo». TI. i4 



« cheqaeioheTÌTDnaabUaiHidaTlven 

« 4>sp«i^> •■•■*> 

« Ma,ReDKo.'ReDs»! volrion |>eDsal« 
•t a qael cbe dite. Una promessa alla 
q MiJdonital.É, Ub voto! « 
. < ^ io vi die» che sao promene che 
« non coDtao* niente. ■ 

< Ob Sigaore! Ghedite -voi? Dove 
K siete itato, in qaesto tempo? Con cfai 
« avete trattato? Come {larlale? > 

■ Parlo dk biioii crìfitiaDo ; e della 
« Madonn&pen*l>nieglioiochenon voi; 

■ perchè credo che oon «noi prumesH 

■ ÌD daa>>o del pFoaeitno. Se la Madoana 
« ateastf parlata, oh eUora! Ma che co- 
ti a' è «tato? Qna Toitra idea di voi. Sa- 
li pete che cosa dovete promettere alla 
a Madonna? Promettetele che la prìmx 
a figlia che avremo, b mettecemo nome 
<c Maria:cbà qaeito tosqui aoch' io a 
» prametterlo:qa^stesoncose cheCino» 

■ ben più onore aUa Uadonaa: «jaecto 

■ aon divoiioni che baono pia cOi 
a airutto, e ttoa portale dwoo a nes- 

■ No Doj non dite coalj nonBapet» 

■ iiuellu.uhe vi diciate: non lapete vo^ 

■ che cosa sin fare vja lotoe boa ùets 



il sUto Vbl ita qbet ctisninoto- avete pf4i 

« *ato. LaKiatemi, lasciatemi, per atiMriF 
« del cielo! u 

E « scottò imnctucaa mente da lai ; 
tornands verso il lettocoio. 

k Locta! » diu'eeli, lensa moovBni ; 
« ditemi almeno, aftemi: te dod tatto 
ir qnesta ragione... «areite la alesBa pet 
a me? u 

I ■ {Jflmo senu cnore! * riipoM Lu- 
cia, volgendosi, e tenendo a atento Id 
lagrime: ■ quando mi aveitdfiitte dìt 

■ delle parole iautili, delle parole clift 

■ mi làrebbero male, delle {wtole chfl 
« Barefibero forse peccati, sareste con* 
4 tento? Andate, ob andate! diuentiica^ 
« tevi di me: nob eratamb dcktineti? Ci 
k TJTedremo tanbigià non ci li La dft 

■ star molto fn questo inondo^ Andate) 
« cercate di far sapere a mia madre che 
« son guarita, che anche qui Dio mi ha 
tr sempre aMistita. che fao trovata Un' 
Ce BAìnra bnobB,qoettB brava donna, cbe 

■ mt fa da madre; ditele cbe spero eh 
« ella sarà preservata da qnesto male> 
*'e che ci rivedremo quando Dio vor- 
k ri ,' è come vorrà . Andate per a- 

■ nior del cielo) e non vi ricordate di 



i64 
a me... M qen qoando pKglt* ■) Signo- ; 

« re. ■ i 

E, coms chi non ba più altro da di- 
re, nò tuo! altro intenderei come chi 
luol sottrarli* mi pericolo, « riti' 
rò ancor pia prciso ni lettocelo, do- 
ve aiacCTA la donna di cni ella aveva 
parlato. 

■ SeDtite,L ne la, sentile! ■ dine Reiw 
ZO, senza però (arsele pili accanto. 

a No, no; andate, per cariti] » 

■ Sentite: il padre Criatoforo... ■ 

■ Che? ■ 
.E'qni.» 

■ Qui? Dove? Cane lo saprte? ■ 

■ Gli bo parlato poco &,- sono stato 
« no pesto con lui: e un Teligioaa della 
« sua qualità, mi pare... > 

• £ *qoi! per assistere ì poreri iafier- 
■ mi, sicuro. Ma egli? l'ba avuta egli la 
« peste? ■ 

« Ab Lucia! ho paura, bo paura par 
.■ troppo . ...» e mentre Renso ten- 
tennava cosi nel proferire la parola do- 
lorosa per lui, e che doveva eiaerlo tas- 
to a LuGÌB , questa s'era staccata di | 
nnoTO dal leltocciò , e si ravvlcint- ' 
va a Ini: . ho paura obe l' abbia «dw 



'ti'Ob'pbWhi nbt* tuniio f'' Ha chtt 
tt dico , porer* uomo ? Poveri noi .' 
«r 0>ih*'è'«gti? è ìd letto? è msì- 
t stilo? • 

- ■ E' in piedi, va altorno, agiiìte gli 
a altri; ma se lo Vedeste, che cera egli 
R Tft^canMsi regge!Sen'é veduti tanti 
■ e tanti,cbe pur troppo.. ■.non si iba- 
Ét glia! » 

irOfi! egli èqni !■ 

■ QBf,e poco lontano: poco pìA che ÌA 
tr casa Toslra a càn miai., se ti ricord** 
B te...! » 

N Oh VeT^ine slintissiiliB! i 

v B«iie) poco pfA. É pensata 6e kh^ 
•'Miliiio parlato di ToilM'ba detto del • 
■^ -le «ose.—. E Be sapeste cfre cosa mt 
",bti fatto vedere! Sentireiej ma ora »o- 
'* gHo cominciare a dirti qoel obe milk 
" dnto f)rìma> egli/cotla stia bocca. MI 
" ba detto ehe faceva bene a Tcnir+i à 
" cercare, e che il Signore ba Caro cbb 
** ttft gio*alie tratti così, t mi avrebbe 
" aiutato a far ch'io vi troTaséi; come S 
** pTf^rio stato la verità: ma gii è ali 
« san lo ."Sicché, vedete! ,j , 

" Ma, se ha parlato cósi/t^li è ptf 
" cfaè non sa mica..< ,, 



" Che volete «he Mp^ ^jli Adleco< 
" H'cbt arete fette voi di vo«tn> tesb, 
" MDM r^ola, a lenn parere di ne*!»- 
*' no? Un braT'oomo, an acnno di gin- 
« disio, com'egli è, dod va mioa a pm- 
" lar cose di questa forta. Ha qnei che 
" m'ha Fatto vedere.—! „EquiraG<MB- 
tò la vìùta B qoetla capanna : X.nGÌa , 
quantanque i anoi sensi e il sno animo , 
avellerò in qael soggioroo dorato ar- 
Teiiarsialle pijl forti icnpresaiwii, aUia 
tutta compresa d'orrore e di pietà. 

« E anche lì, » procegnì Renao, ■ bi 
« parlato da santo: ha detto che il Si- 
n gnore forse ha destinato di far gnsia 
R a qnel poveretto... ( adesso non potrei 

n proprio dargli nn altra nome) 

« che aspetta di prenderlo io un buon 
« punto; ma vuole che noi preghiamo 
« insieme per lui Insieme! avete 

« Sì, sii lo pregheremo, ognuno dova 
« il Signore ci terrà: le oraxiooi le i> 
a metter ioueme Egli. 

■ Ma se li dico le sue parole..,* » 

■ Ms, Renzo, egli non sa... » 

K Ma non capite che, quando Ì nn 
• santo che parla, è il SigDore che lo b 



r67- 
• pMfawèlielw IMB «vnUie parlato 
«e ocmI) le BOQ la doTCHa eMev pro{^o 
«■ «Mi~.. S Vu»nM dt qnel poveretto ? 
a Io ho b«n pregato e pregherò per hiii 

■ di mare bo presto, proprio coma se 
«foste «tato per un mio fratello. Ha 
« come Voiete chs stia, il-moDdndi Ut 
« il porerettofM di qua noa ■'■^kufai' 
m qneata CSM, M non èdisfetto il inalS' 
« ch'egli ha fatta? Che le voi ri mette- 
m te itila ragione, allora tutto è conie 
« primB; quel che è stato è stato : egli 

' « La ayiita la fott pena di qua.— ■ 

« No, Beoao , do: Dio non vuole che 
« fitcciamo ddl raalepper farSgli mise- 
« ricordia: bcciale far a Lui^per questo; 
e noi, il nostro dovere è di pregurlo.Se 
« io foMÌ morta, quella notte, Dìo non 

■ gli arrebfoe dunque potato perdona- 
re re? £ se Boo fon morta, «e Mno stat» 

■ liberata.... » 

ce E Tostra madre, quella povera A-^ 
« enese, che itti ha sempre roluto tanto 
M Mue, e che si struggeva tanto di tb- 
« darci marito e moglie, non ve l'ha. 
«< detto aocb'ella che l' è una idea itor- 
« ta? Ella, che vi ha fatto capire la ra- 
ti gfone wche delle alt^ ToitCt perchà 



tflS 

• ÌD certa' cow, f«Ma >piìi Ì{i*taktF A 

«Tai.... • 

«I Mia mndrar volate the mia .madre 
K ini ileaie il pania <K maticaiie a Wt 
R foto! JHa , Reato! voi bob aiete i» 

«Oh, ToleIdcV io-ire le dicn'Vw aU 
utredMiiiieqaette oaM-nota le poteta 
a upere. Il padre Cfìitafòro m'ka deU 
n lo eh' i« tornassi db hit a contargli m 
tt vi avevA trovata. Vo: lo Boatiremo lai: 
et qael cita dirà egli.... ■> ' 

« Sì, •'); andate da q«el «ant'aono ■ 
tt JìtCfili, A'io piego pet Ini , e che 
tt preghi few me, ebe me bo di bieoMv 
■ taoto tanto! Ma, per amor del-cieM § 

• ftr l'aninaTOBtr*, per l'anima mia t 
et. non tornate pi& qai, a farmi del male 
«a .... tentarmi. Il padre Grirtororo, 
a quegli Mprà spiegarti le esse, « hrvi 
tt tornare in voi; egli vi farà mettere il 
u cuore io pace, a 

■ À II CBore in pace! OM «JnevtB , to- 
« Ktiatevelo de) Capo, fìii mo l'areta 
a ietta scriters OBcata parolaccia; e va 
t io ciDel cbe ne no patito; e ora avete 
r-anche cnare di dirrneU. E io movi 
H dico cbiaro' « tondo éke il cuore in 



M pscs non lo mttìewò mm. Voi volete 
•cdimenticarTi di me; e io non Toglto 
« dimenticarmi di toI. E tÌ protetto, 
m Tedete, cbe, h mi fate perdere il giu- 
« diiio, Don lo ncqaiito più. Al diaro~ 
« lo il mestiere, al diarolo la buona re> 
« golaj Valete condannarim a esaereaTt 
ce nibbiato per tutta la TÌtaj e da Brrat>- 
« biato vivrà ... E qael poveretto I Lo 
et sa il Signore M non gli ho perdonate 

■ di cnore! ma t«i . . . . V Volete dnn- 
• que farmi penta» per latta la vita 

■ che le non. era egli ? Lucia! 

■e avete .detto cb' io fi dimenticbi: qìm 
a io vi dimenliebi! Come ho da &re? A 
<t dii credete ch'ita peniaiù in tatto 

« questo tempo 7 £ dopo tante 

ce cose! dopo tante promeue! Che com 

■ v'ho fatto io,dB(^e ci siamo lanciati? 
tt Perchè ho patito, mi trattate coaì ? 
« perchè ho avuto delle dìsgraiie? per- 

■ che la gente del mondo m'ha perse- 
ti gujtato ? perchè ho passato tanta 

■ tempo fuorldi casa, tristo, lontano da 
• voi 7 perchè , al primo moutento 
ce che ho potuto , son venuto a cer- 
« carvi? ■ 

Luna , quando il pianto le oonecMe 



di formar panile>KlB'nià, giognebdo él 
uno* o le iMMii e levands al rìelo gli oi^ 
chi noUnt! nelle lagtinie ; > o Vei^iiM 
u untisainiii, aiatutetiii Toi t Vot taf» 
« (e che, dopo quella notte, un anonaen- 
R ta comeqoesto io bod l'ho mai paa» 

■ MtD , Mi avete boccotm «Itora ; soo* 

■ correleBii «acbe adesao- !■ 

• Sì, Lacia ; fate bene d' ìorocar la 
« HsdoBDaf ma perche Totele no ctv- 

■ dcre cbe Ella, che é tanto boona, la 
« madre delta tnisencordia, foua aver 
« piacere di. farci patire. . . me alme» 
a no. . . per utau parola «cappata in bb 
a momento cbe noa taperMe ^ell» 
1 cbe vi dioeate? Volete credere ci» 
« T'abbia aiatata alion > per lasciarci 
a ioibroglUti dopo? . . . Se pòi 4}ne«la 
« fotu Dna scnn ; se la d cb' io ti tia 
M velluto in odio. . . Atemélo. . . pai» 
n late cbìaro. • 

a Per carità, BenzO) per canti, pei 

■ vostri poveri tnbrti, finitela, finiuli) 
• non mi ble morire • . . Don sarebba 



a tornate più qaì,BDn tOTBalepiè 



•7' 

I Vo: md peimta 1*000 voglia tor^ 



a nare.TorQOwiae Soua m c«yo «1 laga . 
« da, tamerei . £ àitparfo. 

Locia sodi B «edcrsi , o pnrttosto ti 
laooiò cader* a t«rn, aocant»al leltoe* 
ciò ; « f appoggiata a qaello la testa, 
eontionò a piangere dirattameate , La 
doDiM, che ioBno all<tra era abta ad 
occhi e orecchi »p«rti , aenn fiatare, 
domandò che fame qaell' appariiione, 
4]ael dibattito, cjnesto pianto. Ha (ona 
il lettore domanda dal canto suo chi 
fosse co»tei:e,per toddiafàrlo,non ci bi- 
sogaeranno,nè ancfaeqaiitroppepiroift 

£ra uu' ggtat; laercanteasa, di foras : 
treni' anni . Nello spazio di pochi gior- 
ni a' era vedalo morire io casa il auiwii 
to e tatta quanta la 6g]Ì«ola>>sa : prua, 
di lì a poco , andh' alla dall' inffnrmit* 
conauNe, traiportata al laiaeretto, era 
stata depMta in quella capinnuccìa, io 
tempo che Lncia., dopo aver saperala,, 
■enia avredersenc, Iq furia del toaie, e 
jaatate, por tenia aTvederaeae , pidk 
compagne, conaiucian a riàTorii e a ri» 
cuperave il untimeo)^ , perdalo fioo> 
dai! primo accesso della malattia, nella 
(^■a ancora di don Ferrante . Il ti^u'- 



17» 
rio ooapDleraiiapìré^eliedneonìUt 
e tra (jnealc dae , a6F1itU , der^itte, 
■bigotUle , «ole io tanta moltitodiaet 
era ben Ioato uta ana intriiuishesu , 
no' affesione, quale appent sarebbe po- 
tuta Tcnire da nna lunga coasaetndi- 
ne. Io brere Lucia era stata a temiÌM 
di poter prestar servigi all' altra , cbe 
■' era troTata a^rantis6Ìm« . Ora che 
questa pure aTeva passato il pericola, 
•i faccnuo cMnpagaia e aniiao e gaar< 
dia a vicenda, l' erano promesso ifi non 
uscir de) laiKerelto, se non insieme ; e 
•Tevao pur preii altri concerti , per 
non separarsi né anche dappoi. La mer- 
canteisa che , aTCndo lasciata sotto la 
oustodia d'un suo fratello uonamìasario 
della saniti , la casa e il ^aàfco e la 
cassa , tutto ben fornito , era per tro* 
vani sola e trista padrona di troppo pia 
che Bon le bisognasse a TÌTere coniod»* 
mente, voleva toner Lucia eoa sé, co- 
me nna figliuola o una sorella ; al che 
questa aveva aderito , pensate con ^le 
gratitudine a lei e alla Providenia; bm 
solo per fino a quando potesse aver no- 
velle di sua madre , e intendere , corM 
eperars, la volontà di essa . Del resto, 



173 

TtserlMta coin' en , ni della promesM 
dello «posaliiio, né dell'altre me Brren- 
toTA atraorétoaris, non »r«m mai toc- 
cato nn inotto. Ha ora , in un tanto 
concìtaioent» d' aflètti , alU avcTn al- 
men tanto biaogno di ifoearri , qnanto 
r altra deiìderio d'intendere. E, stret- 
ta con ambe le mani la deitra di lei, si 
fece tosto a soddisfare atla domanda, 
sene' altro ritegno, fuor qaelln che i 
singulti ponevano alle dolenti parole. 

Renso intanto trottara in gran fret- 
ta verso il qaartiere del baon Grate. 
Con un po' di studiose non senaa qual- 
che passi perduti, gli riuscì finalinenta 
di arrivarvi. Trovò la capanDaj lai non 
ve Io trovò; ma, roniaodo e adocchian- 
do nel coutomo , lo icone in una tra- 
bacca, che, curro al suolo e qoasi boc- 
cpne, stava ctMifortando nn morente. 
Ristette , aspettando in silenzio. Poco 
stante, lo vide chiuder sii occhi a quel 
poTeretto , riscarai poi ginocchione , 
pregara un momento, e levarsi. Allora 
si trastfl innanii , e andò alla volta di 
lui. 

■ Oh! ■ disse il frate, risiedo vsnire: 
et ebbeM 7 » 

Tom. vi. i5 



17< 
. « La fl' e; rbò trttwia ! » 
B In titB alato ? m 
(c Gnarita.o^dieiiabur dallcUa» 

• Sia lodata il Signore ! » 

■ Ha ... > disM RenM , g n aado gli 
fa tanto accolto da p«ter pariair aotta 
voce t ■ e' è no «Ltrtrimbroglàa. ■ 

a Cbe Tuoi tn dire ? » 

* Voglio dire che . . . Già eli» ta eo- 
€c jne è iiaona qBella povera gioTaoe; 
s ma alle Totte é nn po' Sua nelle raa 
« idee . Dopo tante pron>eM« , dopo 
« tatto qacllfl , c%' ella a», adesco nrt 
(I dice che non mi pai ipoaare, pevchA 

■ dice, che io io ? che in quella boUs 
« della paura , ■' è soaldat» la testa, • 
«s'è, come a dirs , rotata alla Madó»- 
« na . Cose senw costrutto , n' è t*roJt 
a Cose buone chi ha la scienaa e il fos- 
te damento da farle; ma per noi gente 
a ordinaria, chenonsappinroo bene «o< 
m mes'hanoodB Care. .. a'è Terodw 

■ son cose che non tengono ? ■ 

et £' ella molto lontano diqni? • 

■ Oh n»: pochi passi A li dalla cfaio* 

. ■ Aspettuali qni un nwinento) n dis- 
io il frate: «e poi T'andremo inNente^ » 



V Vtal dira cb'tila le dRri ad ititen- 

• Non •i>iHillt,fig]inolo;VnogDaGli'io 

■ senta qWlo ch'ella wi per dirmi.» 
B Capisco , » disse Renzo , « (tette 

cogli occbi fissi a terra a colle braccia 
RTwolte m tal petto, a inMllcarii la ma 
incertesu rimasta tnter* . Il frate aO' 
dòdi nnoTo in cerca dì quel padre Vit- 
tore, io pregò di tuppliiie ancora per 
Ivi , entrò nella ma cspaona, ne usci col - 
la sporta in lal braccio, tornÀall'aspet* 
tante, gli disK: cioodiamo: » e andò in- 
»Bn» egli , aT*ÌaDd<wi a qaella tal ca- 
panna, dove, qualche tempo prima, e- 
7'no entrati insieme . Qncsta Talta , la* 
•ciò Heiwo di inora ; entjrò egli , e dopo 
OB istante, ricomparve, e disse: ■ nien- 

■ 4e! Preghiano! pregbiamn.» Poi, 
riprese: ■ adesso guidami tu. u 

E sens'altro, si posero in cammino. 

Il tempo i' era andato sempre pi& 
vabbmscaDdo,e aaaunsiaTa ormai cero 
ta e poco lontana la barrasca . Spessi 
laimpi rompevano l'oscuriti cresointa , 
e liuneggiavano d'un folgore istantaneo 
i luoghiHÌaii tetti e gli archi de'portici, 
1« enpoia del tempio, i basa «Mnignuli 



delle cap«DD«f e i tuoni loop^atì con 
strepito repentino , M»rre»MM>- rom*- 
reggìando dall' uob all'altra regione del 
ciclo. Aiidara inaantì il panile, attoi- 
to alla viage coil'animo pieno d' inquie- 
ta aspetlaaione , rallentando a foru il 



jiasso, pttr 



Dtenrarto alle forte del «ao 



KguBcei il quula , stanco dalle fatiche , 
aggravato dal male, oppresso dall' a£|, 
camminata faticosamente, levaodo trat- 
to tratto al cielo la faccia smnnta, ccone 
per cercare an pia libero respiro. 

Bento, giuntoGhefaaTÌsta deliaca- 
pannnccia si feraiA , si volse, disse COB 
Toce tremante! ■ la è qui . » 

Entrano a Eccoli ! • grida la 

donna del lettnccio. Lncia si volge , si 
leva precipitosamente, va incontro al 
veccbio, gridando; ■ oh chi vedol 
a padre Cristoforo! ■ 

■ £bbene,Lncia.' da qasDte angore 
■ v'ba liberata il Signora ! Dovete es- 
ce ser ben contenta d'aver sempre sp»- 
a rato in Lai . ■ 

(tOhri! Ha lei, padre?Povera me, 
n come è cambiatal Con» ata ? ^ca : 
K come sta 7 » 

■ CooM Dio mole, ««wne, pw ma 



« graifai Toglitt ancli'io, n TÌBpòse con 
Tolto sereno il frate. £ , trattala in un 
canto, lo^anse: • senllte; io non pos- 

• soi1m«tM-r qni che pochi momenti. 
fi Siete voi disposta a confidatri in me, 

• come altra volta? » 

« Ghi". noH è élla tempre il mio pa- 
ti Figlinola, duoqaè; che è codesto 

■ voto cbe fienco m'ba detto ? » 

« Ènn Toto che bofatto alla JUadon- 
« na, dì non uBrilariui. ■ ~ 

■ Ha avete voi petualo allora , che 

■ eravate legata da una proiseBiia?» 

. Trattandosi del Signore e delUMa- 

■ donna! . . . non ci ho pensato- » 
« Il Signore, figlinola, gradisce i sa» 

ìGe), fé offerte, quando le feccia mo 
felnostro.E' il caorec1i'£{;IÌTnoIe,1a 
te TcUontài ma toì non potevate ofirir- 

• gli la volontà d'nn altro, al quale voi 

• vi eravate già obbligata, n 
« Ho fatto male? ■ 

■\No (poveretta , non pensate a q-ae- 
« sto : io credo ami che la Vergine san- 

■ ta avrì gradita l'intencìone del vostro 
R cnore afflitto , e l'avrà offeita a Dio 

■ per voi. Ma ditemi; non vi siete mai 



■ dell 



a consigliata con neMano sn qoetta ok 

R Io non pensaTB cb« focse male , da 

■ -GoiifeM3nneDe;qnel poco bene cheù 
«, paò fere, si m che non bisogna cai^ 
« torlo. » 

< Non avete neasan altro motivo cbe 

■ yi trattenga dall' ailempierela pnH 
ce mensa che avete fatta a Rento? 

n Quanto a questo . . . per me .... 
u che motiTo ... ? Non potrei dire . .. 
« niente altro, » rispose Lacìa con una 
esitazioDe così fatta che ananniiava 
lutt'altro che una incertezza del pan 
siero '. e il ano volto ancor discolorato 
dalla mnlattia, fióri latto a un tratto 
del più vivo rossore. 

II Credete voi , » riprese il vecchio , 
abbassando lo sguardo , n che Dio ha 
a data alla boa Chiesa l'autorità di ri- 
>i mettere e di tenere secondo cbe tor. 

■ ni in maggior bene, i debili e gli ob- 
<■ bligbi ctie gli uoinini poouo avercoD- 
« tra Iti con Lai ? » 

■ Sì, che lo credo. ■ 

a Ora sanpiate che noì , 'deputati •!- 
« la cura oell' anime in questo luogo , 
nabbiamo, per tutti quelli cbe rictwro- 



'79 
cruo a noi , le più ampie facollà della 
cc'Cbìesa ; e che , per consegneoia io 
«poHO quando voi lo domandiate, fcio- 
« glìeni itall'obbligo, qDnlanqae *ia , 

■ che possiate aver cootratto con code- 
<i sto Toto< u 

- ■ Ma Don è egli peccalo, tornare in- 
dietro , pentirsi d' nna promeMa falla 
a alla Mndonna? Io allora l'bo fatta 

■ propriodi cnare...ii dÌMe Lncin, vio- 
lentpmente agitHta dall' sHalto d'ana 
tale iuBspettata, bisogna pnr dire, spe- 
rai! la , e dall' insorgere oppotto d'an 
torrore fortificato d» tntti i pennieri che 
da tanto tempo erano la principale <k- 
cupatìone dell' animo »no. 

1 Peccato, figliaola? a disse il padrei 

■ peccato il ricorrere alla Chiesa e do- 

■ mandare al suo ministro che faccia 
CI nso dell'aDloriti che ha ricevato da 
ce essa e ohe essa ha ricetuta da Dio? 
s Io ho veduto come voi due siate sta- 
te lì condotti ad onirTÌ ; e , certo , se 

■ mai m' è potuto parere che due fos- 
ti aero uniti da Dio , voi eravate , voi 
« siete quelli ; ora non vedo perchè 
a Dio vi abbia a voler separati. È lo 

^< benedico che m' abbia dato, indegno 



tt ceius ioBO^ il jMUre dt p«»IaK in 
ce iDO nemfl > e al veodeni la ^cwln 
n pirola. £ ae vai mi domaiMlntsch' ìo 
B vi dichiari icioltji da codoto voto, io 

■ DOD dubiterò di farlo; e desidero 
II enti elle lo domandiale. ■ 

<t Allora ••• ! allora ... .' io lo lionaB- 

■ do , » ditse Lucia con ud t«Uo noa 
turbato pìA che di pudore. 

llfratecfaiami eoo DO.ceaBO il gio- 
vane , il qnale se ne stava net canto il 
pia discocto , goardando ( giaccbé altro 
non potcTa ) iiso fito al dialogo io coi 
pgli era tanto intereualo ; e , avatol 
preMo, disse con toc« (piegata ■ Loci*: 
« coH'Batorità cbe tengo dalla Cbiew, 
1 io vi dichiaro sciolta dal voto di ver- 
« gìnitJi, annullando ciò cbe vi potè 
• eaiere d'inconiideralo , e libemndo- 
« vi da ogni obbiijpuooe cbe potette 
n averne contratta. » 

Penti il lettore cbe soono faceaien» 
all'oreccLio di Benao tali parole. Rin- 
graaià TÌvaioente con gli occhi colai 
cbe le at èva proferite ; e tosto cercò , 
ina invano , quelli di Locia. 

'■_ Tornate eoa sicnrexia e con pace 
« ai penaieri di prinu, » seguì adirle 



i8i 
il cappaecioo : * domanilate di nuovo 
•> al Signore le grazie che gli domaii- 
(lavate , per estere una moglie lanta ; e 
« coniidate ch'Egli «e le coDcederi 
m più abbondanti , dopo tanti gasi. £ 
CI tn, ndisee volgendosi a Beato, ■ ri- 
« cordati , 6gliuolo , che se la Chiesa 
« ti rende questa compagna , non lo fa 
a per procurarti una coDSolaiionetem- 

■ porate e mondana , la qnale^ se po- 
et tesse pure estere intera e tenia nò'- 
« stura di alcun dispiacere, avrebbe a 
ce finire in un gran dolore , al niomen. 
ce to di lasciarvi ; ma Io & per avvier- 
« vi tatti e due nilU strada dalla con- 
« solasione che non avrà fine. Amatevi- 
•c cMMoe compagni di viaggio, cbn qne-- 
H sto peoùeK) d'avere n lasciarvi , e 
« colla speranm di ritrovarvi per sem' 
« ore. Bendete grazie al cielo che vi 
« ha ct^tdolti a questo stato, non per 

■ mezio alle allegreiae turbolente e 
m passeggter* , ma coi travagli e &ii,le 
ce miserie^ per di« por vi ad un'allegre^ 
K ta raccolta e tranquilla. Se Dio vi 

■ concede figliuoli , aobinte in mira di 

■ allevarli per Lai, d' instiilar loro l'a- 
« more di Lai • di tolti gli ■omini; e 



iftik 

« allora li guidereU beta* in tatto il 

■ re*to> Lucia; v'iia egli detta, » • 
acceraaTa Benso, «cbi ba vedato qni?» 

H Ob padre , me l'.ha dello ! • 
■ Voi pregherete per Ini! Non tb do 
• itiiical«. £ Aoclie per me pracheie* 

■ te! ••■■ I^^liaoli ; voglio che abbiate 
iMia memoria del povero frala. u £ noi 
cavò dalla sporta una «catola d'm le- 
gno doixinale, oaa tornita e polita con 
uoa certa Goiteua cappnccineaca ; « 
proMgnì i « qoi dentro è il reato di 

■ oiiel paii£ »■• il primo cbe ho éomm- 
a dato p«r carili { quel pane, dit eoi 

■ avete iolsio pariace! Lo lascio « voii 

■ conacf natelo ; mo(trat«lo ai voatrì G> 
a gliuolÌ!V«rraDi)o in un tritto moodoy 

■ io BB lecolo dolorotOr in-meuo ai 
« aoperbi e ai provocatori; dite loro 

■ che perdonino aeinpre , tempre; t«W 
( to , tatto ; e che progbiBo pel pote- 
« ro frate! > 

£ pone la Kwtola a Lncia, da coi fu 
presa con riverensa , come ti aarebfaa 
fittlu d' una reliquia. Poi , con voce piA 
pacata , riprctc ; * ora ditemi; cheap- 
N poggi avete voi qui Ìb Milano? Don 

■ pensate di poter coUocferTÌ all' •acii 



dÌmiI?E 
iindr* , e 



, eh« Sto voglia a«et conaer- 
tx TttH in mltate ? » 

• Qneata iMofm ngnoni mi h- esm 
« inlMito i»'main : noi «ndremo Taor 
(c di qai insieme, e poi etM pcBweik a 
« tatto. » 

« Di» h benedica, > diiae il frate ae* 
cO«Und<Mt al (ednceiov 

ce La ringraii» oncb'io, ■ dime la 
Tedoira, denti coniolniofie che ha data 
« a qaeste povere creatore; sebbene in 
a avessi fktto conto dì tenermi- sempre 
ce con me questa cara Lncìa. Ma ia ter- 
« rò intanto ; t'aecompignerò jo at ino 
« paese, la coqsegnerA a soft madre ; 

■ e , ■ sogginnw a baisa voce, v tosIìO 
« farle io il correo. Ne ho troppa-oel' 

■ ia roba; e di quelli cbe doTevano f;o- 
tc derta con me , non ho piA nessuno! ' 

K Così, n rispese il frate, ■ ella può 
«fare on gran ssgrificio al Signere,e dek 
R bene al prossimo.ffon le raccomanda 
te onesta gioTane , cbe gii redo coma 
R 8IH diventata sna ; non c'è che da lo* 
« dar Dio, il quale sa mnatrarsi padre 
a anche n^Ì ftageltì , e die , col farla 
trovar* ÌMÌeme, ba dato un così ebÌ4'< 



•84 
a TO segno d'amore all' ant e fcll'attn. 

■ Orsa, u ripredB poi, Tolgendoù ■ 
Renio , e prendendolo per mano: ■ nti 
a dne non abbiam più ddIU da far qait 
n e ci siamo stati anche troppo. Àn- 
« diamo. ■ 

■ Oh padre ! » disse Lacia ; « h 
[c vedrò io ancora ? Io sono guarita , n 

■ che DOD fo niente di bene a questo 
« mondo ; e lei ... ! u 

« E' già molto tempo, u rispose con 
tuono se^io e dolce il vecchio , a che 
« domando al Signora nna grazia gran- 
se de assui , 'di finire i miei giorni in 
« servizio del prossimo. Se me la 10- 
« lesse ora coocedere, ho tùsogno che 
« tatti quelli che hanno cariti per m^ 
« mi aiutino a ringrasiorlo. Via; data 
• a Reoso le vostre commìsHoai per 

■ vostra madre. ■ 

■ Contatele quei che avete ▼edat<^ ■ 
£sse Lucia al promesso sposo : a che 
« ho trovata qui un' altra madre , che 

■ verrò con essa più precto che potrete 

■ che spero , spero di trovarla sana. ■ 
c( Se v'abbisogna danari, » dine 

Itenzo, R io ho qui addosso tatti quel* 
CI li che voi mi avete mandati , e ... • 



ifl5 
N NÒ , no, » interruppe U Tedora : 

■ ne ho io ancbe troppi. ■ 

■ Andiamo , ■ replicò il Ehite. 

« A risederci, Lucia, ...! e ancbe 
« lei, dunque, quelid baona lìgnora, ■ 
diue Renio , non trovando parole cha 
siguificaBsera quello cb' egli sentiva ia 
un tal punto. 

■ Chi sa che il Signore ci fàccia la 

■ grazia di rivederci Bocora tutti ! » 
sclamd Lucia. 

« Sia Egli sempre con to! , e fi be- 

■ nedÌi:B , ■ disse alle due coinpagne 
fra Cristoforo; e uscì con Aeozo della 
capanna. 

La sera non era molto lontana , e la 
crisi del tempo parerà ancor piò immi- 
nente. 11 cappncciao offerse di nuora 
si giovane disalbergato di ricoverarlo 
j)er quella notte nel suo povero sbg- 
giorno. (t Compagnia , non te ne potrò 

■ &re I ■ soggiunse: • ina avrai da sta- 
li re al coperto, m 

Henio però si sesliva addosso ona 
smania d' andare; e non si curava di ri- 
maner davvantaggio in un luogo simile^ 
quando non gli sarebbe stato lecito di 
rivedervi Lucia , né pure avrebbe po- 
Tu». VJ. »tì 



i86 
tuta «UrHne un do'cqI bpoo frfte- 
Quanto atl' ora e al tempo , ai p^à dire 
che notte e giorno, sale e pioggia , t»- 
firo e roTaioeranp perlai tutt'ifio (b 
quel naomento. &e>uette ^BDqaB ff^*- 
sic , dìoendo che raiera pofUtrsi il piò 
presto a cercar d* Agnete. 

QaaDdo fìirono nella corsia , Ìl frate ' 
gli ttriiue la mano , e dUte: « se I» tro- 
ie vi , che Dio il voglia ; quella buOBfl 
a Agnese , «alatala anclieiQ mìo oomci 
n ea lei, e a tutti quelli che riipAngpoo 
« e ti ricordauatli ira Cristoforo, di'ciw 
(i: preghiiv» per Jui. Dio li acconipajjiu 
ce e ti benedica per seutpre. u 

oc Oh caro padre ... I ci ^iv^dremo! 
■ ci rivedreuio ?^ 

K Lassa , spero. » £ con queste p»- 
' Jole , <i spiccò da Renio ; il tjjiale , ri- 
nuito a guardarlo fin che |p ride sparì- 
,re , tirò in fretta verso la pqrta, git' 
tando a dritta e a sinistra gli Bllitni 
sguardi di compasaioqe suf dolentf 
campo. V era nn ■nqvinieoto stnordì- 
Darii), uno stratcinar di carri , un cor- 
ner dì monalti, on aggiustar l« tende 
delle trubaccbe;, un braDC(il^ dì laa- 
■guenti a qqieste. e ai p9rtìci ,per.TÌpB- 
larsi dal nembo sograstanb^. 



.8? 

CAPITOLO xixvn. 



LppenB 11 

la soglia del laiEerettvfrpres» la *iit 
( alla dritta, per ritrovare il TÌottolo 
dond'era sbucato il mattino sotto Iv 
mura), cominciò conte una f^ragnuola 
di goccioloni gnthdi e radi, che, batten- 
do e maltaltdo ralla ria binnca e arida, 
BolleTarano nn minuto poirerìo ; ben 
tatto ti ipeBsarono in pioggia; e prima 
ch'egli giugnés» al viottolo, la tMiìti 

f;iA a «ecchìe. Egli, lange dal danens 
aètidio, Ti sgnaMB^ra sotto , si eo'deva 
in quella TÌnfresCnta,ÌRqnel bòrBogUo^ 
ìe qnet bmlichìo dell'erbe e delle foglie^ 
ihosae, sgocciolanti, rinverdite, lucenti; 
mandaTB certi reSpironi larghi e pieni ,- 
é in qnel risoUimento della natora 
sentlTa come pia liberamente e più tì- 
vamente qneKo cbe s'era fdtto nel sdo 
destino. 

M», qnanto pi& schietto e pieno sa- 
rebbe stato qnestii suo sentimento, s'^ 
gli avesse potato indovinare and cba 
si vide poco! giorni appresso; cne quel- 
l'acqaa portava via, lavava giò , per co- 



dì dire il contagio; che, da quella in poi, 
il ia'ieretto, K noD era per rÀliluira 
ai vÌTenli tatti! viieoti che coDteneTa, 
nlmeoo non ne avrebbe piit ingoiati al- 
tri; che, fra ona settirnaDa, si vedrebbe 
riaperti asci e botteghe, non si parle- 
rebbe qaasi pia che di quarantena ; e 
della pestilenza non rimarrebbe, se non 
qualcbe segno qna e lèiqaello Btrasciro 
cbe ognuna si lasciava dietro per qual- 
che tempo. 

Andava dnnqop it nostro TÌagg;ÌBtare 
eoo fjrande aliicrità, sema aver disegoa- 
to né dore,Dé coine,nè qnando.nè se a- 
TCtse da fermarsi U notte, sollecito mJ- 
tantodi portarsi innanzi, di arrÌTar prt^ 
Btoal paesejdi trovar con cni parlare, a 
cai raccontare,sopraltatta di poter pr^ 
sto rimettersi in via per Pasturo , alla 
cerca d'Agnrse.Andava,colla mente tnt 
taaromoredellecosedi quel giorno; ma 
da sotto le miserie, gli ormri, i pefico- 
lì, veniva sempre a giilla un pennieriDo: 
l'bo trovata; è guarita; è mia! £ allora 
dova un •nlterelio, con che faceva odo 
Kpraisolo all'intorno, come un barbo- 
ne uscito a riva d'un acqua;; talvolta si 
contentava Ji una fregatioa di uani : e 



'89 
iananti cott«t& *ogHa df prìm*. Guar- 
endo ali* jta, ricoglicTB, per dir cosi, 
i pe«ieri, che vi avera laKÌati il mat- 
tino, e il giorno innanzi, veDende; econ 
pi& pitto queliì anpunto cfae allora a* 
len pia cercato di parar dalla fanta- 
sìa, i dubbj, le dìfficólU, troTarla tìtb, 
fra tanti morti e morenti! — E l'ho 
trovata vìts! — conctiindefa. Si rimet- 
terà Dei più forti patiti, nelle piò lerri- 
liili Muriti di qnel §^orno', ai figorara 
cou quel ^oart^llg in mano ; ci sarà o 
non CI tarai; e nna riipoata eoa) poco 
allegrai « non aT«r manco il tempo di 
maitioarla, cfae addoMo quella (hria di 
matti birboni; e qnel lasteretto, qnel 
mare; lì ti volevo a trovarla ! £ averla 
trovata ! Tornala in tn qoel momento 
quando in finita di paaiare la processio- 
ne dei convalescenti: dte momento; cbe 
cceiAcnorc non trovarvela; e ora no» 
gliene ipiportava pi^ niente. £ qnel . 
quartiere delle donne! E là dietro a 
' qaeUa capanna, qj^ando meoo ae l' a- 
spettava, qncUa voce quella voce pro- 
prio! £ vederla , «eiderla in piedi ! Ma 
che7c'erB ancora qqd grappo del voto, 
e più stretto cbe mai. Sciolto anch^ 



igo 
qaesto. E quella rabbia contn donRò< 
„ arigo, qoel ^ri^olo maladetto cfie eaa- 
Géi^ava tatti i gna! e aTTclenaTa tatti 
i toofbrti, Éttrpato ancbe quello. Tal- 
chèa Taticu saprei ìmagiDare uno stato di 
inaggior contento, ae non fosse atalal' ìn- 
certezia intoroo ad Agnese, il ramma- 
rico pel padre Cristoforo, e quel trovar- 
si tuttavia ìd meno ad una pestilenza. 

Arrivò a Sesto,cbe imbruniva; uè 1* 
acqua dava segrio di voler ristare. Ha, 
eentendoBÌ più in gambe che iiMr,ecMi 
tante difficoltà di trovare dove porsi, e 
cosi incappato,' non pèmò neppure ad 
albergo. La sola esigenia cfaegit si fa- 
cesse sentire, era un forte appetito; cbè 
ufi sDccesso come qnelFo gli avrebbe 
fatlo smaltire altroché la poca mine- 
Etra del cflppnccìno. Osservo se trovas- 
se anche qai una bottega di famaìo; i>e 
vide una; ebbe diie pani colle molle ,e 
con quell'altre cerimonie. Uno in tasca 
e l'altro a'denti; e in nauti. 

Quando passò per Honia, era notlB 
fatta: tu.tta*ia trovò il verso di venirne 
fnora dalla parte che métteva i» so la 
strada giusta. Ma da questo in poi, che, 
a dir vero, era un gran merito , potete 
imaginai^ come fosse quella strada , e 



con)*' BBiIniM facendoti di momeiito in 
momento. Affoodata [com'eran lotte; e 
dobbiamo averlìi detto altrore) fra dne 
rive', quasi oti letto di finnie, Rarebhe a 
qneMWa potuta dirsi, »e non un fiume, 
una gora davvero ; e a gualcbe passo ,* 
buche e poixangbere , da volerci del' 
buono a riaverne le scarpe, e talvolta ì 
pWi.Ma Bencone D«civa come poteva, 
senxa impntienie, aeHEa male ^Voltt^' 
Beni» iterttimenti ; pensando che ogni 
pasBo, perqaacilo costasse, lo portava 
innanzi, e cne l'acqua cesierebbé quan- 
do a Dio piacesse, e cbe a suo tempo , 
verrebbe giorno, e cbe la strada ch'egli 
faceva intanto, allnra sarebbe futta. 

£ dirà anche che noD vi pensava ae 
non proprio' nei niornenti di maggior' 
bisogno. L'eran distrazioni queste; il 
El-an lavoro della sitamente era in rian- 
onre la storia di qnei tristi anni ptissa- 
ti: tanti viluppi, tante traversìe, tanti 
momenti in cui era stato per torsi giù 
anche dalla speranza, e dar perduta o- 
gni coss; e contrapporvi le imaginacìo* 
ni d'un avveMire cosi diverso, e l'arti- 
var di Lucia, e le none, e il Tar casa, 
il raccontarfi le vicende passate, e tatbi 
U vita. 



Come la ucesse ai bvn, eoe pare n 
n'era; ss quella poca pràtica, con qof;! 
- poco barlume, fosser quelli che gli fa- 
cetiero trovv seipprela buona strada, 
o le l'imboccasse sempre alla rentiira, 
con Te lo saprei dirp; cbè egli ateBao, il 
quale aolewi contare la uà storia molto 
per minuto, lunabetUmente ansi cbe 
no, ( e tatto conaace a credere cbe il 
noitro anonimo l'aTCKO ioteaa da lai 

E'ù d'una tolta) egli s|euo , a queato 
ago, dicala cbe di qaella notte non li 
ricordava cbe come se l'areue passata 
in letto a sc^qar^. Fatto »tA cbe aal 
finir di etn , si trovò disceso all' 
Adda. , 

Non era spiovuto mqì; ma, a un certo 
tem(w, da dìIuTÌol'era divenuta pioggia 
e poi on 'acquerugiola fina, cheta, ugua- 
le ugnale; le nubi alte e rade faccTaiM 
un Vrlo continuo, ma leggiero e diafa- 
no; e n lume del crepuscolp lasciò <»• 
dere a Beofo il paese d'iatorno. V'era 
dentro il Ilio; o qtiello cb'egli uè pr»* 
vaile non ^i saprebbe significare. A.IU0 
non so dire, se non che qa£Ì monti , 

2 nel Kesegpa^ vicino , il territorio di 
if eco, era come diventa^ tutto roÌM 



sna. Gittò ancbel'oocliioadiloiuoa sé , 
e ai trovò an po'strano, «jDafe > dir 
vero, ds qnel che >i sentiva «'ìmagioB- 
▼a anche ai doverT>arere : iciupata e 
come impigliata addouo ogni cosa; dal 
cocuiEolo alla cìntola, tutto un molla- 
me. Dna gronda; dalla cintola alle lao- 
lo, j^jti^lia e loto; i looghi dorè non. - 
-re ne Tosse sì «arehber potati chiamare 
essi zaccliere e schi»i. £ se sì fosse ve- - 
duto tutto intero in ono specchio, con 
Ik falde del cappello flosce e spentolan- 
ti, e i capelli stirati e incoltati sul viso, 
BÌ sarebbe fatto ancor pili specie. Quan- 
to a stanco, lo poteva essere, ma nnn ne 
sapeva nulla: e il frescbetto del mattino 
eopraggianto a quello della notte e di 
quel poco bagno, non gli dava altro che 
una fierezza, una TOglia d'andar più in 
fretta. 

£' a Pescate; costeggia queiruUinia 
tratto dell'Adda, dando perà un'occhia- 
ta malinconica a Pescarenico; passa Ìl 
Jonttì; per vip e per campi , arriva in 
reve alla casa dell* ospite amico. Que- 
sti cbe, appena levato, stava io sall'a- 
scioa guardare il tempo, aliò gli occhi 
a quella Ggura ooiì guaizosa, coti fan- 



id{ ... 

||iMi, didam pure Mil lercitt, « h»lnM 
così viva e disinfoIU: a^snoì giorni non 
aVeTS Yeduto dd uoniO peggio eouraito 
e pili contento. 

« Ohe! » dis>e: ■ eia qui? e con qa&- 

• sto fempo? Come e «Ila andata? o 

■ Là c'è, u disse Bemor « la c'è : U 

II Guarita, che è meglio. Ho da rìft- 

■ sraiiarne il Signore e la Madonna per 

■ ìin che campo. Ma, cove grandi, cose 
<( di fuoco: ti conterò poi tatto, u 

■ Ma come sei aggiustato! » 

• Sor bèllo eh? 

■ A 3ÌT la verità, potresti adopervn 
11 da tanto ìn stt, per leVare il da tan- 
> io ih gli]. Ma, aspetta aspetta; che ti 

■ tàccia nò buofl fyocd. y> 

• Non rifiuto mica. Sai dorè la m'ba 

« preso? proprio alla porta del Uiierrt- , 

• to. Ma niente; ii tempo il soo mesti»' ' 

• re. ed io il mio. a 

L'amiCo endòetomò con dne hnc- 
ciate di stipa; ne pose una per terra, 1' . 
altra in Sul Tocolrire, e, con on po'fi I 
bragia rimdsta dalla sera d« fe'presla | 
Uvarc Ulta bella GantaM. Benso intani» i 



10 

■'«nitolto il cappello di,c4ipo, e, «coito- 
lo diw o tra Yolle l'aicT:» S>lUtQ (ii ter- 
ra: e, DOD cDiì bcìlmenle , s'era tratto 
il farsetto. Cavò allora dal taschitto del- 
le britche il coltello, col £>dejro ^tto 
moUicGÌo, che pareyu statò iDJnacero: 
lo mise su un .deicfaeCto e disse : a an- 
< che costui é aggiustato a dovere; ina 

• ré acqua; l'è acqua; sia riogrAiinto il 

• Signore .... Sono stato a un pilo.'... / 

■ Ti dirò poi. u E si fregava le mani. 

■ Adeiisafaaimi on altro piacere, » sog- 
giunse: • quel fagottello che bo lasciato 
« qui di sopra, vainotelo a pigliare, che 
« prima eoe l'ascingaisse questa roba 
■t che bo iodosso»! a 

Tonnato col fpgott9, l'amico disse ; 
B pqnso che avrai ^iiche appetito: ca- 
« piscpcheda bere,per la itradu.Donte 

■ ne sarà mancalo; ma da uuDgiare..< >i 
« Ho trojato da couiperar duo 

■ pani , ieri io solla bass' oca ; ma, 
a per rerità non m'hanno totcuto on 

■ dente, a 

■ Lascia fare, » disse l'amico; msÒ 
acqua io una pentola, che appese poi 
■Ila catena; e sog^^iunse: m Tiido a luu- 
1 gnere: quando tornerò col UtU, l' ac^ 



■ qua Mfà a ordine; e td fa una buoni 

■ polenta. Td ìntaota aggiustati CM i 

■ tuo couodo. » I 
Renzo,TÌmBsto ioIa,si levò daddosso, 

non senza fatica, il resto dei panni, cbe 
eran come appiastricciati alle carni; à 
rascinaò, ai rivestì di quoto da capo a 
piedi' L'amico torciò; si mise al laruro 
delia polenta: Remo intanto si sedette, 
aspettando. 

■ Sento ora che sono stanco , d 
disse: ■ lUa è ana bella tirata ^ Però 
» questo é niente. Ho da contartene 
H per tatt' oggi. Come è conoiato MiU- 

■ no! Qael cbe bisogna vedere ! qnel 
n che faiaogoa toccare! Cose da averpoì 

■ schifo di sé niedesimo. Sto per dire 

■ che non ci voleva meno di quel bar 

■ catino che ho avuto. £ qnel che mi 

■ hanno voluto Eare quei signori di lig- 
a giù! Sentirai, Ma se tu vedessi il lat- 
« teretto! V'è da perdersi nelle miserie 

. « Basta; ti conterò tutto .... E la c'è, 

■ eia verrà qui, e sarà mìa moglie; e In 

■ hai da esiere testimonio, e , peste a 
« oon peste, almeno qualche ora , v»- 
u glio che stiamo allegri. » 

Del resto mantenae ciò, cha aiOT* 



detto ■iramioo Ai voler contargliene, 
lotto il giorno; tanto più, che, avendo 
sempre coatinuatoa pio*iggÌDare,ijue> 
tti lo passò tulto al coperto, parte se- 
dato a canto all'amico, parte in fac- 
cenda dietro a ana saa tinelU e a una 
picciula botte, e ad altri lavori prepa- 
ratori P^'' '" vendemmia e per la fat- 
tura del vino; nel che Renzo non lasciò 
di dargli mano; cbè, come aoleva dire, 
era di quelli che si stanno più a non 
far niente , che a lavorare . Non polo 
però tenersi di fare una scorserella fino 
alia casa d'Agnese, per rivedere upm 
certa finestra , e per dare anche li una 
fregatina di maoi. Andò, e tornò inoB- 
■ervato, e si corcò per tempo. Por tem- 
po si levò il mattino vegnente; e, veg- 
gendo cessata l'acqua, se non tnrtuto il 
■ereno,si mise tosto In via perPdgturo^ 
Era ancor per tempo qua odo vi giun- 
se; cbè non aveva maeco fretta e voglia 
di finire, di qnel che possa averne il 
lettore. Cercò d' Agnese; odi uh' eli' e- 
ra sana e in tuono, e gli fu Indicata u- 
na casetta isolata dov' ella stava. V'an- 
dò; la cbiamò a nome dalla strada :a 
una tal voce, ella venne in furia allu fi- 
ToBi. VI. ij 



i»8 
ne«trR;«, mantiVitayR colla booca spa- 
lancata per mandar foorRnua io dia p*- 
rolaiDOR sucbe luono, RaoiolofM-eveib- 

■ nedìcendo^Luciaègaaritail'ho vedn- 
( ta ier l'altro: vi nlnta.-rerrA ^esle. 

■ Epolneho,nebo<tellt; eosedat' j> 
Tra la sorpresa dell' appariiione , e 

la gioia della uotiiia, e Is sraanin di m- 
perne di più, Agnese coiainciara ora 
una esc la mai io ne , ora una domanda, 
seaia finir nulla: poi , dtmenticanda le 
' cautele che era solita a prendere da 
molto tempo, dille ■ vengo ad aprim.i 

■ Aspettate: e la peste? ■ disse Ben- 
zo:« T&i non l'aiete «Tuta , credo, n 

■ lo no-: e *oi? » 

tt io sì ; ma roì dunque dotete aTor 

■ giudizio. Vengo da Milano; e, sentr- 
1 rete, sono propria stato nel contagio 
• fino egli' occhi. E' Tero che mi soo 

■ tatto malato da capo a pie; ina l'è 
H una porcheria che la t'attacca alle 
" volte come un Rialefìsio. E gi"ccliè 

■ il Signore v'ha preservata Gn'ora, 

■ voglio che v'abbiate cara , per Ce 
« che sia finito questo ìnflassOi percKè 
« siete la nostra mamma: e voglio clie 
v campiaiDo insieme un bel peszo aliti- 



a Agnese, 
te £1) ! » iotcrrappe fienso : » non 
« e' è ma che tenga. So tjael cbe Tole- 
«c t« dire; nw seotireU , taatiret«, cbe 
■ dei ma BOD ca a' è aiù . ADdiamo in 
R q^slche luogo ali aperto, dare si 
« poiM parlar con comodo, lenu p». 
« rioolo i etsDtirete. u 

Agn«w gl'indica Dnortocb'era dJrin 
flUacMaientraaM quivi, s' aueltaase sor 
finadldue panolteltech'eranoA rito pet- 
to; ella scwideNf)^ tosto, e Terrebbe a 
poni in au l' altra. Coti fu fàUo.- e wn 
certo cJbe,Bi il l«ttorfl,inforiaatq com'è 
^alle eOH antecedenti , avewe potato 
trovarsi lì in terio, a veder cogli oochi 
KjtiilU owiveraaiione coti animata , a 
«dir colle orecobieqneì racconti (quel- 
lo doQund* , quelle apiegationi, queJ- 
l' ef^anare, qnel oonaolersi, qoel ral- 
ìaffétinì, e iom fiodrigo,e il padre Cri- 
stoforo. ehUto il reato, «quelle descri- 
zioni dell'IT reni re, cbinre e poiitire co- 
sa* quelle d«|.paaMto,aoEk certo, dico, 
che ci avrebbe pigliato gotto aasai , e 
Mrebbe »tato 1' ultimo a venir via. Ala 



d' Bverla in nilta carta tana qnalla ooo- 
veraasione, con parole mute, falte d'in- 
chiostro, e senza troTarvi na solo fatto 
nuo*o, son dì parere che non ee ne cn< 
ri molto , e die ami meglio cbe noi gli^ 
la laKiamo indoiinare. I/b tonc) asiane 
iii che si andrebhe a far casa tutti ìn> 
sieme su quei di Bergamo, nel paece 
dove Renio aveva gii un buon avvia- 
menlo: quanto al tempo aon-al poteva 
decider nulla, perchè dipendeva dalla 
pnte e da altre circostanzet appena fi- 
nito il pericolo Agneie tornereblM a 
caia, ad aspettarvi Lucìb, o Lucia ve 
)' aspetterebbe : intanto Remo farebbe 
spesso qiiBicbe altra oorw a Pasturo, a 
veder 1» ma mamnia, e a tenerla ioibfv 
BMta di quel che poteste occorrere. 

' Prime di partire, offerse ancha a lei 
danari , dicendo: ■ gli ho qoi tutti, ve- 
(c dete, quei tali : avevo fatto voto an- 
a eh' io di non toccarli, fin cba la caia 
« non fosse schiarita. AdeB»o mo, «e ne 

■ avete bisogno, portate qui una icn- 
« delletta à' acqna e aceto ; vì getto 

■ dentro i cinquanta acudi bagli «In» 

« Ih, no, » ditn Agneae: Mueba 



« ftocora pi& d«t bìM^no per me: i vo- 
« (tri, teaelfli saldi, cbe sBran bsoai 
.« per pÌBDtar U casa. ■ 
, B eneo «e ne tornò oon .queita contO'- 
Uzipne di [uà dell' aver Irovnta sana e 
talvp UDO penoDu tanto cara. Stette il 
rimanente di qnel giorno e la notte, in 
casa dell'amico; il domani, in TJa di 
«novo, ma da qd' altra banda, verso il 
pnew adottÌTo. 

Trovò quivi Bortolo,, pnre in buona 
«alate, e in lainor timore di perderla; 
■cbe, ÌD quei pochi giorni, le coie, anche 
U , arevan preeo rapidamente una bo- 
nissima piega , Gli ammalanienli era» 
dÌTOiinti radi) le malattie non eran pin 
4|nellejnon più quei lividori mortali, né 
quella violeora-si sintomijnui febbricci- 
•ttole, intermittenti la ranggior parte , 
con al più qualche gavoccioletlo gcoW 
ritto, che ai curava come un. figoolo ordt- 
nuiaGià la ^Kcia del paeae comparivK 
OMitata; i ■aparstiti eominciavano a ve- 
nir fu»ri,af)OTcrani fra loro,a fan! a vi- 
cenda coodogliflDse e congratula lioni . 
Si parlarfn gii di ravviare i lavori: ì pa- 
droni BopravvÌMHti penavano giA B cer- 
Cftre e « capanrare operai ,e io quellearti 



principi Imente dove il oamero ne en 
■tato scarto anche prima del contagio , 
coin' era quelle della seta. Aenxo, ata- 
u (are il lerioso i promise ( saire peri 
le debìteapproTBKioni) al cugino ai ri- 
metterti al Ibtotìo , quando verrebbe 
accompagnato a BtabilìrM in paese. Die 
intanto ordine ai preparamenti più ne- 
cesiarj : si proTide di piti capace «Ilog- 
gio , cosa divenuta purtroppo beile e 
poco costosa , e Ìo fornì di mobili e 
d'arredi, mettendo mano questa volta 
al tesoro , ma sema farvi dentro na 
grande sdrncito, cbè d' ogni cosa v'en 
dovizia e gran mercato. 

Dopo non so quanti giorni, tornei al 
paese natio, che vide anche più nota- 
bilmente cangiiato in bene. Trottò ■»- 
bito a Pastaro; trovò Agnese ben ras- 
sìcurrita , e disposta a venirne a caia 

3nando chejfoiie; tantoché ve la con- 
usse e^li: né diremo quali fossero i b^ 
ro sentimenti , quali le parole, al rive* 
dem insieme quei Inogfai. Agnese rio- 
Tenne of)ni cosa come l'aveva lasciata. 
Sicché ebbe a dire che, questa volta, 
trattandosi d'una povera vedova e A'n- 
Da povera fanciolla , avevan fiiUo U 
guardia gli angioli. 



ao3 
« E l'altra volta, » sogglngneri , 
ce che ii sarebbe credut» cbe il signore 
« gaardBue altroTe, e non pensasse « 
s Dai,giaccbd lascÌNTaportBrTÌailpo> 
■ vero fatto nostro, ha mo fatto *ede- 
« re il contrario; perchè mi ha manda- 
u to da DI)' altra parte di bei soldi con 
« cui ho potuto rimettere ogni cosa. 
« Dico ogni cosa, e non dico bene; per- 
cc cbé il corredo di Lucia che coloro ■- 
« vevano raspato, ancor bello e intero^ 
« insieme col resto, quello mancava an- 
« cora ; ed eoe» che ora ci Tiene da 
« un'altra banda. Chi mi areste deU 
« to, quando io m' adoperava tanto ad 
« allestirequelfaltro: tu credi ta di la- 
V varar per Lucia, neh?: povera don- 
te na ! Lavori per cbi non sai: sa il cie- 
« lo, questa tela, questi panni, a che- 
ti sorta di creature andrarno indosso; 
a quelli per Lucia , il corredo davvero 
« che ha da serrire per lei, ci peaseri 
« un'anima buona, la quale tu non sai 
K né anche che la ci sia. u 

La prima cura di Agnese fu quella di 
preparare nella sua povera cassetta l'al- 
loggio il pi&decenteche polesseaqnei- 
l'aoima buoBa.* poi andò in cerca di se» 



3o4 

U d» dipanare ; • «ol Iod upo iDSumi- 

va gì ' io4(*gi- 

.Benso , ^1 canto mio , non pa»o ih 
oùo qaei giotoi già Unto Inngbi per ^^■ 
Mpara far dui «pealiCTÌ per boosa «or- 
te; li rimi» a qDello àel oontadino. Par- 
te aintafa il «no o«pil« , pel <i»«le «a 
(uia gnu Tentora l'avere in xat tal ttm- 
posp«sMialuiocomaodoan'opera,e no' 
opera dì quella abiliti ,- parte coltiiara 
e rimatteva io otiore l'orticello d'A^ne- 
■e traasudato affatto BetrBSBei»a,di lei. 
Quanto al ano proprio podere , non cà 
peniava punto , dioeudo oh' eli' nra nna 
parrucca troppo §caTniÌgli»ta,« che à 
voleva altro che due braccia a r»T»iar- 
U. He li metteva pura il pi«d«i «>« oaan. 
co in caaai che gli sTrebbe fatto rhIc 
a vedere quella detelaaionefeaTeva già 
preso il partito di dis&rai d'ogni con, 
- -ualnoqne preiu> i e d' impvegan 
il nnova patria ^nei tanto cba ne 



a qual 
ndfan 



potrebbe ritraile. 

Se i rimasti vivi erano l'ano ■H'alt» 
coree rÌMMÌtati, egli , per qua) del iud 
paeie, lo ora come a dir* da« voltet o- 
gnnno gli faceTa^accoglien*e e cong^ 
talaxioni,ogiMUiÒToleva sentir da Uil* 



snaitorìa. Direi* foripf enme iDclnTa 
ella ool bando? L'aDdava benóne : egli 
non ci peniava quasi piò , sapponendo 
che ^netli i quali avrebbero pottrto e- 
Gegfiirlo non ci peniaitero più né anche 
loro: né l'ingannava. E qaesto nan na- 
sceva solo dalla peste cbe aveva fatto 
monte di tante eose; ma era , come si è 
potuto vedere anche in più d' un (oogo 
di questa storia, eosa cornane a qnei 
tempi, <^e gli ordini ,' tanto generali 
quanto «peeÌBli, contro le persone , se 
non v'era qnalohe animositìi privata e 
potente die li tenesse vivi e li- TaceM* 
valere, rìmaneveno sovente sfto^a effet* 
tOj quando non lo anesaero arati» In sol 
primonianiflnto; come palle di■moM)iet^• 
to, cbe/se non fanno colpo, reManó in 
terra, dote non danno fastidio a 'iie»ti~ 
liò. Oinsegoehia necessaria' delia-grata 
de &cìlitli coD'cui li gettil*ano qsegli 
ordini, & dritto e a traverso . L'attivitA 
dell' uomo è limitata; «tatt«il dì piA 
ebe v'«ra nel l'ordì nera, dAvefa tornare 
a tantomeno n«l)' es^nire. Quel che 
va neHenaDÌcbimnipoAandftrne'ghet' 
roni. 

Cbi-valeùeancbe lapera oome fLern. 



IO la fiseM»«aa iSa AWwnJM^ in-quil 
tenpo j'MpeUo , dirò che itaTMio dU 
targa \'ua»e l'mltro: q«e»ti, p«- tìmoR 
éiiontireaiatoBkr qulobecoM diro*' 
trÌHonioj b,b1 aoto pemarvi, n vede- 
va sorgere nella fantasia àan Kaérigt 
da una fiart*, co'aooi brari, il cardina- 
le daiTaltra co'anoi argomenti : qaaatj, 
perché aveia rìaotnto ai non perlBr|^ie> 
ne cbe al moanento di coBcbindere, noa 
volendo riticar di farlo inalberare ia- 
nanai tratlv, di iucilBT,chi an mai?, 
qanlciMdiffiroItè, « d'imbroglier Uc^ 
M ««a «biaCichiere ifiBtUi.L«»ae cfaraa- 
cUenalfl. fiieera eoo Kg/me. ■ Credete 
a «b'dla ven^ pra«t» ? doWaadam 
.■ l'oBO, Io iparodial, * liepmidefa 
J'altr«E «speaio qMgli «twvveva data 
la riipocta, faceva poco di poi In doman- 
da modeainw. E con qaMtcs con Molili 
furberie, s'ingegnavano a ùa- pnaaaic il 
tempo, cbe parevaloro pie Inngoani- 
sorajcbe nfeaa pi& pnaaato, 

A I lettore nei lo .forano paaanre in «■ 
moinentii tatto qncl tenapo, dioendo ia 
compendio ohe , qnatohe giwaì dopo k 
viiita di Benio «I laateretto , Lncia ne 
«icì eolla bnona vodora ; die , c«aado 



stata «RliBBbwwqHM-aiit*B»§«ieral«, , 
easa I* fsMN ìimmom , rioBbioM nelU 
casa di qa«t'«itiiBa; ohe no* puto 4el. 
tempo fa ipCM in alleitire il «acrcilo 
dì lincia, al quia, dapoBTorfctloqaaU 
che cerimoDie , doretle lavorare «Ila 
stessa j e ohe , teriniahta la quarantena, 
la vedova laccio Ìb conit^nttU fosdaco 
e la caia a qael ano fratello commua». 
rio; e si fecero i preparauenli . pel ri- 
aggio- Potreainio anèha aoggiagner (li- 
bito: partirono, ginnsero , e qael ohe 
■egae;ma,oon tutta la baona voglia di 
accomodaroia codetta freltadellettore, 
c'è tre cote «pparteneoti a qnel tratto 
di tempo, cbe non vorremmo panare 
sotto lileniio; e, per dae almeoo, cre- 
diamo che il lettore iteMo dirà cbe «^ 
Trernma avuto il torto. 

La prima, che, quando Lucia tornò 
a parlare alla vedova della sue avven- 
ture] più in particolare e piò ordinata- 
mente che non avesse potato io quella 
a gttazlone della prima conBdenia, e fe- 
ce menEioDD pia espressa della signora 
che l'aveva ricoverala nel monastero di 
MoszD, venne a sapere di costei cose 
chc>dandole la chiave di motti misteri. 



«8 
lerienipiraBal'aniiBad'nMidoionMae 
pmran BanvigliB.SeppefUU vedm 
che !■ MiwnU, mcIbU tn ■ocello di 
atronuimi fatti, era «tata pò- ordÌM 
«lei caidiNkte traaporUla in a» ntoaa. 
stero di HiUon; che quiri, dopo mi^ 
infuriare e «batteni, s'en rarveiluU, si 
era acciuata; e cbe la sua TÌta allBife 
era ao sappliiio Tolootario tale , che 
nenano, a metM di torgliela^non aTieb- 
l»e potnUi troTame mi pi& serero. Clu 
volesw cooMcera più per minuto qne- 
sta trista storia, la troTeri nel libre e 
al Ivogo cbe abbiasi citata aUroTe , a 
proposito della sleau peraotui (i). 
' L'altra oom è che Loci», incUeilaK- 
dom del padre Cristirfwo a tutti ì cap- 
piicoini che potè vedere nel Unwretto , 
utese quivi, con più dolor« che atap»- 
re, com'egli era morto della porte. 

Finalmente : prima di partire , elli 
avrebbe a ncbe desi derato di Mper qui* 
ohe coM de'snoi antichi padTani,edi&< 
r^,com'ella diceva,naattodidoTere, m 
alcano db riaaoevs.La vedova l'actmi»- 

(i)R'paM.Hiit. Pai., Dea. V.LikTL 
Càp. ili. 



309 

pagMÒ ilh ékiB , doT« toppete o1i« l' u- 
Bot ìf «Itn èrano andati fra qae' {hù ■ 
Di donna l'nwKde , quando n dtcfl 
«h' ella era moria , i detto tatto ; ma 
pcK don Ferrante , trallandoti eh' egli 
era atato dotto, l'anonimo ha atimato 



che ptH'taaM il pregio di itendenì aa 
po'più; e noi, a neatro riachio, trucri- 
Tetema atra di preasoqhello ch'egli ne 
Jaiciò acritto . 

Dice adunque che , al primo parlar 
«ha ti fece della peste , don Ferrante 
fu ano dei pia riaoluti e sempre poi 
nno dei pia ooitant! a negarla i non 
gi&eon ÌMbiama»i,coine il popolo; 
ma con ragionamenti , ai qnali ati- 
anoo p»ttè dire aUneDo che mancaH^ 
oonoalenaenne . 

■ tt la rerum tattura, „ diceVB-egli , 
<' Doa ci ha che due generi di cobSxBu- 
." atanae e acndenti; e w io provo clie 
•' il contagio non può esiere né 1* ano 
" ni 1' altro , avrò provato che non 
" eiiite , che i nna chimere . E lon 
" qui . Le flOBtanse aono a spirituali o 
" materiali. Che il contagio aia aottan- 
" sa «piritudle £ (proposito che nes. 
" auNo Torrabba KfieaiTv; sicché è !• . 
Tom, vi. i8 



« nntìle ]>arlMii« . L*.MtUg« Rwte» 
'.' rwli KiQo «empiici o etmpcMte . 
^ Ora , «mUiim , Mm^lioa. il itnligiit 
" aoo ii e ti diiaoitfa io quUtr» par». 
" te. Kob i iobUdu urea; pcrcitiì, aa 
" foMe ^ ÌHTeoe di pauara «b bb carpo 
" air Mitra , volerebbe ,al pia preato , 
<' alla auB tfera. Non è actjaaa; perchè 
" bagnerebbe e verrebbe diieccata dai 
" reati, Roo è ignea ; perofaé aUMticF- 
" rebbe. Non è terrea; percbè aarebbe 
" viùbile. Soitanaa eomposta , neppn- 
" re; percbè ad ogni modo iotrthbo 
" ecKr aensibile all' occhio o al tatto; 
*' e auettio contagio, chi 1' ba vedalo? 
" cbi l'ha toccalo? Reità da vedere ae 



" peggio. Ci dicono qoeati aiguori doU 
" tori che ai wwwtk» da un eorpo aU 
f r altro; cb^ questo è il loro acbiile^ 
" queito il prelaeto per fare tanti or- 
" ainì aeoaa costrutto. Ora, aapponBOv 
" dolo accidente , verreblie ad eaeert 
" accidente traaportato , doe parole 
" cbe tanno alle pugna; non ci eatende 
" in tatta la filaaofia cote, pia chiara, 
" più liquida di qneaU : «he nn acci- 
'* dente non può posears de nn^eggel- 



'< lo all' altra. Cba m, per evitar qwv 
** ata SoìHa, si ridocono a dire c^e aia 
" ««cident* pri}d(>t4a, fngsoa da Scilla 
" e datinn inCariddi; perctié, *e i pr<v- 
*' dotto, dnncjno non ii comunicn, non 
*' li iHvpaga, come tanno blaterando. 
" Pditi pacati principi , che lerve ve- 
** Birvi tanto ■ parlare di ribici , di 
**■ ««010101, di antraci ... ? 

" Tutte , corbellerie , » scappò sn 
•< «oa -roba un Ula. 

" No, un, » riprete don Ferrante : 
'* non dico qoeito io : la acienta è 
" acimaa; sole faiat^na aaperla adoperi 
" rare . Vibici, eaaatemì , aDtraci,pa> 
" rotidi|buboai TÌo]acei,fiiroiico)i ni- 
" gricaoti, looo tutte parole riipetta- 
" bili t ehi baODO il m-o beli' e buon 
'< significato ; ma dico ohe non fanno 
" niente alla qaiitioao . Chi nega che 
" ci poM« eiaere di quatte com , arai 
*' cba ce ne aia ? Tutto sta a vedere 
" donde Tengano: „ 
■ Qui camincìaTaDai gnai aocbe per 
dbn Ferrante . Fin che non &eevB cfae 
dare addoMO alla opinione del conti- 
gib, trovB'Va da per tutto orecchie be- 
j)»«ol« , dalai Biritpettoae : perche non 



è dt dire quanto aia grande 1* antonlA 
d'uo dutto di profMiiona, allMcbè mol 
prDtare agli altri le coaa di eni uno 
già permasi . Ma qaaildo venin a di- 
stinguerete a Toler dimostrare che l'er- 
rore di quei medici non ittava gii oel- 
I' affermare cbe ci feste namale terrU 
bile e generale; ma n«U' BMegnane )a 
causa e i modi;, allora ( parto dei print 
tempi , in cui noB li voleva lentìr di- 
scorrere di morbo ) , allora , invece di 
oreccbie , egli trovava lingue ribelli , 
intrattabili ; allora , di predicare bob 
e' era luogo^ e 1b sna dottrina non pò- 
teva piA: metterla fuori , cbe a peni e 
bocconi . 

La e' èpor troppo la vera cagione,» 
diceva egli: ■ e sono costretti a ricono- 
a scerla anche qnelli cbe sostengono 
<i poi qaell' altra coti in aria .... La 
a Beghina on po' , se possono , qnelk 

■ fetale congiuncione di Saturno eoa 
« Giove. £ quando mai s' è- inteso di- 
• rscbe le ìuSaeose si propaghino.^. 
« £ loro signori , mi vorranno vagar 

■ le infloenie ? Mi negbwamio cbe cì 
■t aia degli astri 7 O mi Torratuo dira 
« cbe stieno lassù a fiur itieBtc , cnBC 



».3 

* tantrf'MpoochiédìspUli'eeiiGtH m 
K on torsello? Ma quello eha non poi-, 

■ so mteaden, è di qoeiti ■ignori me-. 
« dici; oonfentrs cbi ci tioviamo rial- 
« to una coDgìnnsioiM così malica ,, 

■ a [101 venirci a dire eoo bccia to- 
t» sta : DOD toccate qui , noa toccate 
M li , e Ku-ete licori ! Comfl le qne- 
■■ Ito schifare ^ contatto materiale 
K dei corpi terreni , potcìffl impedir 
« r effetto tirtnale dei coi^ celaati .' 
CI £ taiiU faccenda , per baciar de- 
m gli stracci ! PoTwa gente; Jh-uccrc- 
« te Giòve? brucerete Satiuno? 

Hisfrttìu, Tale a dire ib qoertì fon- 
n damenti , non osò aesaDoa preean— 

* siane coutro In peste; la prese, e an- . 
« dio a lettc^ andò a moriio ,«ìmv un 
•■ ert>edtMetiBtatw,p!gliaadcitelarcol- 
(c Ir stello. 

E quella aaa fmgow libreria ? La è 
fÓDfe ancora dìipcna attorno pqi mu^ 
riccÌMolì. 

CAFITOLO XXXVIII. 

Una Iteila sera , Agnese unte un le- 
gno fermarsi alb porta. — £' ella, aea-. 



a'-sltro!— En etla nroprìo, rolla Im»- 
RB TCtfora .■ la auooglieDse Ticendevelì 
se )e ìmB^ini il letture . 

Il mattino segoeute ,(»pi[« Beiixo 
di buon' ora , ignaro dell' accodato ,e 
senk' altro disegno che di tfogaraì od 
po'oon Af^neae in quel tanto tarilaredi 
Lucia .'Gli atti eh' ei fece e le cose che 
diste, al trovanela in prospetto , si rì- 
inettoBO pare alla imaginazione del 
lettore- • Le di mostrai ioni di Iiacia k 
alai furono tali, che non ci vaol motto 
a renderae conto . « Vi saluto : coma 
K state?" diss' ella , cogli ocobi basM, 
e senca tconaporsi . Sé crediate che 
RenEO trovasse qael modo troppo a- 
sciutto, e se ne avesse a male. Prete be- 
nissimo la oora pel suo verni ; e , c»- 
me fra gente educala si & far la tara 
ai complimenti , così egli capirà Lena- 
Simo cbe cosa si dovesse sot^oteitderea 
quelle .parale. Del rei lo , era ftcile ac- 
corgersi eh' ella aveva doe maniere dì 
porgerle; ona perKenzo,e un' altra per 
tutta la gente ch'ella potesse conoscefc. 

" Sto benecjaando vi vedo, ,,rispi>- 
se il giovane, con una frase a stampa , 
-'B che avrebbe iniéotata egli Ìd qoel 



2l5- 

" Il òoitro fcmn padn CritloSo* 
** ro . ■ . ! „ dÌMe Lucia" pregalepsr 
'< t* BDÌina Boa : Hbbene « poò ewer 
'* qQHiiBionrì che a qneit' ora egli pre- 
ga per noi lauà. 

" Me r ■«pettDTo, par troppo, „iìa- 
ae ReDZo. He fa qoesta la sole corda di 
mestosuono che ai toccaste i a quel cttU 
loquio . Ma che ? p«r qaainHqne top- 
getta li pssM>»e, il Colloquio gJirin- 
scÌTB Retnpre dalikloBO . G>me qaei ca' 
■valli bUbetìci,ekea^mpantBBO.e si pinn- 
tano li, a levunouna laropa e poi un'al- 
tra, e le ripiaotano al medesimo poeto, 
e £inDo mille cerimonie prima di dare < 
nn pana , e pai tutto a un tratto pi- 
glìiiDO la carriera, e fanno quasi potts- 
ti Hai vento , così era divenuto il tem<^ 
po per lui: prima i minuti gli paravano 
ore ; adesso le ore gli parevano minatit 

La vedova, non solo non guastava i* 
compaBnia,mR vi faceva dentro benis- 
simo: ne .Renzo, quando la vide in qnel 
Icttuccio , avrebbe mai potuto imagi- 
tiarseU d'an amore così compagoeTole ' 
e gaio). Ma il lazseretto e la cnropagna, 
la morte e le noiie non son mica tutta- 
no. Con Agnese ella aveva già fatta «mi-' 



si6 
ciii*; co* Locia porer» no pwèfen > 
TedeHft , tenera imieew s tchersevole, 
e come la stouicava garbata m i wnt é « 
senta ifaivH, qaBBtivap[>enacì roleva 
per dar più anima ai mai inoti e alle 
sue parole . 

Benso dine finalmente che andava 
da don Abbondio a prendere i concerti 
per k) >ponKBÌo. V'andò, e, in una ceri' 
ttria dtliana rÌBpettotajttsignor ctmto^ 
glidiue:<( le è poi andata via qnel do-' 
cf lor dicapa, per eoi mi diceva di non 
€ poterci maritare? Adesso siamo a tem- 
« pò; b Bpòu c'è : e son qni per sentir* 
u quando lena comodo: ma per questa 
« volta, sarei a pregarla di fer presto.» 

Non già che don Abbondio rispon- 
dewedinoli votere; ma cominciò a ten- 
tennare, a tirar faori certe scaae, a iàr 
certe ìnsinaationi: e perché mettersi in 
piana eftf grìdire il ano noane , con 
qnella cattara adiloetio ? e cbe la cosa 
potrebbe &rsi ^aalni«»t« altrate ,- • 
qaeatoe quest'alto-o. 

■ Ma capito , u disse Benso : ■ elh 
a ha ancora an po'diqoel ihal di capo. 
« H& lenta, tenta. ■ E si fece a descri- 
• 'Tepein cbe stato arMa -veduto qvel 



ai7 

■ poTcrotlotiRodrigOie che già a quel- 
a l' ora doveva «iovamenle eiiere an- 
« dato. >. Speriamo, ■ conchiaw, > che 
n il Signore gli a*rik Smtlo niUerìcordia.» 

(I Qa<^tto non ci lia a cbe fare, b dis- 
se dpn Aliboodio: ■ v'ha io detto di 
« DO 7 I(dd dieo di no io; parlo ..... 
« parlo pear baone ngiooi. Del reato , 
M Ted«te,fiB cbo l'oonao ha fiato in cor- 

■ pò. ..GoardatemimeitonDaiM con- , 
« sa feHB; mbo atato aoch'ia, f\i di ' 
(t li oh* di qna: e ton qui; e . . .se non 

•I mi veogoaa addotto dei dÌRturbi .... 
A baita. . ., patU-toeniTedi ataroi an- 
M Cora onpoclistto. Figuratevi poi cer< 
« ti teinperimentt. Ma, come dico, ijoe- 
«t sto non ci ha che far Dalla. > 

Dopouù po'd'altro dialogo né pia od 
nieno concludente , Reoso strisciò una 
bella rÌTeren(a,se ne tornò alla sua bri> 
gota , fece la tua reiaiìone e termina 
■con dire: n ton venuto tìb , che ne era 
m pieno, e per iiin riiicare di perder la 
» paiiens»« di parlar nitle . In certi 
•e momantf , pareva proprio quello del- 
« r altra volta; projn'io quella mutria, 
< qoelbl ragioni : ton ticnro che, te la 
« dara^ ancora nn po', mi tornava la 
■ campo con qualche parola in latino . 



SI» 

V V«do eh» la raol e— re on'attim hot- 
H gbiera: è neglio lare addirìt'tnm ipé 
a cha dice egli , aadan a msntani <kh- ' 
€ Te Ahiamo da rìreie. » 

K Sapete ch« cosa faremo 7 a dìoe ' 
la TeduTSK ▼oglio che amUanio noi at 

■ tre donne « fera una prova aaclie noi, 
a e «edere le ci troviamo ob po' pia il 

■ bandolo. Così Bvràancji'ìo il gastodi 

■ conoMerlo qoett' nomo , h à cropria 

■ come dite. Dopo pranso , voglio àf 
saldiamo; per non torotae ■ dargli 

■ addosso così lobito . Adesso, sìgnot 
« sposo, mctaateci no po'a ipassonoì al- 

■ tre dae intanto ohe Agoese è^ Id &» 
« ceode : cbè a Lacia farò io da laam- 
« nia: e Iio proprio vaglia £ Vedere vm 
• po'alla distesa qoeste mootagne, qae- 
« sto lago di coi fao tanto ìoteso parlar^ 
« e il poco che ne bo gii veduto ni f^ 
<t re oDK gran bella cosa. » 

Benso la «ondusse di primo tratta 
■Ila caia del suo ospite, dove fa nua'aU- 
tra festa: e ^i Ceoero premetter* cbei 
non solo quel di , mar ogni A , M pote*- 
se , verrebbe a prantara coHa brigata. 

Passeggiato, pTBDBato,RetMo sì par- 
ti subitamente, senui dire dove andas- 



me. Le'dtaiiM rìmucro gii jpmietla » 
•onfabKlan r > ooocerUrii tul modo di 
pigliar don Abbondio; a fimlaieDU >n- 
éaraao alI'aiMlto: 

— Soa qui loro , — dÌBs'egli tm té; 
ima fece baan tìh) : grandi rallegra* 
menti con Lucia, Minti ad &gne(e, conw 
plimenti alla Toreitiera . Le ùsae te^ 
«tare; poi si XBttÀ nel gran diicorao del- 
la potè : volle ««ntire da Lucia come 
l'aveia pasaata in qae'gnai: il laueret- 
to purae opportaniti di tar parlare ao- 
dhe qnella obclc era itata compagna ; 

Gai, come era giallo^ don Abbondio par> 
t Badie delLa na barrascB,-poi dei gran 
mi rallegro con AgDBK, abe n'era naci^' 
tsk netta. La coaa andava in lungo; gli 
fin dal primo momento, le dne ansiane 
■taVBDo alla tedatta , «e mai raoisae il 
bel tratto di far parola dell'eséentitle: 
finalmente non h> qtule delle due rup-> 
pe il ghiaccio. Ma che volete? Don Alx 
bondionoB ai Mutìrada quell'oreccbia. 
Guarda ohe dicewe di no; ma eccolo 
di nuoTo a quel ano tergivercare e vol- 
teggiaro a Badar di palo in tmtco, a Iti- 
« aogoere^e , ■ diceva , » poter far Je- 
u rare quella catturaecìu. Ella, aignu- 



■ ra; chetila Milano, oonoMeri piìu 
« ineao il (ilo delle coao , vnk delle 

■ bnont; protezioni , qoslolw oknlie- , 

■ re di paio : che oau ijusati waaà « 
« sana ogni piaga. Se po> fi roleise an- 
n dar per la piò certa, senu iinbari»r> 
K si in tante storie; giacché Goderti gio- 
« vaoi , e qui la nostra Agneae faanoa 

■ già intenzione di spatriarsi ( e io oon 

■ so cbedire: la patria é dove ai tta bc- 

■ ne), <tii pare che si potrebbe làr tot- 
ceto là, dorè non c'è Mudo che tenga. 
K Non redo proprio l' ora di «aperlo 
« conchiato questa parentado , mi lo 
c( Torrei concDitwo bens , trenqaiil*' 
a mente. Dico il vero : qai , con quella 
V cattura tìts, spiattellare dall' allara 
a quel nome di Loreiuo Xraniagliiui, 
« non lolarei col cuor quietoigli Toglis 

■ troppo bene; arrei paara di fargli na 
a cattivo ser Visio. Veda Ieì:Tedete roi.a 

■ Qoii parte Agnese .parte la vedoTiia 
ribattere qnelle ragioni; don Àbboodioa 
riprodarle solt'altra forma : s'era sem- 
pre da capo. Qaand' ecco entra HeosOr 
con un andar risoluto,o oon una Dodiii 
in faccia , e dice: ■ é arrivato il M^ioc 
« marchese ^*. a 



' < GbpYaoldlr qusito7A,rrìvatoda*e?j> 
domanda don Abbondi», loTandosi. 

n E arrivato noi soo palaxxo , elia 
« era quella dì don Rodrigo ; perchè 
« questa lignor marcheie è l'erede per 
« udecommiMo , come dicono ; sìochd 
ce non c'è più dubbio . Per me, ne sarei 
« contento le poteasi taper« che <\am\ 
ft pOT«r'uomo foste morto bene. A baon 
T» cpfito, finora ho detto per luì de'pd- 
« terhoEtri. adotto gli dirò dei De pro^ 
mfandis. E questo ligoor marcbeie è 
ce UD bra ri sii in 'uomo. > 

■ Sicuro,u dJBie doa Abbondio: « l'ho 
« sentilo nominare più d'unarolta per 
« nn bravo sigoore davrero^per db uo' ' 
CI mo della stampa vecchia. Ma che ùk 

• proprio vero . . . ? > 

«^ Al sagrestano gli crede? ■ 

«Perchè?. 

R Perché egli l'ha rednto co'saoi oc- 
tt chi . Io sono Stato solamente iì nel 
« contomo , e , a dir la verità, ri sona 

■ andato appunto perchè ho pensato : 

■ qualche cosa Usi dovrebbe sapere. E 
« pi& d'uno e di due mi hanno contato 

■ la cosa. Ho poi scontrako Ambragto, 

• che reitira proprio di lassù, e che lo 

ToB. VI. 19 



* b« redato, eame dico , far da nidnv 
n ne. Lo Tiiol Kotire, A.ii>brogio7 L'ho 

■ btto aipetUripùibori Apposta. 

. « Sentiamo, * diu« iloq Abbondio . 
Benio apdìlt « ohUmarie ij lugrestuio. 
Questi coaCermò la ooaa di pnoto ia 
punto , t' aggpOQM altri particolari , 
^cioi«e tatti idubbji e poi se ubando. 
• Ab! è morto dunque! è proprio «u* 
K datola sdamò don Abboodio. ■ Ve- 
.« dcte, figUooli, ae la Pwfideiica arri- 
« va alla ììd# eerta gente. Sapete ctie 
i( l'è OD» grancoaa! nn gran respiro per 
f qiusto poTero pewe! che non ci si po- 
« tera vivere codcoIdì^È stata ud gran 

■ flagello questa pe^tilenu, m» l'è ati- 
qc cbe ttata una scopa; ba spaztato via 
« certi soggetti, phe, figliuoli nuei, iwo 
« ce ne Jiaeravai^o pid: verdi, Ireacbi , 

■ diEpotti ; biiognava dire cbe chi era 
a destioAto » far loro te eieqa^, si tro- 

• vava ancora in jseminprio, p fare ì 1^ 
fi tipocci.E io OD batter d' occhio sodo 
« spariti, a cento aita TOlta.NoB lo ve- 

■ dremo più andare ptt«rao con que'ta- 
K gliacaotoni dietrOj con qaell' alba£it>, 
« eoo «quella pus^ , .con qufl palo >n 

■ cor^o, con quel guardar lH.gpHte, cke 



333 

« fàDBn A iteiK .tatti al mtmào per 

- soa degnazione. Ititaato, egli non c'^ 
«tpìù, eBDioÌMaimo.Han maDderì più 
f dì qndle imboaciate ai galantaoiBJni. 
*t Ci ba dato an gran fiiatidio a tutti , 
•> «edelei cbè adeaso lopewiamD dire. ■ 

- ■ lo gli ba perdoBato^ caore, >dia- 

t £ fai bene: è tuo dovere,» riapOM 
don Abbeadio : r ma ■ipaòvocbe rin- 
<r craimre il ci^ , checa de abbia li- 
« barati . Ora , lanendoa boÌ , io «i 
a torna a dira: &ta voi qnel «be firede- 
tt Ifli. Se vc^etacfa' io vi mariti io, «oa 
V mail M rìloroafiiA oomodo altriiàeiw 
a II, late voi. QoBHto alla cattwila , tiv 
M do anch'io che. abn «i «ntndo.adeSM 
R pièBeunnoofaetw ImA* dimÌM<i*n- 
■ glia farti dei inale,ooii è euaa da p>- 
« gliatteiwgraafmitidiiiimauiiae clie fi 
CI «•tatodiineooqaeldecratograEiaso, 
« fw la aaacita'deiaereMMiino tnlàn- 

• te.E poi lapeate'Ia p«te! badatodi 

• penna adigra» cose la peate! Slccbj, 
a te volete ^. oggi ò gioTed) ... dmue- 
n nica li dioo in chìeia ; perché quel 
<t cbè li i aatnlo br« altra volta , non 
« costa pia mente, dt^ tanto tempo: 



■r Ella M che eramino Yennti a{ipDn- 

■ to per^ueato, u dine Renzo. 

* BsniMimo) e io si Bentr^ e voglio 

■ davna parte lobito B soB omìneDsa.i 
a Chi é SUB emirieoca?.» domandò 

Agnese. ■ Sua eraìnenta, ■ ris|M>*e don 
Abboadioir « é il ooitro sigaor cnrdma- 
-• le areivescoiTO, clie Dio coaeerTÌ. ■ 

R Oh, inquwto mi tcvat; • 'replicò 
Agnetei ■ che , iebb«ne io sia nna p«^ 
« vera ignorante « lé potso certificate 

■ ebe non gli si dine dosi; percbA,qiiiuf 
« dO' UB«no stato Fa saoooda volta par 
-« pariargli , come .parlo a lei, un» dì 
■■ qOfli sigDori proti mi tirò da parto , 
« e n' insegna come si davova trattare 
« con quel signore, a cb« glt si doTen 
u dire Toesignorìa ilhistrisBÌBiB, e dmh^ 

■ BÌgnore. » - . 

■ E adesso, ae ri doretae tornare • 
* insegnare, vi direbbe che gli va dato 

■ dolf eminen^ capite mo? Purché il 



a prescritto, fio dal mese dt gingilo, 
■ che Bj cardinitli si dia qaeato titolo. 
* £ sapete pwché sari venuto a questa 



«25 

• nsohifàoBe? Perché 1' itl«trtMÌiiio , 
« the «r* per loro e per certi priiK:i- 
tt pi, ndeMo vediate ■nobe *oi, obe cosa 

■ è divcntelo , e quanti ai di a e «ome 
M «e lo auoeiano eu lolcntiari! £ che 
€t rodevate {ere? Toglierla ■ tutti ? fii- 

• cttiami , rancori, goai, <lMpettÌ, e per 
« •nfinppìà «ontiniKtr come fU'iiiia. 
m Dunque il pa^ ha travato tmboni»- 
K si in «'ripido. A pano .a poco poi >Ì 

■ comincerà a dar deHV emineou ai 
« teacovi; poi lo vorranno «li «bali, poi 
« tprevoiti-.perGlié gli uomioiaon fatti 
s- coni,- Knpre vogliono andare inoui» 

■ St,«empre innamii poi icanonici...J* • 
« £ i cwatì t ■ diue la vedova.' 

• tr No no ) ■ riprete don Abbondio ; 
« i caMti a tirar la carrettai bob ab- 
« biate paora cbe gli ivT-rciaino male i 
n carati , del retrerendo, fiao alla ine 
« Aìl mondo. PiattMto, «oo mi stupi- 
« reichefcflvBlierijiqaatiionoaarae' 
« fatti'B aentirsi dardell'illDttriuimo, 

■ a esser trattati cwne i oardinali, un 

■ bel giorne voleMcro deli' eminenza 
« anche loro. £ te la vogliono, rfdele, 
n tTOverhBnocbigUene^arJi. £ allora, 

■ H papa cbe (i troTeri allora, pente- 

"9" 



< rà quali 
'■ Orràrtl 



raalcb altn -cosa pei curdìù»lu 

Ir tomiamo al fatto. nostro; ào- 

Ti dito in chieu; e iptaolo, 

> aapete che caia ho peiuata per nf- 

■ virvi meglio? Intanto domaattersno 

■ la diapenw per le altre dna volte. 

■ HanDO a avere un belala fare laggiù 

■ ÌD caria a dar dispenge , ee In va tbk 

■ per tutto eome qui. Pet domeuica 

» ne ho gii.4»- uno dae..~ twy wi>- 

m ta contarvi loi : e ne può editare 

3nalche altro. E poi in fegoito, t» 
rete; c'è entrato ilfiioco; n«n réato- 
H rà uno acompagnata Ha ^oprìo fiit- 
■• to ODO spto)><»ìtO Perpetoft a mori- 
* re.adeUa; citè quatta era U volta 
X che troTava-Uicli' ella it compratorp. 
[< E a Milano, aignora, mi figaro oha 

■ tara lostsaao. ■ 

' ■ Proprio:, la B'imagini che > fola- 
R mente oella mia parrocchia , d«>aie« 

■ nica pattata, cinquanta naatrimonj.* 
n Se lo dico , il (dondo oon vuol fi- 

> nire. E lei , «ignora , non ba conón- 

■ ciato» volarle attorno qualche flio- 
« sconeì » . . 

R No , m^ DO non ci pcaa^ «£ ei «o- 
t glio pentare. » 



■ Sì , iì: che vorrà ella esser la wìlo. 

■ Ancbe Agncw,( veda i anche Agtie- 

m cri ella ha TOglia di ridere, ■ dis- 
« querta. 
« Sicuro ohe ho voglia di ridere : e 

I mi pare che eia ora finalmente. Ne 
( abbiamo passate dette brutte, arh? i 
e miei giof sui; delle bruitene abbìa- 
( mo passate ; questi quattro dì cbe ci 
( abbiamo a stare ancora , ti può spfr- 

■ rare cbe «ogliano esaere on po' men 

■ tristi. Ma! fortonati voi, cbe, noa 

■ accadendo disgraiie , avete nn petto 
> ancora da parlare dei guai andati ! lo 

■ povero Teccbio... I birbi pOHBonomo- 
< rire; della peate ai poò guarirei ma 
a agli aoDÌ non c'è rimedio: e, come 
» die^i senecCus ipso ett morbus. ■ 

■ Adesso ino, ■ ditae Renio, • perii 
V por latino fio cbe voole, cbe non mi 
ic ia niente. 

. ■ Tu r bai ancora col latino, ta:be- 

■ ne bene, t' aggiusterò io; quando mi 

II verrai inoanti con questa creatura, 
f per sentirvi dire appunto certe piro- 
tc line in laUno, ti dirà: latino tu non 
ic ne vuoi: vatteue in pace. £b? ■ 



as8 

R Ah ! che lo io quel che A\co, » tì- 
« pigliò RetikO; * hon è mica anei la- 
tino li che mi f« paura: qaeltoc uà !»• 
e tino-amcero , Morotanto , come qnd 

■ cklla mesM: anche loro )ì bitegpa 

• che leggBnci quél ehe è sai IìImio. Par- 
li lo di qael larìno birbone, fòor di 
1 cliiesa , che Tiene addoMO a tradU 
« mento, nel hiiono d'an diBcano. Per 

■ esTinpio , adesso mo che siamo q«i, 
-K che tatto f: fi)»lto ; qnel -latino ^a 

■ andava (saTandottrori, qni proprio, 

■ in quel cantone, per dami) ad inteo- 
« dero che non potCTS, e che ci volerà 

■ delle altre cose, ech« to lo, HmI* 
K tragga nn po' in volgare adeeao. » 

« Taci ti tniffone, taci 11: non rime- 

■ icoktr queste cose;ché, se doresahM 
« ora fare i conti , non so chi «vrebbt 
« a avere, lo boperdomto tnlto: naa 

■ nepartinmo pl6: tna me oeavet^ bt- 
« ti dei tiri. Di te non mi & atnpwe, 

* che sei un malnndrinaccio; ma dico 
« qucEt' aequa cheta , questa aantarel- 
« la, che si sarebbe creriuto far pecca- 
« to a guardartene. Ma gii , ao io chi 
« l' aveva ammaestrata, so io , so io. ■ 
Così dicendo, appuntava e vibrtira veiv 



"9 

so. Agnese l' indice cheprlma ave^a te- 
nuto rivolto a Lucia: ne si potrebbe si- 
fjnJBcBfe con che banarietà , cud che 
piacevoletia facesse quei riiuproveri. 
Quella notiiìa gli aveva dato una di- 
eiavolturai una parlantina , iniolita da 
grao tempo; e saremmo ancor ben lon- 
tani dalla 6vfi^^e «olesciino riferire tut- 
J0 il resto di' quella conversaBione , 
ch'egli prolungò, riEenendo più d' Hoa 
volta la brigata pronta a partire, e tat- 
.tbandola poi ancora on pochette in su 
I' ascio da tm, sempre a pollar di bab> 
_l>oI?- '' 

. lì d) segoente,' gli capitò oua ràita 
quanto inaspettata tanto gradiUj il si- 
gnor marcbeee,di coi s'era parlato: un 
uomo tra la virilità, 8 la vecohieua , il 
cui appetto era come bd soggello di ciò 
:che la faoM dii«e«a di lui: aperto, bene- 
Toio, placido, Wflile, dignitoso, e qual- 
che cosa cbe indicava una iae»tiiia ta,^ 
segnata. 

u Vengo, » diss' egli , <■ a portarle Ì 
Minti del cardinale arcivescovo. •> 

■ O cbe degnaiiona d' entrambi ! > 

■ Qnaodo fui ■ prender concedo da 
.« qoest' uomo incomparabile, il qw'e 



taSd 
M mi onora delU n» amicÌEia, mi par- 
T Id egli di (Ine giovani proiueapi spo«i 
I Ai cotleita parrocchia , cBe haano a- 
1 Tuto a soffrire per cbqm di qa«l po- 

■ veretto di don Rodrigo. Monsignore 
T desidera di aTeme notiti*. San vivi? 
X E le toro Cose icmo ella Bggiattate? ■ 

« Aggìastato ogni (>on.ADEÌ,io m'era 
L< projMsto di scriveme a sua etnìnea- 

■ ta; ma ora cfaa ho l'anore.... > 
« Silrovan e«iri qui? u 

a Qai ; e il pì& presto cb« fti pobi, 
> «M-MBiM marita e moglie. » 

ti E io la prega di v ulermi dire se li 
le pmM far ta)!«0(ìl bene, e anche d'is» 
X segaaifni il ntod* j^ coavenerole. 

■ In questa calamtà , io ho Mvdato i 

■ due «oli figli che avevo , e la madre 
H (oro , e hu fiitVe tve credili comide- 
t rabitì. Del suafiifluo «e avevo anche 

■ prima : ircclte -otU vede che il danai 
K Ulta occasione d' impi^ame , e maa- 

■ lime ona come gnesta , é rendei DÙ 
« vertmenle »n servigio.» 

K II delo la benedica ! Perdbé MB 
K sono tutti come lei i ... 7 Basta ; io 
X la ringrazio aneli 'iodi eoore per ({Ofr 
r -ti Olici figliuoli. E giacché i 



,..^^1. 



231 

R ria ìllastrisHma mi Ak tanto animo, 
a signor sì che ba uno ipedienle da 
« suggerirle, il quale forse non le di- 

■ spiacerà. Sappia danque che questa 
u buLiDa gente sou risolati d'andare ad 
•e accasarsi altroYS^ e di veodere quel 
« poco che hanno al sole qui : una vi- 
ce gnetta il gioTane , di nuove o dieci 

■ perticlie, salvo il Tero, ma abb^ndu- 

fl nata, imboschita affatto : bisogna f.ir ^ 

M conto dello spazio, nient'altru; di più 

a uua casetta egli, e no' altra la sposa: 

a due topaie, veda. Un signore come 

re voisignoria non può lapere come la 

« vada pei povcfi, quando sono a quel* 

« lo di dover disfarsi del loro. Finisce 

H sempre ad andare in bocca di qualche 

« liirbo, che , se dà il caso , farà da un 

« peiso l' amore a quel luoghetto , e 

a quando sa che l' altro ha bisogna di 

a vendere , si ritira . & lo svogliato ; 

« bisogna Gorrereii -dietra e darglielo 

- « per ou pesco di pane t masHtme poi 

a III circostanze come queste. Il signor 

■ marchese ha gii veduto dove rada a 
« parare il mio discorso. La carità più 

,a fiorita che vo«ignorìa illustrissima 
« possa fare a questa gente , è di ca' 



333 

■ Tarli da qKSsIa stretta , comperaoilo 

■ quel poco fntto Ico-o. Io , a dir vero, 

■ ci ho dentro il mio interesse , il mio 
« guadagno , che vengo aj acquistare 

■ nella mia parroccbÌB un corapadroDo 
• come il ligDor lUaròliese ; nu Tossi- 
ci ^ooria dsciderà fecondo die le parrl; 
% IO bu parlato per obedtre. > 

Il marchese lodò assai il sugeerimeD' 
to, ne rendette graiìe, pregò dna Ab- 
bondio di voler essere arbitro del prei- 
«o , e d' imporlo esorbitante , e oolmò 
la maraTigliu di luì , col proporgli cbe 
si andasse tolto insieme a casa della 
spola , dove sarebbe probabilmente an- 
che Io sposo. 

Per Tia , don Abbondio , tatto goiK 
golaute come potete iaiaginare, ne pen- 
sò e ne disse un' altra. ■ Giacché fat- 
ti signoria illuetrigsima è tanto inclina-* 
u la a far del bene a questa gente , ci 
<• sarebbe an altro ser*igia da render 
n loro. Il giovane ba addosso una cal- 
ce tura , una specie di b^ndo , per qna\' 

■ che scappuccia dia ha fatto in Mit>- 
41 DO , due anni sono , quel giorno del 
« gran fracassa , dorè s' è trovata de». 
« tro, sema uatisìu ^ da ìgnornotc, 



a33 
« covQ.iiii.aorcìo netta tróppola ; oìen- 
« te di serio , veda : ragRiiatè , (;er*èl- 
« linaggìoi : di fare un male proiirio è 
t JDcapace; e poflso dirlo , cbè l'^^o 
- «jDaÙezztk^q ioy e l'bo yeduto «enìr sa: 
" ^JPP'» 'P ¥^^?ignpna ^00! pìg1ÌD;ni 
« J[[HSS9 , coinè èoVeiite ne hanno "ì |t. 
« gnoria.ujdi' quella pprera' ^enté^- 
« gioijar^in alla .carloDa , potrà fardi 
a contare la storia a lui', e sentirà, A.- 
« de«i,o, Irvtt&ndósi di cose Teccfaie , 
« né^iuio gli dà ^olestìa : e , come bo 
ce detto, egli, pensa di andarsene fuori 
« iitAto ì ma, col tempo , o tornando 
« q^i o altro , non si ea Koai , lei m'io- 
• segna eh' è , sempre meglio trOTam 
ce netto. 11 signor marchese, in Milano 
« conta, còrnee dovere, e per qael 
> grBn<:aT>lìere,eper quelgrànd'uo- 
(( mo.t^he e ... .No, ifo pii. lasci dire,- 
« cbè la Verità Tvóie «irere il saqjuogp. 

■ Una raccomandazione, una na rota 

■ d'un parsalo è più che non' bisogna 

■ per attenere una buona assolutòria.» 

« ÌSftp c'è impegni furti <;oDlra co- 
li desto giovane? ■ 

M Oibò , oibòjoon crederei. Gli ban- 

n no fatto fuoco addosso al primo mo- 

Toii. VI. ■ 10 " 



»34 

« mento ; ma ora credo cne boo ci Bu 

' « più altro cbe la semplice fortnaHli-i 

K Così eisendo , la cosa" sarà fecile; e 

a ta piglio Tolenlieri sopra di me. » 

K E poi non vorrà eoe si dica ch'i 

■ un grand' uomo. Lo ^coj e lo voglia 

■ dire; a «nò dispetto lo Toglio dire. E 
' « se io taoessi anche, già non serTÌreb- 

• bea nulla, perchè parJMO tatti: e 

■ vox popoli, vox Bei. M 
Trovarono appooto le tre aooDS a 

■ Benso. Come questi rimanessero , p««- 
saielo : io mi credo che ancbe qodle 
nude e scabre pareti , e le impannate e 
i deschetti e le stof Iglia si marawgjiai- 
sero di ricevere fra loro nn ospite coti 
straordinario. Animò egli la Conversa- 
sione , parlando del cardinale e delle 

' altre cose , con aperta cordialità , e ia- 
sieme con delicata mienra. In bre»e 
venne alla proposta . Don AhlxKidio 
pregato da lui di pronnnzrsre ilTress», 
si fece innanzi ; e dopo un po' d atti e 
di scose, e che non era sua &riiM, e 
che non potrebbe altro che andava a 
tentone , e cbe parlava per obediensa, 
e cbe se ne rimettevs , proferì , al parer 
suo, uno sproposito. Il compratore disse 



che , per la parte laa , egli era conten. 
tiuirao , e , coma se avesse frauteso , 
ripetè il doppio; dod volle sentire di 
rettiticBsìoDi, a troncò e coocbipse ogni 
discoTio convitando la brigata a orati- 
so pel di dopo le nouo , al tao palazxo 
dove si brebbe l'istromerito in regola. 

— Aii! — diceTa poi tra eè don Ab- 
boodio , tornato a Casa : — se la peste 
facesae sempre e da per tutto le cose a 
minto modo, sarebbe proprio peccato 
il dinie male t quasi qaasi ce ne lar- 
rebbfl ntu a ogni geDcraiìoae ; e si po<^ 
-Irebbe itarsa patti di fare nm ma- 
lattia.- 

Veone la dispensa , venne l'aswlato- 
ria, Tenne quel benedetto giorno: i due 
promeui «ndarono con sicnretsa trion- 
tele proprio a quella chiesa , dote pro- 
prio per bocca di don Abbondio faro^ 
no sposi. Un altro tricofbe ben pia sin* 
gelare fn, Il dì sppresso, l'andata a 
quel palaiBotlo; e vi lascio considerare 
che cose dovesiero passar loro per la 
mente in salir quell'erta, all'entrare 
per quella porta ; e che discorsi doves- 
sero nre, ognuno secondo il ino natu- 
rale. Accennerò soltanto che , in meuo 



•36 
«ll'aDegria, or V ontf or l'altro mài- 
BÌonò pift'd'aoK TolU, obe, per coi» 

5ier Ib fetta vi mancava il povero pi- 
re Griitoforo. «Ma per Iui,« dJccTii» 
poi , n sta mefjtio di noi Bicaramente. • 
Il ligaore fé' loro gran festa, licon- 
•datie in nobel tÌDello, mÌM a-tnwli 
gli Spoti con AgnetQ e eoa la cittadini,- 
e prima di ritirarti a prannre «ttrore 
con don Abbondio « volle astisterea nn 
po' di qnel primo convito, eaìatòami 
a s<ei^lre. À. Dettano venrà , spero, in 
tftta di dite elle tarebbe- stalo cosa pia 
aemptice &r« addirittura ona tawla so- 
la, ve t'ho dato perno brav'.somo, 
nia noi] |ier un ordinale ', còme aia ti 
direbbe,' T'ho detto eh' era wraile, noo 
già che fotte un portento d'nmilU. ffe 
' aveva abbattaniB permettersi al disot- 
to di quella buona gente , ma-'oon per 
ìstar toro in pari. 

Dopo i dae pronti , Eb steso il con- 
tratto per mano & an dottore , il qu- 
lenontn l'Aitecca-garbnglt. Qnetti, 
voglio dire la' tn» spoglia, era' ed è Int- 
ttvia a Canterelli, £ per efai non èH 
qoeHe parli, oapiseo amcb'io cli« ipi 
ci vnale nna ip^gauom. 



Al di sopra dt Lscco tana un jaezto 
miglio', e qaaai in sul fiaaoa dell' altro 
pMM chiamato Castella , è ud sito det- 
ta Canterelli, dove s'iacrocicchiaDO duo 
strade ;&alir no canto d«l crocicckto , 
si Tede mi rialto , cocae tut paggetto 
artifioinle,CMi una croce io cimaj il 
qaale dod è altro cfae an gran mucchio, 
dimora in qaeicuatagio. La t^diùo- 
ne, pw tenta, dice setnplicetoeDte i. 
morti del contagio, ma dBbb'esier quel-: 
Io teni' fthro , eoe fa L' uUitao e il pia 
j«icÌdÌalo di cui retti memoria. E sape- 
te che le tradixitwi , obi non le aiuta , 
par ai dicon sempre troppo poco. 

Nel ritorna non ci fu altro inconve- 
DÌeele, se non che Reoso era un po' Ìih 
comodato dal peso dei aoldi che porta- 
va ria. Ma t 'Homo, come sapete, «reva 
fette ben altre male rito. Non parlo del 
trBTBglio della niente, che non era pio- 
oioto, « pensar del modo migliore di 
farli fì-nttare. A. ledere i progetti che 
passataao per quella mantet le fantasìe, 
1 di batti oien ti :a sentire ì prò e i contro, 
per l'agricoltura e per l'industria, egli 
era come te vi si fos»era Incontrate due 
aecfidemie del secolo passato. £ i' afib- 



n per lai era ben pi& preisante e jA 
impacciato; perche , eisendo egli . vb 
nomo lolo, iiod gli si poteva dire: cbe 
biiogno c'è di icegiiere?: l'ano e l'altro, 
in buon'ora ; che i méin, in lottADa 
tono i medeiimi; e bod dae cok come 
le «ambe, cbe due Tanno meglio d'una 

10^. 

Non si pensò più che a fare i &gotti, 
e a metterli in TÌaggio, casa Tramagli- 
no per la nuora patria, e la Todora per 
UtlaDO. Le lagrime, i ringraziamenti , 
le promeiae di andarsi a trorare fttron 
molte, rfon meno tenera, dalle lagrime 
in poi, fu la separatione di Reoio e 
. della famiglia dairo8piteamico:iij cre- 
diate che con don A.bbondia le cote 
paisauero freddamenle. I tre pOTeretlì 
arerano sempre conserrato certo allac- 
oamenlo nspettosoal loro corato;e qua- 
ali, in fondo, aveva sempre volato l«r 
bene. Sono quei benedetti aEbri ^ che 
imbrogliano gli affelti. 

Chi domandasse se non tÌ fa »acba 
del dolore in distaccarsi dal paese natio, 
da quelle montagne; certo che ve n'eb- 
be: che del dolore, ce u'i, ito per dire 
un po' da per tutto. CoiiTÌen però cr»- 



dare che non fbsie molto (brio, giacché 
STrelibero, potuto risparmiartelo, slao- 
dpj^cau loro, ora che i due graniiti ia- 
ciampi, doa Rodrigo e A bando, erano 
tolti- Ma gii da qualche tempo èrano 
ATveiti tatti e tre a risguardar come 
Ipro il paese a cai andaTano. Keoio I' 
afe«a tatto parer boono alle donne , 
raccontando Te ageToleiie che vi tro- 
TBnpó eli operaìj e cento coee dsl bel , 
Tirere we TI' e! faceva. Del retto bt»- 
Tan tutti passato dei momenti ben a-' 
tnjt^ W quello a cqi volgevano le spai- 
ìfii e le memorie triste 6DÌscono sempre 
a gnaitare nella mente ì lacchi che le 
richiamano. £ se qaei luoghi sonò i na- . 
tii^fi'é forse Jn tali fuemorie qual^hg 
cpsfi di pii atpro e pognente. Anche il 
baakbino, dice il manoscritto j rì^sa 
TOlRCtieri sul seno delU natrice, cerca 
con avidità e con fìdacìa la poppa clie,' 
Io ha dolcemente àlinaentato fino allo-^ 
tu; nta se !■ natrice,, per diveiEarla, la . 
intiAne d',^;ei^Ìo, il bambino ritrae il 
laibrOj poi, toriia a provare, ma ISnaU, 
menta ne xifHjgejfì^ngendo sV, ma av] 
rifugge- 

Chi^ dirsti; jnv ora^ udendo chè]L^fap^' 



pena gidnti, e allogati n«l naovo pane, 
BeoEO ri trova dei dìagatti begli e pm- 

Salati? Miierìe,- ma basta cosi poco i 
istarbftre Odo stato felice! £cco io bre* 
Ve la cosa. 

, 11 |jai>[aredié qaifU'era FattodiLit* 
eia,' buon' teinpò prilla ch''el]a vi ani» 
vksse; il sapere che Renco le aveva taD'' 
fo penata diètro, e tempre fef mn, sem- 
{)t^ fedéla; forse qóhlébe pat'òla dì qoMÌ- 
^cW amico paniate per lai' e [^ ogni 
caia Bòa , avevano {àttk nasceVè nn^ 
cena eariòAità dt weJèt la gioTKiw, 
è una certa aspettazione della Eoa b^ 
lézia- Ora sapete com'è l' aspettazio- 
ne : Imagiitoea , ctirrtya , sienra , alk 
I^Ta pò;, difficile, sd^^èrosa: non tra- 
va mài II aao conto,' pe^cbègìn «^ 
■tanza,' ih^ sapeva qnelfa «he ai vdletÉt,' 
e & pagare seDtà pietà itdolcccinKTC- 
va dato tenta ragione. Qiundo compaT' 
ve questa Locla, molti i qoali creden- 
no forse che ella dovene aver le cbtonM 
proprio' d' oro, e le gnahce prOnrio dì 
ròta, è dae ocelli l'aAo pia beOo dell' 
altro, e 6bt »b io7 coUinaìaroDO a lavar 
le spalle, ad arricciare il nato ea dire: 
i' i ella questa? Dopo taoUì tempo, do> 



.r.,>.>yk- 



** pò tónto parlare , s' aspeltaf» altrù' 
" cosa! CWépbi?'UnacottUi^Btaaéoilie 
<* tante mìVre . Eh i per df qnestfi è' 
** daltemleglib, t&n'é àa piir tatto. „) 
Vedendo poi ai particolari, DotaTaoo' 
Ai OD difetto chi AH altro: aiàmaik. 
<!&roiio di qaelli che la troraTaa^ totla 
bratti. 

Si^ècotti^ perinecCnno leanAvarra'cIir 
stfl Vito à Berna qttéste cotéj còsi noti; 
d'era grati' m^fe fin lì. Chi Io fece il 
jtMe, chi allar^ Itf Bilr^scito , fbi<on« 
c^i téli cbe gliele ra pporta-rotio : e 
Benzt)',' che vòletèf , gliene seppe ama-' 
ro ittatii Conrineiò d Taminarvi sopra, a 
firùe eli gcan piati , e con cM gliene' 
jnrfara, e pia a Idngo nelsnosè. '— E* 
cbe òaré ne importa a yoì7 E chi vi bd 
détto' di appettare? Sono io mai VAMq' 
■ parlicene?» dirvi che la fosse bèlla? 
E qaaiDdo me lo dic^fàte voi, V'ho to' 
mal Hsposto altro, se non ch'eli '6ra'(niB 
baona giorint? £' una coDUdinri! V ha 
io detto mai che vi arrei menato tjnì 
Mk ■mìac\poatì \ì dispiace? Vm la 
^rd>te. Ne aTCle delle belle donne r 
guardate qaelle. — 

£ Tedetft ' no po'come alle- volte* nna 



i4i 

eorMlleria basta a decidere dolio stato 
à'xoi nomo per totta la vita. Se Beou 
aioMC doTO.^ passar la sua io qoel pa^ 
se/^oafoFiùc el primo dìMgno, l'arreb- 
be biU pO(^ l>eae. A fona d'esser dL 
igosUtOj era ormai dirsnato disgasta< 
■o. Era sgarbato con tatti,percbé ogDO- 
no poteta essere un dei critici di Lucia. 
Noli gii che trattaste proprio contro Q 
galfteo; ma sapete anante belle cose Ù 

runa fare senta oSendar le regole ^tU 
baooB creania: fino a sbadellarsi. A- 
TeYa.an con so che di sardonico in ogoi 
san tratto; in tutto trorava ancb' èffi 
da criticare: basti cbfl, se tacerà qatti> 
vo tempo doe giorni di seguito^ subito 
egUdicera: "eh già, in questo paese!,, 
vi dipo ch'egli era gii Teiuib> in lav>a 
« un certo numero di persone, anche a 
di quelle che prima gU volevano beue ; 
«.col tempo, d'nna cosa in altrai ai >»• 
yj^ibe trovato, per così dire, io ittato di 
oslit^ti eoo tutta quasi ta popolaxione , 
seofi^ poter forse egli stesso asae^twre U 
l^ìi^a J^agione, conoscer la ra^ce d'«D 
tanto i^ale. , , ' 

Ala si direbbe che la peste bt«M8 
p/^o^l'isppegno di racconciar latte ìif 



,..^^k 



a43 
KiKle&tte èi costai. Are.» eua portato 
TÌ« il padrtxie dna altro filatoio sittMto , 
qoMÌ in ntlle porte di Bergamo j e l'è-, 
rede , an giovane scapigliato , cLft in 
tatto qaell edificio non trovara clte li^ 
fiisie ni^ di diTertentc, era deliberato, ' 
BDii deiideroto di rendere anche ■ me»- 
xp preiEO; ma Tolera i danari l'ano in , 
sa l'altro, per poterli impiegar luliìto, 
ÌD oontamacìoni iraprodattm. Venaln. 
la cota agli oreccbi di Bortolo, poru, 
agli a Tediere; trattò: patti più gnitù 
non si aarebbero potati ape rare ; ina 
quella condisione dei pronti contanti . 
goaatara tatto , perché il ino pecalio , 
compocto lentamente di rìipann} , era 
ancor lontano da arrivare alla somma • 
Tenne l'amico con in mesia parola, le 
ne tornò in fretta, eomnoicò l'affare al. 
cagino e gli propose di farlo in società. 
Vu così bel partito troncò le dobitatio- 
nì economiche di Renio , che si riaoU 
Tette tolto per l' indostria, e disse di si. 
S'Bodò inueme; eii concbiase l'accordo. 
Quando poi i naoii padroni Vennero a, 
stare innoro, Lucia, cbenon era qaivi 
aspettata per nnlla, non solo npn andjj , 
•ogBBttaacrttichejma aipsò dire cbd 



chei'era detto da' più d'ano: « aroM 
(**Ted<tto qmlU bella baggiaHa che c'^ 
*'-wtààtb? „ L'apttefo fmceva pHMart il 
■oÀantlTo. 

E «icbe del (lugfQsto cfc'ègli tfren 
provata neiraltro paese , gli reato «a 
ntStaammaeatranieBtO'. Prima d'alkra 
era «tato un pd'aTventatelIo ael seHlen- 
tiare, e lì tasciava andar Tofóntinì > 
criticare ta donna d'altri, e ogni eoa. 
Atbn» ca^) cbe le parole fanno an et 
fetto heHe bocche , è no altro nella o- 
rec«hie; e prese an po' pia d'aUtnjine 
A aicoltir dì dentro le sae, prima di 
proferirle. 

non -vi deste però ad iotendluv che 
non Ti fosse ^jaalche fastìdiuccio ttwiba 
qui . L' aomo, (dice il nostro anonimo: 
e glA sapete per prora eh' egK BTerann 

Sosto un po' itrmio in latta dì sliailitn'» 
ini; ma comporta tetflìsnche questa ,cba 
rrrebbe a euer 1' ùttima ) I' nomo, Co 
cbe tta a questo mondo, è an infermo 
che sE trova aor na letto scomodo piA • 
meno, vede intoroo a aè altri Ietti, ben 
assettati aldi faorì, piani, a liretlojeri 
fisnrache -Sebba esMreoB giaosfTt mmt 



' MS 
M:U» u fìMoe a <uvibjan;iappe^a >'* 

atlogatio neV nnoro, coiuìdc ia , pnautaio, 
jiseqtÌD«fqni,iipo •teccocbe punU in odi 

lìanadamta: siamo io sommai , ondi 
-presto alla atoria di prima .£ per qoato, 
ilMgiagoe'«glJ> iarjemmo pensara fifi 
i)(£ilMiM*beAcbir^Ae!ec9«ìtiBairBl)- 
iba*Dcbe« slar,ai^lÌo.La è girata un 
^po'co^ afgani, e prqprjodasecsDtUta; 
■<pa^iolwda;ìia r^one. Per altro, coq- 
• ttaiia,«gli ai|oara).<iolii>ri.e impigli dalia 
.qntlitA p^UB.foEuiIiq«elli|ciie4AbÌa- 
jno>aarrati, non .ye o' ehbe piùrp^r (a 

poam bitwa (^tte) iuda ffotl n^ate ip 

Eainaa fila de^lefià'placuIe,aeUepid 
liei, delle più iQ*Ìdiauli; Ulcbè^ure 
.1' ai«HÌ a ooDlace, tì Hccheifibbea 
morte. 

. il^aegHJ aodavBVo b^nuie, : io mi 
JMJaqplp «i ^' un po' d' -^uagUo , per 
ik 4aa)rat«Mdei laToraoti ft.pwJo ntft- 
mento.e la pretrosÌMiì dei pocbichleta- 
'0ù ilvaitii Fasonq publicqti ordtpi cbo 
linaittiTaiio,! praaci.d&ll' «pere » a jnaj- 
grpdO'di qafwtnaiujo, tecaaeji Eavria- 
toao; perché alla Gne.bisflgna bene che 
.leeintTriiooi Aiwiiòida VeoeiiaiMi altro 
-oidioe«ii po'. piiìdÌ«cr«to; Heiuioiie> 



per anni dieci) da o^i carica reale e 
personale ai forestiCn che Teniuero ad 
abitare in qaeiio stato. Pei ribstri fa 
mia ouoTB coccagna . '.' ■ 

Prìma che compieiM l' amo del mah 
tràmonio , tenne alla luce nna bella 
erealara, e, conte ae foiae fotte appcMta 
per dar ffoblle opporbuiit& a Remo dì 
' adettipiere quella aoa magna Mina pto- 
messa^ellafdana bambinaia potete cr*' 
dere ch« le (a meno WMne Haria . R» 
venne poi col tempo eooioqaaiitialtrl^ 
dell' OH* e dell' altro lesaoie hffteta af- 
fàccendataa portar lit«l tono I^bb dopo l' 
altro, cbiamandoli cattiTacct ,eBtaaa- 

Itando loro ìn volto de'badoisi, cba Ti 
aicisTano il bianco pnqoalobe tempo. 
E furono totti inclinati a &ir bene j e 
Renao' Tolle cbe imparaaien tatti a 
Itggere e acrivere, dicendo cbe, g^ao- 
-eoe la (/era qaesta birberia, doveVHM 
almeno approfittarne anch'essi. 

I) bello era sentirlo raccontare le see 
aTTcntore : e GnìTa aemprVeoI dire lo 
gran coae che ri avata imparate* per 
fioTemarai meglio in avvenire. „ B» 
imparato, „ diceva , " a non mettowi 
15 ne' garbagli: ho impmtp a non pre> 



'^7 
" dtcire in piatta ; tio imparato a doo 
** bere più del bisogno : bo imparato 

'" a non tenere in mano il martello del- 
'* le porte,qnando c'J,attorno gente ch« 

' " ha la testa calda : ho imperato a non 
" affibbìarini una campanella al piede, 
" prima d* aver pensato cbe ne posn 
" naicere . „ E cento altre cote. 

Loda però , non che trorasn la dot- 
trina fàlm in i^ , ma non ne era appaga- 
ta ; le par«ra , così in confalo che tì 
mmcBiM qualche cosa . A farsa di 
aentir rtpelère la «tesa caUEone , e di 
mediUrri orni folta, " e io ,„ din'elbi 
on giano u SDo moralista, " che co- 
« U ho io d'avere imparato? lo non so- 
« DO andata a cercare i goal : sono loro 
" che sono renati a cercarmi me -Qnan- 
" do non voleste dire, „ aggianu ellSf 
toaramento sorridendo, " che il mio 
« sproposito sia stato qndlo di Tolerri 
*'bnie,«di promettermi aToi.s 

Reno, alla prima, rimase impaccia- 
to. Dopo on htngo dibattere e oereara 
insieme , conchinsero che i gtuti Tengo- 
no bensì soVente per cagione cbe nno 
vi dìaj ma ebe la condotta pìft canta e 
fìi ioDOceot* non assicura da quelli ; e 



j48 I 

^cotpa^a fiducia IP Dio li ;r4Ìai)oJeiacfl| 
.B ii.rcDdo Dtili jtnr.wM vita. Di^gliorc. 1 
.Qaeit^ coiiclnsio0e,jKV9cl>è,tipT.aU 4» 
^pqrera ^ntejci è g^ultra|ta così gìasX^, 
cbfi:>I>^>aD>o j)eDsat;o.4Ì metterla gai, 
'jeojpe.iUngpdi tfflta.;&i,,storra,, . ', , 
La qif&l.e^r;jtia4ato^uBl4ie<IiIetto, ] 
vogliatene bene all'apQpiipo e ancbe un ! 
poalsup [^c^nciatore. Ma se ìb qaeUa 
TRce fossimo riesciti a noiaMÌ , siate 
celti che Don.abbiam fatto a. posta. 



Fine Del Stitù «d'ultimo T«mo, 



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